mi permetto di intervenire su quanto affermato da sam89.
il nuovo trend didattico favorito dai test PISA si sforza proprio di venire incontro all'esigenza di mostrare la genesi e lo sviluppo del pensiero matematico a partire da situazioni "reali". ma non pensare che ciò possa risolvere il problema dello studio della matematica nelle scuole.
la matematica è "difficile" in quanto linguaggio astratto, rigoroso, profondo, potente e raffinato, lontano dalla limitata percezione del mondo che mediamente possiede un ragazzo; a questo devi aggiungere lo scadente orizzonte culturale (familiare e sociale) in cui un giovane italiano generalmente cresce. Ti faccio un esempio: un giovane svizzero o un giovane finlandese che fin da piccoli sono stimolati dalla famiglia a leggere, a studiare e a percepire la cultura, soprattutto scientifica, come un valore, e frequentano scuole selettive in cui le materie scientifiche sono considerate fondamentali, a 16 anni avranno mediamente capacità razionali e logiche superiori a quelle di un ragazzo italiano; il quale invece viene mandato in scuole dove la vagabondaggine è giustificata e il permissivismo e il lassismo abbondano, generalmente per prendere un pezzo di carta o perché fa comodo ai genitori avere un posto dove depositarli mentre lavorano. e non sto scherzando, né sto esagerando. io ci lavoro nelle scuole! e ne ho viste più di una! e parlo di licei scientifici!
lo studio della matematica implica molta applicazione a casa, molto esercizio, molte ore sui libri. Le capacità di astrazione e razionalità che la comprensione e l'applicazione della matematica necessitano sono, a detta di molti pedagogisti ed esperti dei psicologia dello sviluppo (vedi Piaget), quasi esclusiva dell'età adulta. In giovane età in media si fa fatica. Eppure se un tale sforzo non lo si persegue in giovane età, si rischia di non sviluppare determinate capacità e competenze.
i meccanismi alla base della scuola non sono quelli didattici. questo continuo addossare colpe alla didattica è fuorviante.
il presupposto fondamentale affinché la scuola funzioni è che l'alunno studi e non poco.
diciamolo chiaro e tondo senza ipocrisie: lo studio è pesante e a nessuno o quasi piace farlo quando si è piccoli! ma il successo scolastico ovvero l'acquisizione di competenze, capacità e conoscenze è legato a quanto una studia. certamente conta anche la qualità dello studio, ma i programmi sono standard e in genere anche il più piatto dei prof. non fa altro che guidare gli alunni allo studio dei programmi che sono ben scritti sui libri. la favola dei prof. mele marce è una gran cavolata. certamente ci saranno, ma quanti sono? l'idea del prof. con la bacchetta magica è una grande boiata. in genere i prof apprezzati dagli alunni sono semplicemente quelli che gli vanno più a genio e che gli sono più simpatici. ho sperimentato vari approcci nelle aule e so bene di cosa parlo.
a scuola ci vuole disciplina e studio. poi si può parlare di tutto il resto, senza però aspettarsi miracoli.
Ci si dimentica spesso che si ha a che fare con adolescenti e non con adulti. grave errore.
personalmente ho raccolto tutte le impressioni dei ragazzi che ho potuto seguire molto da vicino, anche a casa, e con cui ho avuto un rapporto molto confidenziale (non miei alunni, sia chiaro!). ne esce fuori un quadro del tutto inattendibile e fuorviante. ma è del tutto normale che un ragazzo mediamente abbia una visione semplicistica e limitata della realtà, compresa quella scolastica. ricordo perfettamente la mia adolescenza e non mi meraviglio più di tanto.
il problema è che nella nostra scuola si da aria ai "capricci" dei ragazzi e non si pensa invece allo studio e alla disciplina! nessuno vuole reprimere nessuno, è un piacere ascoltare e parlare con gli adolescenti (altrimenti cambierei mestiere), ma semplicemente si vuole fare scuola come in tutti i paesi civili del mondo.
hai voglia a scrivere libri super aggiornati e miracolosi: se poi non li si apre non serve a niente! i paesi in cui la matematica va forte, sono quelli in cui la scuola ancora funziona e si basa sull'impegno.
tentare di comprendere a fondo la matematica a 14 anni è davvero pretenzioso! forse 1 su 30 potrebbero riuscirci!
personalmente la matematica è entrata nella mia vita perché i miei genitori ci tenevano che io studiassi davvero e che andassi ben in tutte le materie. poiché studiavo e facevo tutti gli esercizi che mi assegnavano, piano piano ho iniziato a ricevere gratificazione ogni volta che riuscivo a risolvere un esercizio o un problema. certamente non avevo la pretesa di comprendere tutta la matematica! però mettevo nello studio una determinazione e uno sforzo, un sacrificio che oggi non è concepibile. e senza addossare ai prof alcuna responsabilità. per noi i prof. erano persone a cui indirizzare di nascosto maledizioni varie perché ci costringevano a studiare. spesso non ascoltavo nemmeno le loro lezioni! e penso che ancora oggi sia così! poi però a casa il libro lo aprivo....
ovviamente c'è poi un discorso di inclinazioni al ragionamento logico. difatti leggevo tantissimi libri gialli, ero appassionato di enigmistica e mi piacevano gli esperimenti scientifici. ma è normale che questo avvenga ed è per questo che le scuole dovrebbero orientare e selezionare.
nei nostri licei si si lascia capire ai ragazzi che anche se vai male in un paio di materie, vieni promosso lo stesso. le due materie sono nel 90% dei casi matematica e latino... ma guarda un po'! proprio quelle che la mia generazione percepiva come quelle più difficili e lunghe da studiare!!!!
i condoni e gli indulti non sono solo prerogativa del parlamento..... semmai in questo senso bisognerebbe giudicare ed individuare i prof mele marce, ovvero quelli che regalano i voti!!!
ma il discorso si allarga anche ai genitori e al vuoto educativo e culturale di una società completamente irresponsabile nei confronti delle nuove generazioni.
ma lasciamo stare. ho già scritto troppo...!!!!!
comunque sia ben venga un libro di matematica gratuito per tutti! sono onorato di partecipare alla sua stesura!






