cari amici
a quanto pare, non avendo avuto risposta ‘del tutto appropriata’ alle ‘perplessità’ da me segnalate in relazione al ‘crollo’ delle due ‘Torri’, dovrò tenermi queste ‘perplessità’ e basta… La ‘consolazione’ è data dal fatto che sull’11 settembre le perplessità [mie e di altri…] sono tante e tali che una più o una meno non fa gran differenza. Facendo comunque conto sul vostro immutato interesse, oggi andremo ad esaminare quello che è certamente l’episodio più complesso e controverso tra quelli accaduti in quel fatale 11 settembre, vale a dire l’impatto [presunto…] del
Flight 77 sul Pentagono. Dal momento che il materiale al riguardo presente sul web è davvero sterminato, potrebbe sembrare presunzione da parte dello scrivente voler aggiungere nuovi dettagli o ‘scoprire’ nuove verità. Diciamo allora in questo caso che da parte mia verranno esposte unicamente ‘considerazioni del tutto personali’ [criticabili pertanto finchè si vuole…] . Perché queste risultino facilmente comprensibili, consiglierei vivamente al gentile lettore la consultazione preliminare all’indirizzo…
http://0911.site.voila.fr/index.htm
… dove potrà trovare materiale e documentazione veramente notevole [il fatto che il sito sia francese e non americano è un dettaglio già di per se stesso assai eloquente…]. Detto questo passiamo ad esaminare la ‘cronistoria’ del
Flight 77, attingendo alla imponente mole di materiale che al riguardo è stato scritto. A differenza di quanto è stato fatto per i due voli
Flight 11 e
Flight 175, qui esamineremo con un certo dettaglio anche il comportamento tenuto nella circostanza dalla organizzazione della difesa aerea degli Stati Uniti, i quali per chi non lo sapesse, sono la superpotenza militare del globo. Come in precedenza, facciamo riferimento alla
figura qua sotto…
ore 8.20 a.m. – Il volo Washington-Los Angeles
Flight 77 della American Airlines, un aereo di
linea Boeing 757 con a bordo 58 passeggeri, quattro assistenti di volo e due piloti, decolla dal
Dulles Airport Pilota il
Boeing 757 il comandante Charles Burlinghame di Herdorn, Virginia, sposato, padre di una figlia, ex-pilota della
U.S. Navy, con oltre vent’anni di esperienza presso la
American Airlines. Rispetto alla tabella di marcia è in ritardo di dieci minuti. Proprio in quel preciso istante centinaia di miglia più a nord si crea una situazione di seria emergenza allorché il
Flight 11 interrompe la trasmissione del
transponder e sugli schermi radar del controllo di volo di Boston si osserva l’improvvisa cambio di rotta dell’aereo aereo in
direzione nord-ovest
ore 8.46 a.m. – Un aereo di linea identificato successivamente come il
Flight 11 della
American Airlines impatta contro la ‘Torre nord’ del
World Trade Center di New York. In quel preciso istante tre aviogetti F-16
Falcon assegnati alla base aerea di Andrews, situata a dieci miglia da Washington, sono in volo di esercitazione sopra la Carolina del Nord, lontani poco più di 200 miglia. Un F-16 può raggiungere la velocità di 1500 miglia orarie. Se uno solo dei tre F-16 fosse stato richiamato indietro avrebbe potuto raggiungere Washington in meno di 10 minuti ed iniziare a pattugliare il cielo della capitale ben prima delle ore 9.00 a.m. Invece saranno richiamati indietro assai più tardi e sarà ordinato loro di atterrare e poi ripartire anziché dirigersi direttamente su Washington
dopo le ore 8.46 a.m. – Pochi secondi dopo che il
World Trade Center è stato colpito la
US Federal Aviation Administration [FAA] si mette in contatto attraverso una linea telefonica speciale con la Cia tenendola informata degli eventi. Il vice presidente Cheney dichiarerà qualche giorno più tardi: ‘… il servizio segreto ha a disposizione una linea telefonica dedicata con la FAA. Questa è stata attivata subito dopo che il
World Trade Center…’ … a questo punto si è interrotto prima di finire la frase[
NBC News 16 settembre 2001
http://billstclair.com/911timeline/2...ess091601.html …]. Secondo il capitano Michael Jellinek, membro dello staff del comando generale del NORAD, in quello stesso momento è stato stabilito un collegamento via cavo con il
National Military Command Center [NMCC], il ‘
sistema nervoso centrale militare a livello mondiale’ posto sotto il comando del brigadiere generale Montague Winfiled e collocato entro il Pentagono sul
lato opposto rispetto a quello dove tra poco avverrà l’esplosione, e con il Comando Strategico, stabilendo così un collegamento multipunto in videoconferenza al quale successivamente [non è dato sapere però l’ora precisa…] si sarebbero collegati il presidente Bush, il vice-presidente Cheney, i consiglieri militari di questi, il comando in capo della FAA e del NORAD, la Casa Bianca ed infine l’
Air Force One. Winfield ha poi dichiarato : ‘Tutte le agenzie governative erano collegate in videoconferenza e da quel momento sono state coinvolte in tutto quello che è accaduto nelle ore successive sul territorio e nello spazio aereo degli Stati Uniti…’. Come vedremo tra poco tuttavia il segretario alla difesa Rumsfeld, il quale a quell’ora risulta ‘presente’ al Pentagono, non comunicherà con l’NMCC fino alle ore 10.30 a.m.
