> LA PROSPETTIVA PIRANDELLIANA_

Sono proprio le opere maggiori di Luigi Pirandello (1867-1936) a considerare il problema dell'identità, della critica alla civiltà delle macchine e al progresso. L'attività Pirandello si inquadra in un periodo storico, gli anni a cavallo del Novecento, in cui è affermato e si avvia alla crisi il pensiero positivista nella visione demistificatrice e pessimistica. Il materialismo e il relativismo filosofico sono coordinate della visione pirandelliana, e vengono rielaborate insieme ad alcuni pensieri di stampo razionalistico nella teoria dell'umorismo, già presente in alcuni autori europei, come il francese Binet.
Su queste basi cresce la psicologia dell'inetto e la distinzione tra forma e vita, temi basilari del romanzo Quaderni di Serafino Gubbio operatore.

I quaderni: trama breve
Un operatore cinematografico, Serafino Gubbio, avendo assistito sul lavoro ad una scena terribile di omicidio-suicidio, resta muto per lo shock. Il protagonista, estraniato dalla vita a causa del suo lavoro alienante, costretto a scrivere, compie un'analisi della società delle macchine alla ricerca di un significato.

Dal brano si denota perfettamente il significato delle riflessioni di Serafino:

"Sono operatore. Ma veramente, essere operatore, nel mondo in cui vivo e di cui vivo, non vuol mica dire operare.
Io non opero nulla.
Ecco qua. Colloco sul treppiedi a gambe rientranti la mia macchinetta. Uno o due apparatori, secondo le mie indicazioni, tracciano sul tappeto o sulla piattaforma con una lunga pertica e un lapis turchino i limiti entro i quali gli attori debbono muoversi per tenere in fuoco la scena. Questo si chiama segnare il campo. Lo segnano gli altri; non io: io non faccio altro che prestare i mie occhi alla macchinetta perché possa indicare fin dove arrivi prendere".
[...]
Un signore, venuto a curiosare, una volta mi domandò: "Scusi, non si è trovato ancora modo di far girare la macchinetta da sè?"

[...]

L'uomo che prima, poeta, deificava i suoi sentimenti e li adorava, buttati via i sentimenti, ingombro non solo inutile ma anche dannoso, e divenuto saggio e industre, s'è messo a fabbricar di ferro, d'acciajo le sue nuove divinità ed è diventato servo e schiavo di esse.
Viva la Macchina che meccanizza la vita!
Vi resta ancora, o signori, un po' d'anima, un po' di cuore e di mente? Date, date qua alle macchine voraci, che aspettano! Vedrete e sentirete, che prodotto di deliziose stupidità ne sapranno cavare.
[...]
E' per forza il trionfo della stupidità, dopo tanto ingegno e tanto studio spesi per la creazione di questi mostri, che dovevano rimanere strumenti e sono divenuti invece, per forza, i nostri padroni.
La macchina è fatta per agire, per muoversi, ha bisogno di ingojarsi la nostra anima, di divorar la nostra vita.
(Quaderno primo, capp. I)

 

Pirandello si oppone alle macchine. Con esse trionfa la forma, lo schema fisso dell'esistenza che sopprime la pulsione umana. Questa visione è totalmente pessimistica e non propositiva, dato che il monologo è scritto da un uomo che è disilluso sulle reali possibilità della tecnica. L'unico atteggiamento possibile è quello indifferente e alienato, riflesso dell'alienazione che domina anche su chi crede che la tecnica è il futuro. Così Pirandello è un positivista nella fiducia della verità, nel rifiuto di miti e credenze irrazionali: accoglie il materialismo.

Per comprendere meglio l'opera si può esaminare un approfondimento sull'opera.

 

Nel corso dei secoli precedenti al Novecento, nella visione degli autori la macchina ha sempre mostrato di poter prevalere in qualche modo sull'uomo. Prima di Pirandello, che è "semplicemente" disilluso, in altri autori si scorgono vere e proprie paure verso il mondo degli oggetti creati dall'uomo: si parla di "sindrome di Frankenstein".

Durante l'ultimo Pirandello la letteratura conosce anche la stagione delle avanguardie: Espressionismo, Futurismo, Surrealismo. Molte di queste si distaccano dalle correnti dominanti semplicemente per una tendenza al ribellismo, altre esaltano alcune caratteristiche poetiche sempre esistite. Tra le avanguardie del Novecento, quella che più si distacca dalla prospettiva pirandelliana pessimistica e alienata è il Futurismo, che porta all'estremo i concetti di progresso, velocità, forza e aggressività.

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