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| Il calcolo infinitesimale, analisi per i licei alla maniera non standard | di Paolo Bonavoglia |
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Prefazione L'analisi nei licei Analisi nei licei sì o no? E se sì in che modo e in che misura? Una domanda che si ripropone ad ogni riforma o riordino delle scuole superiori. Nei licei italiani l’analisi fu inserita a inizio Novecento in occasione della riforma Credaro; a stilarne i programmi fu chiamato Guido Castelnuovo che così giustificò questa scelta: «Ma se si vuole che l'allievo delle scuole medie senta di questa matematica moderna il soffio ispiratore ed intravveda la grandezza dell'edifizio, occorre parlargli del concetto di funzione ed indicargli sia pure sommariamente, le due operazioni che costituiscono il fondamento del Calcolo infinitesimale.» Allora l’analisi fu inserita solo nel liceo moderno, che fu poi soppresso dalla riforma Gentile del 1923 e in qualche misura sostituito dal liceo scientifico che ereditò l’analisi come materia conclusiva del corso di matematica. Nei licei classici dove il peso della matematica fu ridimensionato l’analisi continuò a restare fuori, come del resto la geometria analitica. Di fatto la geometria analitica fu inserita dopo la guerra nei libri di testo del liceo classico e collocata tra la prima e seconda liceo (terzo e quarto anno); l’analisi continuò a restarne fuori con l'eccezione della sperimentazione PNI diffusisi tra gli anni Ottanta e Novanta. Negli istituti tecnici l’analisi c’è sempre stata e viene in genere trattata già nel quarto anno di corso, a volte anticipando anche al terzo. Ma come viene affrontata l’analisi nei licei?
Caratteristiche di fondo sono:
Un simile approccio presenta più di un difetto: L'approccio NSA presentato in questo libro cerca di superare questi difetti, anche se verosimilmente si tratta solo di un primo tentativo che può essere migliorato. Il libro si basa sull'esperienza personale dell'autore, esperienza che può certamente essere migliorata, ma che mi pare sufficiente a convincere dei vantaggi che questo approccio darebbe all'insegnamento dell'analisi. INTRODUZIONE STORICA Il ritorno dell'infinitesimo È un ramo della matematica dai molti nomi, all'inizio si chiamò calcolo infinitesimale, o anche calcolo differenziale, poi fu detto calcolo sublime, sin dall'inizio ebbe anche il nome di analisi a volte come analisi matematica, altre come analisi infinitesimale. Chi oggi studia analisi nelle scuole secondarie o all'Università faticherà a capire il motivo di quell'aggettivo infinitesimale che ogni tanto riappare. Perché oltre ad aver cambiato più volte di nome, l'analisi ha anche cambiato le sue stesse fondamenta. All'inizio con Leibniz, insieme a Newton padre fondatore di questa disciplina, a fondamento di tutto era l'infinitesimo, numero infinitamente piccolo eppure diverso da zero, derivate e integrali si definivano semplicemente come rapporti o somme di infinitesimi. La prima contestazione arrivò nel Settecento ad opera di George Berkeley filosofo empirista e vescovo anglicano che mise in luce gli aspetti contraddittori degli infinitesimi definendoli spettri di quantità estinte (ghosts of departed quantities). Nonostante queste critiche il calcolo divenne rapidamente uno strumento irrinunciabile per i matematici ma soprattutto per fisici e ingegneri e le critiche di Berkeley restarono sullo sfondo di fatto irrisolte. Solo nell'Ottocento il problema delle basi dell'analisi fu preso di petto e risolto in modo radicale principalmente ad opera di Augustin Cauchy che ridefinì derivate e integrali in termini di limiti invece che di infinitesimi e poi di Karl Weierstrass che diede una definizione rigorosa di limite, quella nota come epsilon-delta. Gli infinitesimi divenuti superflui furono cacciati dall'universo matematico; di fatto continuarono a essere usati con il nuovo nome di differenziali. Il rigore di Cauchy e Weierstrass comportava però un prezzo elevato: una considerevole complicazione di buona parte delle definizioni e delle dimostrazioni dell'analisi. La definizione epsilon-delta è astrusa e di non immediata comprensione per gli studenti, le dimostrazioni vengono ad essere più complicate e oscure, per esempio le regole di derivazione della funzione composta o della funzione inversa, di dimostrazione quasi immediata usando gli infinitesimi, richiedono dimostrazioni lunghe e contorte usando l'approccio di Cauchy e Weierstrass. Certamente di questa idea era