Ti ringrazio per la celerissima e altrettanto cortese risposta.
In merito al primo, secondo e quarto paragrafo della stessa non ho nulla da eccepire è pressoché in linea con quanto mi aspettavo.
In merito al contenuto del terzo paragrafo (visto anche il contenuto del quarto), sviluppandone le riflessioni che esso implica, è possibile presumere che chi gioca frequentemente contro un software finisca anche per "comprenderne" (mi si passi il termine, anche se non è proprio quello giusto) fino anche ad "emularne" la filosofia di gioco e le strategie, un po’ come accade anche per gli altri giochi elettronici (tipo “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”)?
Campioni, come Kasparov ad esempio, affermano che giocando contro un avversario contro cui hanno già giocato in passato (anche se non umano) e non sapendo di chi/cosa si tratta sarebbero in grado di determinare addirittura di quale software/computer/persona stanno sfidando. È come se anche il software/computer abbia un suo “stile” (oltre alla persona che è ovvio che sia così), che poi corrisponde a quello dei suoi programmatori. È molto interessante in merito l’intervista allo stesso Kasparov ripportata su
http://www2.polito.it/didattica/polymat ... sparov.htm in particolare riporto una parte che in merito ritengo particolarmente significativa:
[…]
Intervistatore:
Cos'è successo dopo Deep Blue?
Kasparov:
Le macchine sono cambiate, e stanno cessando di essere completamente materialistiche e deterministiche: ora manifestano elementi di incertezza, e arrivano a sacrificare dei pezzi pur di ottenere deboli compensazioni. Incominciano a lasciar intravedere elementi umani, prendendo decisioni diverse da quelle stabilite dalla loro tavola di valutazione.
Intervistatore:
E arriveranno a manifestare differenze di personalità?
Kasparov:
Lo fanno già. Se lei mi mostra cinque o sei partite giocate dai migliori programmi in funzione oggi, molto probabilmente le saprei dire quale di loro ha giocato: con una partita isolata è difficile, ma con un certo numero si possono smascherare. Ad esempio, quando ho giocato nel 2003 i due match con il Deep Junior israeliano e l'X3D Fritz tedesco, sono riuscito a distinguere nel primo un'aggressività e uno spirito combattivo tipicamente israeliani, e nel secondo una solidità tutta tedesca.
Intervistatore:
D'altronde, i programmi non fanno che riflettere le mentalità dei programmatori.
Kasparov:
Certo, dietro la macchina si riesce sempre a vedere l'uomo. Ed è sorprendente che oggi i programmi esibiscano differenze a volte più marcate di quelle fra giocatori umani.
[…]
Trattasi di un passaggio interessante: addirittura dal modo di giocare ne scorge la nazionalità del programmatore.
Era (ed è) veramente un giocatore eccezionale! Fantastico!
Sarebbe davvero bello se di tanto in tanto facesse, a sorpresa, una partita con il pubblico di matematicamente…
Tornando al terzo paragrafo:
“Per sapere se una partita è viziata dall'uso di software si usano diversi metodi, il più grossolano è vedere la coincidenza delle mosse del giocatore con quelle proposte dal computer.
Un altro ad esempio è l'individuazione di alcune mosse che sono tipiche da computer.”
Significa che la Commissione del torneo di Matematicamente controlla le partite dei giocatori (presumo solo quelle dei giocatori con il punteggio migliore) confrontandole con quelle dei migliori software per vedere se ci sono delle coincidenze e se ve ne sono contatta l’utente che ha giocato quelle mosse ritenendo che questo non le abbia potute imparare per imitazione dallo stesso software o semplicemente perché non ci potrebbe essere arrivato da solo in quanto sono proprio tipiche e solo dei “giocatori cibernetici”?
Perdonatemi, sono cosciente del mio “antipatico tono ironico” ma la domanda mi è sorta spontanea e non ho saputo come impostarla in modo più diplomatico: se un giocatore vuole davvero barare e la Commissione, come si suol dire, lo “sgamma” e lo contatta con dei “sospetti” l’autore delle partite “truccate” per essere “sgammato in via definitiva” e rimesso in carreggiata deve confessare di aver barato? E se poi non confessa (perché ha una gran faccia tosta ad esempio)? Come possono i giocatori in regola continuare a giocare tranquilli forti solo della loro esperienza?
Perdonatemi ancora se con apparente irriverenza (ma non è così) affondo il dito nella piaga, e lo dico senza offesa per nessuno, ma davvero mi sembra un po’ banale: non credo che tali controlli possano seriamente sortire grandi effetti se uno è bravo a mentire, tanto più che per posta elettronica è ancora più banale. Praticamente potreste trovarvi quasi sempre impossibilitati a fare alcunché.
In ogni caso credo che giocare in un sito attraente come matematicamente sia buona cosa farlo per imparare. Se poi qualcuno usa dei programmi e bara solo per vincere una banale play station e non per imparare qualcosa di nuovo il danno maggiore lo fa a se stesso in quanto non impara mai davvero a giocare e a pensare come uno scacchista. Quindi credo che anche se alla fine risultasse premiato lui stesso sentirà che quel premio non se lo ha davvero meritato. E se poi andrà a fare un torneo a tavolino credo che allora gli usciranno tutte le magagne in quanto non avrà granché successo: li emerge davvero solo chi ha “fatto i compiti a casa”.
Copiare durante un esame non è mai una buona soluzione. L'esame serve più agli studenti esaminati stessi che non all'insegnante esaminante.
Ciò non toglie che per imparare è utile giocare sia con avversari umani che cibernetici, a prescindere dalla “premialità” in ballo: imparare i trucchi da entrambi si può. Attenzione, però: ciò non giustifica chi bara, ma chi confronta le tipologie di giocatori. È ben diverso.
La straordinarietà degli scacchi sta nella propria inventiva e capacità di superare le difficoltà e di imparare nuove strategie in quanto insegna qualcosa anche nell’affrontare le difficoltà della vita quotidiana: insegna ad essere riflessivi, e non poco. Cosa trasponibile ed utile anche nell'affrontare le difficoltà della vita. Il timore di essere sgammati in tale contesto non costituisce certo un valido motivo di “profilassi” della terribile “malattia” costituita dall’ingannare l’avversario (per una play station… poi!!!). Lo è invece un serio sviluppo delle proprie capacità.