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Le curve algebriche sono opera di Dio, le superfici algebriche del diavolo [F.Enriques]
| Le curve algebriche sono opera di Dio, le superfici algebriche del diavolo [F.Enriques] | di Roberto Chiappi |
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"il progresso della scienza è procedimento di approssimazioni successive dove dalle deduzioni parzialmente verificate dalle contraddizioni eliminanti l'errore delle ipotesi implicite, sorgono nuove induzioni più precise, più probabili, più estese" I problemi della scienza, 1906. «La corrispondenza fra i concetti scientifici e la realtà sensibile rimane sempre una corrispondenza approssimata, ma il valore obiettivo della razionalità del sapere consiste in ciò che il processo della scienza è un processo di approssimazioni successive illimitatamente perseguibile». Scienza e razionalismo, 1912. "La domanda consueta, se le Matematiche debbono educare piuttosto l'intuizione o la logica, è viziata per una imperfetta visione del valore dell'insegnamento. Infatti il presupposto di codesta domanda è che logica ed intuizione si lascino separare come facoltà distinte dell'intelligenza, laddove esse sono piuttosto due aspetti inscindibili di un medesimo processo attivo, che si richiamano l'un l'altro". Insegnamento Dinamico, Università di Bologna. "Ho avuto la fortuna di assistere a qualche lezione di aritmetica o di geometria pratica, in cui il discente si metteva a conversare coi ragazzi facendosi - anche lui - un poco ignorante, ricercando insieme con loro, suggerendo, a tentoni, la via che essi stessi dovevano percorrere per guadagnare la verità. E, mentre ammiravo l'intelligente attività della guida, trascinato anch'io nell'esercizio della scolaresca animata, mi chiedevo perché lo stesso metodo non si dovesse adoperare anche con alunni di età più matura... perché no?, anche coi giovanotti che vengono a studiare alle nostre università. Forse che non era questo il metodo di Socrate, ritratto al vivo nei Dialoghi di Platone?" Insegnamento Dinamico. "Di ogni dottrina si studi le origini, le connessioni, il divenire, non un qualsiasi assetto statico; e però che un grado di verità più alto serva ad illuminare il più basso da cui è uscito; che insomma - dopo avere studiato la scienza - ce ne valiamo per comprendere la storia. Quale modo più largo di comprensione quale più vasta esperienza didattica, che l'annodarsi dei problemi e l'urtarsi delle difficoltà entro lo spirito di tutti gli studenti, che hanno faticato prima di noi, nella scuola del mondo?" Insegnamento Dinamico. Così Guido Castelnuovo (1865 - 1952) in uno scritto del 1928 ricorda i lavori sulle superfici algebriche svolti assieme ad Enriques: " ... per rintracciare la via nell'oscurità in cui ci trovavamo siamo stati condotti a divinare alcune proprietà che dovevano sussistere, con modificazioni opportune, per le superfici (regolari ed irregolari) di ambedue le vetrine; mettevamo poi a cimento queste proprietà con la costruzione di nuovi modelli. Se resistevano alla prova, ne cercavamo, ultima fase, la giustificazione logica. Col detto procedimento, che assomiglia a quello tenuto nelle scienze sperimentali, siamo riusciti a stabilire alcuni caratteri distintivi tra le due famiglie di superficie". Nella prima metà del secolo XIX in Italia soltanto Cattaneo aveva difeso con energia la necessità di aprire la filosofia alle istanze della scienza. Nel 1906, intervenendo a Milano al convegno della Società Filosofica Italiana Enriques sostiene, in polemica con il ministro della Pubblica istruzione, "l'assurdità di preparare i futuri filosofi con una esclusiva educazione storica e letteraria», rivendicando per la matematica "un posto d'onore fra gli insegnamenti che preparano alla filosofia". Nel successivo congresso della Società a Parma afferma che "il rinascimento filosofico nella scienza contemporanea" chiude definitivamente la stagione del positivismo, "l'epoca che si distinse su tutte come antifilosofica e che fu in realtà dominata da una filosofia particolare", il positivismo appunto. Il Domenicale del Sole 24 Ore del 17 Aprile 2011 dedica la copertina al centenario dell'Italia della scienza a cui un secolo fa Croce e Gentile negarono