> LA PAURA PER LA MACCHINA_

Se fra i grandi temi della fantascienza c'è sempre stato il confronto dell'uomo con il diverso, un ruolo particolare lo ha rivestito un genere molto particolare di "alieno", quello artificiale, meccanico, creato dall'uomo stesso per servirlo e aiutarlo: il robot. Dal mostro di Frankenstein all'immaginario di Matrix, dai robot positronici asimoviani ai replicanti di Blade Runner, l'uomo artificiale ha accompagnato il genere fantascientifico fin dagli albori. Questo perchè tutte le volte che l’uomo si fornisce di organi artificiali nuovi, sia che essi agiscano come rivelatori sensitivi o come macchine operative, egli integra nel suo sistema un’altra parte del mondo e, con il conseguente cambiamento, deve fare i conti anche a livello emozionale. Notiamo a questo proposito che più potente è la macchina, più essa è contemporaneamente aliena, e più si presta ad essere il bersaglio di proiezioni: anzi è tanto più spaventosa quanto più è potente.

La macchina-calcalatore è sprovvista di emozioni e di freni inibitori e suscita il timore che possa sfuggire al controllo. A smentire tale tesi si possono segnalare che le tre leggi della robotica, inventate dal più coinvolto autore del genere fantascientifico, Isaac Asimov, nel romanzo “Io robot”, che servirebbero a proteggere l'uomo dall'automa:

1) Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.

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