Matematica Regionale

Messaggioda Pietro_Bonf » 22/04/2010, 08:24

Sentivo stamani su Radio24 la proposta leghista di vincolare gli insegnanti ad insegnare nella regione di appartenenza.
Questo perchè, a detta di questo signore, la cultura è "cultura locale" quindi solo gli insegnanti della zona potrebbero farlo.
Allora mi chiedo, la matematica è espressione della cultura locale?
Che differenza c'è tra la matematica laziale e quella veneta?
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Messaggioda Gatto89 » 22/04/2010, 13:12

Il discorso purtroppo e´ un attimino piu´ delicato, se ne parlava qui... se vuoi http://www.matematicamente.it/forum/110-e-lode-a-reggio-calabria-80-a-milano-t44601.html
"La reductio ad absurdum è una delle più belle armi di un matematico. È un gambetto molto più raffinato di qualsiasi gambetto degli scacchi: un giocatore di scacchi può offrire in sacrificio un pedone o anche qualche altro pezzo, ma il matematico offre la partita."
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Messaggioda vict85 » 22/04/2010, 17:53

Beh, a livelli alti un po' di differenze culturali ci sono (anche se non certo a livello così locale). Ma in generale sono più che altro preferenze negli strumenti e nei punti di vista usati per trattare degli argomenti e comunque sono sottigliezze che uno studente delle superiori non può neanche comprendere lontanamente...

Comunque penso che il discorso sia un'altro gatto89... Non si tratta di una questione di voti (anche perché matematica a Torino è per esempio più facile che a Pisa e comunque dipende molto da facoltà a facoltà oltre che da professore a professore) o di qualche sorta di preconcetto relativo alle capacità dei professori.
Io penso che la sua (e in generale del leghista medio) affermazione non sia in generale basata sulla capacità professionale ma solo da un disprezzo per la cultura del sud italia, una sorta di paura che ti trasformino il figlio in un criminale (certo io avrei paura di uno che mi strasformasse il figlio nel figlio di Bossi ma è solo questione di opinioni). Oltre che comunque da una certa questione di insegnanti precari della zona che non riescono ad entrare in ruolo ma vengono chiamate persone da fuori (non conosco abbastanza la situazione per sapere se questo è avvenuto per qualche "errore" nell'organizzazione dei concorsi o meno). La considerazione che invece alcune università del sud siano più facili è comunque invece abbastanza radicata in alcuni settori (tra i quali non penso ci sia la matematica) e non sempre basati su dati infondati (per esempio ricordo che si erano rilevate, non molto tempo, fa maggiori irregolarità nei test di ingresso a numero programmato). I suoi rimandi a queste considerazioni sono puramente conseguenze della paura detta prima.
Le sue critiche inoltre spesso mi sembra si riferiscano a cose del tipo che parlano male (non in dialetto veneto).

P.S: Capiamoci quando dico radicata intendo dire per esempio in giurisprudenza di persone (del nord) che non passavano i concorsi o non riuscivano a passare un esame difficile e andavano in qualche università del Sud per potersi laureare. In realtà ora tendono ad andare in Spagna (anche perché in Spagna appena ti laurei sei abilitato a fare l'avvocato e quindi con il passaggio vieni iscritto automaticamente all'albo o qualcosa del genere)...

P.S2: Detto questo io ho oltepassato così tanto il limite di non capire l'italiano medio che ho ripudiato (ufficiosamente, ufficialmente è impossibile) la nazionalità italiana. E comunque oltre a non capire certi comportamenti mi danno proprio fastidio. Quindi per alcuni di questi non difenderò mai la cultura del sud esattamente come non difendo quella del nord non intellettuale (= i leghisti). Principalmente comunque mi riferisco agli atteggiamenti verso lo Stato e le Leggi.
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Messaggioda Gatto89 » 22/04/2010, 18:41

Il fatto che serva la cultura locale per insegnare matematica è un'idiozia detta dal tizio.

La proposta (abbastanza seria) che la Lega prova a perpetuare da tempo è il relegare l'insegnamento alla regione di studio/laurea.
Per quanto proposta dalla lega, non è una proposta totalmente sbagliata (*): statisticamente sia i voti di maturità sia i voti di laurea sono nettamente più alti al sud che al centro/nord, spesso per questioni di "manica larga" e, poichè buona parte dei concorsi sono per titoli, questo avvantaggia nettamente i laureati del meridione a discapito degli altri. Limitando gli insegnanti alla regione di studio/laurea, ci sarebbe sicuramente una maggiore uniformità di giudizio dei titoli.


(*) Personalmente, ritengo che questa sia comunque un'ingiustizia (sarebbe come scegliere il male minore)... la cosa migliore secondo me sarebbe fare concorsi per test e per esame, e non per titoli... così che situazioni del genere non diano problemi e si possa giudicare le persone dalla loro preparazione e non da altro.
Come già detto nel topic linkato prima, purtroppo finchè rimane la valutazione per titoli e questa disuniformità di voti di maturità e di laurea, non posso che ritenere quantomeno sensata la proposta sopra.
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