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LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE NEL XIX SECOLO
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Cosa si intende per seconda rivoluzione industriale?
Per seconda rivoluzione industriale si intende quel processo che porta a forti innovazioni tecnologiche e che si ha in seguito di una grande depressione.
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Cosa si intende per grande depressione(1873-1896), quali ne sono le cause e quale il rapporto con la seconda rivoluzione industriale?
La grande depressione consiste in un periodo di crisi caratterizzato da un rallentamento dello sviluppo economico. (l'economia internazionale entra in una lunga fase di stagnazione produttiva) Si ha a partire dal 1873. Caratterizzata dalla deflazione, una particolare fenomeno, opposto all''inflazione, che consiste in una diminuzione del livello generale dei prezzi; causata dalla concorrenza dei prodotti agricoli e industriali a basso costo che venivano esportati sul mercato europeo da parte di due grandi paesi come Stati Uniti e Germania.
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Quando si afferma e quali sono i paesi coinvolti?
Si afferma alla fine dell''800 , inizialmente in Inghilterra , poi anche in Belgio, Francia, Germania e in Italia (anche se con molto ritardo: quando in Inghilterra iniziava la seconda rivoluzione, in Italia era ancora in corso la prima.
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Quali differenze presenta rispetto alla prima?
Nella prima rivoluzione industriale si passa dall'industria a domicilio alla creazione di un'industria basata sul sistema delle fabbriche gestite dai borghesi (capitalismo). Nella seconda, oltre che nell'industria, si verificano miglioramenti delle fonti energetiche, delle tecnologie, vengono unificati i mercati, create nuove forme di investimento grazie alla circolazione dei capitali, migliorate e ampliate le vie di comunicazione.
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Considera materiali, fonti energetiche, tecnologie utilizzate...
Fu introdotto nella siderurgia l'acciaio, più resistente della ghisa e a prezzi più competitivi riguardi i costi di produzione. La chimica, l'elettricità e il petrolio furono grandi protagonisti della seconda rivoluzione industriale, in quanto settori trainanti delle economie industrializzate. Le reti ferroviarie si svilupparono e vennero ampliate, determinando:
- Aumento di domanda di energia (carbone e vapore) che alimentava la ferrovia e il battello a vapore;
- Investimenti di capitali per la costruzione di nuove reti e quindi sviluppo del sistema bancario;
- Unificazione dei mercati.
Le ferrovie inoltre provocarono un'accelerazione nell'industrializzazione, che portò a una modernizzazione tecnologica, grazie all'unificazione dei mercati e della crescente convenienza dei trasporti. Si intensifica anche la produzione agricola, in seguito alla diffusione di nuove tecniche e delle scoperte scientifiche: fu migliorata l'irrigazione, i vecchi aratri di legno furono sostituiti con aratri di ferro, furono fabbricate nuove macchine.
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L'organizzazione del mondo del lavoro
La sete di guadagno e la concorrenza spingevano i datori di lavoro a ridurre sempre più i costi di produzione. Ma i costi della materie prime, dei trasporti per raggiungere la fabbrica, dei macchinari atti alla lavorazione e ancora dei trasporti per inviare i prodotti finiti sul mercato non potevano essere ulteriormente diminuiti e compressi. Comprimibile invece poteva essere il salario corrisposto agli operai dal momento che non esisteva nessuna legge a tutela del lavoro. D'altra parte di fronte a un operaio non disposto a lavorare per un salario di fame, altri cento si presentavano pronti ad accettare qualsiasi retribuzione pur di non restare disoccupati. Il reclutamento della manodopera veniva compiuto in misura rilevante anche fra le donne e fra i bambini. Il lavoro femminile e infantile era impiegato perfino nelle miniere. Nelle manifatture i fanciulli lavoravano insieme agli adulti in ambienti malsani e sovraffollati. L'aria era generalmente irrespirabile e l'igiene inesistente.
