Mi è sorta leggendo le prove sperimentali per evidenziare la natura ondulatoria di alcune particelle, ad esempio l'esperiento di Young. Per poter osservare la formazione delle frange di inteferenza, le fenditure devono avere uno spessore confrontabile con la lunghezza d'onda, immagino voglia dire circa dello stesso ordine di grandezza. E questo vale per qualunque tipo di onda. Ma mi pare che si presenti un problema nel caso delle onde associate alle particelle. Prendendo un flusso di ipotetiche particelle, o meglio di atomi vista la domanda, con una certa lunghezza d'onda prevista dall'equazione di De Broglie: per svolgere l'esperienza ci occorrono fenditure con le caratteristiche di cui sopra. Ma se lo spessore di queste fenditure risulta minore delle dimensioni degli atomi che stiamo usando, (in parole molto povere l'atomo da lì non dovrebbe poter passare), si osservano lo stesso le frange di interferenza? Cioè, c'è qualche scrauso motivo quantistico per cui questi atomi passano "lo stesso"
Citando dal libro le parole di Bohr:
"Gli aspetti d'onda e particella di un'entità quantistica sono entrambi necessati per una descrizione completa. Tuttavia, i due aspetti non possono essere rilevati simultaneamente in un singolo esperimento. L'aspetto che si rivela è quello determinato dalla natura dell'esperimento che si conduce"
Ma in questo esperimento sembra ci siano le premesse per evidenziare entrambi gli aspetti, o meglio, ovviamente se ne evidenzierà uno solo, ma non so quale.
Quindi magari si può riformulare meglio la domanda: in una esperienza come quella che ho ipotizzato, emerge la natura corpuscolare (gli atomi non passano) o quella ondulatoria (si formano le frange)?
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