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Dava Sobel, Longitudine di Antonio Bernardo   

 

Dava Sobel, Longitudine, Rizzoli, Milano, 1996

La vera storia della scoperta avventurosa che ha cambiato l'arte della navigazione.

longitudine.jpgPer rappresentare la Terra e orientarsi sulla sua superficie si usano le linee dei meridiani e dei paralleli. Sulle prime si misura la latitudine, sulle seconde la longitudine.

Questa rappresentazione era nota almeno dal III secolo a.C. Tolomeo, nel 150 d.C., l'aveva utilizzata per tracciare le ventisette carte geografiche del suo atlante del mondo.

Alcuni paralleli sono fissati, in modo naturale, dal movimento del Sole: l'Equatore,  il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno. Ogni marinaio può conoscere su quale parallelo sta navigando da alcune semplici rilevazioni astronomiche: la lunghezza del giorno, l'altezza del Sole, l'altezza di alcune stelle note rispetto all'orizzonte.

Nel 1492, Cristoforo Colombo seguì la rotta di un parallelo per essere sicuro di non perdersi in mare; questo accorgimento l'avrebbe sicuramente portato da qualche parte e sarebbe stato in grado di tornare a casa.

Altra cosa è invece la misura della longitudine. Non esiste un modo semplice e naturale per rilevare la propria posizione rispetto ai meridiani. Tutti i capitani dell'era delle grandi esplorazioni fino al XVIII secolo, nonostante possedessero carte e bussole, si perdevano spesso in mare. Molte navi si schiantavano contro la loro stessa meta, semplicemente perché arrivavano prima del previsto.

Il 22 ottobre del 1707 quattro navi da guerra britanniche si incagliarono in un unico incidente proprio vicino alla madrepatria, in acque che dovevano essere familiari per loro: quasi duemila uomini persero la vita. Sette anni dopo, nel 1714, il Parlamento inglese mise in palio un premio di 20.000 sterline, circa venti miliardi di lire attuali, per chi avesse trovato un sistema pratico e utile per determinare la longitudine in mare.

I metodi proposti furono i più disparati. Quello più bizzarro faceva uso di una polvere 'simpatica' che cicatrizzava all'istante le ferite provocando lancinanti dolori. Si portava a bordo una cane ferito. Una persona a terra, a mezzogiorno preciso, intingeva la benda. Il cane, sia pure a molte miglia di distanza, avrebbe ugualmente guaito per il dolore e avrebbe dato il segnale che a Londra era mezzogiorno.

I membri della commissione parlamentare si rivolsero a Newton, il quale indicò due metodi scientifici.

Un metodo necessita di un orologio che segni il tempo con assoluta precisione. Conoscendo a bordo della nave l'ora di Londra e confrontandola con quella locale, rilevabile dall'altezza del sole, è possibile sapere la differenza di longitudine tra Londra e la posizione della nave.

Il problema è che il rollio della nave, l'alternarsi del caldo e del freddo, le variazioni di umidità, le variazioni della forza di gravità influenzano l'orologio al punto che quelli allora disponibili erano inutilizzabili. Si tenga conto che, al livello dell'equatore, uno scarto di quattro minuti si traduce in un errore di un grado, ossia di sessanta miglia marine (111 chilometri).

Un altro metodo è di natura astronomica e consiste nel conoscere "le distanze lunari", ossia la distanza tra Luna e Sole, per i rilevamenti diurni, tra Luna e stelle per i rilevamenti notturni: grazie alla legge di gravitazione universale, formulata dallo stesso Newton, i moti della Luna erano divenuti più comprensibili, ma il calcolo di queste distanze era tutt'altro che facile.

Per cinque decenni vi fu un'aspra concorrenza tra i principali astronomi del periodo e gli artigiani costruttori di orologi.

Nel 1773  l'inglese John Harrison, orologiaio autodidatta, dopo oltre quarant'anni di caparbio lavoro, fu in grado di presentare un orologio che rispondeva alle richieste della commissione. Tuttavia, ...

Il libro di Dava Sobel è la storia avventurosa di questa grande scoperta, raccontata in modo avvincente, facile e soprattutto ben documentata.

Antonio Bernardo

meridiani e parallei

proiezione di Mercatore

John Vanderbank, Isaac Newton




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