Re: Senza teorie

Messaggioda oruam » 09/06/2008, 02:01

nato_pigro ha scritto:Se tutto d'un tratto tutte le teorie fisiche elaborate da Aristotele fino alla relatività e alla quantistica (per non andare oltre) scomparissero, tutti i libri di fisica bruciati, tutti i fisici dimenticassero ciò che hanno studiato, cosa accadrebbe?
Questo però con alcuni "vantaggi" rispetto ad aristotele: rimangono gli stumenti che possediamo ora, quindi siamo a contatto con le stesse fenomenologie fisiche del giorno d'oggi e abbiamo le stesse conoscenze epistemologiche e metodologiche attuali.

Sono perfettamente d'accordo che la storia della fisica è fonamentale per la conoscenza e l'evoluzione della stessa, e sono anche d'accordo con popper che ogni esperimento che si fa è sempre guidato da un'ipotesi di teoria.

Il senso della domanda dunqe è: ogni ricercatore nel suo lavoro è ovviamente influenzato da ciò che ha studiato, da come lo ha studiato, con chi l'ha studiato, dai sui predecessori, dai fallimenti, dalle mode... con l'annullamento di tutto ciò la nuova fisica che ne nascerebbe, col tempo, diverrebbe quella attuale?

Eistein ha detto che chiunque prima o poi sarebbe giunto alla relatività ristretta solo considerando le evidenze sperimentali, è davvero così?

Provando ora a costruire una nuova (o nuove) teoria fisica partendo da zero per spiegare i fenomeni con cui abbiamo a che fare giungeremmo comunque alla relatività generale e alla quantistica (che per quanto ne sono sono le più generali e accettate attualemte)? (naturalmente tralasciando il fattore tempo e anche il fatto che per costruire macchinari in grado di indagare fenomeni microscopici e galattici abbiamo bisogno di una certa conoscienza) Oppure queste due teorie sono solo frutto di una certa piega storica che ha preso la fisica?


Dovresti porre circostanze umane iniziali, tali da dirigere la ricerca fisica in altra direzione da quella che ha preso e questo potrebbe darsi solo se le circostanze 'fisiche' dell'uomo fossero diverse. Riesci ad immaginare quali potrebbero essere?
Potrebbe essere utile, comunque, per immaginare non mondi fisici diversi - ciò che mi pare improbabile e solo fantascientifico - ma approcci diversi al mondo fisico, sì da avere una diversa 'poetica fisica' (nel senso di 'produzione' della fisica, come poté esserlo, ad esempio, per gli ilozoistii presocratici in Occidente), valutare i diversi percorsi che la fisica e le sue applicazioni pratiche hanno avuto in Oriente e in Occidente. Non ne so molto, ma questo sicuramente porterebbe anche alla valutazione del peso che ambiente e 'psicologia' da esso derivata (senza dire dei ceppi originari dell'uomo occidentale e orientale e delle loro originarie caratteristiche) hanno avuto nella creazione della fisica, intesa qui come comprensione e soluzione di particolari problemi di adattamento. Quindi dovresti operare l'analisi comparata di tutte le circostanze 'aggravanti' e valutare il perché, se un perché si riesce ad individuare, proprio tali teorie e non altre e, se altre, quali altre avrebbero potuto venire alla luce.
Insomma, l'ipotesi non mi sento di valutarla, come indicano invece Gugo e Megan, come una questione da chiaroveggenti, quanto come un problema di storia della scienza e, soprattutto, filosofico (dato anche il suo carattere immaginifico, quale non potrebbe non essere per la penuria d'informazioni almeno sui primordi della storia umana e su prospettive derivate da presupposti ipotetici). Una questione che può essere affrontata, però, solo se si ritiene che la filosofia sia una scienza fondamentalmente inutile: ciò che mi trova d'accordo (ci mancherebbe che dovesse servire, come una domestica: et absit iniuria verbo pro ancilla) e ciò che fa che la questione potrà esser affrontata solo da un pazzo, o da un romanziere.
Ciao.
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Messaggioda m94co » 10/07/2008, 14:19

accadrebbe che la gente ricomincerebbe a notare strani fenomeni e a chiedersi il perchè, così ricomincerebbe lo studio della fisica e dopo diverse centinaia di anni si ritornerebbe al punto di oggi.