dignità culturale attaccando il matematico Federigo Enriques. I danni durano ancora oggi. Riusciremo a cambiare rotta? Armando Massarenti scrive l'articolo titolato: Così l'Italia azzoppò la scienza nell'Aprile 1911. Il matematico Enriques fu sbaragliato dall'idealismo di Croce. Fu l'inizio di una egemonia della cultura umanistica che ha allontanato il nostro paese dalla modernità. Il 6 Aprile 1911 si tenne il congresso della Società filosofica italiana, fondata e presieduta dal grande matematico Federigo Enriques, un formidabile organizzatore culturale, autore di libri di storia della scienza, cofondatore della casa editrice Zanichelli e di riviste filosofiche e scientifiche. Enriques riteneva che una filosofia degna di una società moderna non potesse che essere pensata in stretta connessione con l'avanzare delle scienze... Come si poteva negare il connubio tra scienza e filosofia come se Leibnitz e Cartesio non fossero stati insieme filosofi e scienziati oltre che fondatori della filosofia moderna. Ma fu proprio quel tono sprezzante e liquidatorio a inasprirsi durante la disputa e a segnare la sconfitta di Enriques. Gli fu dato platealmente dell'incompetente e non solo in campo filosofico. Fu invitato in maniera insultante, a parlare solo della sua materia, cioè di matematica, un sapere non per veri filosofi ma per quegli "ingegni minuti" che sarebbero appunto gli scienziati. Coinvolto dalla polemica, Croce finse di non ricordare che la nascita della filosofia occidentale avvenne assieme alla scienza e alla matematica tutte comprese nella physis (filosofia naturale) sin dai tempi dei presocratici. Pitagora e Talete furono matematici e filosofi allo stesso tempo. Aristotele, è considerato il principale ispiratore filosofico e logico di Euclide per la stesura dei suoi Elementi. Il provincialismo dell'idealismo crociano arrivò ad ignorare il peso e la fama dei collaboratori internazionali (Mach, Poincaré, Carnap, Cassirer, Rutherford, Lorentz, Russell, Einstein, ecc.) della rivista Scientia fondata e diretta da Enriques. Qualche ravvedimento ebbe forse invece Gentile che, in tempi successivi, invitò Enriques a dirigere la sezione scientifica della enciclopedia Treccani. Secondo Umberto Bottazzini, Enriques appare come una complessa figura di intellettuale, che si misura con i grandi temi della scienza e della filosofia e vive da protagonista gli entusiasmi e le delusioni che attraversano la cultura italiana dei primi decenni del secolo scorso: la grande stagione della matematica, e il suo progressivo declino negli anni tra le due guerre, il contemporaneo trionfo dell'idealismo, la sconfitta dei progetti di riforma della scuola e dell'università improntati ad una cultura scientifica. Durante la seconda guerra mondiale anche tra i vertici militari italiani si manifestò la scarsa attenzione ai progressi della scienza e della tecnologia (Marconi). Questa miopia portò alla disfatta della Marina che, ignorando l'esistenza del Radar sulle navi inglesi, subì a Matapan una dura sconfitta. Gli ammiragli non avevavano neanche considerato gli studi, peraltro perentoriamente fermati perché inutili (le battaglie navali non si ingaggiano di notte!), che da tempo erano stati condotti presso l'Accademia Navale di Livorno da Ugo Tiberio e Nello Carrara, brillanti ufficiali delle armi navali, esperti di elettronica e telecomunicazioni. Scrive Gilberto Corbellini che nel 1978 Felice Ippolito sosteneva che il problema stava nell'estrazione culturale della classe politica italiana: "politici sono e sono stati molti uomini di cultura, ma in generale di estrazione umanistica. Non abbiamo avuto quasi nessun ministro di formazione tecnica o scientifica nel senso di scienze fisiche o applicate". Scrivendo nel 1998 sul sistema della ricerca in Italia dopo il 1945, Antonio Ruberti affermava che la causa dei ritardi risiedeva in una radicata e profonda difficoltà a considerare le scienze naturali parte della cultura "ovvero nel peso che il tipo di formazione e di cultura prevalente nella classe politica ha di fatto esercitato". Se ci troviamo in queste drammatiche condizioni, e non siamo in grado di garantire un futuro ai nostri figli, lo dobbiamo a una cultura umanistica conservatrice e dannosamente pervasiva.
