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P. Odifreddi, Il computer di Dio
| P. Odifreddi, Il computer di Dio | di Daniela Molinari |
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In letteratura alcuni autori erano matematici di professione e altri hanno usato la matematica per costruire le loro opere: basta pensare al Paradiso dantesco, il racconto di un viaggio attraverso un mondo tolemaico dalla rigida struttura geometrica, oppure ad “Alice nel paese delle meraviglie”, scritto da un logico-matematico e dalla struttura solo apparentemente caotica ma in realtà matematicamente ordinata, oppure ancora alle opere di Italo Calvino, che seppe “coniugare la complessità strutturale con il valore letterario”. In musica i rapporti musicali si possono esprimere con rapporti numerici, come spiegato dallo stesso Pitagora e buona parte della musica classica ha trovato la sua essenza e la sua struttura nei metodi matematici. Inoltre Keplero e Newton hanno scoperto rispettivamente la terza legge del moto dei pianeti e la legge della gravitazione universale, sfruttando analogie musicali. Per Galilei la matematica è, come è noto, il linguaggio della natura, mentre Kandinkskij vede nella matematica il linguaggio dell’arte ed Escher si mostra particolarmente attratto dalla geometria, con i solidi regolari, perché “simboleggiano in maniera impareggiabile l’umana ricerca di armonia e ordine, ma allo stesso tempo la loro perfezione ci incute un senso di impotenza”. Come avviene per la musica, anche nel caso della pittura la matematica può intervenire profondamente e nascostamente, regolandone la struttura stessa. Si parla, quindi, erroneamente di due culture: nella realtà, non ha alcun senso mettere i due ambiti in contrapposizione. Secondo Odifreddi, la matematica è come il corpo calloso: all’interno del cervello, esso collega i due emisferi, esattamente come la matematica collega le due culture, visto che “è umanistica nei contenuti, perché descrive e inventa mondi possibili, ma scientifica nel metodo, perché usa la logica”. Vista la grande diffusione dei computer e considerato che la matematica è il linguaggio della scienza e della tecnologia, essa dovrebbe essere il linguaggio di tutto il mondo occidentale contemporaneo: eppure gli studenti dell’ultimo anno delle superiori mostrano un livello medio-basso di conoscenze e i nomi dei grandi matematici sono praticamente sconosciuti al grande pubblico. Inoltre, la grande produttività del Novecento potrebbe indurre a pensare che non siano più rimasti problemi da risolvere e che i matematici siano “destinati a un prepensionamento forzato”, come avvalorato dalla congettura di Keplero – proposta nel 1611 e dimostrata nel 1998 – e dalla vittoria sull’Ultimo Teorema di Fermat – enunciato nel 1637 e dimostrato nel 1995. Ma la matematica è viva e vegeta: “risolve problemi che si è posta, si pone problemi che risolverà”. Nuove branche sono nate recentemente: la teoria dei giochi e la teoria della complessità, ad esempio, a dimostrazione del fatto che la matematica trova applicazioni in aree apparentemente lontane, si avvicina ad aree in cui troverà applicazioni e costituisce una rete di collegamento fra le scienze più differenti. Odifreddi ci invita a scoprire una matematica diversa da quella nota ai più: la matematica non è solo precisione e rigore, visto che non è certo immune dai paradossi. I paradossi sono “verità che stanno a testa in giù e gambe in su per attirare l’attenzione” e la storia della matematica ne è costellata: le apparenti difficoltà create da queste contraddizioni sono state un’occasione di crescita, come dimostrato, ad esempio, dall’incommensurabilità fra diagonale e lato del quadrato che ha portato, nella sua soluzione, all’introduzione dei numeri reali, o dalla topologia, nata dallo studio di alcune curve e superfici paradossali, come la striscia di Moebius e la curva di Koch. In totale, i campi esplorati in termini matematici sono: politica, religione, arte, letteratura, giochi, filosofia, logica, aritmetica, geometria, scienza e tecnica. “La geometria, l’aritmetica e la logica non sono altro che le forme astratte dello spazio, del tempo e della ragione: del nostro modo, cioè, di combinare i sensi e il pensiero in una visione del mondo. La conoscenza umana non può, dunque, che essere strutturata in termini matematici.”
Scritto da , il 07-11-2011 14:30 Da una quindicina di anni anche in Italia hanno iniziato ad avere successo i libri sulla divulgazione, la storia e la filosofia della matematica: è un fatto positivo dopo la assoluta predominanza, per molti decenni, della filosofia idealista che ha riconosciuto solo alle scienze umane il rango di vera cultura. Nei paesi di lingua anglosassone la filosofia analitica (conoscenza, logica, matematica, linguaggio, realismo, problem solving, ecc.) compensa quella continentale (esistenza, relativismo, ermeneutica, post-modernismo, pensiero debole, ecc.): ora c’è speranza che questo possa accadere anche da noi. Ho molto apprezzato le recensioni di Daniela sia al libro di Odifreddi che a quello di Singh e mi auguro che ce ne siano delle altre a partire, ad esempio, dalla iniziativa del Corsera di pubblicare DVD, coordinati da Marcus du Sautoy (autore del libro l’enigma dei numeri primi), che propongono un viaggio nella matematica. Scrivi Commento
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