ma se non vuoi che tutto ciò accada comincia a studiarle bene e vedrai che te le ricorderai.
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Messaggioda m8rco » 24/06/2009, 20:03

m94co ha scritto:accadrebbe che la gente ricomincerebbe a notare strani fenomeni e a chiedersi il perchè, così ricomincerebbe lo studio della fisica e dopo diverse centinaia di anni si ritornerebbe al punto di oggi.

ma se non vuoi che tutto ciò accada comincia a studiarle bene e vedrai che te le ricorderai.


completamente d'accordo :!: :!: :!: :!:
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Messaggioda boba74 » 03/07/2009, 16:23

Dunque, secondo me, se all'improvviso scomparisse dalle nostre menti (e dai nostri documenti) ogni riferimento alle teorie fisiche e matematiche attuali, ma restasse il mondo tale e quale con il "frutto" che tali cnoscenze hanno portato (industria, medicina, comunicazioni, e tecnologie in genere), il mondo piomberebbe ben presto in un medioevo ben peggiore di quello già trascorso, un medioevo fatto di oggetti "misteriosi" che pur essendo presenti e usati comunemente, nessuno sarebbe in grado di riprodurre, ricreare e che quindi alla lunga cadrebbero in disuso man mano che si consumano o si danneggiano. Mi viene da pensare banalmente ai trasporti: aerei, navi, automobili e alle relative infrastrutture: nessuno riuscirebbe a riparare un mezzo danneggiato, o a ri-asfaltare una strada consumata, ma prima di tutto, nessuno riuscirebbe a fare ogni genere di manutenzione a macchinari, centrali energetiche, estrazione di petrolio, ecc... idem per le comunicazioni: satelliti, antenne e reti internet continueranno a funzionare qualche anno, ma verranno via via abbandonate perchè nessuno risucirebbe a gestirle e a mantenerle efficienti senza un'adeguata preparazione tecnica derivante dal bagaglio di studi.
In breve, l'umanità cadrebbe in un caos ritrovandosi in poco tempo in balia di malattie (che nessuno riesce a curare), fame (a causa dei diminuiti trasporti) cosa che porterebbe a un crollo politico ed economico su scala globale, che nella peggiore delle ipotesi potrebbe portare a un dominio di quei pochi che detengono il possesso di quei mezzi tecnologici sempre più rari e misteriosi, mentre il resto del mondo sarebbe assoggettato a una specie di oligarchia, basata sullo sfruttamento dell'ignoranza.....
A parte il discorso catastrofistico, con il passare dei secoli l'uomo ricomincerebbe a chiedersi il perchè delle cose, e a rielaborare teorie, anche se credo che servirebbe a poco ciò che gli rimane dal mondo attuale, perchè prima che sia possibile "prendere spunto" in modo utile dalle nostre attuali conoscenze, queste saranno ormai perdute, e si potrà ammirare solo piccole vestigia di un'antica civiltà ormai sepolta....
Ma comunque, prima o poi si giungerebbe alle stesse conclusioni, e magari con strade diverse, si raggiungeranno le stesse mete.
Ultima modifica di boba74 il 03/07/2009, 16:33, modificato 1 volta in totale.
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Re: Senza teorie

Messaggioda kinder » 21/11/2009, 23:05

nato_pigro ha scritto:Se tutto d'un tratto tutte le teorie fisiche elaborate da Aristotele fino alla relatività e alla quantistica (per non andare oltre) scomparissero, tutti i libri di fisica bruciati, tutti i fisici dimenticassero ciò che hanno studiato, cosa accadrebbe?
Questo però con alcuni "vantaggi" rispetto ad aristotele: rimangono gli stumenti che possediamo ora, quindi siamo a contatto con le stesse fenomenologie fisiche del giorno d'oggi e abbiamo le stesse conoscenze epistemologiche e metodologiche attuali.

