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La casa tra natura e progresso di Administrator   
Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: La casa tra natura e progresso
Autore: Giacomo Bernagozzi
Descrizione: Il progetto "La casa tra natura e progresso" vuole analizzare l'evoluzione della casa e del concetto di abitare da un punto di vista storico, architettonico e letterario per poter valutare in quale direzione si stia muovendo il progresso alla luce d
Materie trattate: storia, storia dell'arte, italiano, fisica, inglese
Area: scientifica
Sommario: 1. Introduzione Il progetto "La casa tra natura e progresso" vuole analizzare l'evoluzione della casa e del concetto di abitare da un punto di vista storico, architettonico e letterario per poter valutare in quale direzione si stia muovendo il progresso alla luce dei grandi problemi ecologici odierni. Tali disagi ambientali sono tutti riconducibili ad una radice comune e si trova un diretto collegamento tra la nostra salute e quella del nostro pianeta pianeta. L'inquinamento ambientale colpisce anche le nostre abitazioni e proprio in esse si può ritrovare un diretto legame tra l'uomo e l'ambiente. Per molte persone la casa è il più importante investimento ed essa deve costituire oltre che un sicuro luogo di rifugio, anche una fonte di benessere duraturo. E' quindi uno shock notevole scoprire che la casa può essere fonte di danno sia per l'uomo che per l'ambiente, in quanto è pericolosa per la salute, inquina l'acqua che beviamo e l'aria che respiriamo. La casa è anche il baricentro spirituale del nostro essere, un luogo naturale che possa essere una fonte di benessere per il nostro corpo e la nostra mente. Le case naturali sono sempre esistite fin dall'antichità, ma la civiltà moderna e il progresso hanno reso la casa sempre più pericolosa, dannosa, fonte di alienazione per un uomo che non si riconosce più in essa. Nel campo architettonico della domotica ( automazione della casa ) che integra le nuove tecnologie elettroniche ed informatiche nelle abitazioni domestiche, si dovrebbe sempre tener conto di tali imprescindibili considerazioni riguardo alle necessità naturali dell'uomo e la precaria condizione del nostro pianeta, al fine di evitare di condizionarne negativamente e irreparabilmente le sorti future. 2. L'evoluzione della casa nella storia 2.1 La casa primitiva e il modo eterno di costruire I principi alla base dell'equilibrio ambientale, fisico e spirituale all'interno della casa hanno radici profonde nell'esperienza umana e nella tradizione della tecnica costruttiva delle culture primitive di tutto il mondo, in quanto su di essi si fonda "il modo eterno di costruire". Originariamente sconfinate aree del nostro pianeta erano coperte da vegetazione e la scarsa popolazione umana, nostra antenata, si spostava in relazione alle condizioni ambientali su un territorio senza frontiere, trovando nella natura tutto il necessario per vivere. Benchè la loro vita fosse incerta, essi godevano della massima libertà e di uno stretto rapporto con una natura incontaminata. L'uomo, tuttavia, ha cominciato a cambiare i suoi modi tradizionali di vita e circa 10 000 anni fa ha cominciato a costruire le prime abitazioni permanenti. Tale cambiamento ha comportato la graduale perdita di quel profondo contatto con l'ambiente, ma il legame tra l'abitazione e la natura non era assolutamente compromesso. 2.2 L'urbanesimo e la casa industriale Nel XVIII secolo, prima in Gran Bretagna poi nel resto d'Europa, le tradizioni popolari furono messe in crisi dalla Rivoluzione Agricola. Le nuove tecniche di lavorazione sostituirono le pratiche agricole di comunità locali, un tempo anche abituati a costruire le proprie case: vengono importati nuovi materiali, stili e tecniche di costruzione dall'estero. Nuovi sviluppi si ebbero con la rivoluzione industriale, ovvero un processo di evoluzione economica che da un sistema agricolo-artigianale-commerciale porta ad un sistema industriale moderno caratterizzato dall'uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica e dall'utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate. Spesso si