Scritto da , il 25-07-2011 10:42 Sul Domenicale del Sole 24 ore di ieri a proposito di scienza e umanesimo un lettore scrive tra l’altro: “ … Gli umanisti non si vergognano di mostrarsi ignoranti in materia di scienza, ma non concedono il contrario agli scienziati. Vero, ma illustri scienziati (il citato Hawking) e i filosofi analitici considerano la filosofia continentale poco meno che “letteratura”, ovvero parole, parole, parole, una innocua distrazione della domenica: fate quanta poesia volete, ma lasciate lavorare noi uomini seri e fattivi! ... ” Armando Massarenti, rispondendo, scrive tra l’altro: “ … Purtroppo buona parte delle persone colte del nostro Paese odia ancora la scienza e l’economia in maniera istintiva e viscerale, sulla base di visioni distorte che provengono dalla lunga egemonia di culture ostili alla modernità. Considero la necessità di uscire da questo generalizzato, capillare istintivo sentire antiscientifico, che ancora pervade buona parte della nostra classe dirigente, una delle vere emergenze culturali di questo paese. Da questo dipende il nostro futuro, non solo nella ricerca, ma anche nella ridefinizione dei nostri valori di fondo e nella possibilità di riprendere a crescere economicamente … “ Scritto da , il 24-07-2011 17:45 Vorrei segnalare il seguente intervento apparso ieri in argomento sul blog dirittoedemocrazia.wordpress.com Proprio in questi giorni ricorre il centenario di quello che è considerato il grande scontro intellettuale nel mondo culturale italiano dell’epoca moderna: da una parte, Benedetto Croce e la cultura umanistica; dall’altra, Federigo Enriques e quella scientifica, matematica e fisica innanzitutto. L’esito fu nettamente a favore del primo, con il secondo che venne addirittura ridicolizzato. Croce riteneva che le menti profonde dovessero occuparsi soltanto di storia e di filosofia, non di scienze (ancor meno di aritmetica e geometria), adatte a ingegni minuti e interessanti solo se e in quanto di una qualche pratica utilità. Un punto di vista che ha attraversato tutta la storia italiana e che ancora oggi domina incontrastato, con le implicazioni e conseguenze, quasi sempre purtroppo negative, che sono sotto gli occhi di ognuno. Sistema scolastico essenzialmente tuttora “gentiliano” (in parte, per fortuna, mitigato dall’impegno personale, e molto contrastato, di alcuni docenti); mondo accademico scollegato dalla ricerca scientifica di base, che riceve solo pochi e rari investimenti pubblici; ambiente culturale refrattario e insofferente alle critiche e alle verifiche; un generale e diffuso “difetto di razionalità”, che permea la società intera e che si manifesta pericolosamente a tutti i livelli, individuali e collettivi, privati e pubblici, persino istituzionali e rappresentativi. Ma, ancor di più, oltrepassando continuamente il limite del ridicolo: statue delle madonne che piangono; persone che si rivolgono a maghi e fattucchiere per risolvere i loro problemi, anche gravi e di urgente soluzione; sette religiose ed esoteriche che proliferano senza limiti; filosofi (con la barba e senza) che discettano impunemente di dio, del tempo e dell’eternità, del fine ultimo del genere umano, senza alcuna cognizione (forse, senza alcuna cognizione addirittura dell’esistenza) della relatività generale, del teorema di incompletezza o di indecidibilità, di fisica dei quanti o del principio di