Sono perfettamente d'accordo che la storia della fisica è fonamentale per la conoscenza e l'evoluzione della stessa, e sono anche d'accordo con popper che ogni esperimento che si fa è sempre guidato da un'ipotesi di teoria.

Il senso della domanda dunqe è: ogni ricercatore nel suo lavoro è ovviamente influenzato da ciò che ha studiato, da come lo ha studiato, con chi l'ha studiato, dai sui predecessori, dai fallimenti, dalle mode... con l'annullamento di tutto ciò la nuova fisica che ne nascerebbe, col tempo, diverrebbe quella attuale?

Eistein ha detto che chiunque prima o poi sarebbe giunto alla relatività ristretta solo considerando le evidenze sperimentali, è davvero così?

Provando ora a costruire una nuova (o nuove) teoria fisica partendo da zero per spiegare i fenomeni con cui abbiamo a che fare giungeremmo comunque alla relatività generale e alla quantistica (che per quanto ne sono sono le più generali e accettate attualemte)? (naturalmente tralasciando il fattore tempo e anche il fatto che per costruire macchinari in grado di indagare fenomeni microscopici e galattici abbiamo bisogno di una certa conoscienza) Oppure queste due teorie sono solo frutto di una certa piega storica che ha preso la fisica?


A me sembra che se si trascura per un momento la focalizzazione della tua domanda sulla fisica, essa possa essere anche espressa chiedendosi se più in generale l'evoluzione culturale umana abbia seguito l'unico percorso naturalmente ammesso, o se si è mossa lungo le diramazioni di un albero che offriva altre alternative possibili, in modo tale che, se ripercorso un'altra volta, potrebbe condurre altrove. La domanda non è peregrina, come qualcuno mi pare abbia voluto intendere, anche se mi sembra di difficile risposta, e non vedo perché snobbarla.

Io comunque non la snobbo, ed oso proporre il mio punto di vista, molto passibile di modifiche a seguito di contributi altrui.

Secondo me sostanzialmente si percorrerebbe lo stesso percorso, per lo meno in termini di passaggi principali e mete intermedie. Esattamente come, trovandosi a dover ricominciare il suo cammino, il castoro si ritroverebbe a costruire ancora dighe di rami, gli uccelli a fare nidi sugli alberi.
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Messaggioda nato_pigro » 22/11/2009, 12:15

intanto grazie per aver riesumato il topic ed avermi dato il tipo di riposta che cercavo :)

Quando ho scritto il topic ho deciso di limitare la domanda alla fisica perchè credevo che allargando il campo la discussione sarebbe andata troppo verso loghi comuni e considerazioni troppo generiche. A quanto pare non è servito...

Sono ben felice di allargare il discorso alla cultura in generale, però diventa un discorso più da antropologi che da epistemologi.
In tal caso comunque non sono d'accordo con te. E' vero che esistono convergenze evolutive tecniche comuni più o meno a tutti i popoli, tipo la ruota, le costruzioni piramidali, la scrittura e la moneta, elaborate indipendentemente da popoli diversi e in epoche diverse, ma dire che la cultura in generale che abbiamo noi ora sia una conseguenza necessaria è esagerato (ammesso che fosse questo che intendevi). Io credo che se Dante fosse morto da bambino la divina commedia non esisterebbe, forse ci sarebbe un'opera analoga per colmare quel bisogno che magari ha sentito Dante quando la componeva che però non è mai nata perchè l'idea del viaggio in inferno-purgatorio-paradiso era già stata usata e nessuno osava avvicinarcisi per non sfigurare. Se Picasso non fosse esistito magari il filone cubista si sarebbe sviluppato ugualmente ma necessariamente in modo diverso il che avrebbe cambiato la successiva evoluzione artistica.