distingue fra prima e seconda rivoluzione industriale. La prima riguarda prevalentemente il settore tessile - metallurgico e comporta l'introduzione della macchina a vapore; il suo arco cronologico è solitamente compreso tra il 1760-1780 ed il 1830. La seconda rivoluzione industriale viene fatta convenzionalmente partire dal 1870-1880, con l'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio. La seconda rivoluzione industriale del XIX secolo, segnò la conclusione del modo eterno di costruire: più che la meccanizzazione, fu la nuova visione del mondo a cambiare radicalmente le prospettive. Nell'era industriale prese corpo una filosofia positiva fondata sull'assoluta fiducia di poter controllare la natura attraverso il progresso scientifico. La prima conseguenza fu il passaggio da abitazioni ancora a misura d'uomo, edificate artigianalmente, alle anonime e uniformi case a schiera delle grandi città, dapprima raggruppate attorno alle fabbriche, poi irradiate verso grandi agglomerati suburbani periferici. La gente alienata perse la consapevolezza del proprio ruolo in una società che stava irreparabilmente trasformando l'ambiente. Le norme di buon senso furono trascurate e vi furono gravi conseguenze: sovraffollamento, malattie, mancanza di igiene, di aria di luce. Importanti filosofi come Friedrich Engels e Karl Marx denunciarono le condizioni umane e sociali assolutamente inadeguate e precarie della cosiddetta "classe operaia", dando così origine a quelle correnti socialiste e comuniste che ebbero fondamentale importanza nel panorama politico mondiale. La rivoluzione industriale vide l'introduzione di nuovi materiali tecnici come l'acciaio, che permise nuove soluzioni nel campo della meccanica, e il cemento armato, che rivoluzionò il mondo dell'edilizia. 3. L'architettura tra Ottocento e Novecento 3.1 Il razionalismo architettonico e Le Corbusier Successivamente nuove risposte al modello industriale si ebbero nel campo delle costruzioni con il razionalismo architettonico e con l'architettura organica di Frank Lyoyd Wright, e si ottennero in entrambi i casi nuove soluzioni tecniche grazie all'utilizzo del cemento armato. Il primo si sviluppò in Europa a partire del primo ventennio del Novecento e fu il tentativo di dare soluzioni positive alle richieste di rinnovamento estetico emerse dallo sviluppo della società industriale. Il movimento si proponeva sempre la ricerca dell'ottimizzazione di alcune funzioni degli edifici progettati, come quella dell'abitare. Si caratterizzò per l'eliminazione degli apparati decorativi, la semplificazione delle forme a volumi puri, l'utilizzo di colori fondamentali (soprattutto il bianco) e l'uso di materiali economici come il cemento armato, il vetro e l'acciaio. Con il tempo il movimento si tradusse in sostanza in un'amplificazione dell'estetica tecnica, costruttiva e strutturale. Non per nulla, uno dei dettami del razionalismo architettonico fu l'indifferenza alla localizzazione dell'edificio (ma non al suo orientamento), che portò a un'omologazione su scala internazionale dell'architettura. Le idee dei razionalisti furono anzi portate a nuovi sviluppi grazie all'opera del celebre architetto Le Corbusier, ad esempio nella Villa Savoye a Poissy, ove la pianta libera e le finestre a nastro possono essere realizzate esclusivamente con il calcestruzzo armato. Egli fu architetto francese che si formò alla scuola del Bauhaus; dopo essersi presentato da principio come utopista, si dedicò in seguito alla stesura, attraverso le sue stesse opere, di un programma metodologico estremamente deciso. Egli partiva sempre dalla funzione per cui l'edificio nasce - cioè l'uomo - ma non rinuncia mai ad esprimersi attraverso forme plastiche che non deturpino l'ambiente in cui sono inserite. Significativi, a questo proposito, sono i suoi edifici sospesi su piloncini (Pilotis), che sembrano galleggiare sullo spazio circostante, senza interromperlo come possiamo ritrovare nella Villa Savoye a Poissy.



Leggi l'articolo e i commenti (1)
Scritto da Sara, il 07-01-2010 08:54
Complimenti! Tesina molto interessante e ben fatta.

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