ore 8.48 a.m. – Varie emittenti radio e Tv interrompono i programmi per mandare in onda i primi notiziari che annunciano che un aereo è impattato contro il
World Trade Center
dopo le ore 8.48 a.m. – Il generale della
US Air Force Richard Myers, vice-presidente del
Joint Chiefs of Staff di Washington, apprende dalla Tv dell’incidente del
World Trade Center. Nel corso della crisi dell’11 settembre, Myers di fatto farà le funzioni di presidente in quanto il titolare, il generale Henry Shelton, in quel momento si trova in volo sull’Atlantico. Egli apprende la notizia dalla Tv nello studio del senatore Max Cleland e rivolto a lui dice : ‘… pare si tratti di un piccolo aeroplano o qualcosa del genere…’. Poche ore dopo dichiara alla stampa: ‘… nessuno ci ha informati del secondo incidente al
World Trade Center e pertanto non ho avuto motivo di interrompere l’incontro con il senatore Cleland fino a quanto non ho appreso dell’esplosione al Pentagono delle ore 9.38…’. Nella testimonianza da lui lasciata il 13 settembre 2001 egli invece affermerà : ‘… dopo che la seconda torre è stata colpita ho parlato con il comandante del NORAD, generale Eberhart. A lui ho espresso l’opinione che a quel punto occorreva ordinare il decollo dei caccia…’. Quale delle due dichiarazioni rilasciate da Myers è vera?… forse sono vere entrambe?…
ore 8.50 a.m. – L’ultimo contatto radio con il Flight 77 si verifica allorchè il pilota chiede l’autorizzazione di volare a quota più alta. Subito dopo il pilota non risponde ad una istruzione di
routine. Nel report finale della ‘Commissione indipendente’ si può leggere…
… durante l’intervallo di tempo di quasi un’ora in cui il Flight 77 è rimasto sotto il controllo dei dirottatori, fino al momento dell’impatto contro il lato ovest del Pentagono, i comandi dell’NMCC hanno costantemente sollecitato le autorità civili e il controllo del traffico aereo in merito alle misure da prendere…
Dal momento che l’impatto contro il Pentagono è avvenuto alle ore 9.38 a.m. e nel rapporto di si parla di ‘quasi un’ora’ si deve arguire che alle 8.50 a.m., quando cioè si è verificata la prima ‘anomalia’ sul
Flight 77,
al Pentagono già si sapeva, o per lo meno si aveva forte sentore, che il Flight 77 era stato dirottato e ciò non ostante questo non è stato comunicato al NORAD fino alle ore 9.24 a.m.
ore 8.55-9.00 a.m. – Il presidente Bush é appena giunto alla
Booker Elementary School di Sarasota [Florida] ed è stato sommariamente informato dell’incidente al
World Trade Center. Messosi in comunicazione con il
National Security Advisor Condolezza Rice, dà disposizioni per essere tenuto aggiornato. La Rice dichiarerà più tardi : ‘… disse che sembrava esserci stato un terribile incidente e mi ha raccomandato di tenerlo informato…’. Un cronista locale scriverà …
Avrebbe potuto e dovuto lasciare immediatamente la scuola, salire sull’Air Force One e lasciare Sarasota senza perdere un solo momento. Avrebbe potuto dimenticarsi dei bambini e delle insegnanti in attesa di incontrarlo. Non lo ha fatto…
Già… perché non lo ha fatto?… Come abbiamo già visto già da oltre dieci minuti la Cia era stata messa in allarme ed era stato stabilito un collegamento in videoconferenza tra il Pentagono e la Casa Bianca. Non è pertanto pensabile che Condolezza Rice non abbia informato di ciò il presidente e che questi potesse essere convinto che quello che era accaduto a New York fosse un ‘semplice incidente’
ore 8.56 a.m. – Il
transponder del
Flight 77 cessa la trasmissione. Prima che questo avvenga sugli schermi radar del controllo di volo si è osservato che il velivolo ha compiuto un ampio giro sopra il nord-est del Kentucky e si è nuovamente diretto verso Washington. Per parecchi minuti ogni traccia radar dell’aereo svanisce, tanto che qualcuno avanza l’
ipotesi che il
Flight 77 è esploso in volo. Si è scritto poi che il motivo di ciò è dovuto al fatto che i controllori di volo hanno continuato a guardare verso ovest senza accorgersi che il velivolo stava invece tornando indietro procedendo verso est. E’ del tutto evidente che le due ricostruzioni fatte
non sono compatibili tra loro [se si è potuto osservare in precedenza che l’aereo ha compiuto una completa inversione di rotta di 180 gradi, è ovvio che lo si và a cercare ad est e non ad ovest…]. Il
New York Times scriverà qualche giorno dopo …
Il controllo di volo trasmetteva in continuazione :’ American 77 Indy, dove siete?…’. Alle ore 8.56 a.m. risultava evidente che il Flight 77 era scomparso…
Il prestigioso quotidiano di New York riporta in quello stesso numero che il NORAD non è stato informato della situazione del
Flight 77 per altri 28 minuti e non trova nulla di strano in ciò, come non trova strano il fatto che nessuno abbia pensato di far levare in volo uno straccio di aereo per cercare il
Flight 77
ore 9.00 a.m. – Il livello di allerta del Pentagono sale di un gradino portandosi da ‘normale’ ad
Alpha. Permarrà in questo stato fino al momento dell’impatto del
Flight 77 e solo dopo sarà elevato di altri due gradini fino allo stadio
Charlie
ore 9.03 a.m. – Un velivolo identificato successivamente come il
Flight 175 della
United Airlines impatta contro la ‘Torre sud’ del
World Trade Center di New York
ore 9.03-9.08 a.m. – Il controllo di traffico aereo procede gradualmente ad interdire il volo degli aerei sopra le grandi città degli Stati Uniti nord-orientali. Entro un minuto dall’impatto del
Flight 175 i decolli e gli atterraggi a New York City sono sospesi senza attendere l’autorizzazione da Washington. La stessa cosa avviene a Boston e Newark nei successivi minuti. Entro le ore 9.08 a.m. tutti i voli diretti o in transito negli spazi aerei di Boston e New York e sono cancellati. Anche Washington in quegli stessi minuti tutti i voli in partenza sono bloccati. Curioso [per non dire altro…] il fatto che in quel momento l’emergenza è stata giudicata tale da giustificare il blocco di tutti i voli in partenza da Washington ma non il decollo di un solo caccia per la difesa di Washington. I controllori del traffico aereo di New York ricevono istruzioni di controllare con la massima attenzione aeromobili con la velocità di un
jet che non rispondono ai comandi o i cui
transponder siano inattivi. Identiche disposizioni sono impartite ai controllori del traffico aereo di Washington.