Nella scienza c'è la possibilità che sia diverso (ed era questo che volevo discutere). E' vero quello dice Eistein sopra citato? Chi dice si e lo da per scontato è perchè assume un'ipotesi realista che prende per buona quando studia la scienza ma che si permettere sempre di dubitare quando filosofeggia. Ma anche assumento l'ipotesi realista, non si può negare che la scienza ha si un modello regolatore che è la realtà ma è sviluppata da uomini che vivono in un tempo storico e sono influenzati dalla cultura e dalle mode del periodo. Copernico ha proposto il modello eliocentrico per ragioni puramente metafisiche, che poi sia stato accettato e provato è vero ma non si può negare che abbia influenzato Galileo. E se Copernico ha influenzato Galileo, a sua volta avrà affondato le radici del suo pensiero filosofico nella cultura che lo ha preceduto, in cui magari Dante e tutti gli altri poeti hanno giocato un piccolo ruolo.
Mi si può dire: "Certo, ma la realtà è la realtà: se non Galileo magari qualcun altro, un po' dopo, osservando la realtà ci sarebbe arrivato". Vero, ma non tutto quello che ha detto Galileo era perfettamente vero, e neanche tutto quello che ha detto Newton e nemmeno Eistein. Questo perchè non sempre c'è la possibilità di verificare tutto e direttamente, basti analizzare come si è evuluto lo studio degli atomi: pieno di ipotesi ad hoc e verifiche indirette a volte un po' "champagne". Se Newton avesse enunciato il secondo principio così \( \displaystyle {F}={m}\cdot{a}\cdot{\left({1}+{{10}}^{{-{10000000000}}}\right)} \) le verifiche avrebbero avuto lo stesso un risutato positivo.
Quello che chiedevo io era se all'interno di queste piccole variazioni dovute ad agenti esterni alla scienza e del tutto contingenti ci sarebbe stato posto per teorie diverse ma ugualmente accettate come ora noi accettiamo quelle che abbiamo. Cioè, per farla breve, che ruolo ha la cultura nella formulazione e nell'accetazione di teorie scientifiche.
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Messaggioda kinder » 22/11/2009, 21:22

nato_pigro ha scritto:...
...ma dire che la cultura in generale che abbiamo noi ora sia una conseguenza necessaria è esagerato (ammesso che fosse questo che intendevi). Io credo che se Dante fosse morto da bambino la divina commedia non esisterebbe, forse ci sarebbe un'opera analoga per colmare quel bisogno che magari ha sentito Dante quando la componeva che però non è mai nata perchè l'idea del viaggio in inferno-purgatorio-paradiso era già stata usata e nessuno osava avvicinarcisi per non sfigurare. Se Picasso non fosse esistito magari il filone cubista si sarebbe sviluppato ugualmente ma necessariamente in modo diverso il che avrebbe cambiato la successiva evoluzione artistica...


Secondo me la selezione naturale non teme l'uomo, e non lo evita. Sono convinto che anche l'uomo ne è soggetto, insieme con tutte le sue caratteristiche, a cominciare dalla produzione culturale, che è quella principale. Se soggetta alla selezione, anche la cultura è sottoposta alle sue leggi, quindi alle mutazioni ed alle selezioni. O detto alla Monod, al caso e alla necessità. Come ho tenuto a precisare, secondo me si ripeterebbe "sostanzialmente" il percorso; non ho detto puntualmente. La Divina Commedia è un fatto puntuale, in cui si intersecano una base culturale di un certo luogo e momento con la nascita di un individuo specifico (Dante, e non un altro). Ho l'impressione che il punto di vista mio e tuo si differenziano in una cosa in particolare: la scala alla quale consideriamo il fenomeno. Per rendermi la vita facile lo spiego meglio con una metafora. Se consideriamo un fiume, mi pare che tu stia mettendo a fuoco un microvortice, e ti chiedi cosa ne sarebbe se quella porzione d'acqua fosse riportata alla fonte e ripetesse la discesa. Io non guardo al microvortice, ma all'intera corrente.

nato_pigro ha scritto:...
Nella scienza c'è la possibilità che sia diverso (ed era questo che volevo discutere)...