indeterminatezza di Heisenberg. Fino a richiedere un parere sulla politica energetica nazionale, non all’esperto di fisica teorica, magari insignito del premio Nobel, ma al politico di turno, al calciatore famoso, alla prima vip che passa, ai nani e alle ballerine……Probabilmente, ha ragione Stephen Hawking a sostenere che la filosofia è morta, perché ha ormai perduto il suo indispensabile nesso culturale con la scienza. A maggior ragione in Italia: se è vero, come riteneva Galileo Galilei, che il grande libro della natura è scritto nel linguaggio della matematica, allora sono veramente molti oggi gli italiani analfabeti, quasi del tutto incapaci di comprendere la realtà del mondo fisico, al di là di quella che a loro sembra essere secondo il comune buon senso. E, fra di essi, i tanti (presunti) intellettuali che non perdono occasione per definirsi, come se fosse un vanto, “negati per la matematica”. Scritto da , il 05-05-2011 17:26 Scrive Angelo Panebianco, su Sette (C. Sera) del 5 Maggio 2011, l’articolo titolato: “I numeri? Da noi, opinioni. E’ l’effetto della formazione culturale prevalente che trascura la matematica. E produce approssimazione e ideologia”. “…Massarenti ha rievocato lo scontro del 1911 fra il matematico e divulgatore Federico Enriques e i padri dell’idealismo filosofico Benedetto Croce e Giovanni Gentile. La vittoria andò agli idealisti, alla loro radicale svalutazione della scienza, al divorzio che essi peroravano fra scienza e filosofia (e studi umanistici). … Si guardi al modo per lo più ideologico con cui discutiamo di problemi energetici. O si guardi all’approssimazione dei nostri dibattiti politici su temi economici. A causa della inesistenza di un folto pubblico colto capace di riflettere sul valore dei numeri, chiunque, al governo o all’opposizione, può sparare i numeri che vuole. In Italia infatti, per effetto principalmente, della formazione culturale prevalente fra gli italiani, i numeri sono solo opinioni, manipolabili a piacere, piegabili secondo le esigenze partigiane e ideologiche. Manca quasi del tutto quel pubblico, presente in altre democrazie, in grado di capire e di fare le bucce a chi bara.” Scritto da , il 28-04-2011 15:47 Ho trovato un libro di mio padre: F. Enriques, U. Amaldi, Elementi di Geometria ad uso delle scuole secondarie superiori, Zanichelli, Bologna 1959. Bellissime le note di storia della matematica, filosofia della scienza e logica della dimostrazione.Qualche esempio: 1) y = kx; y = k/x; y = kx^2; y = kx^3 usate dal Galilei o dai suoi discepoli costituirono i primi esempi del concetto generale di funzione che sta a fondamento della moderna Analisi matematica … 2) Metodi sintetici per la risoluzione dei problemi geometrici: a) il metodo dei luoghi. b) il metodo della trasformazione delle figure … 3) Enunciare tutti i postulati ammessi senza dimostrazione. Poi le proposizioni non postulate si dovranno dimostrare (teoremi) deducendole dai postulati. Nella scelta dei postulati e dei teoremi da dimostrare vi è però qualcosa di arbitrario: la logica non fornisce al riguardo criteri decisivi … 4) Nell’antichità, per le varie specie di grandezze, si trovano adottate unità diverse da popolo a popolo e generalmente suggerite da ragioni di carattere soggettivo. Così per le lunghezze si usa spessi il palmo o il piede o il cubito … Scrivi Commento
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