Agenti dei servizi segreti irrompono nell’ufficio del vice-presidente Cheney alla Casa Bianca. Sollevatolo di peso, essi trasportano il vice-presidente lungo le scale fino alle fondamenta della Casa Bianca e da qui, attraverso un lungo tunnel, in un
bunker antiatomico sotterraneo. Quasi contemporaneamente anche il
National Security Advisor Condolezza Rice è trasferita nello stesso rifugio. Che cosa sia lì accaduto nella successiva mezz’ora è questione ancora oggi assai controversa. Secondo
ABC News Cheney è stato trasferito nel
bunker allorché si è saputo, approssimativamente alle ore 9.03 a.m., che il
Flight 77 si trovava a 50 miglia da Washington. L’unico testimone oculare che ha rilasciato una dichiarazione al riguardo è David Bohrer, il fotografo della Casa Bianca. Secondo lui Cheney è stato portato nel
bunker intorno le ore 9.00 a.m.,
prima cioè del secondo ‘incidente’ al World Trade Center [
ABC News, 14 settembre 2002
http://billstclair.com/911timeline/2...ews091402.html..]. Nei minuti successivi al secondo ‘incidente’ al
World Trade Center cominciano a giungere al NORAD ‘chiamate spontanee’ da parte di varie unità di caccia intercettori, tutte del medesimo tenore : ‘… cosa possiamo fare per dare una mano?… [

… -n.d.r.] ’. Dalla base aerea di Syracuse [New York] il comandante locale fa sapere: ‘… in dieci minuti posso intervenire con le armi da 20 mm, in trenta minuti con i
Sindewinder [missili aria-aria al guida termica… n.d.r.], in un’ora con gli
Amraams [missili aria-aria a guida radar… -n.d.r.]…’. Pare che il generale Robert Marr, comandante del
Northeast Air Defence Sector[NEADS] gli abbia risposto: ‘… voglio l’armamento completo!…’. Secondo un’altra fonte nessuna azione concreta è stata intrapresa prima delle ore 10.01 a.m., ossia
quasi un’ora dopo l’impatto del secondo areo sul World Trade Center: ‘… alle ore 10.01 a.m. il comando della difesa aerea ha cominciato a chiamare forsennatamente diverse basi aeree il tutto il paese in disperata ricerca di aiuto…’. Di fatto nessun caccia si è levato in volo da Syracuse prima delle ore 10.44 a.m.,
oltre un’ora e mezza dopo l’offerta iniziale di ‘aiuto’. Prima di questi si sono levati in volo tre intercettori da Langley, due da Otis, un numero non specificato da Andrews e due da Toledo, questi ultimi alle ore 10.16 a.m. E’ del tutto evidente a questo punto un interrogativo: perché non si è data l’autorizzazione al decollo immediato dei caccia che si erano offerti ‘volontari’?… Decollando da Syracuse armati dei soli cannoni da 20 mm, giusto quello che serviva in una circostanza del genere, gli F-16 si sarebbero trovati in aria non più tardi delle ore 9.20 a.m., probabilmente in tempo per intervenire in difesa di Washington, sicuramente in tempo per intercettare e costringere all’atterraggio il
Flight 93, quarto aereo dirottato in quel tragico 11 settembre. Dal momento che non si può credere che il comandante in capo del NEADS in seguito alle notizie di quanto era accaduto a New York abbia ‘perso la testa’, esiste una sola ‘
logica’ spiegazione:
si è voluto che i caccia restassero a terra fino a che tutto non era finito. Il generale Montagne Winfield, comandante dell’NMCC, dirà più tardi …
E’ stato nel momento in cui il secondo aereo ha impattato sulla ‘Torre sud’ che ci siamo resi conto che quelli che sembravano fino a quel momento dirottamenti ‘isolati’ in realtà erano parte di un attacco terroristico coordinato contro gli Stati Uniti…
Lascio al gentile lettore giudicare se è o no credibile che in una situazione i cui tre aerei erano stati dirottati e uno di essi era impattato contro il
World Trade Center si poteva parlare di ‘coincidenze’. Da
Aviation Week and Space Technology, 9 settembre 2002
[http://billstclair.com/911timeline/2...ogy090902.html ]si apprende che i servizi segreti ‘pochi minuti dopo le ore 9.03 a.m.’ hanno contattato la base erea di Andrews, distante solo 10 miglia da Washington, dando istruzione di armare gli F-16 e approntarli al decollo. Quando il Pentagono è stato colpito, oltre mezz’ora dopo, ad Andrews ancora stavano caricando i missili sotto le ali degli F-16. Il problema però non è questo, giacchè come si è visto occorre da mezz’ora ad un ora per dotare un F-16 dell’armamento missilistico. Il problema è che fino al giorno 11 settembre 2001 missione specifica della
District of Columbia Air National Guard [di base ad Andrews…] era ‘tenere le unità da combattimento in condizione di intervenire nel più breve tempo possibile’. Poco dopo l’11 settembre [caso strano…] la ‘missione specifica’ è divenuta un’altra, vale a dire ‘provvedere in tempo di pace a supervisionare e supportare le unità aeree per il mantenimento della
forza da combattimento nel più elevato stato di approntamento possibile’. Pur prendendo atto di ciò è lecito porsi una domanda: alla base di Andrews hanno fallito nell’adempiere alla loro ‘missione specifica’ oppure vi è stato l’ordine di ritardare il decollo dei caccia?…
ore 9.05 a.m. – Il centro di controllo del traffico aereo della West Virginia comunica l’avvistamento radar di un aereo privo di
trasponder e di collegamento radio diretto verso est. Non si è sicuri si tratti del
Flight 77. Passeranno ben 19 minuti prima che la notizia del contatto radar giunga al NORAD. Come ben si può constatare anche nel caso del
Flight 77 il sistema di difesa aerea degli Stati Uniti ha dovuto dipendere dai radar dei centri di controllo di traffico aereo
ore 9.06 a.m. – A tutti i centri di controllo aereo è comunicato che il
Flight 11, impattato contro il
Wold Trade Center, con ogni
probabilità è stato dirottato
ore 9.06-9.16 a.m. – Il presidente Bush, dopo aver appreso del secondo ‘incidente’ al
Wolrd Trade Center, non lascia la scuola di Sarasota. In compagnia di 16 alunni di seconda elementare il presidente si è messo a leggere ad alta voce una fiaba dal titolo
Pet goat [‘capra addomesticata’…] , nella quale si parla di una bimba che alleva una capretta. Ha appena inziato la lettura quando lo informano dell’attacco. Un testimone riferisce che nella classe è per trenta secondi, forse più, è regnato un silenzio assoluto. Bush quindi riprende la lettura per ‘altri nove o dieci minuti’. All’unissono i bimbi cantano