Ho capito che tu vedi una specificità nella scienza rispetto alle altre manifestazioni culturali. Io no, per lo meno all'interno dei discorsi che stiamo facendo. La distinzione tra cultura umanistica e scientifica è superata (non per tutti, lo ammetto), e l'unica cosa che ha senso, secondo me, è vedere queste due espressioni come denotanti solo ambiti di applicazione della testa (di homo sapiens) che rimane sempre la stessa.

nato_pigro ha scritto:...E' vero quello dice Eistein sopra citato? Chi dice si e lo da per scontato è perchè assume un'ipotesi realista che prende per buona quando studia la scienza ma che si permettere sempre di dubitare quando filosofeggia. Ma anche assumento l'ipotesi realista, non si può negare che la scienza ha si un modello regolatore che è la realtà ma è sviluppata da uomini che vivono in un tempo storico e sono influenzati dalla cultura e dalle mode del periodo. Copernico ha proposto il modello eliocentrico per ragioni puramente metafisiche, che poi sia stato accettato e provato è vero ma non si può negare che abbia influenzato Galileo. E se Copernico ha influenzato Galileo, a sua volta avrà affondato le radici del suo pensiero filosofico nella cultura che lo ha preceduto, in cui magari Dante e tutti gli altri poeti hanno giocato un piccolo ruolo.
Mi si può dire: "Certo, ma la realtà è la realtà: se non Galileo magari qualcun altro, un po' dopo, osservando la realtà ci sarebbe arrivato". Vero, ma non tutto quello che ha detto Galileo era perfettamente vero, e neanche tutto quello che ha detto Newton e nemmeno Eistein. Questo perchè non sempre c'è la possibilità di verificare tutto e direttamente, basti analizzare come si è evuluto lo studio degli atomi: pieno di ipotesi ad hoc e verifiche indirette a volte un po' "champagne". Se Newton avesse enunciato il secondo principio così \( \displaystyle {F}={m}\cdot{a}\cdot{\left({1}+{{10}}^{{-{10000000000}}}\right)} \) le verifiche avrebbero avuto lo stesso un risutato positivo.
Quello che chiedevo io era se all'interno di queste piccole variazioni dovute ad agenti esterni alla scienza e del tutto contingenti ci sarebbe stato posto per teorie diverse ma ugualmente accettate come ora noi accettiamo quelle che abbiamo. Cioè, per farla breve, che ruolo ha la cultura nella formulazione e nell'accetazione di teorie scientifiche.


A me sembra che la risposta te la dai da solo, ma non ti piace :D
Le scienze si confrontano colla realtà che, nell'ipotetico film in cui con un magico rewind si riporta l'uomo all'inizio, assumiamo rimanga la stessa. In tal caso, ci si ritroverebbe a fare le stesse osservazioni, le stesse domande, un elevato numero di tentativi di spiegazione. Sopravviverebbero quelle che funzionano meglio. Ti faccio notare che questo è già accaduto. Certamente non si può dire che il calendario degli eventi sarebbe esattamente lo stesso. Probabilmente il nuovo Galileo pubblicherebbe il suo lavoro nel 350 a.c. oppure nel 13760 d.c. Ma secondo me il fatto che qualcuno arrivi ad enunciare certe leggi della fisica è necessario. E se mescolasse col buono anche qualche sciocchezza, succederebbe solo ciò che succede sempre: col tempo queste sarebbero scartate.
Ovviamente non intendo che ci dovremmo aspettare esattamente un uomo che ha prodotto ciò che ha prodotto Galileo. Intendo solo che quei risultati sarebbero stati prodotti, magari da uomini diversi, ripartiti su un arco temporale diverso. Come ho detto nel post precedente, credo che certi passaggi intermedi sono necessari e propedeutici l'uno all'altro. Tu pensi che sarebbe possibile in un mondo diverso che qualcuno arrivi a concepire un'automobile, inventando seduta stante anche la ruota, visto che gli serve?
Insomma, io concordo con Einstein.
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Messaggioda nato_pigro » 23/11/2009, 22:01

