da kinder » 19/02/2011, 18:32
è vero che la discussione che hai riesumato è datata, ma per me il tema è caldo, visto che pochi giorni fa ho iscritto mia figlia al liceo scientifico, dopo aver discusso di questo ed altri per qualche mese.
L'articolo che hai citato mi sembra troppo intriso dell'umore scuro dell'insegnante che parla, carico delle sue disillusioni. A quarant'anni è andata a sbattere contro "l'arido vero". Mi chiedo come non l'abbia colto prima...
Io invece non voglio basare le mie parole sull'amarezza della sua precarietà e dello stipendio di 1250 euro al mese. Non mi sembrano elementi connessi col latino. Hanno a che fare con la scuola italiana e sono di portata molto più generale. Sicuramente anche di ciò si è parlato qui.
Nel giro delle scuole che ho fatto prima di iscrivere mia figlia ho trovato varie situazioni, compresi corsi sperimentali in cui il latino non c'era. Mi pare di capire che con l'ultima riforma ciò non sia più consentito. Comunque, mio malgrado mia figlia studierà il latino, al liceo scientifico "Guido Castelnuovo" di Firenze.
Nei miei confronti dialettici degli ultimi mesi ho ritrovato vivo il cavallo di battaglia degli umanisti che sostengono che lo studio del latino (e ancor di più del greco antico) sviluppano la capacità di ragionare. A costoro ho sempre chiesto se ritenevano che le scienze, la matematica in particolare, fossero meno fertili da questo punto di vista. Dalla trabballanza delle loro risposte ho capito che su quel cavallo scommettono il più delle volte persone che hanno avuto rapporti difficili con la matematica, con risultati scarsi; mi è sembrato di poter cogliere dietro quella posizione la ricerca di un luogo sicuro, dove rifugiarsi quando l'ammettere di aver avuto difficoltà colla matematica fa temere di non essere considerati sufficientemente razionali. Insomma, credo sia un tranello psicologico più che un ragionamento sereno.
Io ho studiato il latino, con risultati pessimi. Mi sono quindi chiesto se la mia disaffezione verso esso non fosse un attegiamento simile a quello di cui sopra (giacché ci siamo, "vulpes alta in vinea"). Non so, forse può essere. Però sono davvero convinto che sacrificare cinque ore alla settimana per il latino, sottraendolo ad altre materie utili che non si fanno, o anche solo ad un irrobustimento delle altre che si fanno con risultati dubitabili, mi sembra uno spreco di tempo.
Aggiungo una considerazione un po' off-topic, ma imparentata con questi discorsi. Una delle materie sulle quali si dovrebbe porre più attenzione, quindi investire qualche sforzo di più, è l'italiano. Potrà sembrare strano a molti, ma lo voglio dire lo stesso. La maggior parte dei giovani che entrano in azienda si caratterizza per non saper scrivere in italiano. Meditate gente, meditate.