‘The - Pet - Goat. A - girl - got - a - pet - goat. But - the - goat - did - some - things - that - made - the - girl's - dad – mad…’. Ad un certo punto Bush esclama: ‘Che bravi!… meritano tutti 10 e lode!…’. Dal fondo all’aula il ‘portavoce’ della Casa Bianca Ari Fleicher si avvicina al presidente e gli porge un foglio di carta sul quale è scritto a caratterio cubitali ‘NON DIRE ANCORA NULLA’
Washington Times, 7 ottobre 2002 [http://www.washtimes.com/national/20021007-85016651.htm ]. Detto in parole brutali,
in questa emergenza di gravità eccezionale si è ordinato al presidente degli Stati Uniti di tenersi fuori dagli eventi. Per comprendere a pieno la cosa si tenga presente che quanto riportato dalla CNN nel 1999: ‘Solo il presidente ha l’autorità di ordinare l’abbattimento di un aereo civile…’ . La conclusione che si può trarre da questo è di evidenza tale che parlarne vorrebbe dire offendere l’intelligenza del lettore…
G.W. Bush intento a leggere la Peter Goat Story agli alunni della seconda elementare di Sarasota…
ore 9.09 a.m. – Il NORAD ordina agli F-16 della base aerea di Langley [Virginia] di porsi in stato di ‘allerta’. L’ordine di
scramble arriverà però solo alle ore 9.27 a.m. e ci vorranno altri tre minuti prima che si levino in volo. Durante tutto questo tempo al comando centrale della FAA pervengono 11 segnalazioni di aerei privi di collegamento radio o fuori rotta. Nel caso si fosse ordinato subito lo
scramble, volando alla ‘comoda’ velocità [per loro…] di 1.100 miglia orarie, gli F-16 decollati da Langley potevano raggiungere Washington in sette minuti, ben 22 minuti prima dell’arrivo del
Flight 77
ore 9.15 a.m. – La
American Airlines sospende tutti i decolli dal territorio degli Stati Uniti. Cinque minuti dopo la
United Airlines adotta lo stesso provvedimento
ore 9.16 a.m. – La FAA comunica al NORAD che il
Flight 93 della
United Airlines, in volo da Newark a San Francisco con a bordo due piloti, cinque assistenti di volo e 38 passeggeri, ‘potrebbe’ essere stato dirottato. Questo almeno è quanto riportato dalla CNN. La ‘tabella temporale’ rilasciata dal NORAD non riporta invece l’ora in cui la comunicazione della FAA è pervenuta. Sia come sia, anche dopo la segnalazione di un quarto aereo dirottato, nessuno specifico ordine di decollo urgente di caccia è impartito
ore 9.17 a.m. – La FAA ordina la chiusura di tutti gli aeroporti nell’area di New York
ore 9.24 a.m. – La FAA comunica al NORAD che il
Flight 77 ‘potrebbe’ essere stato dirottato e ‘potrebbe’ essere diretto su Washington. La comunicazione arriva
34 minuti dopo che il controllo di volo ha perso i contatti con l’aeromobile, nel corso dei quali due altri aerei si sono schiantati contro il
World Trade Center e la FAA si cautela usando il termine ‘potrebbe’. Viene proprio da chiedersi se un ritardo del genere, ovviamente inconcepibile,
non sia voluto allo scopo di ‘giustificare’ il mancato ordine di decollo dei caccia. La CNN scrive …
… dopo che la Federal Aviation Administration ha allertato il comando della difesa aerea che un aereo dirottato sembrava dirigersi verso Washington, il governo federale non ha preso alcuna iniziativa per evacuare la Casa Bianca, il Campidoglio, il Dipartimento di Stato o il Pentagono…
Un portavoce del Pentagono ha poi dichirato : ‘… semplicemente non potevamo sospettare che l’aereo si stesse dirigendo contro di noi…’. Questo sembra essere anche per lo stesso segretario alla difesa Rumsfeld e i suoi diretti collaboratori. Il Campidoglio di fatto sarà evacuato solo a partire dalle 9.48 a.m.
ore 9.25 a.m. – Barbara Olson, uno dei passeggeri del
Flight 77, chiama il marito Ted Olson, il quale è
General solicitor al Dipartimento della Giustizia. In quel momento Ted Olson è nel suo ufficio intento a seguire in televisione le notizie da New York. Pochi giorni dopo dirà …
… [mia moglie] mi ha detto di esser stata spinta nella parte posteriore dell’aereo. Ha poi detto che quelli [i dirottatori] hanno usato taglierine e apriscatole per impadronirsi dell’aereo e che il pilota aveva annunciato all’altoparlante che l’aereo era stato dirottato…
Olson affermerà poi che le ultime parole dette dalla moglie prima che la telefonata si interrompesse sono state : ‘Cosa devo dire al pilota?… Cosa devo dirgli di fare?…’. Il ricordo da parte di Ted Olson del preciso momento in cui ha ricevuto la telefonata è estremamente vago: ‘… può essere stato tra le 9.15 e le 9.30… qualcuno deve ricostruirlo al posto mio…’ . La durata della conversazione è stata di circa un minuto. Secondo una versione Barbara Olson ha chiamato dalla
toilette dell’aereo. Secondo un’altra versione essa stava accanto ad un pilota. Quelle che destano i maggiori interrogativi sono però le diverse ‘versioni’ fornite da Ted Olson. Tre giorni dopo l’11 settembre egli affermerà…
… ho scoperto più tardi che essa, per qualche motivo, ha fatto una chiamata a carico del destinatario ed ha avuto qualche problema a farsela accettare. Sapete che vi sono regolamenti ben precisi riguardo alle chiamate a carico del destinatario…
Egli non sarà in
grado di dire che tipo di telefono abbia usato la moglie e dirà che ‘probabilmente’ ella ha usato il telefono dell’aereo ed abbia accreditato la telefonata al destinatario poiché per qualche motivo la sua carta di credito non era stata accettata. In un’altra intervista rilasciata quello stesso giorno dirà invece che la moglie aveva usato il proprio telefono cellulare e l’interruzione della conversazione si era verificata poiché ‘le chiamate dai cellulari sugli aerei non funzionano tanto bene’. Sei mesi più tardi infine dirà che la moglie gli ha telefonato ‘usando il telefono collocato sul posto del passeggero’. Il problema è che sugli aerei di linea è impossibile chiamare con il telefono del passeggero senza far uso della carta di credito, in quanto le telefonate a carico del destinatario non sono accettate. Altri dettagli paiono poi in contraddizione tra loro e molti si sono chiesti se abbia detto la verità riguardo la telefonata. Da notare che questa è stata l’unica telefonata fatta dal