kinder ha scritto:Secondo me la selezione naturale non teme l'uomo, e non lo evita. Sono convinto che anche l'uomo ne è soggetto, insieme con tutte le sue caratteristiche, a cominciare dalla produzione culturale, che è quella principale. Se soggetta alla selezione, anche la cultura è sottoposta alle sue leggi, quindi alle mutazioni ed alle selezioni. O detto alla Monod, al caso e alla necessità. Come ho tenuto a precisare, secondo me si ripeterebbe "sostanzialmente" il percorso; non ho detto puntualmente. La Divina Commedia è un fatto puntuale, in cui si intersecano una base culturale di un certo luogo e momento con la nascita di un individuo specifico (Dante, e non un altro). Ho l'impressione che il punto di vista mio e tuo si differenziano in una cosa in particolare: la scala alla quale consideriamo il fenomeno. Per rendermi la vita facile lo spiego meglio con una metafora. Se consideriamo un fiume, mi pare che tu stia mettendo a fuoco un microvortice, e ti chiedi cosa ne sarebbe se quella porzione d'acqua fosse riportata alla fonte e ripetesse la discesa. Io non guardo al microvortice, ma all'intera corrente.


per me questo non è assolutamente vero. L'uomo in quanto animale è (è stato) soggetto alla selezione naturale, in quanto essere pensante no. In cosa consiste secondo te la
"selezione naturale" delle produzioni culturali? Che cosa fa le veci dell'ambiente in ambito culturale?
Dire che il filone culturale che ha seguito l'umanita è necessario e univocamente determinato mi sembra assurdo, basta vedere le diverse culture che sono state sviluppate, vuoi dire che sono diverse solo perchè è diverso l'ambiente in cui sono nate? e in tal caso cos'è che le ha diferenziate all'inizio?

kinder ha scritto:Ho capito che tu vedi una specificità nella scienza rispetto alle altre manifestazioni culturali. Io no, per lo meno all'interno dei discorsi che stiamo facendo. La distinzione tra cultura umanistica e scientifica è superata (non per tutti, lo ammetto), e l'unica cosa che ha senso, secondo me, è vedere queste due espressioni come denotanti solo ambiti di applicazione della testa (di homo sapiens) che rimane sempre la stessa.

Nel discorso che stiamo facendo mi sembra che la differenza dia determinante, non credevo neanche che ci fosse da discutere su questo... Io posso scrivere un libro su qualsiasi cosa e dire qualsiasi cosa, nella scienza non è per niente così.

kinder ha scritto:A me sembra che la risposta te la dai da solo, ma non ti piace :D

No, stavo prendendo una posizione intermedia per esporre il problema, ora che tu hai preso una posizione posso prendere l'altra ^^

kinder ha scritto:Ovviamente non intendo che ci dovremmo aspettare esattamente un uomo che ha prodotto ciò che ha prodotto Galileo. Intendo solo che quei risultati sarebbero stati prodotti, magari da uomini diversi, ripartiti su un arco temporale diverso. Come ho detto nel post precedente, credo che certi passaggi intermedi sono necessari e propedeutici l'uno all'altro. Tu pensi che sarebbe possibile in un mondo diverso che qualcuno arrivi a concepire un'automobile, inventando seduta stante anche la ruota, visto che gli serve?
Insomma, io concordo con Einstein.


Ok, ma allora ti ripropongo la domanda che ho fatto prima sul secondo principio di Newton leggermente variato. Non sono le stesse teorie ma sarebbero ugualmente valide, perchè invece crediamo che il principio di Newton fosse un passo necessario?
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Messaggioda kinder » 24/11/2009, 22:19

nato_pigro ha scritto:per me questo non è assolutamente vero. L'uomo in quanto animale è (è stato) soggetto alla selezione naturale, in quanto essere pensante no. In cosa consiste secondo te la
"selezione naturale" delle produzioni culturali? Che cosa fa le veci dell'ambiente in ambito culturale?
Dire che il filone culturale che ha seguito l'umanita è necessario e univocamente determinato mi sembra assurdo, basta vedere le diverse culture che sono state sviluppate, vuoi dire che sono diverse solo perchè è diverso l'ambiente in cui sono nate? e in tal caso cos'è che le ha diferenziate all'inizio?


