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Il principio di precauzione e i costi della non scienza [C. Cattaneo] di Roberto Chiappi   
ogm.jpg“Tutte le più alte prove della scienza e della virtù si svolgono negli accordi e disaccordi degli uomini posti tra loro in intima relazione. Rimase ad indagarsi per quali altri modi, oltre al linguaggio, le menti associate nelle famiglie, nelle classi, nei popoli, nel genere umano, potessero collaborare alla comune intelligenza, ovvero contrariarla. Ciò che caratterizza una idea nuova è ch’ella nasce dal conflitto di più menti …”

"Non ha senso l'accusa fatta ad Adam Smith che la sua dottrina della libera concorrenza non sia nazionale e politica, ma umanitaria e cosmopolitica, come quella che s'indirizza a tutte le nazioni. Anche la chimica e la meccanica s'indirizzano a tutte le nazioni. La scienza è una sola. Il diviso lavoro è in economia ciò che in meccanica è il braccio di leva o la macchina a vapore; e chi lo annuncia a tutte le nazioni come verità, non è che si divaghi in prematura contemplazione dei secoli futuri, ma addita una condizione suprema della vita dei popoli presenti... Solo in seno alla libera concorrenza crediamo potersi pareggiare le sorti delle minori nazioni e delle maggiori; e raccomandarsi a imperiosa necessità d'interessi la perpetua emulazione dell'industria e dell'ingegno." Carlo Cattaneo (1801,1869) giurista, filosofo e storico.

Il primo pensiero riportato rammenta che spesso l'innovazione (ed in particolare quella tecnologica) nasce dall'incontro/scontro di più menti diversamente da quello che, secondo Freud, accade per la creatività. Il secondo mostra come Cattaneo, uomo di profonda cultura umanistica, avesse ben compreso l'importanza della scienza, della tecnologia e dell'efficienza. In Italia, a partire dal secondo dopo guerra, pochi lo seguirono in queste sue convinzioni.

Croce (1866-1952) scriveva: "Le scienze naturali e le discipline matematiche, di buona grazia hanno ceduto alla filosofia il privilegio della verità ed esse rassegnatamente o addirittura sorridendo, confessano che i loro concetti sono solo di comodo e di pratica utilità, che non hanno niente da vedere con la meditazione del vero".

Negli anni sessanta dello scorso secolo alcuni scienziati e manager della ricerca tra cui G. Bernardini, E. Amaldi, D. Marotta, A. Buzzati-Traverso e F. Ippolito tentarono di introdurre in Italia criteri più liberali nel governo politico della scienza, basati su autonomia e valutazione di merito delle capacità e dei risultati. Si trattava di concorrere alla realizzazione di politiche in grado di governare le scelte concrete, in modo di arrivare ad efficaci soluzioni dei problemi. In pratica, prendendo ad esempio le esperienze in corso nel mondo anglosassone e sopratutto negli Stati Uniti, cercarono di creare le condizioni per sottrarre il sistema della ricerca, della scienza e della tecnologia alle logiche clientelari della politica. La loro azione venne repressa, anche attraverso un uso politico della giustizia, che portò in carcere Ippolito e Marotta con accuse strumentali.

Il risultato è stato un'asfissiante politicizzazione della scienza italiana di cui tutt'ora son ben presenti i segni:

* No alle centrali nucleari: sull'ondata emotiva del disastro di Cernobyl è passato un referendum che rendeva impossibile il finanziamento a queste centrali. Si è fatto credere che le energie rinnovabili potessero da sole sostituirsi ai combustibili fossili che generano CO2.

* No ai campi elettromagnetici: si è fatto credere che un'antenna o un ripetitore installato sul tetto di casa potesse generare il cancro ed altre terribili malattie senza neanche considerare che gli effetti dei campi elettromagnetici diminuiscono con il quadrato della distanza.

* No ai rigassificatori: si è dimenticato che questi impianti consentono di rendere gassoso il prodotto liquido di qualunque nave metaniera indipendentemente dal paese di provenienza. Grazie ad essi si può ridurre la dipendenza dai singoli paesi collegati con pipeline (in Italia prevalentemente Russia e Algeria).

