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Le statue parlanti di Roma
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Le cosiddette "statue parlanti" sono l'arma con la quale Roma si è sempre opposta all'arroganza e alla corruzione delle classi dominanti con grande senso dell'umorismo.
Fin dagli inizi del XVI secolo, cartelli satirici venivano appesi nottetempo presso un numero di statue che sorgevano in luoghi ben frequentati della città, così che la mattina seguente chiunque potesse leggerli, prima che fossero rimossi dalle guardie.
I cartelli a volte avevano poesie, a volte dei dialoghi umoristici; nella maggior parte dei casi bersaglio della satira era il papa. E gli autori, ovviamente, rimanevano ignoti..
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È così male conservato che dire con certezza chi rappresenti è impossibile, forse un re o un eroe dell'antica Grecia.
Anche sull'origine del soprannome si sa poco; vuole la leggenda che la statua fosse stata rinvenuta presso una bottega di barbiere (o secondo un'altra versione, un'osteria) il cui proprietario si chiamava Pasquino.
Questa tradizione durò fino allo scorso secolo, e le burle contenute nei cartelli presero il nome di "pasquinate".
Una delle più celebri è quella diretta al papa Urbano VIII, della famiglia Barberini, che fece togliere a Bernini le parti bronzee del Pantheon per la realizzazione del grandioso baldacchino di S.Pietro (1633): quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini sentenziò Pasquino.
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Un'altra statua conosciuta è "Marforio", una lunga figura barbuta distesa su un fianco, forse allegoria di un fiume (il Tevere?) o forse Nettuno il dio dei mari.
Si trova nel cortile che fronteggia il Museo Capitolino, dove fu collocata durante il XVI secolo dopo essere stata rimossa dal suo sito originale, davanti al Carcere Mamertino (oggi facente parte del complesso del Foro Romano).
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Il "Babuino" (cioè babbuino) è una figura distesa di sileno, davanti alla chiesa di S.Attanasio dei Greci, nella centrale via del Babuino. Funge da elemento decorativo per una fontana semplicissima, una volta usata per abbeverare i cavalli, sul cui bordo il vecchio personaggio sta appollaiato sin dal Rinascimento.
Il soprannome dato alla figura è la conseguenza della faccia ghignante del sileno, ora resa ancora più grottesca dall'usura del tempo. |
Un'altra statua è conosciuta come "Madama Lucrezia", e si trova in un angolo di Palazzetto Venezia, in piazza San Marco, adiacente a piazza Venezia.
Questo enorme busto marmoreo, alto circa 3 metri, proviene da un tempio dedicato a Iside e raffigura una donna, forse una sacerdotessa di questo culto o forse la stessa Iside.
Il soprannome gli deriva da una nobile dama piuttosto conosciuta, di nome Lucrezia, che visse nel XV secolo.
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Questo breve epitaffio si legge sulla base che sostiene l'"Abate Luigi", in piazza Vidoni, non lontano da piazza Navona, sul muro sinistro della chiesa di S.Andrea della Valle.
La statua raffigura un uomo con una toga di foggia tardo-romana; il soprannome fu probabilmente ispirato dal sacrestano della vicina chiesa del Sudario, il quale - secondo la tradizione popolare - rassomigliava molto alla figura scolpita .
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Il "Facchino" è una piccola fontana che rappresenta una figura maschile, il cui viso è andato quasi del tutto perduto, nell'atto di versare acqua da una botte; l'abito indossato dalla figura è il costume tipico della corporazione dei facchini, da cui il nome del personaggio. Si trova in via Lata la statua rappresenta un acquaiolo con il barilotto, con cui attingeva l'acqua dalla fonte di Trevi e la portava nelle case. Nel XVII secolo diventò la voce popolare contro le autorità del tempo.
UNA PASQUINATA 
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