EINSTEIN E LA TEORIA DELLA RELATIVITA'
"Quando un uomo siede un'ora in compagnia
di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo
sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più
lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività"
Albert Einstein

“Tutti sanno che Einstein ha fatto
qualcosa di grandioso, ma pochi sanno che cosa abbia fatto esattamente”1.
Fin da bambino, Einstein era fortemente attratto
dal mondo che lo circondava.
“Una meraviglia di natura simile l’ho
provata da bambino, a 4 o 5 anni, quando mio padre mi mostrò
l’ago di una bussola. […] me lo ricordo ancora […]
quell’esperienza fece su di me un’impressione intensa
e duratura. Dietro le cose ci doveva essere qualcosa di
profondamente nascosto”2.
L’idea che dietro le cose ci fosse qualcosa
di profondamente nascosto rimase in Einsten tanto che, alla ricerca
di questo “qualcosa”, passò tutta la vita.
“Più una equazione è
bella, maggiore è la simmetria che possiede, e più
numerosi sono i fenomeni che può spiegare nel minor spazio
possibile. Così il potere della simmetria ci consente
di unificare dei pezzi disparati in un tutto armonioso e integrale.
Le rotazioni di un fiocco di neve, ad esempio, ci consentono di
vedere l’unità che esiste fra ogni punto sul fiocco.
Le rotazioni nello spazio quadrimensionale unificano i concetti
di spazio e tempo, mutando l’uno nell’altro mano a
mano che si aumenta la velocità. Questo concetto
bello ed elegante, per cui la simmetria unisce entità apparentemente
dissimili in un tutto gradevole e armonico, guidò Einstein
per i cinquant’anni successivi”3.
TEORIA DELLA RELATIVITA' RISTRETTA
Nel 1905 Einstein pubblica l'articolo Zur Elektrodynamik
bewegter Körper ( “Sull’elettrodinamica
dei corpi in movimento”), che aveva come oggetto l'interazione
fra corpi carichi in movimento ed il campo elettromagnetico vista
da diversi osservatori in stati di moto differenti.
Einstein proclama che le sue teorie non valgono
solo per la luce, ma rappresentano la verità sull’universo
stesso, e delinea un nuovo quadro dello spazio e del tempo.
Il lavoro deriva da due semplici postulati:
1. le leggi della fisica sono le medesime in tutti i sistemi
inerziali;
2. la velocità della luce è una costante in tutti
i sistemi inerziali.
Grazie a questo articolo, vennero risolte le controversie
che avevano caratterizzato la fisica di fine '800 per quel che
riguardava l'esistenza o meno di un sistema di riferimento assoluto.
La teoria che ne scaturì fu indicata come teoria della
Relatività ristretta.
Nello stesso 1905, pubblical'articolo “Su
un punto di vista euristico relativo alla generazione e alla trasformazione
della luce” (che gli valse il nobel del 1921) che forniva
una spiegazione dell'effetto fotoelettrico utilizzando il concetto
di quanto, ipotizzato qualche anno prima da Max Planck (fotoni
e teoria quantistica della luce). Diede quindi prova dell'esistenza
degli atomi ed abbattè la fisica newtoniana.
Inoltre, dedusse che

ovvero che l'energia del moto si trasforma in modo
da aumentare la massa dell’oggetto, e che quindi materia
ed energia sono intercambiabili.
Secondo la teoria della relatività, spazio
e tempo sono interconnessi tra di loro e formano un'unica entità
a quattro dimensioni. Inoltre, non esiste il moto assoluto ma
spazio e tempo sono relativi al sistema di riferimento dell'osservatore.

Per eliminare la mancanza di precisione per quello
che riguarda la simultaneità di eventi spazialmente distanti
Einstein afferma che:
"Il tempo t dell'evento P è la lettura
dell'orologio C al tempo dell'arrivo di un segnale luminosoemesso
dall'evento, corretta del tempo percorso perchè il segnale
di luce percorresse la distanza".
Prospettiva si Galileo:

Velocità della pallina (vista dall'osservatore
alla stazione)
EGUAGLIA
Velocità del treno + Velocità della
pallina (vista dall'osservatore sul treno)
Prospettiva di Einstein:
quando la velocità in gioco è grandissima
(in questo caso la velocità della luce, che è la
massima velocità materiale possibile), le trasformazioni
galileiane non possono più essere applicate, infatti, in
questo caso, rispetto a entrambi i sistemi di riferimento la velocità
della luce è la stessa (perfino se il veicolo si muovesse,
per assurdo, alla velocità c).