Andò così diffondendosi il fenomeno della concentrazione , e gli organismi produttivi assunsero dimensioni sempre più vaste, dando vita ai primi imperi industriali e finanziari, mentre l'economia europea assumeva proporzioni mondiali. Tutto questo era in parte il risultato della libera concorrenza , teorizzata dagli economisti di orientamento liberista, alla cui base stava la fiducia nella legge della domanda e dell'offerta , che riconosceva ai più abili il diritto d'imporsi.
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Scienza e industria
Mentre fino a metà secolo scienza e industria procedono separatamente nel loro sviluppo, in questo periodo si crea una forte saldature tra le due attività: il lavoro industriale diviene oggetto di studio scientifico e viene organizzato secondo criteri di efficienza . Lo stesso sovradimensionamento e sviluppo tecnologico degli impianti industriali richiese criteri di gestione più "scientifici" e "razionali". Se all'esterno la razionalizzazione delle imprese si attua tramite la formazione di trust e cartelli(detti anche pool) , all'interno avviene attraverso l'applicazione della scienza alla produzione.
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L'innovazione organizzativa
In altri paesi l'aumento della produttività si indirizzerà non verso la razionalizzazione della produzione, cioè lo sfruttamento razionale e scientifico delle macchine; ma verso la razionalizzazione del lavoro , cioè un impiego più razionale e scientifico della forza lavoro. È questo il caso degli Usa.
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Il Taylorismo
Fu infatti Frederick Taylor , negli Usa, a farsi portatore del movimento per lo scientifico management , teso ad applicare al lavoro umano i principi di efficienza dell'ingegneria meccanica. L'innovazione consisteva nello scomporre il lavoro nei movimenti più semplici misurando il tempo necessario a compierli. In questo modo si poteva stabilire il modo migliore di compiere un'operazione lavorativa ed il tempo ottimale necessario a compierla. Ispirandosi alla fiducia nella scienza il taylorismo si proponeva come una filosofia capace di risolvere i conflitti sociali: grazie alla scienza si sarebbe potuta produrre una quantità di ricchezza sufficiente per tutti ripartendola secondo criteri oggettivi in funzione del contributo da ciascuno prestato nella produzione . La proposta di Taylor incontrò la forte opposizione dei sindacati che la consideravano una forma di sottomissione dell'uomo alla macchina e di riduzione a macchina della stessa esistenza umana.
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Ad Henry Ford , il re dell'auto, si deve l'introduzione della catena di montaggio . Venne sperimentata nel 1913 e, una volta adottata consentì una drastica riduzione dei tempi di lavorazione del prodotto. Con essa è direttamente la macchina a determinare la successione delle operazioni ed il loro ritmo mentre l'operaio diviene una semplice appendice di essa limitandosi alla esecuzione di un gesto sempre uguale ripetuto migliaia di volte. Con l'introduzione della catena di montaggio la divisione del lavoro in fabbrica venne spinta al massimo e il rapporto tra uomo e macchina si modellò sul predominio della seconda.
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La macchina subordinò l'uomo . Il film " Tempi moderni " con l'attore Charlie Chaplin, denuncia appunto i forsennati ritmi di lavoro in una catena di montaggio. La satira di Chaplin si rivolge principalmente contro la tecnologia e la disumanizzazione industriale che porta alla totale alienazione del lavoratore.
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Scheda film: "TEMPI MODERNI"
Titolo originale: Modern Times ; Anno: Usa, 1936; Regia: Charlie Chaplin; Attori: Charlie Chaplin, Paulette Goddard, Henry Bergman; Soggetto e Sceneggiatura: Charlie Chaplin; Genere: Commedia; Durata: 1h e 29'
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TRAMA: Impazzito per i forsennati ritmi di lavoro in una catena di montaggio , Charlot (Chaplin) finisce in ospedale e quando esce non ha più un lavoro. Durante una manifestazione di protesta viene scambiato per un sovversivo e arrestato, poi trova lavoro come cameriere ma deve ancora fuggire.