* No ai temovalorizzatori: questi impianti inquinano meno di 2 autocarri, e sono il miglior completamento della strategia di riduzione dei rifiuti (meno imballaggi ecc.) e della raccolta differenziata. Essi inoltre consentono di fornire elettricità e teleriscaldamento evitando di bruciare inutilmente ulteriori quantità di gas, petrolio o carbone (in Europa vedi gli esempi virtuosi di Brescia, Parigi, Londra, Vienna, Copenaghen, Losanna, ecc.).

* No agli OGM: questi prodotti possono alleviare e forse risolvere il problema della fame nel mondo, possono ridurre i consumi di acqua e la diffusione di malattie come la malaria. Non sono rischiosi per la salute, non sono pericolosi per le colture tradizionali, non rendono onnipotenti le multinazionali e spesso sono più sicuri delle colture biologiche.

* No alla Tav: per un pendolare risparmiare 30 minuti di sonno non è indifferente. Queste nuove linee ad alta capacità permettono di far viaggiare i Tir la notte su ferro invece che su strada, di ridurre le emissioni di CO2, di decongestionare le autostrade e le linee ferroviarie normali. Si integrano bene con le autostrade del mare realizzando quel trasporto intermodale (treno, mare, gomma) naturale per la struttura geografica dell'Italia. Consentono l'integrazione con la rete A.V. europea funzionante da diversi anni in Spagna, Francia e Germania.

* No alla ricerca scientifica: le cellule staminali embrionali e adulte possono aiutare a capire e forse curare malattie degenerative come l' Alzheimer e il Parkinson. La fecondazione assistita può risolvere i drammi di molte coppie. Le cure palliative possono alleviare il dolore dei malati più gravi. Idratazione e nutrizione artificiale, come qualunque cura, non dovrebbero essere imposte per legge.

* No all'onestà intellettuale: i profilattici, oltre che efficaci contraccettivi, sono uno strumento potente per combattere la diffusione del virus HIV e di altre malattie. La pillola RU486 non rende l'aborto facile, semmai lo rende meno invasivo. La teoria dell' intelligent design non è sino ad oggi scientificamente accreditata come si voleva far credere, da parte di alcuni, nella scuola.

Nel 1998 la Commissione Europea ha dato la seguente definizione: "Il Principio di precauzione (Pdp) è un approccio alla gestione del rischio che si applica in circostanze d'incertezza scientifica e che riflette l'esigenza d'intraprendere delle azioni a fronte di un rischio potenzialmente serio senza attendere i risultati della ricerca scientifica". Come è noto però la certezza scientifica non è mai ottenibile al 100%. La scienza, a differenza delle parascienze, della cartomanzia, dell'astrologia, non offre certezze. Un uso incauto del Pdp può portare a riempire lo spazio di dubbio lasciato dalla scienza con affermazioni arbitrarie, dando voce solo alle emozioni della gente o comunque a persone non competenti che, consapevolmente o no, finiscono con lo sfruttare questi sentimenti generando una strumentalizzazione in aperto contrasto con gli interessi della collettività e con l'analisi critica delle acquisizioni scientifiche.

Se viene interpretato e utilizzato come strumento ideologico il Pdp determina la messa in atto di modalità perverse e irrazionali di affrontare i problemi connessi con il governo delle innovazioni tecnologiche, generando gli alti costi economici, sociali e ambientali della non scienza ("I Costi della non-scienza: il principio di precauzione", a cura di Battaglia e Rosati, Editrice 21mo Secolo, Milano 2004).




Leggi l'articolo e i commenti (11)
Scritto da Roberto, il 28-07-2010 10:21
Sul Corriere del 28/07/10 Vittorio Messori scrive un articolo sullo "elettrosmog" di cui si riporta qualche brano: 
 