Velocità della luce (vista dall'osservatore
alla stazione)
EGUAGLIA
Velocità della luce (vista dall'osservatore
sul treno)
In sintesi, le ipotesi fondamentali della teoria
sono:

Contrazione delle lunghezze
Navicella che viaggia al 10% della velocità
della luce

Navicella che viaggia all'87% della velocità
della luce

Navicella che viaggia al 99% della velocità
della luce

Navicella che viaggia al 99,9% della velocità
della luce

Dilatazione dei tempi


La teoria della relatività ristretta è
ancora incompleta, essendo riuscita ad applicare il principio
di relatività generale in modo soddisfacente solo ai campi
gravitazionali, ma non al campo totale.
PRINCIPIO DI EQUIVALENZA
Nel 1907, Einstein afferma che le leggi della fisica
in un sistema di accelerazione o in un sistema di gravitante sono
indistinguibili.
Su questa affermazione si basa la curvatura dello spazio, i buchi
neri e la creazione dell’universo.
Secondo la curvatura, non esiste attrazione gravitazionale
Non è possibile distinguere, in una piccola
regione di spazio tempo, la differenza tra un oggetto accelerato
e un oggetto posto ad una forza gravitazionale.

LA RELATIVITA' GENERALE
Nel 1915 Einstein propose una teoria relativistica
della gravitazione, indicata come Relatività generale,
che descriveva le proprietà dello spazio-tempo a 4 dimensioni.
In tale teoria si concludeva che i sistemi inerziali potevano
avere senso solo in assenza di campi gravitazionali.
Del 1915 è anche il principio della
covarianza generale, secondo cui le equazioni della fisica
devono essere generalmente covarianti (devono mantenere la stessa
forma anche se sottoposte a un cambiamento di coordinate). Einstein
infatti cercava equazioni che mantenessero la stessa forma a prescindere
dal sistema di riferimento utilizzato, che stesse accelerando
o che si muovesse a velocità costante.
Formulò, quindi, il principio di
relatività generale in cui diceva che le
leggi della fisica hanno la stessa forma in tutti i sistemi di
riferimento.
In seguito riuscì a superare il postulato secondo cui la
velocità della luce è la stessa in tutti i sistemi
di riferimento inerziali: se la luce si propaga in linea
retta con velocità costante in un sistema di riferimento,
passando ad uno accelerato rispetto al primo, essa risulterà
avere una traiettoria curva.
Grazie a questi punti di partenza Einstein fu in
grado di formulare una teoria organica e completa che prese il
nome di teoria della relatività generale che si basava
su due assiomi fondamentali:
-
La presenza di masse incurva lo spazio
tempo
-
I corpi soggetti alla forza di gravità
devono essere considerati come particelle libere, che si muovono
seguendo le geodetiche dello spazio.
Lo spazio-tempo quadridimensionale nella relatività generale
può essere rappresentato dal cosiddetto "tessuto
di Eddington", una sorta di lenzuolo di gomma, dove
la presenza di un corpo dotato di massa (es. il Sole) ne determina
la deformazione geometrica in quella regione. Nel caso di un buco-nero,
la distorsione dello spazio-tempo diventa estrema e allora si
forma una specie di pozzo gravitazionale, circoscritto da una
linea di non ritorno, al di la della quale la gravità è
talmente intensa che niente può sfuggire, nemmeno la luce.


