Supponiamo di avere la funzione \( \displaystyle {s}:\mathbb{R}\to\mathbb{R} \), che pensiamo come legge oraria del moto di una particella. Su un libro di Fisica 1 ho trovato spesso affermazioni come questa:
"Supponiamo che la particella percorra distanze uguali in intervalli di tempo uguali. Allora \( \displaystyle {s} \) è un polinomio di 1° grado."
Vorrei dimostrare nel dettaglio questa proposizione.
Per semplicità pensiamo \( \displaystyle {s}{\left({0}\right)}={0} \). Traducendo le ipotesi in linguaggio formale, possiamo dire che:
"per ogni \( \displaystyle {t},{h}\in\mathbb{R} \) l'incremento intorno all'istante \( \displaystyle {t} \) è uguale all'incremento intorno all'istante \( \displaystyle {0} \)", nel senso che
\( \displaystyle {s}{\left({t}+{h}\right)}-{s}{\left({t}\right)}={s}{\left({h}\right)} \) avendo supposto \( \displaystyle {s}{\left({0}\right)}={0} \).
Mentre la tesi, sempre grazie a \( \displaystyle {s}{\left({0}\right)}={0} \), è "\( \displaystyle {s} \) è lineare".
Ho l'impressione che l'autore supponga implicitamente che \( \displaystyle {s} \) sia una funzione continua. Perché, se è ovvio che \( \displaystyle {s} \) è additiva, non mi pare altrettanto ovvio che sia omogenea.
Certamente lo sarà per scalari interi:
\( \displaystyle {s}{\left({n}{t}\right)}={s}{\left({t}+{t}+\ldots+{t}\right)}={s}{\left({t}\right)}+{s}{\left({t}\right)}+\ldots+{s}{\left({t}\right)}={n}{s}{\left({t}\right)} \);
e anche per scalari razionali:
\( \displaystyle {s}{\left({t}\right)}={s}{\left({n}\cdot\frac{{1}}{{n}}{t}\right)}={n}{s}{\left(\frac{{1}}{{n}}{t}\right)}\ \Rightarrow\ \frac{{1}}{{n}}{s}{\left({t}\right)}={s}{\left(\frac{{1}}{{n}}{t}\right)} \);
ma cosa ci permette di estenderci agli scalari reali, se non il supporre a priori che \( \displaystyle {s} \) sia continua?