Flight 77 e l’unica in assoluto che fa cenno a ‘taglierine’ usate dai terroristi come armi. Poco dopo comunque il
Justice Department’s General Solicitor Ted Olson si mette in contatto con il Dipartimento della giustizia e riferisce della telefonata della moglie. Le varie fonti non sono d’accordo nello stabilire se il Dipartimento di giustizia fosse o non già al corrente dei dirottamenti. Al riguardo Olson dichiarerà che al Dipartimento ‘hanno ricevuto l’informazione e garantito sarebbe stata trasmessa ai responsabili del caso’
ore 9.26 a.m. – Dopo aver ‘quasi certamente’ ricevuto l’ok dalla Casa Bianca, Jane Garvey, capo della FAA, dirama l’ordine generale di fermo, che comporta il blocco di ogni decollo e l’atterraggio degli aerei in volo nel più breve tempo possibile. L’ordine, mai diramato dal giorno dell’invenzione dell’aeroplano nel 1903, riguarda virtualmente ogni tipo di aeromobile, civile, militare o di soccorso. Per quanto riguarda i velivoli militari e di soccorso, l’ordine sarà revocato alle ore 10.31 a.m. Durante questo periodo di tempo, solo ad un limitato numero di velivoli miliari [la FAA non rilascerà dettagli su questo punto…] è consentito rimanere in volo. Garvey dirà poi essersi trattato di ‘un ordine su scala nazionale di blocco a terra per ogni tipo di aeromobile’. Il segretario ai trasporti Norman Mineda confermerà: ‘… anche se non ero a conoscenza della natura e della gravità dell’attacco in corso, ho comunicato dalla Casa Bianca l’ordine di riportare a terra tutti gli aeromobili in volo, immediatamente e senza eccezioni…’. In questo momento vi sono 4.452 aeroplani in volo sul territorio degli Stati Uniti. Una fonte giornalistica riferirà poi che Ben Sliney,
National Operations Manager della FAA, a questo punto ha preso una decisione cruciale senza consultare i superiori, Jane Garvey in particolare. E’ singolare il fatto che sia Sleney a prendere questa decisione, dal momento che l’11 settembre 2001 è il suo primo giorno di servizio come
National Operation Manager. Quando un paio di mesi prima ha accettato l’incarico ha chiesto: ‘… quali sono i limiti della mia autorità?…’. ‘Nessun
limite… ‘, gli ha risposto la persona che lo ha designato a quell’incarico. Nei successivi 20 minuti atterrano più di 500 aerei e a quel punto, sono le ore 9.45 a.m., ordini severi per l’atterraggio immediato sono diramati ovunque. A questo punto è evidente che
nessun aereo militare [né caccia né di altro tipo…]
può decollare, fino a nuovo ordine almeno,
indipendentemente da ogni emergenza che si possa verificare il qualsiasi momento
ore 9.27 a.m. – Il vice-presidente Cheney e il consigliere per la sicurezza nazionale Rice, al sicuro nel loro
bunker sotto la Casa Bianca, ricevono la notizia che un aereo ritrova a 50 miglia da Washington ed è diretto verso di loro. L’aereo è identificato essere il
Flight 77. Il
Federal Aviation Deputy Chief Monty Belger affermerà più tardi : ‘… osservavamo distintamente questo
target sul radar. Il
trasnsponder era spento e pertanto non vi era identicazione…’. Certo a questo punto qualcuno dovrebbe spiegare a ‘noi ignoranti’ il motivo per cui una traccia sul radar che non trasmette alcun
segnale di identificazione debba essere attribuita al
Flight 77 piuttosto che, per esempio, ad un qualsiasi ‘UFO’… e certo deve essere assai bravo per riuscire a convincerci!… Ai ‘rifugiati’ dentro il
bunker presidenziale viene comunicato poco dopo l’aereo si trova a 30 miglia, poco dopo ancora che si trova a 10 miglia, dopo di che l’aereo sparisce dallo schermo radar ad un’ora non nota ma che si stima intorno alle 9.30 a.m. [la velocità stimata dell’aereo è di 500 miglia orarie, così che 25 miglia si fanno in circa 3 minuti…]. L’operatore del controllo del traffico aereo dell’aeroporto Dulles che per primo ha osservato la traccia di un aereo diretto verso Washington, Danielle O’Brian, dichiarerà poi che lei non ha osservato nesun ‘blip’ sullo schermo radar fino a che l’aero non si è trovato ad una distanza di 12-14 miglia dalla capitale e che Cheney è stato avvertito solo allora. E’ del tutto evidente evidente che il racconto della O’Brian non coincide con il fatto che la FAA ha avvertito che un aereo non identificato si stava dirigendo verso Washington già alle 9.24 a.m.
ore 9.27 a.m. – Il NORAD ordina alla base aerea di Langley [Virginia] lo
scramble di tre caccia F-16 per intercettare il
Flight 77. Langley si trova a 129 miglia da Washington. Agli aerei pronti al decollo alla base aerea di Andrews, situata a sole 15 miglia da Washington, non viene impartito l’ordine di
scramble. Da notare due cose: a) sono passati 31 minuti da quando, alle ore 8.56 a.m., si sono perse la prima volta le tracce del
Flight 77 b) decollando da Andrews, gli F-16 di base in quell’aeroporto avrebbero impiegato
non più di due minuti per raggiungere Washington
ore 9.30 a.m. La
United Airlines attua la procedura di atterraggio urgente di tutti i suoi aerei in volo sul territorio degli Stati Uniti come ordinato dalla FAA. La
American Airlines la seguirà cinque minuti più tardi.
La traccia radar del [presunto]
Flight 77 rivela che si trova a meno di 30 miglia da Washintgton.
Tre caccia F-16 decollano dalla base di Andrews per intercettare il
Flight 77. Sono pilotati dal maggiore Brad Derring, dal capitano Carig Borgstrom e dal maggiore Dean Eckmann, tutti e tre appartenenti al
North Dakota Air National Guard’s 119-th Fighter Wing di stanza a Langley. Se quanto scritto nel
report del NORAD corrisponde al vero, viaggiando alla ‘comoda’ velocità di 700 miglia orarie, i tre F-16 avrebbero raggiunto Washington prima del
Flight 77. La massima velocità di un F-16 è 1500 miglia orarie. Andando a 1300 miglia orarie i tre sarebbero stati sul cielo di Washington in sei minuti, assai prima dell’impatto contro il Pentagono. Ovvio che così non è stato. Contemporaneamente al decollo dei tre F-16 il centro operazioni di emergenza della FAA diviene operativo, cinque minuti dopo l’ordine di rientro a terra di tutti i velivoli civili, militari e di soccorso.
