Scusate, ma mi sembra di vedere in giro troppa confusione.
Si parte da un endomorfismo, e sarebbe bene dare un nome sia a lui che allo spazio vettoriale. Diciamo: \( \displaystyle {f{:}}{V}\to{V},{f{{\left({x},{y},{z}\right)}}}={\left({x}-{y}-{z},{2}{y},-{z}\right)} \).
Prima nota:
l'endomorfismo è sempre lo stesso quale che sia la base di \( \displaystyle {V} \). Non ha senso parlare di un "nuovo endomorfismo rispetto ad una base di autovettori" (ancor meno rispetto ad una base di autovalori!).
Si considera poi la matrice associata a \( \displaystyle {f} \)
rispetto alla base canonica, che è \( \displaystyle {A}={\left(\matrix{{1}&-{1}&-{1}\\{0}&{2}&{0}\\{0}&{0}&-{1}}\right)} \).
Si dice che \( \displaystyle {A} \) è associata a \( \displaystyle {V} \) rispetto alla base canonica, perché se cambia la base cambia la matrice associata. Perché? Perché \( \displaystyle {f} \) opera sugli elementi di \( \displaystyle {v} \), mentre qualsiasi matrice associata opera
sulle coordinate di \( \displaystyle {v} \) rispetto ad una base. Se cambia la base, cambia la matrice (
non l'endomorfismo).
Gli autovalori di \( \displaystyle {A} \) sono \( \displaystyle -{1} \), \( \displaystyle {1} \) e \( \displaystyle {2} \). In genere si usa scrivere gli autovalori in ordine crescente, quindi la matrice diagonale simile ad \( \displaystyle {A} \) sarebbe \( \displaystyle {\left(\matrix{-{1}&{0}&{0}\\{0}&{1}&{0}\\{0}&{0}&{2}}\right)} \). Nella discussione vengono trattati in ordine diverso, ma non ha molta importanza. Diciamo che la matrice diagonale, che chiamiamo \( \displaystyle {D} \), è:
\( \displaystyle {D}={\left(\matrix{{1}&{0}&{0}\\{0}&{2}&{0}\\{0}&{0}&-{1}}\right)} \).
Veniamo agli autovettori. Tra primo messaggio e correzioni successive non riesco a capire quali state usando
Una cosa mi pare sicura. Gli autovettori possono essere \( \displaystyle {\left({1},{0},{0}\right)} \) quello relativo all'autovalore \( \displaystyle {1} \), \( \displaystyle {\left(-{1},{1},{0}\right)} \) oppure \( \displaystyle {\left({1},-{1},{0}\right)} \) quello relativo all'autovalore \( \displaystyle {2} \) (un autovettore è un elemento di una base dell'autospazio relativo ad un autovalore e un autospazio, come qualsiasi spazio vettoriale, può avere infinite basi; in questo caso, i due autovettori sono l'uno un multiplo dell'altro, quindi vanno bene entrambi), infine qualcosa del tipo \( \displaystyle {\left({1},{0},{2}\right)} \) per l'autovalore \( \displaystyle -{1} \). Da dove saltino fuori quel \( \displaystyle {\left(-{1},{0},{2}\right)} \) o \( \displaystyle {\left({1},{0},-{2}\right)} \) non riesco a capirlo....
Diciamo comunque che gli autovettori sono \( \displaystyle {\left({1},{0},{0}\right)},{\left({1},-{1},{0}\right)},{\left({1},{0},{2}\right)} \).
La matrice che li ha per colonne è: \( \displaystyle {M}={\left(\matrix{{1}&{1}&{1}\\{0}&-{1}&{0}\\{0}&{0}&{2}}\right)} \).
Da notare che le colonne della matrice rispettano l'ordine dato agli autovalori, quindi la prima colonna è l'autovettore relativo al primo autovalore ecc.
E' corretta? La verifica è semplice: \( \displaystyle {M}{D}{{M}}^{{-{1}}} \) deve essere uguale ad \( \displaystyle {A} \), e così è.
Poi viene l'annosa questione dell'immagine di un vettore come \( \displaystyle {v}={\left({1},-{1},{0}\right)} \).
L'immagine di \( \displaystyle {v} \) si ottiene facilmente dalla definizione (
immutabile) dell'endomorfismo: \( \displaystyle {f{{\left({v}\right)}}}={\left(\matrix{{1}-{\left(-{1}\right)}-{0}\\-{2}\\-{0}}\right)}={\left(\matrix{{2}\\-{2}\\{0}}\right)} \).