Curvare il tempo significa che la velocità
del flusso del tempo è determinato dalla curvatura del campo
gravitazionale in cui è misurato. Il tempo passa più
lentamente quando la curvatura è più accentuata. Einstein
dedusse inoltre che curvatura e gravità sono collegate, e
che la curvatura ha le stesse caratteristiche della gravità.
Di rilevante importanza è conoscere la distribuzione
delle masse dato che esse influiscono sulla curvatura dello spazio-tempo:
difatti le zone più vicine ad una massa presentano una curvatura
più accentuata. Una volta nota la distribuzione delle masse
si è in grado di calcolare la geometria dello spazio-tempo
grazie all’equazione di campo di Einstein.
Tra le previsioni teoriche della relatività
generale ve ne è una particolarmente affascinante: se la
geometria dello spazio è determinata dalla distribuzione
delle masse e se tale distribuzione viene modificata, si ha di conseguenza
una variazione della geometria dello spazio-tempo che, però,
non può essere istantanea in tutto l’universo ma si
propaga dal punto in cui si è generata con la velocità
della luce c. Tale propagazione prende il nome di onda gravitazionale.
Una conseguenza della curvatura dello spazio è
la deflessione gravitazionale della luce. La luce subisce una deflessione
in presenza di un campo gravitazionale e quindi in presenza della
curvatura dello spazio-tempo. Una conseguenza che si può
osservare, ad esempio è che alcune stelle osservabili vengono
viste in una posizione diversa rispetto a quella che realmente occupano.
Ciò dimostra la variazione della traiettoria percorsa dalla
luce.
Secondo la teoria della relatività generale, la luce trasporta
energia, ma poiché essa ci giunge con una frequenza minore
di quella con cui è stata emessa e poiché nell’ambito
della luce visibile il rosso è il colore a cui corrisponde
la frequenza minore, questo fenomeno prende il nome di spostamento
verso il rosso o in inglese redshift gravitazionale.
Quindi, la gravità influenza la traettoria
dei raggi di luce ed ha effetti anche sulla radiazione elettromagnetica
(per esempio, un raggio gamma perfettamente monocromatico spedito
dalla base di una torre raggiunge la cima con una frequenza un po'
più bassa che alla partenza).
CONCLUSIONE
Einstein non riesce ad andare avanti perché
gli mancano degli stumenti matematici
“Einstein non era un matematico innato,
ma lavorava sotto l’influenza di oscuri impulsi fisico-filosofici.
È questa, probabilmente, la differenza essenziale fra matematici
e fisici, oltre che il motivo per cui i primi hanno sistematicamente
fallito nella ricerca di nuove leggi della fisica. I matematici
trattano solo con grandi quantità di ambiti piccoli e coerenti,
come province isolate. I fisici, invece, hanno a che fare
con una manciata di semplici principi fisici che possono richedere
molti sistemi matematici per essere risolti. Anche se il
linguaggio della natura è la matematica, la sua forza motrice
sembra risiedere in questi principi fisici, come la relatività
e la teoria dei quanti”4.
“«Non posso rispondere con un semplice
si o no. Io non sono ateo e non penso di potermi chiamare panteista.
Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una
vasta biblioteca riempita di libri scritti in molte lingue diverse.
Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Egli non
conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso
nella sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo
mi sembra essere il comportamento dell'essere umano più intelligente
nei confronti di Dio. Noi vediamo un universo meravigliosamente
ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però comprendere
solo in modo oscuro. I nostri limitati pensieri non possono afferrare
la forza misteriosa che muove le costellazioni. Mi affascina
il panteismo di Spinoza, ma ammiro ben di più il suo contributo
al pensiero moderno, perché egli è il primo filosofo
che tratta il corpo e l'anima come un'unità e non come due
cose separate>>”5.
Nel 1915 inizia ad elaborare la teoria del campo unificato,
che cerca di combinare la teoria della relatività con la
teoria dell’elettromagnetismo di Maxwell.
“doveva essere il suo capolavoro, oltre che la summa di
duemila anni di indagini scientifiche sulla natura della gravità
e della luce. Gli avrebbe dato la capacità di leggere la
mente di Dio”6.
“La chiave del genio di Einstein consisteva
nella sua capacità di riuscire ad individuare le simmetrie
chiave dell'universo che uniscono le leggi di natura. La simmetria
che unisce lo spazio e il tempo è la trasformazione di Lorentz,
o le rotazioni nelle quattro dimensioni. La simmetria che regge
la gravità è la covarianza generale, o le trasformazioni
arbitrarie di coordinate nello spazio-tempo.
Eppure, al terzo tentativo di formulare una grande teoria unitaria,
Einstein fallì, soprattutto perchè
gli mancava la simmetria che avrebbe unito la gravità e la
luce”7.

Oggi, tutte le conoscenze fisiche a livello fondamentale
sono racchiuse nella relatività generale
(per quello che riguarda il macrocosmo, quindi Big Bang e buchi
neri) e nella teoria dei quanti (per quello che
riguarda il microcosmo, e quindi l’atomo).
“Einstein è stato il fondatore della
prima e il padrino della seconda, e ha aperto la strada per la loro
possibile unificazione”8.
"Dopo aver lavorato su lughe serie di equazioni,
nelle quali i simboli rappresentano cose la cui natura intrinseca
ci resterà sempre sconosciuta, il fisico arriva infine ad
un risultato che può essere interpretato nei termini delle
nostre percezioni e utilizzato per ottenere determinati effetti
sulle nostre esistenze. Quel che sappiamo della materia, per quanto
sia astratto o schematico, è sufficiente, in linea di principio,
per farci conoscere le regole in base alle quali la materia produce
in noi percezioni e sensazioni, ed è proprio da queste regole
che dipendono gli usi pratici della fisica. La conclusione finale
è questa. Sappiamo molto poco, e tuttavia è sorprendente
che sappiamo tanto, ed è ancora più sorprendente che
conoscenze così limitate ci assicurino tanto potere"9.
NOTE
-
Bertrand Russel (1960), “L’ABC
della relatività”, II Edizione Il Cammeo 2005,
Milano, Longanesi & Co., pagina 3
-
Schilpp, P.A. (1951), Albert Einstein, scienziato
e filosofo: autobiografia di Einstein e saggi di vari autori,
Edizioni scientifiche Einaudi, Torino, 1958
-
Michio Kaku (2004), Il cosmo di Einstein, Codice
Edizioni, Torino, 2005, pagine 50-51
-
Michio Kaku (2004), Il cosmo di Einstein, Codice
Edizioni, Torino, 2005, pagina 76
-
Brian, D. (1996), Einstein: A Life, Wiley &
Sons, New York
-
Michio Kaku (2004), Il cosmo di Einstein, Codice
Edizioni, Torino, 2005, pagina 111
-
Michio Kaku (2004), Il cosmo di Einstein, Codice
Edizioni, Torino, 2005, pagina 178
-
Michio Kaku (2004), Il cosmo di Einstein, Codice
Edizioni, Torino, 2005, pagina 182
-
Bertrand Russel (1960), “L’ABC della
relatività”, II Edizione Il Cammeo 2005, Milano,
Longanesi & Co., pagina 189-190
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