Chris Stephenson, un controllore di volo in servizio quel giorno alla torre dell’aeroporto Duelles di Washinton, ha affermato di essere stato chiamato dai servizi segreti esattamente a quest’ora. Gli viene comunicato che un areo non identificato è diretto a forte velocità verso Washington. Stephenson osserva lo schermo rarar e constata che quello che ritiene essere il
Flight 77 si trova circa cinque miglia ad ovest. Si porta quindi a una delle vetrate e osserva col binocolo in quella direzione. Scorge un aereo che vira a destra e scende velocemente in picchiata. Lo segue fino a che esso non scompare dietro un edificio posto nelle vicinanze di Crystal City, Virginia. Secondo un’altra versione invece, ‘poco prima delle ore 9.30 a.m.’ un operatore del controllo aereo rileva un aereo non indenticato sullo schermo radar …
… era diretto verso Washington, sprovvisto di transponder di identificazione. Stava andando veloce, almeno 500 miglia orarie. All’improvviso ha virato bruscamente dirigendosi verso il centro della città. Nell’ipotesi che si trattasse del Flight 77, la FAA ha allertato i servizi segreti…
E’ chiaro che le due ‘testimonianze’ sono i disaccordo tra loro. Non è chiaro infatti se sono stati i servizi segreti ad allertare la FAA o il contrario.
Secondo quanto riportato da alcune fonti gioralistiche a quest’ora [
around 9.30 a.m.…] i dirottatori avrebbero ordinato ai passeggeri di telefonare alle famiglie comunicando che ‘stavano andando a morire’ [
’Phone home, because you are about to die!…]. V’è da chiedersi in questo caso il perché l’unica chiamata partita dal
Flight 77 di cui è stata data notizia è stata quella di Barbara Olson.
ore 9.30-9.33 a.m. – Circa cinque minuti dopo al prima telefonata [
‘about five minutes after first call’ …], Barbara Olson chiama nuovamente il marito. Pochi giorni dopo Ted Olson dirà …
… mi ha detto che l’aereo era stato dirottato poco dopo il decollo e che dopo l’aereo si era messo a volare in cerchio. Questo io ho capito. Mi ha detto poi che dal finestrino scorgeva delle case. Le ho chiesto in che direzione volava l’aereo. A questo punto c’è stata una pausa. Credo che abbia chiesto a qualcuno. Ha detto poi che l’aereo era diretto a nord-est. Mi ha detto poi che [i dirottatori] non sapevano che lei stava telefonando…
Secondo la stessa fonte giornalistica Olson ha dichiarato inoltre che la moglie non ha specificato né il numero né la nazionalità dei dirottatori e che la telefonata si è interrotta per motivi a lui ignoti
ore 9.33-9.36 a.m. – I rilievi radar mostrano che il
Flight 77 sta sorvolando la
High Way in direzione del Pentagono. L’aereo sorvola una prima volta il Pentagono alle ore 9.35 a.m., volando ad oltre 400 miglia orarie e ad una quota di 7.000 piedi. L’aereo compie quindi una manovra assai difficile, consistente in una discesa a spirale ad alta velocità …
… una spirale discendente che ha annullato un dislivello di 7.000 piedi in due minuti e mezzo. La manovra è stata dolce e precisa, così che si deve supporre che il pilota non fosse in alcun modo disturbato… Nel corso della manovra diverse volte l’aereo è passato nelle vicinanze della Casa Bianca…
Il
Telegraph scriverà più tardi …
… se l’areo di linea è davvero passato nelle vicinanze della Casa Bianca, c’è da chiedersi perché non è stato abbattuto dagli agenti dei servizi segreti, che hanno in dotazione missili terra-aria Stinger per la protezione della residenza del presidente. Non è invece prevista alcuna difesa di questo tipo per il Pentagono…
Una ‘osservazione’ davvero appropriata quella del cronista del Telegraph. Altrettanto appropriata sarebbe stata però anche la seguente domanda: come possono dei ‘beduini’ che hanno preso, con pessimo profitto tra l’altro, un paio di lezioni in una scuola di volo della Florida eseguire poi una manovra aviatoria di maestria tale da fare invidia ad pilota di decennale esperienza?… altro mistero… ma un ‘mistero di gran lunga più misterioso’ è quanto accade ora…
A sinistra un aereo di linea Boeing 757 con i colori della American Airlines. A destra un Lockeed C-130 ‘Hercules’ , probabilmente l’aereo trasporto militare più noto e diffuso nel mondo…
ore 9.36 a.m. – Un non meglio precisato ‘aeroporto nazionale’ dà istruzioni al
Golfer 06, un aereo trasporto C-130 militare appena decollato dalla base aerea di Andrews, di intercettare il
Flight 77 e identificarlo’. Sì… il lettore ha inteso bene… si tratta del ‘benemerito’ ancorché ‘vetusto’ [il prototipo ha volato nel 1954, vale a dire oltre mezzo secolo fa…]
Lockeed C-130 Hercules, il più famoso e diffuso aereo da trasporto militare del mondo. Spinto da quattro propulsori turboelica
Allison T56-A-15, è in grado di raggiungere la velocità massima di 347 miglia orarie. Dal momento che un
Boeing 757 è in grado superare agevolmente le 500 miglia orarie, è evidente che di tutti i velivoli militari che si trovavano ad Andrews, questo era certamente il meno adatto ad eseguire la ‘missione’ che gli è stata assegnata, vale a dire ‘intercettare ed identificare il
Flight 77’. Il pilota, tenente colonnello Steve O’Brien, afferma di essere decollato all’incirca alle ore 9.30 a.m. per far ritorno in Minnesota dopo aver rifornito una base americana nei Caraibi. Come ciò sia stato possibile dopo l’ordine emanato alle ore 9.26 a.m. dalla FAA di bloccare a terra i velivoli
di qualsiasi tipo [civili, militari e ‘di soccorso’…] su
tutto il territorio degli Stati Uniti è un altro ‘elemento di mistero’. ‘Misterioso’ è evidentemente anche il fatto che in una simile situazione di assoluta emergenza la base di Andrews abbia autorizzato il decollo del
Golfer 06 e tenuto a terra gli F-16 che
in meno di due minuti avrebbero potuto raggiungere, identificare ed eventualmente ‘rendere innocuo’ il