RECENSIONE: Ultimo film muto di Chaplin , è oggi considerato come l'insieme di tutta la sua attività precedente. Un film curato in ogni minima parte, in modo quasi maniacale (sono stai girati centomila metri di pellicola! E ci sono voluti dieci mesi per mettere a posto tutte le gag), che ai tempi si è rivelato un flop negli States, in Germania fu accusato di filocomunismo, mentre in Francia e in Inghilterra venne accolto con successo (c'è da ricordare che l'Inghilterra era la patria del luddismo, cioè della rivolta contro le macchine). Nonostante tutto questo, i riconoscimenti vennero col tempo, e Tempi moderni è oggi considerata la pellicola che riesce ad espletare meglio l'alienazione dal lavoro e il conflitto fra uomo e macchina. Ritroviamo sempre il nostro vagabondo che adesso avvita bulloni in una fabbrica, non riesce a mantenere i ritmi della catena di montaggio e, in preda ad una crisi nervosa, scappa creando non pochi scompigli nel lavoro dei suoi compagni. Viene chiuso in manicomio e una volta guarito si ritrova disoccupato. Vagando per le strade si ritrova con una bandiera rossa alla testa di un corteo e viene nuovamente arrestato perché scambiato per il capo della rivolta. Dopo esser uscito dal carcere cerca nuovamente lavoro, ma combinando disastri uno dopo l'altro si rende conto che non è la strada che fa per lui. Casualmente incontra una ragazza orfana che aveva rubato una pagnotta di pane e pian piano ci si affeziona. Dopo varie peripezie insieme (con qualche altra permanenza in carcere) lei trova lavoro in un ristorante come cantante, e il nostro Charlot è "costretto" ad esibirsi in un balletto improvvisato che rappresenta uno dei momenti più dolci del film (è la prima volta che si sente la voce di Chaplin). La ragazza è però braccata dalla polizia che la deve mandare in un orfanotrofio, ma con l'aiuto del "vagabondo" riuscirà a scamparla e, insieme, abbandoneranno la città per prendere una lunga strada solitaria che li porterà chissà dove! La satira di Chaplin si rivolge principalmente contro la tecnologia e la disumanizzazione industriale che porta alla totale alienazione del lavoratore.
La cosa che rende immenso Tempi moderni è però la scelta attuata da Chaplin: realizzare un film muto (con tutte le figure chapliniane come il vagabondo, la ragazza "randagia" e le incredibili gag) Con Tempi Moderni Chaplin iniziò ad affrontare schiettamente temi politico-sociali che non erano stati mai così evidenti nei suoi precedenti film e di conseguenza iniziarono ad arrivare anche i primi guai, infatti, ogni opera successiva a questa fu analizzata in modo diverso dal governo americano, che iniziò a guardare anche Chaplin in modo diverso, tanto che dopo Monsieur Verdoux gli fu revocato il permesso di ritornare negli States. Mantenendo tutte le prerogative del film muto non possono mancare irresistibili gag che si succedono in una successione perfetta ed esilarante senza pesare minimamente sul film: si può partire tranquillamente dalla catena di montaggio che praticamente manda fuori di testa il povero Charlot per poi passare alla pattinata sull'orlo della balaustra; Chaplin si improvvisa cameriere e ne combina di tutti i colori portando un vassoio ad un tavolo si imbatte in una moltitudine di gente che non lo fa passare e lui ruota insieme alla folla prima di giungere a destinazione senza qualche "pezzo" (per la scena furono usate 250 comparse!); il ballo di Chaplin in cui per la prima volta si sente la sua voce; diventato aiutante di un tecnico mette in subbuglio la catena di montaggio finendo in un ingranaggio; e così si potrebbe continuare all'infinito.
Tutte queste considerazioni fanno della pellicola di Chaplin un capolavoro del muto che è riuscito a ritrarre in modo perfetto la condizione umana di quegl'anni, sicuramente meglio di ogni altro film sonoro. |
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