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Le proporzioni: modelli e realtà [Talete] di Roberto Chiappi   

talete.jpgPer Talete, vissuto attorno al 600 a.C., il principio di tutte le cose era l'acqua. Oggi gli scienziati ci dicono che per sapere se su un pianeta (ad esempio Marte) è possibile trovare tracce di vita la precondizione è scoprire se su di esso ci sia, o ci sia stata, l'acqua. Sempre oggi molti scienziati e futurologi ci spiegano che il principale problema dell'organizzazione planetaria sarà in futuro, forse ancor prima del cibo e dell'energia, quello dell'accesso all'acqua per tutte le popolazioni.

A Talete, il primo dei sette savi dell'antichità, è attribuita l'esortazione "Conosci te stesso" incisa sul tempio di Delfi; questa esortazione oltre che per gli individui è quanto mai attuale per le imprese che, per affrontare i problemi, debbono conoscere approfonditamente i propri punti di forza e debolezza: le risorse disponibili, le competenze, le tecnologie, i mercati, i clienti, i fornitori, la situazione economica finanziaria, ecc.

Non è certo che Talete abbia dato la dimostrazione del teorema che porta il suo nome nè che abbia ideato il metodo che ne consegue per la misura dell'altezza delle piramidi; certo è il fatto che abbia applicato tra i primi le proporzioni per risolvere problemi.

Nella gestione delle organizzazioni il concetto di proporzionalità è tra quelli più utilizzati sia nella versione nota ai greci di proporzionalità tra grandezze omogenee sia nella versione, introdotta da Galilei, di proporzionalità tra grandezze eterogenee (Es. quantità realizzate, ore spese, costi sostenuti).

I leggendari episodi di Talete che cade in una buca per osservare le stelle e quello del pragmatico investitore che acquista tutti i frantoi in vista di un eccezionale raccolto di olive è un po' la radice dell'eterna discussione tra chi sostiene che la filosofia e la matematica debbano essere dedicate solo alla pura speculazione teorica volta alla conoscenza e chi invece sostiene che esse siano anche potenti strumenti per la soluzione di problemi pratici.




Leggi l'articolo e i commenti (3)
Scritto da Roberto, il 26-10-2008 14:57
La storia di Talete che cade nel pozzo è quì presentata come emblema del matematico puro, dedito solo all'astrazione e poco attento ai problemi pratici. 
Secondo eminenti studiosi (vedi 96. Lo scaffale dei libri) dalla riforma Gentile in poi la matematica è stata insegnata con un approccio eccessivamente da "problem solving" e poco concettuale; la tendenza attuale a far emergere la matematica (come sembra che storicamente sia avvenuto)come un prodotto di problemi pratici, anzichè di schemi concettuali astratti, è una prosecuzione nella direzione sbagliata. 
Sul tema si può consultare quanto scritto nel Forum:"filosofia della scienza - matematica pratica o astrazione?".
Scritto da Merico Cavallaro, il 14-10-2008 18:40
Spett.le redazione, vi segnalo errore nel nome e nell'indirizzo e-mail nell'articolo del 12 u.s.. Vi chiedo la cortesia di correggere come segue: Merico Cavallaro( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ). Grazie.
Scritto da Merico Cavllaro (flosoficiebie, il 12-10-2008 08:53
Talete cade nel pozzo perché è talmente assorto nel suo studio, ma chi ne ride è una servetta tracia. Platone enfatizza, così, che lo studio, in particolare la matematica (perché l'astronomia, quella cui si sta dedicando Talete, è un "mathema") è cosa non riservata a tutti e la base per la scienza è la matematica (rispetto la quale Platone pone particolare attenzione a livello epistemologico nella maggior parte delle sue opere), che costituisce il metodo e infonde rigore alla dialettica (cioè la scienza. A riguardo richiamo l'attenzione perché si confonde spesso la dialettica platonica con il dialogare o il dialeghestai socratico). La figura della servetta tracia non è scelta a caso: più volte Platone usa la figura dello schiavo per indicare una persona senza cultura (v.Menone o la Repubblica), ma senza disprezzo, come altrettanto senza disprezzo e allo scopo puramente metaforico è il riferimento ai traci, che erano rinomati per le scarse capacità di apprendimento.

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