Flight 77. Ecco che cosa ha raccontato in seguito il tenente colonnello O’Brien …
… quando il controllo del traffico aereo mi ha chiesto se riuscivo a vedere il Flight 77, gli ho risposto che esso ingrandiva sempre di più sul nostro parabrezza. Ad un certo momento quello ha compiuto una improvvisa brusca virata sulla destra quando si è trovato ad un miglio e mezzo-due miglia da noi. Ho comunicato che riuscivamo a vederlo e il controllore di volo mi ha quindi chiesto che tipo di aereo era. La cosa mi ha sorpreso non poco dal momento che di norma quelli hanno questa informazione. Ho risposto che l’aereo sembrava essere un 757 o un 767 e a giudicare dal colore argento della fusoliera sembrava essere un aereo della American Airlines. Ci hanno allora chiesto di virare e di seguirlo. In più di venti anni di volo non mi è mai stato chiesto di fare una cosa del genere…
ore 9.37 a.m. – Dagli schermi radar scompare il ‘blip’ del
Flight 77. L’ultima posizione nota dista sei miglia dal Pentagono e quattro miglia dalla Casa Bianca, velocità circa 500 miglia orarie, un miglio ogni sette secondi
ore 9.38 a.m. – Il segretario della difesa Rumsfeld è in riunione al Pentagono con alcuni membri della Camera dei Rappresentanti. In apparenza è completamente all’oscuro dell’avvicinarsi del
Flight 77. In Tv stanno trasmettendo in diretta le immagini del
Wolrd Trade Center ed esclama : ‘… credetemi, è in arrivo un altro attacco e potrebbe essere diretto proprio qui…’. Un momento dopo l’aereo, identificato poi come
Flight 77, si schianta contro il Pentagono. Un totale di 125 persone risulteranno poi decedute o disperse. L’ufficio di Rumsfeld è situato al quarto piano del Pentangono, non lontano dal luogo dell’impatto. Più tardi egli affermerà : ‘… sono sceso dalle scale e sono uscito dall’edificio. Ho girato l’angolo e ho visto… ‘. Immediatamente ha dato una mano per soccorrere i feriti: ‘… c’era una giovane donna a terra sanguinante che mi ha detto qualcosa che non ho inteso… ho visto poi persone ferite che si rincuoravano a vicenda… tutto quello che potevo fare era aiutare quante più persone potevo a mettersi in salvo…’. Fino alle ore 10.30 a.m. aiuterà a caricare i feriti sulle ambulanze.
Un vigile del fuoco di nome Alan Fallace, il quale si trova in quel momento di fronte al Pentagono, alza lo sguardo e vede un aereo a bassissima quota dirigersi verso di lui. Vola a non più di 25 piedi [poco più di otto metri!…] da terra, non ha estratto il carrello di atterraggio e si avvicina a velocità folle. Lanciato a 460 miglia orarie, vola così basso che i lampioni della strada sono tranciati di netto. L’impatto è avvenuto su una parte del Pentagono che è stata rifatta di recente …
… era la sola aerea del Pentagono dotata di sistemi antincendio automatici. Era inoltre stata rinforzata con colonne e travi d’acciaio in grado di resistere all’onda d’urto di bombe convenzionali. Le finestre erano anch’esse a prova di esplosione [spesse due pollici e pesanti ciascuna 2.500 libbre…], le quali sono rimaste intatte in seguito all’impatto e al successivo incendio. A causa dei recenti lavori solo 800 persone si trovavano in quell’area in luogo delle 4.500 che di norma vi lavorano…
In questo preciso momento i caccia F-16 decollati da Langley alle 9.30 a.m. si trovano a 105 miglia di distanza. Dal momento che Langley è distante 129 miglia, ciò significa che in 8 minuti hanno percorso 24 miglia… una alla velocità media di
180 miglia orarie, un ottavo circa della velocità massima di un F-16!… Un pilota di F-16 con ‘nome di battaglia’
Honey [‘miele’…] fornirà poi una ‘interessante’ spiegazione di dove si trovavano i tre F-16 di Langley alle ore 9.38 a.m. Egli afferma che essi stavano volando in direzione di New York [??…] quando hanno visto una colonna di fumo nero alzarsi da Washington, circa 30-40 miglia ad ovest. A quel punto gli è stato chiesto via radio dal
North East Air Defence Sector del NORAD se poteva confermare che il Pentagono stava bruciando. Egli ha confermato. Ai tre F-16 è stato quindi ordinato di formare un perimetro difensivo sopra Washington [Jare Longman,
Among the Herpes, p. 76]. Il maggiore Brad Derring più tardi dirà che la loro destinazione era il
Reagan National Airport di Washington, non lontano dal Pentagono. Anche un altro dei tre, il maggiore Dean Eckmann, confermerà che la destinazione era Washington. Dal momento che uno più uno fa due e due più uno fa tre, si deve dedurre che
Honey non può essere altri che il capitano Craig Borgstrom e che
lui o gli altri due o tutti e tre hanno raccontato una favola. Il maggiore James Fox del NORAD sostiene che i tre siano decollati senza ordini precisi e che questi ‘sarebbero stati comunicati loro più tardi’. Questa ‘spiegazione’ però non convince. E’ evidente che i tre F-16 sarebbero sicuramente riusciti ad intercettare in tempo il
Flight 77 se fosse stato loro ordinato di dirigersi direttamente verso Washington e non verso New York, la quale per altro era già difesa da una coppia di F-15. E’ però ancora più evidente che
l’unica spiegazione plausibile del fatto che gli F-16 sono giunti su Washington due minuti dopo che il Pentagono è esploso è ipotizzare che la versione data da ‘Honey’ corrisponde al vero
Bella immagine di un F-16 Falcon in pieno assetto di combattimento…
Rimandando a dopo ogni eventuale ‘approfondimento’ circa la strana vicenda dei tre F-16 mandati a difendere Washington e i motivi per i quali non hanno potuto portare la termine la missione, andiamo a vedere un po’ che fine a fatto il C-130
Golfer 06 mandato ad ‘inseguire’ il
Flight 77, dotato di velocità ‘solo’ una volta e mezza superiore alla sua. Stando al racconto di alcuni ‘testimoni oculari’ sembrerebbe non se la sia cavata poi così male…