... Molti oncologi, a cominciare dal più illustre, Umberto Veronesi, negano che esista un legame tra il cancro e le infinite onde (radio, televisioni, linee ad alta tensione, cellulari, telecomandi) che attraversano il nostro corpo. ... Come ha detto il professore: " l'onestà scientifica deve contrastare ideologie, ossessioni, superstizioni, leggende metropolitane". ... Gli ulteriori luminari, convocati da varie nazioni presentarono un rapporto che così concludeva: "I dati da noi raccolti non confermano un'associazione tra gli impianti radio e le leucemie infantili. Anzi non v'è alcuna base biologica né consistenza epidemiologica su una eventuale relazione tra esposizione a radiofrequenze rischio tumori".
Scritto da Roberto, il 26-07-2010 09:57
In una lettera al direttore del Corriere della Sera pubblicata oggi, Umberto Veronesi scrive tra l'altro: 
 
...Gli Stati Uniti e, proprio ai nostri confini, la Francia e la Svizzera (modello di qualità di vita per noi italiani)hanno da anni investito nel nucleare e continuano a sviluppare strategicamente la loro scelta. Come fonte di energia, il nucleare è al momento la meno tossica per l'uomo: il rischio collegato al suo utilizzo è quello di incidente alle centrali di produzione, ed oggi nel mondo è calcolato vicino allo zero. E' dunque l'alternativa più valida al petrolio, che è altamente inquinante ed è causa di conflitti sanguinosi, oltre che di episodi disastrosi per l'ambiente e la salute, come abbiamo vissuto di recente con la vicenda americana della Bp. ...
Scritto da Roberto, il 12-07-2010 13:35
... Gli impianti fotovoltaici, proprio come gli impianti eolici, sono orrori contro l'agricoltura, contro la civiltà, contro il paesaggio, contro il territorio. Per complicità della Regione e per complicità dell'Europa. La campagna viene stuprata: si estirpano i vigneti per realizzare le piattaforme di cemento armato. I pannelli solari e le pale eoliche creano un'alterazione del paesaggio, anche se vengono montate con un obiettivo positivo: produrre energia pulita. Gli impianti fotovoltaici e le pale eoliche sono in palese contrasto con l'articolo 9 della Costituzione: " La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". ... In Italia abbiamo un numero impressionante di edifici orrendi su cui si possono installare i pannelli. ... 
 
Vittorio Sgarbi, Corriere della Sera 12/6/2010.
Scritto da Roberto, il 27-06-2010 09:22
Sul Corriere della Sera di oggi Massimo Mucchetti scrive: 
 
.... L'atomo è il male. Come no? Ma un reattore nucleare EPR da 1600 MW costa, largheggiando,5 miliardi, dura 60 anni e occupa 100 ettari. Per eguagliarne la produzione servono 10 mila MW solari che ai prezzi odierni costerebbero 35 miliardi, durerebbero solo 20-25 anni, e dunque il costo equivalente vero sarebbe 80-85 miliardi. I pannelli fotovoltaici, infine, mangerebbero 20 mila ettari di territorio. Meglio il nucleare dunque? Meglio. ....
Scritto da Roberto., il 15-05-2010 16:21
In occasione del Festival dell'energia che si svolge a Lecce Giovanni Caprara scrive sul Corriere della Sera di oggi un articolo titolato: 
 
I conflitti tra scienza e ideologia 
"C'era una volta..." Dietro i falsi miti il buio della ragione. 
 
L'elenco dei falsi miti energetici sarebbe lungo e ce ne sono di tutti i tipi, anche paradossali. Eccone alcuni: le energie alternative sono la panacea per tutte le necessità,la centrale di Cernobyl è uguale a quelle occidentali, il combustibile nucleare è uguale a quello che serve per costruire la bomba, le pale eoliche riducono la produzione di latte delle mucche, i reattori nucleari sono un obiettivo primario dei terroristi, non esiste tecnologia adeguata per mettere in sicurezza le scorie nucleari, i rigassificatori sono delle bombe, vivere vicino a una centrale a carbone o ad un elettrodotto aumenta il rischio di tumori, i biocombustibili sono ecosostenibili, il riscaldamento globale è un fenomeno ben conosciuto e possiamo prevederlo...
Scritto da Roberto, il 29-03-2010 14:07
Non bisogna temere una disumanizzazione della società ridotta a puro calcolo. 
La matematica, piuttosto, ci aiuta a conoscere la complessità delle cose. 
 