Abraham Robinson, nostalgico degli infinitesimi di Leibniz, che tra il 1960 e il 1966 riuscì a dare un fondamento logico rigoroso a questi numeri che Berkeley aveva considerato spettrali. Nel suo libro Non-standard Analysis Robinson scriveva: However in spite of this shattering rebuttal, the idea of infinitely small or infinitesimal quantities seems to appeal naturally to our intuition Robinson in realtà non era un analista ma un logico-matematico e fu proprio un teorema della logica, quello di compattezza che gli fornì lo strumento per reintrodurre con tutti gli onori gli infinitesimi (numeri non standard) nella matematica, dopo un secolo di esilio. L'analisi rifondata da Robinson si basa nuovamente sugli infinitesimi, e prende il nome di Analisi Non Standard, in inglese Non Standard Analisis (NSA). Kurt Gıdel uno dei più grandi matematici del Novecento, che di Robinson era amico, nel marzo 1973 disse in un discorso a favore della NSA4: [...]This state of affairs should prevent a rather common misinterpretation of Non-standard Analysis, namely the idea that it is some kind of extravagance or fad of mathematical logicians. Nothing could be farther from the truth. Rather there are good reasons to believe that Non-standard Analysis in some version or other, will be the analysis of the future. e subito dopo specificò così le ragioni che dovrebbero fare della NSA l'analisi del futuro. One reason is the just mentioned simplification of proofs, since simplification facilitates discovery. Another, even more convincing reason, is the following: Arithmetic starts with the integers and proceeds by successively enlarging the number system by rational and negative numbers, irrational numbers etc. But the next quite natural step after the reals, namely the introduction of infinitesimals, has simply been omitted [...]. Sono passati quasi quarant'anni da questa profezia di Gıdel e la NSA sembra ancora confinata in un Limbo, in particolar modo in Italia dove finora ha incontrato più diffidenza che altro. Al di là delle ragioni enunciate da Gıdel la NSA presenta un altro aspetto interessante e cioé che sembra particolarmente adatta ad un primo approccio all'analisi, in particolare nelle scuole secondarie; l'ambizione di questo libro è proprio quella di mostrare come questo sia possibile. Ma è proprio necessaria l'analisi nei licei?
Nel corso degli anni si sono spesso alzate voci contro lo studio dell'analisi nei licei. Ne riporto solo due: Il punto a) è, a mio avviso, il più valido; in effetti sarebbe necessario dare più spazio alla matematica discreta o a quella dell'incerto (probabilità e statistica); a questo punto di tempo per fare anche analisi rischia di restarne ben poco. A mio modo di vedere il punto a) impone semmai di ridimensionare lo studio dell'analisi non di cassarlo del tutto. Una persona di cultura dovrebbe pur avere una qualche idea su derivate e integrali. In effetti l'insegnamento dell'analisi nei licei ha finito per andare ben al di là di quell'indicare sommariamente di cui parlava Castelnuovo. Forse sarebbe opportuno tornare a quell'obiettivo minimale. Riguardo il punto b) si tratta di un vecchio argomento che può essere usato, ed è stato usato, per molti argomenti considerati difficili. Nella sua prefazione al volumetto "Il calcolo infinitesimale" W. W. Sawyer scrive: Se mi si chiedesse di scrivere su un foglio di carta tutte le proposizioni di cui sono veramente certo, quelle proposizioni che dovrebbero essere valide in ogni tempo e in ogni luogo, ebbene io restituirei quel foglio in bianco.
Concetti molto simili erano già stati espressi dal già citato Guido Castelnuovo agli inizi del Novecento come risulta da questa antologia di citazioni: E' questo il torto precipuo dello spirito dottrinario che invade la nostra scuola. Noi vi insegniamo a diffidare dell'approssimazione, che è realtà, per adorare l'idolo di una perfezione che è illusoria... il ragionamento formalmente perfetto non è né l'unico, né, molte volte, il miglior modo per giungere alla verità. È ben spesso preferibile ricorrere ad un ragionamento approssimato, i cui passi successivi vengano sottoposti al riscontro dei fatti, per sceverare via, via il vero dal falso, piuttosto che affidarsi ad una logica impeccabile, chiudendo gli occhi al mondo esterno. Ora la matematica (come oggi si insegna nelle scuole di cultura generale) disprezza a torto quel primo tipo di procedimento logico, e condanna in tal modo l'unica forma di ragionamento che sia concessa alla maggioranza degli uomini!
