> TEORIE SULL'IA, DOUGLAS HOFSTADTER_

Douglas Hofstadter (New York, 1945, biografia) è stato colui che più di tutti si è interessato al problema del pensiero e al suo funzionamento, relazionandolo all'intelligenza artificiale. Per lui, che supporta la tesi dell' IA FORTE, l'approccio con l'intelligenza parte dall'analisi della mente umana.

La mente umana ha tre fodamentali attributi:

  1. assorbe informazioni dall'esterno, le elabora e dà risposte
  2. opera con linguaggi rappresentabili formalmente (simboli)
  3. è costituita da un sistema di livelli gerarchizzati, ognuno con compiti propri.

Secondo queste tesi, l'intelligenza, basandosi su linguaggi formali, è indipendente dal substrato fisico su cui risiede (teoria dell'IA FORTE). La caratteristica della separabilità delle funzioni cognitive dal substrato è chiamata da Hofstadter SCREMABILITA' DEL PENSIERO.

L'IA forte basa le sue ricerche sull'imitazione del cervello, che non lavora sequenzialmente, ma che delega funzioni specifiche ad apparati adatti parallelamente (principio "del formicaio"). Questa strategia è detta CONNESSIONISMO. Esso ritiene necessari:

  • integrazione tra livelli
  • l'interpretazione di un evento in funzione del tipo di livello
  • l'esistenza di una MACCHINA LOGICA che esegua deduzioni a livelli bassi

 

Federico Faggin commenta: "Il cervello è rimasto tuttora l'unico esempio esistente di una macchina intelligente e autonoma, però il suo funzionamento è ancora essenzialmente un mistero.
Mi aspetto che lo studio del cervello come organo di elaborazione dell'informazione - non come organo biologico, che è da poco iniziato, fornirà nuovi modelli fondamentali per la realizzazione di macchine intelligenti. Parlo di macchine capaci di imparare da sole, invece di dover essere programmate. Queste a loro volta saranno la base della vera robotica, che ancora non esiste".

 

> CRITICHE_

Le teorie sull'IA sono state criticate nella loro realizzabilità su molti fronti: "La macchina non è in grado di comprendere il significato dei simboli che manipola. Essa non possiede un apparato per pensare i pensieri perché non è in grado di capire il senso delle parole che usa, sebbene sia in grado di manipolarle in modo sintatticamente corretto" (Searle, 1981). Questa teoria è spiegata nell'esperimento della STANZA CINESE DI SEARLE.

Inoltre, non è la mancanza di emozioni ciò che costituisce la principale differenza tra la macchiana-calcolatore (macchina artificiale) e l’uomo (macchina naturale), ma piuttosto il fatto che le macchine non hanno nessuna, o scarsa, tolleranza per le contraddizioni, per l’incertezza e per l’ambiguità; non hanno iniziativa né senso comune né punti di vista. Infine esse non hanno né un’intenzionalità né la capacità di autorganizzazione. Il nostro cervello, diversamente dalle altre macchine, usa processi che modificano se stesso: la mente è un processo complesso.

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