P. Odifreddi scrive su Repubblica del 27/03/10: 
 
"...sarà veramente possibile ridurre tutto a numeri e algoritmi? ... Chi si preoccupa, avanza in genere due tipi di obiezioni. Primo che la complessità del reale non si può comprimere all'interno di una formula o di un algoritmo. Secondo, che se anche si potesse, le descrizioni tecniche toglierebbero la poesia al creato. Benché entrambe le obbiezioni si applichino alle problematiche sollevate dall'informatica esse riguardano in realtà l'intera impresa scientifica, e codificano sostanzialmente i sentimenti dei filosofi e dei letterati.... La prima obiezione è più interessante ma anacronistica. A priori è infatti difficile sapere se sia più proficuo, per la conoscenza procedere dal basso, per accrescimento e mediante piccole formule precise, come fa la scienza. O pretendere di arrivare subito in alto come ha fatto la filosofia. A posteriori però, i fatti hanno dimostrato che la scienza va in una direzione precisa, per approssimazioni successive, mentre i sistemi filosofici si sono limitati a scalzarsi l'uno con l'altro... 
R. Feynaman rispose all'obiezione poetica dicendo che semmai la descrizione scientifica aggiunge consapevolezza alla descrizione letteraria, ma non le toglie nulla: a meno che si pensi che la letteratura sia incompatibile con la conoscenza essendo soltanto invenzione e illusione. In fondo non si vede perchè dovremmo apprezzare meno un fiore o una persona, solo perché li conosciamo meglio!..".
Scritto da Roberto, il 25-03-2010 10:15
In lode dei "Vili Meccanici" che scelgono l'istruzione tecnica. 
da G. Giorello, C. Sera 25-Mar-2010. 
 
"Vili meccanici" erano nei Promessi Sposi coloro che sceglievano una formazione tecnica come base del loro progetto di vita. Il pregiudizio è duro a morire: Confindustria stima che lo scarto tra la domanda e offerta di professionalità si aggiri, su tutto il territorio nazionale, intorno alle 80.000 unità. .... Galileo esortava i "signori filosofi" a frequentare gli opifici più avanzati ove le idee prendevano corpo nella tecnica. ... 
E' necessaria una rivoluzione culturale che sappia far propria la migliore tradizione della scienza e la progettualità dell'industria come la voleva Cattaneo: uno stimolo incessante per la ricerca "pura", perché questa sul lungo periodo può portare a innovazioni di maggior respiro di quelle che si otterrebbero se ci si lascia dominare dall'ossesione per le applicazioni a breve. 
Non temano però gli umanisti: la "rude meccanica" renderà anche loro più liberi.
Scritto da Roberto, il 09-03-2010 10:27
L'ambientalista statunitense Patrick Moore, uno dei fondatori di Greenpeace,approva il piano Obama per lo sviluppo del nucleare. Intervistato dal Coriere Economia del 08/03/10 ha detto tra l'altro: 
 
Ma non è meglio puntare su eolico e fotovoltaico? 
" Non scherziamo. Gli impianti eolici e fotovoltaici forniscono meno del 1% dell' energia elettrica mondiale, sono costosissimi e offrono una erogazione intermittente e scarsamente prevedibile. Non possono essere considerati un' alternativa alle fonti fossili. Il 99% dell'elettricità pulita nel mondo viene da centrali nucleari e idroelettriche". 
 
