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D.: Come vede il futuro della matematica e, più in generale, della cultura, nella nostra società tecnologica?
R.: Non vorrei essere tragico, ma credo che la cultura, per come noi l'abbiamo conosciuta, stia morendo. D'altra parte, è evidente che i giovani sono cambiati: rispetto a quelli di una volta, i ragazzi di oggi, cresciuti guardando la televisione e giocando con i videogiochi, hanno una soglia di attenzione molto più bassa. Dalle nuove tecnologie e dalla pubblicità televisiva sono stati abituati a tempi di concentrazione mentale assai ridotti: dopo un po' cominciano ad annoiarsi, a lezione come a un concerto di Mozart. Per uno studente di oggi, è faticoso assistere ad un'ora di lezione, mentre ai miei tempi era faticoso, semmai, il seguirne "quattro"! I nostri bambini non stanno mai fermi, non riescono a concentrarsi; diversamente, i bambini che vivono in Oriente sono capaci di stare per ore fermi, in piedi e in silenzio, su un pullman. La nostra società ci porta ad essere in un certo modo: non so se migliore o peggiore, ma sicuramente non adatto per fare matematica. Non si può pretendere di pensare dieci minuti e di andare poi a farsi un giro, perché quando uno deve risolvere un problema complicato occorre una concentrazione totale e continua! Questo cambiamento che sta avvenendo nella nostra società potrebbe portare alla morte non soltanto del matematico, ma anche del pensiero teoretico in generale. E ciò mi dà fastidio, perché comporta la perdita di qualcosa; ma soprattutto è molto preoccupante, perché significa che stiamo andando verso una società molto più superficiale, priva della capacità di penetrazione intellettuale. La gente, già oggi, non è più abituata a leggere libri, ma solo articoli di giornale, dove gli argomenti vengono "sbocconcellati" e manca il piatto forte: è come se uno andasse al ristorante e mangiasse soltanto gli "antipastini". Certamente si sopravvive, però non credo che sopravviverà la cultura come noi la conosciamo: quella del libro, dello scrittore, del filosofo, del pensatore, dello scienziato. Per sapere che cosa succederà, occorrerà vederlo. Forse la nostra civiltà occidentale, proprio a causa della forbice tra la società tecnologica e il popolo di idioti tecnologici che essa produce - e che non sa cosa tale società sia, né, tanto meno, vuol saperlo - un giorno non avrà più il background culturale che oggi la sorregge, e crollerà; d'altra parte, anche gli imperi muoiono, come ci ha insegnato lo stesso Impero Romano!
D.: Quali sono i suoi interessi al di fuori della matematica? Ha degli hobby? Pratica o ha praticato sport?
R.: Un mio hobby è la musica: "suono" il pianoforte. Dico "suono" usando un'iperbole, in quanto lo suono più "piano che... forte"! Poi ho gli hobby culturali che credo abbiano un po' tutte le persone. Mi piace molto leggere: per esempio, gli ultimi libri che ho letto sono quelli dell'opera omnia di Coetzee, il premio Nobel per la letteratura di un paio di anni fa, fra l'altro laureato in matematica. Di romanzi ne leggo pochi: mi piacciono molto le letterature di testa, cioè sono più interessato all'aspetto linguistico che alle storie. Quindi, mi intrigano scrittori come Italo Calvino, i quali costruiscono i libri in base a strutture che, se non sono 7. Piergiorgio Odifreddi proprio matematiche, comunque vi si avvicinano. Inoltre, ho interessi sportivi. Quando frequentavo le superiori, per alcuni anni ho corso a livello agonistico: nel '67, ai Campionati Italiani Studenteschi, ho partecipato persino alla finale dei 1.000 metri piani, svoltasi allo stadio Olimpico. Anche oggi faccio sport, ma solo un po' di corsa e un po' di nuoto: una persona, arrivata a 54 anni, deve pur accettare il fatto che, più che correre, può camminare, fino a quando non arriverà il momento in cui potrà solo "strisciare"! Un altro mio hobby è l'immersione subacquea, cui però non mi dedico più da qualche anno. In genere, lo praticavo con la mia seconda ex moglie, perché si tratta di un'attività che non si fa mai da soli: occorre sempre avere un compagno o una compagna, meglio se affiatati. Poi sono stato per un periodo appassionato di scacchi, sebbene non sia mai stato un gran giocatore e non abbia mai nemmeno partecipato a tornei.
D.: La ringrazio molto per la disponibilità e per la simpatia con le quali mi ha accolto.
R.: Grazie a te, è stato un piacere... (Torino, 26 novembre 2004)
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