Cozza Taddeo ha scritto:Gugo82 ha scritto:Cozza Taddeo ha scritto:In ogni caso le letture di storia della matematica su di me hanno avuto un effetto contrario a quello di Gugo82, nel senso che hanno rafforzato sempre di piú una concezione platonica della matematica come mondo a sé indipendente dal pensiero umano.
Non vedo come...
È semplice: se
credi, come me, che le strutture della matematica esistano in modo indipendente dal pensiero umano, la lunga storia dell'evoluzione dei concetti che l'uomo ha eleborato per descriverle non fa altro che rafforzare l'idea che dietro questi concetti ci sia un nocciolo oggettivo che si va a studiare e a chiarificare.
Voglio dire, fissati gli assiomi e le regole di derivazione di proposizioni vere tutte le conseguenze sono fissate immediatamente, è solo perché l'uomo possiede capacità di ragionamento limitatissime che non appaiono subito evidenti e chiare. Esse però esistono e non possono essere cambiate. Non possono fare a meno di essere cosí.
Se si cambiano gli assiomi o le regole le conseguenze precedenti non vengono per nulla invalidate, vengono soltanto ignorate dal momento che ci si muove in un ambito diverso.
È come fare una gita in un territorio sconosciuto. Il territorio è lí bello e pronto, il visitatore deve solo scegliere da dove partire e in che direzione muoversi. Fatta questa scelta ciò che vede non dipende da lui e dalla sua creatività. Certo alcune direzioni porteranno a vedere cose piú interessanti altre meno, ma la creatività di un matematico, per come la vedo io, è la creatività dell'esploratore che trova modi ingegnosi per raggiungere posti da cui osservare dei panorami da prospettive insolite e suggestive.
Ma, ripeto, il paesaggio c'è già.
Diciamo che preferisco un approccio alla Matematica che metta in luce il fatto che essa sia "originale"
in toto, sia nei risultati sia nella loro acquisizione (ossia nella dimostrazione).
Non c'è nulla di originale in un paesaggio prima sconosciuto che viene scoperto addentrandosi in un nuovo territorio; casomai c'è stupore, ma non certo originalità.
Allo stesso modo, non c'è nulla di originale se supponiamo che le strutture della Matematica siano già tutte esistenti e che vengano scoperte via via che ci si addentra nella teoria; anche in questo caso lo stupore prevale.
Credo fermamente che la Matematica debba e possa essere originale, oltre che creativa.
Ecco, secondo me l'uomo è già troppo costretto da limiti fisici per rinunciare all'unico ambito in cui la sua parte razionale può esprimersi senza vincoli (per la parte irrazionale ci sono già l'Arte e l'Amore, il che non è poco!).
Quando si suppone che anche la Matematica, come la Fisica o qualunque altra delle Scienze, riguardi qualcosa di "esistente" si mette una barriera definitiva alla possibilità dell'uomo di creare qualcosa con la propria intelligenza: questo implica che l'intelligenza umana si sia sviluppata solo per elaborare una primigenia informazione insita nell'Universo e rende l'uomo un osservatore passivo (sembra un po' la prima parte dell'enunciato del
Principio Antropico Ultimo...).
Ciò non mi sta affatto bene, perchè penso che l'intelligenza abbia effettivamente una potenza creativa e creatrice controllabile (al contrario del "sentimento", che ha una potenza creatrice incontrollabile e, quindi, potenzialmente dannosa).
Quanto ho appena scritto ti fa capire che secondo me le teorie sulla Matematica e quelle sull'essere umano sono strettamente connesse.
La Matematica, in quanto non vincolata da alcunché (al di fuori delle sue regole formali; esse però possono sempre essere riviste e pertanto non costituiscono un "vero" vincolo), ha un posto centrale tra tutte le elaborazioni razionali dell'Uomo. Mettere in luce questa sua centralità avrebbe un grande merito: renderebbe possibile far capire ai giovani come si possa essere razionali e creativi nello stesso tempo. E di un recupero della razionalità in età scolastica c'è davvero bisogno (cito solo
questo e
questo).
Ora lascio, perchè si sta trasformando in un topic buono per la sezione Filosofia della Scienza.
Noto però che l'argomento non ha attratto molti lettori. Poveri ragazzi.

Non puoi aspettarti di vedere al primo sguardo. Osservare è per certi versi un'arte che bisogna apprendere. (Friedrich Wilhelm Herschel)