il lavoro del matematico

Messaggioda m8rco » 24/06/2009, 20:37

poco tempo fa ho sentito un intervista di un filosofo-matematico che diceva:"un matematico lavora per la soddisfazione personale, mai per i soldi"
per farla breve... diceva che se un ingegnere trova la soluzione a qualche problema su un esperimento che potrebbe cambiare la vita a milioni di persone, probabilmente quall'uomo diventerebbe ricco, mentre se un matematico trova la soluzione ad un problema ad un 'equazione che gli prende i pensieri per giorni, settimane, mesi...... anni e alla fine lo risolve, al quel matematico nn rimarrebbe altro che la soddisfazione personale.

come la pensate?
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Messaggioda Lorin » 24/06/2009, 21:57

Oddio non so se è proprio vero. Metti caso che uno dimostra uno dei problemi del millennio?! Oltre alla soddisfazione si intasca anche un bell'assegno.

Comunque, scherzi a parte, il mio pensiero si accosta molto a quello sopra citato. Penso che una persona che intraprenda il cammino della matematica al fine di ricercare qualcosa, sia sopratutto per gusto personale e per arricchirsi interiormente, di uno dei più grandi tesori che la vita ci può donare.
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Messaggioda m8rco » 25/06/2009, 07:14

Dio ha creato il mondo...

...L'uomo attraverso la matematica lo ha completato!!!


complimenti, bellissima frase.
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OT

Messaggioda Fioravante Patrone » 25/06/2009, 07:33

Dio ha creato il mondo...

...L'uomo attraverso la matematica lo ha completato!!!
ex falso sequitur quodlibet :wink:
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Messaggioda GPaolo » 25/06/2009, 11:00

Fioravante sei grande: dal falso segue qualunque cosa. Dio ha creato il mondo, mia madre lo ha reso meraviglioso e mio padre fantastico. Per quanto mi riguarda, ho contribuito a rovinarlo!
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Messaggioda adaBTTLS » 25/06/2009, 11:10

però non mi pare un'implicazione: se è una congiunzione, vale il contrario!
se la prima parte è falsa, il totale è falso indipendentemente dalla veridicità o meno della seconda, al contrario se fosse stata un'implicazione...
se viene considerata un'implicazione, vuol dire che indipendentemente da chi ha creato l'uomo, l'uomo non avrebbe potuto completare il mondo se non fosse stato a sua volta creato. ma, se uno nega la prima parte, come può accettare la frase come implicazione?
come congiunzione potrebbe anche, perché, appunto, indipendentemente dal fatto che l'uomo sia stato o meno creato, di certo non si è creato da solo.
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Messaggioda Smt_1033 » 25/06/2009, 12:56

È stupendo sapere che non sono l'unico a farsi certe seghe mentali sulla differenza di significato che scaturisce dall'uso di una congiunzione piuttosto che un'altra :E
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Messaggioda adaBTTLS » 25/06/2009, 13:39

l'idea era di "scardinare" ogni "certezza", anche perché "fede nell'ateismo" è una "contraddizione in termini".
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Messaggioda arrigo » 25/06/2009, 13:40

Che significa creare ?

Io non sono stato creato, sono stato generato !!!!

Il concetto di creazione è avulso dalla scienza. Se mai si può parlare di evoluzione ecc.

Circa il tema del topic vorrei ancora ribadire che l'immagine del matematico come di una persona astratta che non si sporca le mani e vive nella sua torre d'avorio è totalmente sbagliata, anacronistica e fuorviante.
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Messaggioda Lorin » 25/06/2009, 20:11

beh non pensavo che la mia frase potesse suscitare tanti commenti.
Dietro di essa non c'è nessun pensiero strano, nessuna riflessione filosofica, era solo una frase che m è venuta in mente dopo la lettura de "l'enigma dei numeri primi", che mi ha fatto riflettere parecchio su quanto sia indispensabile la matematica e, di quanto grazie ad essa l'uomo abbia migliorato il suo modo di vivere; e visto che io credo nell'esistenza di un essere superiore (che chiamo Dio, come tutti del resto) che abbia creato la vita allora mi è uscita la frase.
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