> APPROFONDIMENTI - Vivere su una macchina per l'immortalità?_


L'immortalità ha sempre rappresentato uno dei massimi desideri umani. Nel giro di pochi decenni potremmo per vie traverse e più conosciute raggiungere questo ambito risultato "traslocando" la nostra mente con annessi ricordi, pensieri e personalità, su un supporto digitale. Come omaggio per il cliente l'eterna giovinezza...

La teoria è quella che con lo sviluppo della tecnologia il nostro cervello può essere ricopiato integralmente su una macchina, preso in consegna da un computer consentendoci di vivere teoricamente per sempre, ricreando virtualmente l'ambiente in cui siamo inseriti. Fa paura? Ray Kurzweil, un veterano nelle innovazioni tecnologiche a cui va attribuita la prima macchina grafico-vocale per ciechi, lo scrive su un articolo di Psichology today.

Il procedimento in effetti si fa forte di uno sviluppo tecnologico che sembra non aver fine. Il primo passo per il trasferimento è proprio la scansione completa della configurazione neuronale del nostro cervello. Questa dovrebbe essere operata da cosiddetti "nanobot" che saranno impiegati a migliaia non solo per operazioni di questo genere, ma anche per ampliare le possibilità della nostra mente in quanto possono inviare dati ai neuroni. Si potrà addirittura isolare le nostre sensazioni sensoriali sostituendole con impulsi creati da un computer immergendoci in una realtà virtuale completa.

I tempi? I nanobot esistono già tanto che in rete dovrebbe poter essere consultabile ciò che si è tratto dal cervello di un condannato a morte che sette anni fa acconsentì a essere oggetto dell'esperimento. Solo che la scansione non ha una risoluzione di scansione sufficiente allo scopo. Le previsioni indicano comunque attorno al 2030 la data in cui nanobot grossi come cellule ematiche potranno scorazzare liberamente per le nostre teste e rilevarne elettronicamente la struttura.

Per accettare un'ipotesi del genere si deve per forza adottare una concezione forte dell'IA, nonostante il fatto che una tesi come questa non possa essere considerata appieno come facente parte dell'argomento. Ma il discorso è sempre lo stesso: secondo molti le operazioni che fa il cervello può farle anche una macchina e in più in questo modo saltiamo di netto il problema dell'organizzazione del "programma", della formalizzazione dell'algoritmo. Si dovrebbe far notare una cosa: se sul computer resta una copia (intelligente o meno, vivente o meno, vera o fasulla che sia) proviamo a immaginare l'opposto:
"Il computer viene da me. Un giorno mi impiantano un'espansione di memoria su cui gradualmente trasferisco i miei dati, un giorno un addensamento neurale per incrementare la capacità di trasferimento dati ottici fino a che un giorno mi ritrovo a non avere più nessun componente a base di carbonio... Ma forse è meglio pensare che con una manipolazione sul cervello a un tale livello di intimità si potrebbero risolvere una moltitudine di problemi medici, come già si fa in alcuni casi in cui un impianto neurale può aiutare un malato di sclerosi multipla o affetto dal morbo di Parkinson."

OFFICINE NOVECENTO - ARIGIANATO_DIGIT@LE

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