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Attualità
INGEGNERIA GENETICA

Fin dall’inizio del processo di domesticazione, che si fa risalire alla fine del Paleolitico (12000-10000 anni fa) l’uomo ha esercitato la sua influenza sui processi riproduttivi degli animali a lui più vicini. La selezione delle specie domestiche, iniziata in maniera inconsapevole, è divenuta nel corso della storia una pratica empirica consolidata ben prima che Gregory Mendel nel 1866 giungesse a descrivere le leggi che regolano i meccanismi ereditari .
L’applicazione della genetica al campo della selezione animale è invece un’acquisizione recente, essendosi diffusa solo nel corso di questo secolo. Nell’ambito delle tecnologie riproduttive che l’uomo ha progressivamente introdotto nell’allevamento animale, la prima a essere applicata e a incontrare più larga diffusione è stata la fecondazione o inseminazione artificiale .
Fu Lazzaro Spallanzani nel 1783 a dimostrare con un celebre esperimento che il liquido seminale era il mezzo tramite il quale si realizzava il concepimento. Egli inoculò nella vagina di una cagna in estro il liquido seminale prelevato da un maschio, ottenendo una normale gravidanza e la nascita di tre cuccioli. Si è dovuto attendere più di un secolo prima che la fecondazione artificiale entrasse nel novero delle pratiche zootecniche, e solo dagli anni cinquanta tale tecnologia ha incontrato larga diffusione, dopo che Rowson e Polge hanno dimostrato la possibilità di conservare il materiale seminale congelandolo. L’inseminazione artificiale ha trovato diffusione in diverse specie, tra cui il bovino e il suino, ma anche il cavallo, l’ovino, il coniglio, il tacchino. Nel caso dell’allevamento bovino intensivo, questa tecnica è ormai impiegata in modo quasi esclusivo e presenta numerosi vantaggi, tra i quali ricordiamo la possibilità di diffondere rapidamente i caratteri di animali con peculiarità genetiche pregiate anche in territori o paesi molto distanti; una maggiore igiene nella fecondazione e la riduzione del rischio delle infezioni veneree. Negli ultimi anni si sono sviluppate, nell’ambito dell’embriologia sperimentale e della biologia molecolare, numerose tecniche dotate di un elevato potenziale applicativo nel settore zootecnico; tra le varie tecniche embrionali ricordiamo il trasferimento di frammenti di DNA tramite la tecnologia degli animali trasgenici; la clonazione di embrioni ai primi stadi di sviluppo.
La clonazione della pecora Dolly, realizzata in un istituto di Edimburgo, è solo l’ultimo di una serie di straordinari risultati ottenuti dalla ricerca genetica nel corso degli ultimi 15 anni, in seguito allo sviluppo della tecnologia trasgenica. Dolly, che tanto clamore ha suscitato nell’opinione pubblica , è sicuramente un evento straordinario nel progresso della ricerca genetica , ma apre la strada a nuove piste di ricerca e a conseguenti possibilità applicative di indubbio interesse umano e sociale.
La rapidità dei progressi della ricerca genetica dunque , è all’origine di un crescente divario tra le sempre più numerose possibilità di intervento tecnico che si prospettano per il futuro - in diversi ambiti di utilità umana e sociale - e la disponibilità di strumenti o metodi di valutazione etica adeguati alla complessità e , a volte , all’assoluta novità dei problemi sollevati . E’ facilmente comprensibile, pertanto come la ricerca genetica costituisca uno tra i capitoli più complessi e rilevanti della bioetica , accanto a quelli relativi alle tecnologie riproduttive , ai trapianti d’organo e all’assistenza del malati terminali. Vi è dunque la necessità di delineare le coordinate morali (i limiti) entro cui situare la tecnologia trasgenica e valutare gli eventuali problemi etici sollevati da determinate situazioni sperimentali, si tratti della creazione di animali trasgenici di interesse sperimentale, farmacologico e zootecnico, della clonazione animale o della controversa prospettiva della clonazione umana . C’è dunque necessità di riflessione in quanto si creano delle situazioni conflittuali nell’ambito di un determinato settore di ricerca . Se , relativamente al fine perseguito , lo sviluppo della tecnologia trasgenica è ammissibile e , per certi versi , auspicabile , il problema morale che eventualmente si pone riguarda le condizioni etiche dell’impiego degli animali trasgenici quali cavie di laboratorio e le eventuali conseguenze di clonazione animale, in relazione alla possibile violazione di determinati valori o al mancato rispetto di fondamentali principi etici . I principi e i valori che potrebbero essere violati dalle esigenze di sviluppo della tecnologia trasgenica , e che possono essere assunti quale criterio per stabilire le condizioni etiche del protocollo sperimentale o per la valutazione e previsione dell’entità di possibili rischi e pericoli sono : il rispetto per la sofferenza animale e il valore della biodiversità, qualora, per esempio, la clonazione dovesse sostituire le abitudini tecniche di allevamento e divenire generalizzata, con il rischio di una riduzione o di totale appiattimento della variazione genetica della popolazione.
