Anch'io non avrei il diritto di postare, ma ci tengo estremamente a fornire il mio personalissimo punto di vista.
Sono studente universitario e troppo spesso mi capita sul libro di testo apposito di trovarmi davanti pochi esercizi banali risolti e altri molto più complessi da risolvere senza una traccia alcuna. Sicuramente per mia incapacità mi blocco su passaggi magari banali, faccio errori stupidi di distrazione e la cosa più frustrante è che alla fine non so nemmeno se ho fatto qualcosa di matematicamente sensato e con le mie sole capacità non posso esserne sicuro.
Ma le mie difficoltà sono anche quelle di tanti altri, siamo un paese con poca cultura scientifica e il disinteresse e la frustrazione che destano i libri di matematica a mio avviso ne hanno una colpa non trascurabile. Perchè la matematica più è avanzata è più diventa un linguaggio in codice pienamente accessibile solo a pochi prescelti, i cosiddetti che hanno di più "la testa" per essa. La cosa è ingiusta e dannosa. Uno, perchè non è giusto fare selezione su chi è più portato a fare qualcosa, secondo perchè allontana gli studenti dalla disciplina e da quanto ad essa è collegato, cioè l'intero mondo della scienza.
Partiamo col dire che un testo scientifico non si deve saper leggere a priori, bisogna imparare a leggerlo. Ed essendo una cosa molto metodica, che implica comunque un forte studio e un forte accesso alla memoria, per imparare a leggere il linguaggio in codice matematico, NON si possono saltare i passaggi che ti rendono padrone della materia. La cosa sarebbe pienamente risolvibile se venisse scritto un libro dal linguaggio banale e amichevole, che si dilunga con frasi che traducono BENE dal matematico all'italiano, linguaggio cui tutti sono abituati e che riporti sequenze di esercizi anche stupidi e banali, legati a puri meccanismi mnemonici, che però aiutino a fissare i concetti, a diventarne fruitori naturalmente, passo per passo, ed ad ampliarli poi successivamente a concetti sempre più grandi e complessi. Insomma, costruire le fondamenta e poi la casa, come dovrebbe essere naturalmente. Spiegare TUTTI i passaggi, a costo di dilungarsi ed essere prolissi, ma non ci interessa questo, perchè l'importante è essere CHIARI, estremamente chiari e mettere in condizione l'alunno di affrontare gli esercizi che, comunque, devono essere tutti completamente risolti con tutti i passaggi in un testo a parte. E solo così anche chi non è portato alla materia, ma è appassionato, ne diventa padrone ed entusiasta divulgatore, contribuendo alla comunità scientifica. Perchè tanto lo sappiamo no, guardando solo le soluzioni non si impara la matematica, quindi cosa ci importa di metterle o meno, è un problema rischiare di essere chiari e precisi, di evitare frustrazione e/o perdite di soldi e tempo agli studenti?
Studiare matematica deve essere un piacere e una soddisfazione e non una condanna, come è per molti studenti che prima di essere appassionati e poi studenti devono prima arrivare al sodo in modo veloce e poi, magari, tramite queste condizioni si appassionano e approfondiscono. E se non si appassionano pazienza, non è un obbligo.
Insomma, l'idea è questa: scrivere libri lunghi, corposi, ma che si dilunghino anche eccessivamente per spiegare come stanno le cose, che ripetano i concetti, che spieghino i passaggi, che risolvano gli esercizi. Per spingere gli studenti a trovare soddisfazione nella materia e a scoprire un'eventuale passione latente. Poi allora sì che si può parlare di dedicarsi a testi complessi, quando si sanno leggere. Le generalizzazioni matematiche avvengono solo, nella mente, dopo che si sono presi tanti esempi concreti e che in ogni distinto caso si è notato un comune andamento riassumibile ed assimilabile agli altri.
Per la mia esperienza personale, le più ore passate sui testi mi sono servite per rivedere, ri-capire, assemblare concetti e tradurre dal matematico all'italiano.