Questo libro Questo libro raccoglie, riorganizza e amplia materiale da me utilizzato per l'insegnamento dell'analisi nelle ultime due classi del liceo classico utilizzando un approccio che chiamerò NSAlight nel senso che ricalca l'analisi NSA ma con molti alleggerimenti. Nel corso degli anni ho cambiato molte volte l'ordine e la collocazione dei vari argomenti dell'analisi, qui ne propongo uno, che non è necessariamente l'unico possibile. La prima parte intitolata “Primi passi nel calcolo infinitesimale” ricalca in realtà più l'analisi di Leibniz che quella NSA, cerca di partire dagli esempi per arrivare a definizioni abbastanza rigorose, ma senza insistere troppo sul formalismo e sul rigore. Vengono introdotte sia le derivate sia gli integrali, ma solo per polinomi. Qui l'importante è abituarsi ai concetti di derivata ed integrale più che insistere su definizioni rigorose e complicazioni di calcolo. In questo modo è già possibile qualche non spregevole interazione con la Fisica. Questa è la parte svolta nel penultimo anno di corso. La seconda parte utilizza più decisamente l'approccio NSA ed estende l'analisi anche a funzioni irrazionali, esponenziali, logaritmiche e goniometriche; alla fine vi è anche una trattazione dei limiti e di alcuni problemi correlati (asintoti). Nel testo sono intercalati anche alcuni capitoli di analisi numerica, in particolare sul calcolo approssimato delle aree e degli integrali e sull'approssimazione polinomiale (polinomi di Taylor e Maclaurin). Paolo Bonavoglia Venezia, maggio 2011
Scritto da , il 26-08-2011 16:39 Il grande Ermanno Lanconelli, titolare di un corso di Analisi Matematica per fisici all'Università di Bologna,sul finire degli anni Ottanta, si muoveva con destrezza ed eleganza nei binari del formalismo di Cauchy-Weierstrass, ma di tanto in tanto girava la testa ed ammiccava a noi studenti: aggiungeva qualche chiarimento naif, discorsivo, con cui maneggiava gli infinitesimi come se all'improvviso fossero diventati oggetti materiali e visibili. Allentava così la tensione che era palpabile sui volti di noi studenti alle prime armi. Ma prima di pronunciarsi in forma colloquiale, esordiva con la formula: "qui lo dico e qui lo nego". C'è un'analisi formale a cui dobbiamo uniformarci, anzi di più(perdonatemi): tributare riverenza,come espressione di un pensiero raffinato d'alta quota. E poi ci sono i discorsi, le esagerazioni, le emozioni che riscaldano il cuore, utili e necessarie soprattutto quando si insegna l'analisi matematica. E' importante riconoscere che c'è posto per tutto, basta che stia al suo posto. Il clavicembalo ben temperato non esclude il jazz. Scritto da , il 24-07-2011 19:21 Come autore del libro non mi pareva opportuno intervenire ed alimentare polemiche, ma visto che polemica c'è già, mi sia concesso un diritto di replica: a) Goedel e Robinson, che di Leibniz era grande ammiratore, la NSA la intendevano precisamente come alternativa all'analisi alla Weierstrass. b) Piuttosto che presentare l'analisi nel tradizionale modo astratto e calato dall'alto (quasi fosse nata così com'è dalla testa di Giove), preferisco seguirne la storia (che non va disprezzata) e far vedere come sono nate le sue idee proprio a partire da Leibniz e anche a costo di sacrificare un po' di rigore, in modo volutamente "naif". Proprio per le giovani menti un eccesso di rigore e di astrazione rischia di essere deleterio, alimentando l'avversione per la matematica. Non dimentichiamo che sì e no l'1% dei nostri studenti va poi a studiare matematica. c) L'attributo di "naif" lo prendo quindi come un buon augurio, come insegnante e come autore temo infatti di non esserlo abbastanza. Scritto da , il 24-07-2011 11:00 Lei non risponde alla mia domanda, egregio. Io sono, certo, un arnese del passato e la mia morte aprirà la strada a nuove e luminose scoperte, ma sono sicuro che domani, come oggi e ieri, un libro quale il presente sarà sempre considerato pieno zeppo di errori. Qui infatti non si fa altro che riproporre le (vecchissime, altro che insegnamento del futuro) elucubrazioni di Leibniz, pretendendo di rispondere alle obiezioni altrettanto vecchie dell'abate di Berkeley con qualche brevissimo e assolutamente insufficiente richiamo al lavoro del Robinson. Specie nella prima parte manca del tutto una impalcatura rigorosa: esemplare l'assenza della stessa definizione di funzione! Il tutto è condito da un trasporto passionale contro l'analisi matematica alla Weierstrass che rasenta il ridicolo. Giudico a dir poco scriteriato spacciare una simile minestra riscaldata ai giovanissimi. Ci tengo infine a sottolineare che non sono affatto un avversario dell'analisi non standard. Sono anzi convinto che l'idea di fondo di questo testo sia meritevole. Del resto esistono già in letteratura testi di calcolo di base fondati sull'analisi non standard, come il (secondo me) valido Keisler: http://www.math.wisc.edu/~keisler/calc.html Scritto da , il 23-07-2011 13:49 Credo che l'insegnamento proposto in questo libro sia quello del futuro (e dovrebbe essere già da un pezzo quello del presente!). Condivido pienamente la convinzione dell'autore che l'approccio con gli infinitesimi sia decisamente superiore a quello coi limiti per far imparare e soprattutto comprendere i concetti di derivata e di integrale. Confido che libri come questo possano contribuire a un graduale distacco dall'impostazione ottocentesca dell'analisi matematica. Ma non mi illudo che possa accadere presto! Come disse infatti il grande Plank "Una nuova teoria scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari!". Scritto da , il 22-07-2011 12:19 L\'autore è sicuro che presentare l\'Analisi in una maniera così naïf per gli standard moderni non sia pericoloso per studenti tanto giovani? Personalmente non lo farei mai. L\'analisi non standard non deve essere un sostituto dell\'analisi alla Weierstrass ma invece uno strumento estremamente sofisticato, da affrontare solo dopo avere ben digerito gli strumenti teorici nella forma comunemente utilizzata ed accettata attualmente. Scrivi Commento
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