1) Kelly Knowless afferma che un secondo dopo il passaggio del
Flight 77 ha visto ‘un secondo aereo che sembrava inseguire il primo percorrendo una traiettoria di diversa angolazione’
2) Keith Wheelhouse afferma che il secondo aereo era un C-130, altri due non sono sicuri. Secondo la Wheelhouse ‘volava esattamente sopra il jet della
American Airlines, come se volesse ‘nasconderlo’ al rilevamento radar e allo stesso tempo guidarlo in direzione del Pentagono [??…]’. Quando il
Flight 77 ha inziato la fase finale della sua discesa, il secondo aereo ha virato ad ovest e si è allontanato
3) il reporter di
USA Today Vin Narayanan, che ha assistito all’esplosione del Pentagono, riferisce: ‘… sono balzato fuori dall’auto dopo l’esplosione del
jet, ed è stato allora che ho scorto un secondo
jet in cielo…’
4) l’
editor di
USA Today Joel Sucherman scorge anch’egli un secondo aereo
5) Brian Kennedy, della segreteria stampa di uno dei ‘congressisti’ presenti nell’ufficio di Rumsfeld, ed altri scorgono un secondo aereo
6) un addetto alla manutenzione dell’
Arlington National Cemetery, di cui non si conosce il nome, ha scorto ‘un secondo aereo che con fare misterioso girava in cerchio sopra l’area quando il primo è impattato sul Pentagono’
7) John O’Keefe era alla guida della sua auto al momento dell’esplosione del Pentagono. ‘La prima cosa che ho fatto è stata fermarmi sul lato della strada e quando sono uscito dall’auto ho visto un secondo aereo sopra la mia testa. Mi è parso che fosse un
cargo C-130. Dopo aver fatto un giro completo sopra il Pentagono si è allontanato
Il pilota del C-130, il tenente colonnello Steve O’Brien, è stato intervistato più tardi ed ha raccontato una versione delle cose un poco diversa da quella dei ‘testimoni oculari’. ‘Anche andando a tutta manetta, avevo grosse difficoltà a tenergli dietro…’, il che significa che non era nei pressi del
Flight 77. Asserisce inoltre che ‘al momento dell’esplosione vedevo da lontano la sagoma del Pentagono…’, confermando dunque di essere rimasto sempre lontano dal
Flight 77. O’Brien afferma poi di aver chiesto al controllo di volo di ‘poter fare un breve giro di ricognizione intorno all’edificio’ ma che gli è stato risposto di ‘allontanarsi più in fretta che poteva’.
Quanto qui riportato è solo una parte di ciò hanno riferito i ‘testimoni oculari’ che hanno assistito ‘in prima persona’ ai fatti [altre testominianze assai più ‘imbarazzanti’ verranno riferite più avanti…]. Anche ad un esame assai superficiale l’unica ‘certezza’ che emerge è che… si ha a che fare con un puzzle che è peggio della ‘Torre di Babele’. Senza lasciarci andare ad un cupo pessimismo, proveremo più avanti a sistemare qualcuno dei tasselli del
puzzle…
Così alcuni ‘ricercatori in Internet’ hanno ricostruito la ‘traiettoria’ seguita dal Boeing 757 sulla base dei lampioni trovati ‘tranciati’ e delle colonne distrutte dentro l’edificio. Tra non molto saranno presentati i risultati ottenuti da altri ‘ricercatori di Internet’ [tra i quali chi scrive…] che non collimano molto con questi…
dopo le ore 9.38 a.m. – Pochi minuti dopo l’impatto del
Flight 77 contro il Pentagono, i servizi segreti ordinano ‘immediato decollo’ ai caccia della
Andrews Air Force Base, situata a sole 10 miglia da Washington. E’ chiaro che ciò vuol dire ‘chiudere la stalla dopo che i buoi sono fuggiti’. Subito dopo una non meglio specificata ‘persona’ fa sapere dalla Casa Bianca che l’area intorno a Washington è dichiarata
free-fire zone [zona cioè in cui vi è obbligo di ‘sparare a vista’…]. Commenta un pilota: ‘Ciò significa che ci è stata data l’autorizzazione a far ricorso a qualsiasi mezzo idoneo a difendere la capitale della nazione, le vite e i beni della popolazione’. Il tenente colonnello Marc H. Sasseville ed un altro pilota con nome di battaglia ‘
Lucky’ [‘fortunato’…] corrono ai loro F-16 armati di solo cannone da 20 mm con dotazione di 511 colpi del tipo ‘TP’ [proiettili da esercitazione non esplosivi…]. Nel frattempo i tre F-16 mandati in missione di esercitazione ad oltre 200 miglia di distanza fanno ritorno alla base. Il caccia del maggiore Billy Hutchinson ha abbastanza carburante per poter immediatamente decollare. Gli altri due debbono invece essere riforniti. Hutchinson decolla con l’aereo completamente disarmato e il suo è il primo caccia a raggiungere Washington
ore 9.45 a.m. – Alla Casa Bianca ha inizio l’evacuazione generale. Sono passati 21 minuti da quando è stato segnalato un aereo non identificato dirigersi verso Washington e 40 minuti da quando il vice presidente Cheney è stato allontanato e messo al sicuro.
Ben Sliney,
National Operations Manager della FAA, ordina il blocco del traffico aereo in partenza e in arrivo in tutti gli aeroporti degli Stati Uniti. In questo momento 3.949 aerei sono ancora in volo. Sliney prende la decsione senza consultare il capo della FAA Jane Garvey e il segretario ai trasporti Norman Mineta, i quali però danno la loro approvazione. Nel giro di un’ora il 75 per cento dei voli atterra
Questa, in estrema sintesi s’intende, la ‘cronologia’ degli eventi relativi alla storia del
Flight 77, terzo atto della ‘tragedia’ andata in scena in quel fatale 11 settembre 2001. Quello che si è cercato di fare è reperire e confrontare tra loro i dati di un numero di fonti ‘più o meno affidabili’ il più possibile esteso. Il quadro che ne esce è a dir poco impressionante ma, come è stato per il primo e secondo atto [andati in scena al
World Trade Center…], non disperiamo di riuscire a fare un poco di chiarezza. Solita raccomandazione: non perdete le prossime puntate!…
cordiali saluti
lupo grigio
An old wolf may lose his teeth, but never his nature
L'ultima modifica di lupo grigio il 20/03/2007, 07:18, modificato 1 volta