ti faccio notare il gran numero di specie esistenti e, all'interno di esse, quello delle razze. Selezione naturale non vuol dire convergenza verso un modello unico. Non c'è da sorprendersi quindi se anche con le culture ciò possa accadere.
Mi pare che l'idea di accomunare l'uomo alle altre specie ti urti. E' un fenomeno che conosco come ricorrente; la tentazione di considerarlo altro dai normali fenomeni biologici è stato alla base di molto pensiero passato, e lo è ancora. Io non credo sia un extraterrestre, né estraneo per altre ragioni alla biosfera ed alle sue leggi. So, perlatro, che ci sono miliardi di persone che la pensano diversamente, quindi non mi turba più di tanto.

nato_pigro ha scritto:Ok, ma allora ti ripropongo la domanda che ho fatto prima sul secondo principio di Newton leggermente variato. Non sono le stesse teorie ma sarebbero ugualmente valide, perchè invece crediamo che il principio di Newton fosse un passo necessario?


L'esempio che hai fatto non mi sembra proponga realmente una diversa espressione della legge di Newton. Dire \( \displaystyle {f{=}}{m}{a} \) oppure \( \displaystyle {f{=}}{k}{m}{a} \), con \( \displaystyle {k} \) costante, non introduce differenze. Diverso sarebbe affermare che \( \displaystyle {f{=}}{m}{{a}}^{{2}} \). Ma verrebbe smentito dal primo esperimento, quindi non sopravviverebbe.
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Messaggioda nato_pigro » 25/11/2009, 12:00

kinder ha scritto:ti faccio notare il gran numero di specie esistenti e, all'interno di esse, quello delle razze. Selezione naturale non vuol dire convergenza verso un modello unico. Non c'è da sorprendersi quindi se anche con le culture ciò possa accadere.

Si ma ci sono delle differenze notevoli iniziali di struttura e di ambiente, quali sono le rispettive analogie in ambito culturale?

kinder ha scritto:Mi pare che l'idea di accomunare l'uomo alle altre specie ti urti. E' un fenomeno che conosco come ricorrente; la tentazione di considerarlo altro dai normali fenomeni biologici è stato alla base di molto pensiero passato, e lo è ancora. Io non credo sia un extraterrestre, né estraneo per altre ragioni alla biosfera ed alle sue leggi. So, perlatro, che ci sono miliardi di persone che la pensano diversamente, quindi non mi turba più di tanto.


No, mi urta vedere travisare il darwinismo. Il fatto che sia valido per l'evoluzione degli animali (uomo compreso) non significa che sia valido per qualcosa di così particolare e complesso com'è la cultura umana. Non basta lavorare per analogie (che tra l'altra non stai esplicitando) per provare qualcosa. Il darwinismo sociale è un risultato esemplare di questo sue uso un po' allego.
Parli di fenomeni biologici ma vorresti dire che il fenomeo "cultura" è riconducibile alla biologia? a che serve allora l'antropologia culturale se ci sono i biologi?

kinder ha scritto:L'esempio che hai fatto non mi sembra proponga realmente una diversa espressione della legge di Newton. Dire \( \displaystyle {f{=}}{m}{a} \) oppure \( \displaystyle {f{=}}{k}{m}{a} \), con \( \displaystyle {k} \) costante, non introduce differenze. Diverso sarebbe affermare che \( \displaystyle {f{=}}{m}{{a}}^{{2}} \). Ma verrebbe smentito dal primo esperimento, quindi non sopravviverebbe.


Hai ragione, non ho scelto un esempio molto azzeccato. Mentre ne cerco uno più appriato figurati questa sitazione: io propongo una teoria affine alla relatività generale, esteticamente meno bella e quantitivamente diversa ma in una misuta tale da non poter essere verificata la differenza. Quale scegliamo delle due?
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