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"VIANDANTE SUL MARE DI NEBBIA" Caspar David Friedrich

 

 

“...forse non siamo soli in questo mondo, forse al di là del mare e delle montagne c'e' qualcuno, uguale a noi oppure diverso, qualcuno che condivide i miei ideali, che crede in ciò che e' giusto. O forse un essere che nega i concetti di libertà e fraternità e che non conosce il significato di amore ma solo quello di odio. Forse non c'e' nessuno o forse egli in questo momento si sta logorando con le stesse mie domande e si chiede chi mai potrà esserci oltre questo mare di nebbia...”

(C. D. Friedrich)

Una figura di spalle, vestita di abiti borghesi e in posa plastica, si staglia contro un solenne paesaggio montano. L'eroica solitudine dell'uomo che scruta l'abisso nevoso da una vetta raggiunta con orgoglio (raggiunta la vetta della vita) fa di questo dipinto il manifesto dell'intero preromanticismo tedesco (Sturm und Drang: Tempesta e Passione): assorto nella contemplazione dell'infinito, di qualcosa che sta al di sopra della comprensione umana, egli acquista una grandezza tragica. Riconosco nel movimento Sturm und Drag una fondamentale esaltazione dell'inquieto impulso vitale. Friedrich si fa nell'occasione interprete del pensiero di Schelling per il quale l'esperienza della natura è la sola via per raggiungere Dio. Il vero filosofo, viaggiatore solitario, separato dal mondo e allo stesso tempo separato dalla natura, resta dunque estraneo a ogni comunità e, dall'ultimo avamposto del mondo, si confronta con l'indescrivibile visione dell'esperienza estrema. È raffigurato di spalle così che lo spettatore del quadro deve condividere il suo punto di vista e compenetrarsi nel suo stato d'animo. Lo stato d'animo, cioè, di chi avverte dentro di sé il sentimento del sublime: meraviglia e quasi sgomento di fronte all'immensità dell'universo.

Risulta perciò la drammatica solitudine del protagonista di fronte all'infinito cosmico, che non ha però nulla di minaccioso e che egli può contemplare senza smarrirsi, perché dell'infinito anch'egli è parte e per converso l'infinito è lui. A chi avesse voluto dipingere alla sua maniera, Friedrich rivolgeva questo consiglio: “Chiudi l'occhio fisico per vedere dapprima il tuo quadro con l'occhio dello spirito. Poi fai emergere alla luce quanto hai visto nella tua notte,perché la tua azione si svolga in cambio su altri esseri, dall'esterno verso l'interno”.