E lo smaltimento delle scorie radioattive? 
"Se tutta la elettricità che serve per l'intera esistenza di una persona venisse dall'energia nucleare, le temute scorie starebbero dentro una lattina di Coca-Cola e solo una loro traccia avrebbe lunga vita radioattiva. Le scorie sono in realtà, per gran parte, combustibili nucleari che possono essere riciclati e riutilizzati".
Scritto da Roberto, il 07-03-2010 16:38
Riassumo un interessante articolo di Antonio Pascale comparso Sul Sole 24 Ore di oggi: Il Belpaese antimoderno: " L'italia è fermamente contraria ". A cosa? Agli OGM, al nucleare, alla Tav, ai termovalorizzatori, ai rigassificatori, alle staminali, al testamento biologico, ecc. L 'Italia è contraria a tutto ciò che riguarda l 'evoluzione e il miglioramento economico, sociale e culturale e di contro è fermamente convinta del valore della tradizione del made in Italy e dei bei tempi andati. Ovvero il paese è contrario al futuro è ama molto il passato. 
Esempio agronomico ricorrente. Esistevano una volta i contadini che reimpiantavano i semi: ora questi contadini sono schiavi delle multinazionali che li obbligano ogni anno a riacquistare le sementi. E ' mai possibile che in un paese moderno i contadini prendano una parte dei semi, li conservino all 'asciutto avendo cura di non farli germinare e poi, prima della semina si industrino a separare i semi buoni da quelli cattivi? Ma nemmeno nel Neolitico! I contadini comprano i semi dall 'industria sementiera. Sono migliori, selezionati, esenti da virus e produttivi. E li comprano perché sono costretti? Ma no li comprano semplicemente perché sono più sicuri e perché conviene! 
Un esempio: il pomodoro pachino è un prodotto tradizionale made in Italy? Ma no, è un incrocio fatto in un laboratorio israeliano e approdato in Sicilia negli anni 80 ........
Scritto da Roberto., il 25-02-2010 10:43
Sul Corriere della Sera di oggi, Edoardo Boncinelli, recensendo un libro di Margherita Hack (Libera Scienza in libero Stato, Rizzoli, pp 168, 16,50 Euro)scrive: "Se da una parte i politici e gli industriali affermano nelle sedi deputate che la scienza è fondamentale per il progresso, per l'innovazione, per l'espansione dell'economia e per la competitività dall'altra pensatori e guru mediatici tuonano ogni giorno contro i guasti della scienza e della sua capziosa compagna, la tecnica. .... 
La ricerca scientifica non gode in Italia di grande considerazione, per usare un eufemismo e non viene finanziata e programmata. Mancano i soldi, mancano le strutture, manca la tranquillità necessaria per fare questo meraviglioso ma impegnativo mestiere, e manca soprattutto la valutazione del merito. 
Appestata dalle pressioni politiche, cioè partitiche, sbattuta a destra e a sinistra dalle ideologie, ma in realtà trascurata in egual misura da tutti, spesso umiliata e vilipesa, la scienza prospera perché ci sono sempre menti geniali genuinamente attratte dalla sfida dell'ignoto. .... 
Non sta scritto da nessuna parte che in Italia la scienza debba soffrire, ma certo occorre aver intenzione di fare qualcosa. Chi poi pensasse che tenere indietro la scienza in Italia ne ostacoli il cammino e ne riduca il nefasto impatto è meglio che rifletta che comunque nel mondo le cose si fanno e si faranno. Ormai il mondo è un'unica piazza e se anche noi rimaniamo indietro, gli altri non si fermano. Anzi sono più liberi di fare quello che vogliono.
Scritto da Gagio61, il 31-01-2010 14:48
Sono daccordo che l'ideologia procura molteplici danni economici e anche sociali perchè distrugge risorse e impedisce un benessere che sarebbe alla portata. 
ma la possibilità di realizzazione tecnica e l'economicità di pratiche possibili, non sono gli unici critteri per dire se una pratica sia da mettere in atto o meno. Ci sono infatti delleraltà come la vita dell'uomo che non hanno un puro valore tecnico, ma più complesso. E così se acconsento a sacrificare anche una sola vita per il bene di molte altre, non ho fatto un passo avanti, ma aperto la strada al dominio del più forte che può decidere chi deve essere sacrichificato e chi no, e per quali obiettivi. 
Quanto al pricipio di precauzione, sono daccordo che a volte viene usato in modo ideologico e perfino falso, tuttavia è un valido aiuto per non trovarsi a piangere dopo che si è versato il latte e non si può più rimediare. L'attenzione all'oggettività e alla reale consistenza delle scoperte scientifiche e una loro valutazione con criteri complessivi e non solo economici o solo tecnici, così pure la capacità degli scienziati di resistere a strumentalizzazioni e pressioni politico-economiche, o di pura ambizione personale, sono le maggiori garanzie di un agire davvero razionale in cui gli importannti risultati di scoperte che si fanno portano benessere attuale e anche futuro e tendenzialemnte per tutti

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