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Innovazione, capitali e sviluppo [Schumpeter] di Roberto Chiappi   
jakuza-prioritizing_user_stories.jpgTroppe cose, che un tempo erano frutto di un lampo di genio, possono oggi essere rigorosamente calcolate. La teoria delle innovazioni di J. A. Schumpeter.

«Ogni produzione consiste nel combinare materiali e forze che si trovano alla nostra portata. Produrre altre cose o le stesse cose in maniera differente, significa combinare queste cose e queste forze in maniera diversa» Schumpeter, J.A. (1883, 1950), Teoria dello sviluppo economico.

"L'imprenditore e la sua funzione non sono difficili da concettualizzare; la caratteristica che lo definisce è data semplicemente dal fare cose nuove o dal fare cose già fatte in modo nuovo (innovazione)". L'imprenditore nell'economia di oggi.

".... riformare o rivoluzionare il quadro produttivo sfruttando un'invenzione o, più generalmente, una nuova possibilità tecnica finora trascurata di produrre una nuova merce o di produrre in modo nuovo una merce vecchia, aprendo una nuova sorgente di rifornimento di materie prime o un nuovo sbocco ai prodotti, riorganizzando un'industria, ecc." Capitalismo, socialismo, democrazia.

"Come la teoria consente di aguzzare lo sguardo sui fatti - e questo sia detto con tutte le riserve - questi a loro volta influiscono ad ogni passo in modo fruttuoso sulla teoria: la più piccola delle osservazioni può portare ad una svolta sorprendente". L'essenza e i principi dell'economia teorica

"Il significato e la validità dei problemi e dei metodi non possono essere pienamente afferrati senza una conoscenza dei precedenti problemi e metodi, da cui i primi sono scaturiti (per tentativi). L'analisi scientifica non è semplicemente un processo logicamente coerente che abbia inizio con qualche nozione primordiale e accresca via via la somma delle cognizioni secondo uno sviluppo rettilineo. Non è semplicemente la progressiva scoperta di una realtà oggettiva come è, per esempio, la scoperta del bacino del Congo. E' piuttosto una lotta incessante con creazioni della nostra mente e di quella dei nostri predecessori, e "progredisce" (se progredisce) a zig-zag, non secondo quello che suggerisce la logica, ma secondo l'urto di nuove idee o di nuove osservazioni o di nuove necessità, o anche secondo quello che dettano le inclinazioni e i temperamenti di nuovi uomini. Perciò un qualsiasi trattato, il quale tenti di prospettare "lo stato presente della scienza" prospetta in realtà metodi, problemi e risultati che sono sempre storicamente condizionati e hanno un significato solo in riferimento allo sfondo storico da cui emergono". Storia dell'analisi e economica.

In un'ipotetica economia basata sul modello statico (Walras), i beni vengono prodotti e venduti secondo la mutevole domanda dei consumatori ed il ciclo economico assorbe le influenze della storia, ma i prodotti scambiati rimangono sempre gli stessi, le strutture economiche non mutano, ecc. Schumpeter fa notare che questo modello di economia non corrisponde alla realtà e lo supera con l'approccio "dinamico", in cui un nuovo soggetto, l'imprenditore, introduce nuovi prodotti, sfrutta le innovazioni tecnologiche, apre nuovi mercati, cambia le modalità organizzative della produzione. L'imprenditore può fare questo in quanto dispone dei capitali messigli a disposizione dalle banche, che remunera con l'interesse, ossia una parte del profitto aggiuntivo realizzato grazie all'innovazione.

La teoria delle innovazioni consente a Schumpeter di spiegare l'alternarsi, nel ciclo economico, di fasi espansive e recessive. Le innovazioni, infatti, non vengono introdotte in misura costante, ma si concentrano in alcuni periodi di tempo - che, per questo, sono caratterizzati da una forte espansione - a cui seguono le recessioni, in cui l'economia rientra nell'equilibrio di flusso circolare. Un equilibrio però diverso dal precedente e mutato dall'innovazione. Le fasi di trasformazione, sotto la spinta di innovazioni radicali vengono definite da Schumpeter di "distruzione creatrice", alludendo al drastico processo selettivo che le contraddistingue, nel quale molte aziende spariscono, altre nascono, e altre si rafforzano.

