Da Almalaurea
Ha una diffusione simile a molte altre lauree, anche se credo che la comparazione sia difficile da fare.
Naturalmente non sono laureato in scienze statistiche, ma non credo che serva un genio a capire che i 574 laureati in scienze statistiche costituirebbero il 4% dei laureati di un corso più popolare come economia, e che un confronto è difficile sotto l'aspetto puramente numerico.
Se un corso di laurea con 574 laureati offre una capacità di assorbimento nel mondo del lavoro del 56%, io non farei i salti di gioia.
Soprattutto quando il 42% di questi laureati ha un contratto atipico.
Inoltre, è bene considerare che il 53% dei lavoratori con questo titolo utilizza in misura ridotta le competenze ottenute, mentre il 20% non le utilizza per niente (è inoltre interessante osservare la segregazione di questo dato per ateneo).
Nel 61,5% dei casi, la laurea in questione non era richiesta.
Ora, sempre da ignorante in statistica, io i dati in questione li interpreto così: metà dei laureati in statistica trova lavoro dopo un anno. Il dato è coerente con molte altre facoltà.
Di queste 290 persone, circa 140 hanno un contratto atipico. Anche qui, poche differenze con gli altri corsi di laurea.
Sempre tra le 290 persone in questione, 150 utilizza in maniera ridotta le competenze acquisite, mentre 60 persone non le utilizzano proprio. Questo significa che 150 persone hanno un lavoro che avrebbero potuto ottenere con un altro corso di laurea (presumibilmente matematica, informatica o economia), mentre le altre 60 persone hanno un lavoro che non c'entra niente con il titolo di studio.
Quindi, si può arrivare a dire che su 574 laureati, 80 ottengono un lavoro che sfrutta le competenze acquisite.
Ora, c'è ancora bisogno di chiedersi per quale motivo un corso che offre un lavoro specifico ad 80 persone ogni anno ha pochi iscritti?
Apparentemente, ci troviamo di fronte ad un profilo leggermente diverso da quello descritto da Aliseo in cui gli statistici sarebbero i custodi del destino dell'universo.