La posso ottenere anche con la matrice \( \displaystyle {A} \). Una matrice opera
su coordinate rispetto ad una base, ma \( \displaystyle {A} \) è associata a \( \displaystyle {f} \) rispetto alla base canonica e la base canonica ha proprio questo di eccezionale: il vettore delle coordinate di un vettore rispetto alla base canonica è identico al vettore. In altre parole, indicando con \( \displaystyle {E} \) la base canonica:
\( \displaystyle \text{Coord}_{{E}}{\left({v}\right)}={v} \)
Ne segue che l'immagine di \( \displaystyle {v} \) non è altro che \( \displaystyle {A}\cdot\text{Coord}_{{E}}{\left({v}\right)}={A}{v}={\left(\matrix{{1}&-{1}&-{1}\\{0}&{2}&{0}\\{0}&{0}&-{1}}\right)}{\left(\matrix{{1}\\-{1}\\{0}}\right)}={\left(\matrix{{2}\\-{2}\\{0}}\right)} \).
Posso anche usare \( \displaystyle {D} \), ma devo ricordare che \( \displaystyle {D} \) è associata a \( \displaystyle {f} \) rispetto ad un'altra base, quella costituita da autovettori. Che vuol dire? Vuol dire che:
1) devo moltiplicare \( \displaystyle {D} \) per le
coordinate di \( \displaystyle {v} \) rispetto a questa base;
2) ottengo le
coordinate dell'immagine, non subito l'immagine.
Proviamo.
Chiamiamo \( \displaystyle {B} \) la base degli autovettotri: \( \displaystyle {B}={\left\lbrace{\left({1},{0},{0}\right)}\text{,}{\left({1},-{1},{0}\right)}\text{,}{\left({1},{0},{2}\right)}\right\rbrace} \). Le coordinate di \( \displaystyle {v} \) rispetto a \( \displaystyle {B} \) sono:
\( \displaystyle \text{Coord}_{{B}}{\left({v}\right)}={\left({0},{1},{0}\right)} \)
in quanto \( \displaystyle {v} \) non è altro che il secondo elemento della base.
Moltiplico \( \displaystyle {D} \) per queste coordinate:
\( \displaystyle {\left(\matrix{{1}&{0}&{0}\\{0}&{2}&{0}\\{0}&{0}&-{1}}\right)}{\left(\matrix{{0}\\{1}\\{0}}\right)}={\left(\matrix{{0}\\{2}\\{0}}\right)} \)
Cosa ho ottenuto? Ho ottenuto le
coordinate dell'immagine di \( \displaystyle {v} \) rispetto a \( \displaystyle {B} \). Per ottenere \( \displaystyle {f{{\left({v}\right)}}} \) non devo fare altro che sviluppare la combinazione lineare:
\( \displaystyle {f{{\left({v}\right)}}}={0}\cdot{\left(\matrix{{1}\\{0}\\{0}}\right)}+{2}\cdot{\left(\matrix{{1}\\-{1}\\{0}}\right)}+{0}\cdot{\left(\matrix{{1}\\{0}\\{2}}\right)}={\left(\matrix{{2}\\-{2}\\{0}}\right)} \).
Cioè quello che dovevo ottenere.
E come mai? Perché \( \displaystyle {M} \) e \( \displaystyle {{M}}^{{-{1}}} \) sono matrici di cambiamento di base: \( \displaystyle {{M}}^{{-{1}}} \) cambia \( \displaystyle {v} \) (cioè le coordinate di \( \displaystyle {v} \) rispetto alla base canonica \( \displaystyle {E} \)) nelle sue coordinate rispetto a \( \displaystyle {B} \):
\( \displaystyle {{M}}^{{-{1}}}{v}={\left(\matrix{{1}&{1}&-\frac{{1}}{{2}}\\{0}&-{1}&{0}\\{0}&{0}&\frac{{1}}{{2}}}\right)}{\left(\matrix{{1}\\-{1}\\{0}}\right)}={\left(\matrix{{0}\\{1}\\{0}}\right)} \)
\( \displaystyle {D} \) cambia queste coordinate nelle coordinate dell'immagine, come già visto, e si ottiene \( \displaystyle {\left(\matrix{{0}\\{2}\\{0}}\right)} \).
\( \displaystyle {M} \) cambia le coordinate rispetto a \( \displaystyle {B} \) in coordinate rispetto a \( \displaystyle {E} \):
\( \displaystyle {M}{\left(\matrix{{0}\\{2}\\{0}}\right)}={\left(\matrix{{1}&{1}&{1}\\{0}&-{1}&{0}\\{0}&{0}&{2}}\right)}{\left(\matrix{{0}\\{2}\\{0}}\right)}={\left(\matrix{{2}\\-{2}\\{0}}\right)} \).
Quindi, come già si sapeva, \( \displaystyle {A} \) è uguale a \( \displaystyle {M}{D}{{M}}^{{-{1}}} \).
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