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Robert J. Aumann, I giochi dell’economia e l’economia dei giochi, Di Renzo Editore, 2009 di Antonio Bernardo   

aumann-giochi.jpgRobert John Aumann è un matematico israeliano, nel 2005 ha vinto con Thomas Schelling il premio Nobel per l'economia per "avere accresciuto la nostra comprensione del confitto e della cooperazione attraverso l'analisi della Teoria dei Giochi". Secondo i saggi di Stoccolma che lo hanno insignito del premio: “Ha migliorato la nostra comprensione del concetto di conflitto e cooperazione attraverso l’analisi della Teoria dei Giochi come approccio per affrontare la grande questione: perché alcuni gruppi di persone o Paesi riescono a promuovere la cooperazione, mentre altri subiscono i conflitti?”

Negli anni sessanta Aumann ha un’azienda di consulenza chiamata Mathematica fondata da O. Morgenstern e H. Kuhn. “Avevamo a che fare con i negoziati di Ginevra per il disarmo, scrive Aumann, una serie di negoziati con l’Unione Sovietica sul tema del controllo degli armamenti e del disarmo. Maschler ed io rimanemmo molto colpiti dal fatto che questi negoziati si svolgevano a più riprese; un modello che si sarebbe adattato loro perfettamente era quello dei giochi ripetuti… giochi ripetuti con informazioni incomplete. Non sapevamo quante armi possedesse l’Unione Sovietica, né i suoi cittadini sapevano quante armi fossero in nostro possesso.”

In questo libretto di 80 pagine Aumann parla di sé, della sua storia, delle ricerche sulla Teoria dei Giochi e soprattutto esprime il suo punto di vista filosofico sul ruolo di questa Teoria sia come disciplina tecnica, di applicazione efficace della matematica, sia come disciplina conoscitiva del mondo e dell’uomo.

La teoria dei giochi è una branca della matematica applicata, generalmente usata nelle scienze politiche, sociali, economiche, più recentemente anche nella biologia e nell’informatica, che tenta di cogliere dal punto di vista matematico il comportamento in situazioni strategiche, nelle quali il successo di un individuo nel fare delle scelte dipende dalle scelte degli altri. Inizialmente fu sviluppata per analizzare le situazioni di competizione in cui un individuo riesce a spese di un altro, i cosiddetti giochi a somma zero, ma è poi stata sviluppata per trattare una vasta classe di interazioni, classificate secondo diversi criteri.

Si potrebbe descrivere in maniera più appropriata come ‘teoria della decisione interattiva’ poiché s’interessa principalmente del comportamento di chi prende le decisioni, i giocatori, le cui decisioni si influenzano a vicenda.

Il termine deriva dalla somiglianza formale di questi problemi con i giochi di società: scacchi, bridge, poker… e sottolinea la natura razionale, fredda e calcolatrice di questa analisi.

In realtà, scrive Aumann, l’uomo razionale è una specie mitologica, il suo consanguineo più prossimo nella vita reale è l’homo sapiens che è spesso guidato da motivazioni psicologiche inconsce o anche perfettamente consce ma totalmente irrazionali. Spesso è un autentico stupido e anche quando è intelligente è spesso stanco, affamato, distratto, arrabbiato, ubriaco, incapace di pensare sotto pressione, guidato più dalle emozioni che dalla razionalità.

Così non possiamo aspettarci che la teoria dei giochi o quella economica siano descrittive nello stesso senso della fisica o dell’astronomia. La razionalità è infatti solo uno dei molti fattori che influenzano il comportamento umano.

Dobbiamo abituarci all’idea che l’economia non è l’astronomia, la teoria dei giochi non è la fisica. Le scienze, continua Aumann, sono figli delle nostre menti, dobbiamo permettere loro di svilupparsi naturalmente e non forzarle in schemi che non sono adatti per loro. Dal mio punto di vista, continua l’autore, le teorie scientifiche non devono essere considerate in termini di ‘vero’ o ‘falso’. Nella definizione di una teoria, non stiamo provando a raggiungere la verità, o ad approssimarci ad essa, piuttosto stiamo provando a organizzare i nostri pensieri e le nostre osservazioni in maniera utile. In altre parole, la verità non è l’unico criterio per applicare la scienza; tant’è che la meccanica newtoniana continua ad essere usata come modello anche dopo essere stata screditata dal punto di vista della verità dalla relatività einsteiniana. Pertanto, quando nella Teoria dei Giochi ci poniamo il problema di massimizzare l’utile non dobbiamo chiederci se ciò è plausibile, se gli uomini si comportano effettivamente così, ma dobbiamo indagare su quali legami questo fatto crea e dove essa ci porta.

La home page dell’autore http://www.ma.huji.ac.il/~raumann/

Il sito dell'editore http://www.direnzo.it/




Leggi l'articolo e i commenti (1)
Scritto da Roberto, il 04-01-2010 14:45
A P.G. Odifreddi, che chiedeva se aveva avuto problemi morali a lavorare per la Rand Corporation fondata e gestita dall'esercito americano, Aumann rispondeva così: 
"In maniera inequivocabile per me il lavoro della Rand Corporation, e più in generale quello dei militari americani, ha permesso al mondo di rimanere relativamente in pace nella seconda metà del XX secolo. Se non è scoppiata la terza guerra mondiale è anche perché 24 ore al giorno e 365 giorni all'anno, comprese le feste, gli aerei e gli arsenali nucleari sono rimasti armati e pronti a essere usati. Questa è l'essenza della teoria dei giochi: costruire e mantenere le armi, ma fare tutto il possibile per non usarle. ... Poiché non si può andare in tribunale per impedire che si faccia una guerra, l'unico modo per far si che non venga voglia di farla è di rendere la guerra non conveniente e irrazionale. Non esiste un problema morale negli eserciti e negli armamenti. O meglio, esiste il problema morale di averli, in modo che mantengano la pace.

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