La determinazione dei vantaggi e dei benefici dovrebbe includere anche la valutazione di una soglia o limite di tollerabilità della sofferenza animale , ossia del grado di proporzionalità tra i benefici previsti (soprattutto se incerti) e i danni inferti. In ragione del rispetto dovuto alla sofferenza animale , l’uso della tecnologia trasgenica , o l’impiego di animali trasgenici , dovrebbe essere regolamentato in relazione al progressivo ottenimento di risultati certi , qualitativamente vantaggiosi evitando ogni tipo di ricerca preoccupata solo della sua crescita interna , e ignara dei propri scopi .
La prospettiva della clonazione umana , è stata a lungo dibattuta e anche questa pone numerosi problemi di ordine etico e sociale Essa viene concepita nella logica di migliorare geneticamente la specie biologica umana, riproducendo e perpetuando caratteristiche estetiche e comportamentali ritenute socialmente ed economicamente vantaggiose . Questo obbiettivo diviene così un’ideologia discriminatoria , lesiva di fondamentali diritti e valori umani , e di fatto rifiutata e combattuta da ogni Stato , società o convivenza umana che si ritenga democratica e civile , a prescindere dagli orrori di determinate persecuzioni razziali o etniche del passato che ne testimoniano le conseguenze perverse . E’ in base al criterio della moralità dei fini , pertanto, e a maggiore ragione delle presumibili conseguenze , che la prospettiva della clonazione umana risulta moralmente inaccettabile e improponibile, in quanto violerebbe importanti valori e diritti , quali per esempio il valore dell’unicità d’essere umano e il diritto a ereditare una costituzione genetica non alterata o in qualsiasi modo “manipolata” , diritto più volte sancito da importanti organismi internazionali .
C’è dunque bisogno di valutare le conseguenze di determinati progetti di ricerca , ossia la previsione di eventuali rischi e pericoli e la necessità in taluni casi di esigere la sospensione . L’etica delle conseguenze , infatti , è all’origine dell’esigenza normativa che spesso emerge in seno alla ricerca genetica e biomedica . Le direttive elaborate in proposito dai comitati etici degli istituti di ricerca sono finalizzate alla prevenzione di possibili conseguenze dannose che potrebbero ripercuotersi negativamente sull’ambiente , sulla società o sui soggetti coinvolti nella sperimentazione . La valutazione etica di un protocollo sperimentale , pertanto , si attuerà attraverso la considerazione di tutti gli elementi moralmente rilevanti coinvolti nella sua realizzazione dalla valutazione dei fini , alla considerazione dei mezzi e delle condizioni di realizzazione , alla previsione delle possibili conseguenze . In determinate circostanze, infatti potrebbero verificarsi situazioni di reale conflitto di valori perseguiti da particolari progetti di ricerca (come il perseguimento di conoscenze di utilità terapeutica ) e i valori eventualmente violati o all’ambiente, quale esito imprevedibile della sperimentazione o in seguito al ricorso a procedure illecite ( la sperimentazione , per esempio su soggetti umani non consenzienti ) . Nella maggior parte dei casi , tali conflitti sono risolvibili in termini di bilancio tra i costi/benefici e i rischi/pericoli del protocollo sperimentale, con il risultato di ridurre l’impatto negativo delle conseguenze, di limitare l’uso di mezzi e di ridimensionare parzialmente la realizzazione dell’obbiettivo . In altri casi , invece , soprattutto nell’ambito della ricerca genetica umana , si possono verificare condizioni conflittuali irriducibili, in cui l’inevitabilità delle conseguenze negative o l’eventuale illiceità dei mezzi potrebbero far scaturire l’obbligo morale di arrestare la ricerca medesima , oppure dilemmatiche , tali cioè da dover esigere il ricorso ad altri principi , o criteri , che le rendano moralmente accettabili .

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