Tre sono i punti toccati da Schumpeter che hanno notevole rilevanza per quanto riguarda gli strumenti delle organizzazioni per risolvere i problemi: l'innovazione, l'interazione tra teoria e fatti, la storia. Per quanto riguarda il primo punto, l'innovazione, si può affermare che oggi tutti riconoscono che essa sia il fattore chiave per fronteggiare il problema principale di qualunque tipo d'impresa: la sopravvivenza sul lungo periodo (cioè la sostenibilità sociale, economica e ambientale delle politiche e strategie attuate). I buoni imprenditori sono quelli che hanno capacità d'innovare i prodotti, i processi di produzione, i mercati, le fonti di approvvigionamento, le strutture organizzative ecc.

Per inciso uno studio del 2004 della società di consulenza At Kearney mostra che in Europa fatto cento il budget totale della ricerca e sviluppo risulta:

  • Sviluppo di nuovi prodotti (39%),
  • Settore ingegneristico (27%),
  • Miglioramento dei processi di business (20%),
  • Ricerca e generazione di idee (14%).

Negli Stati Uniti il budget totale è considerevolmente maggiore, ma la ripartizione percentuale è similare fatta eccezione per lo Sviluppo di nuovi prodotti che ha un paio di punti percentuali in meno. Il secondo punto è cruciale: si tratta di sapersi avvalere sia dei modelli teorici sia delle esperienze pregresse (teoria e fatti). Schumpeter pone anche l'accento sulla considerazione che queste due (la via del processo studiato a tavolino e la via della esperienza vissuta) modalità di soluzione dei problemi, oltre ad avere valenza di per se, si rinforzano a vicenda come in un circuito virtuoso.

Il terzo punto, la storia, smentisce l'immagine che molti hanno dei metodi e delle tecniche disponibili per risolvere i problemi delle organizzazioni: non si tratta semplicemente di una cassetta degli attrezzi, fornita una volta per tutte, da cui trarre lo strumento più idoneo per un certo tipo di problema. Si deve anche tenere a mente che, sia i metodi che i problemi cui sono applicati, hanno una loro storia ed un contesto che ne condiziona la validità e le potenzialità; anche da questo derivano i limiti di applicabilità degli uni agli altri.

Quest'ultimo punto fornisce una motivazione per queste schede che vogliono mostrare come, nel corso del tempo, idee e metodi sono stati prima accennati vagamente, poi ripresi, spesso consolidati e talora sorpassati dagli eventi della storia.




Leggi l'articolo e i commenti (2)
Scritto da Roberto, il 11-03-2011 11:02
errata: 
"distinguendo tra e" 
 
corrige 
"distinguendo tra invenzione e innovazione"
Scritto da Roberto, il 10-03-2011 16:58
“Schumpeter ritiene che la competizione tecnologica - da raggiungere tramite l’innovazione - sia la forza motrice dello sviluppo economico. Già nel saggio “La teoria dello sviluppo economico” del 1911, distinguendo tra e , Schumpeter scrive che l’innovazione è il tentativo di mettere in pratica l’invenzione, ossia di realizzarla e introdurla per la prima volta sul mercato. Un processo che si attua principalmente grazie alle imprese. Ecco perché l’innovazione se sostenuta da capitali e istituzioni importanti, ha inevitabilmente un impatto economico di grande portata. L’economista specifica anche che alcune invenzioni possono non tradursi mai in innovazioni per mancanza di fattori complementari: Leonardo da Vinci, un caso esemplare, ha avuto molte idee avanzate sul funzionamento di macchine che avrebbero permesso di volare, ma non poté metterle in pratica per mancanza di materiali adeguati e fonti di energia (proprio ciò che oggi è fornito dalle imprese). Nel dopoguerra le invenzioni hanno invece grandi e molteplici possibilità di conversione in innovazione. Schumpeter scrive anche che le grandi imprese possono fare innovazione più facilmente delle piccole imprese dal momento che hanno più risorse umane e capitali, un concetto che riprende in “Il processo capitalistico. Cicli economici” del 1939, proprio all’alba della nuova epoca industriale dei grandi consumi.” 
da “Il Miracolo Scippato, M. Pivato, Donzelli, Roma 2011.

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