DOMANI: LA TEORIA DEL TUTTO
Tutte le leggi della creazione descritte da una sola
teoria? I fisici ne sono convinti, e la cercano fin dai tempi di
Einstein.
IL PRIMO SUCCESSO
Al tempo di Einstein la forza debole e quella forte non erano ancora
state scoperte ma egli trovava già insopportabile l’esistenza
di due forze distinte, gravità ed elettromagnetismo. Si mise
così alla ricerca di una "teoria del campo unificato",
una relazione matematica capace di descriverle entrambe dimostrando
che erano manifestazioni di un’unica forza come elettricità
e magnetismo.

Einstein dedicò a questo progetto alcuni decenni,
infruttuosamente. Nel frattempo furono scoperte le altre due forze,
il che rese ancor più difficile l’impresa. Verso la
fine degli anni ‘60 però gli americani Steven Weinberg,
Sheldon L. Glashow e il pakistano Abdus Salam idearono un modello
matematico che descriveva la forza elettromagnetica e quella debole
come aspetti di un’unica "forza elettrodebole".

Ma com’è possibile che forze d’intensità
tanto diversa possano assumere la stessa forma? In realtà
l’intensità effettiva delle forze non è costante
in assoluto, ma cambia in funzione della temperatura dell’ambiente
in cui agiscono.
L’intensità della forza debole e di quella elettromagnetica
variano all’aumentare della temperatura fino a diventare simili
verso il milione di miliardi di gradi (corrispondente a un’energia
di 100 miliardi di elettronvolt). E’ a quel punto che le due
forze si combinano nell’unica forza elettrodebole.
LA GRANDE UNIFICAZIONE
Al crescere ulteriore della temperatura anche la forza nucleare
forte sì indebolisce avvicinandosi per intensità a
quella elettrodebole. Ma per osservarne l’unificazione bisognerebbe
raggiungere la fantastica temperatura di 10 miliardi di miliardi
di miliardi di gradi.
Questo non toglie che molti fisici siano tuttora
convinti di essere sulla strada giusta. Ancora qualche modifica
e la Teoria di grande unificazione (GUT), proposta nella sua prima
formulazione nel 1973, descriverà anche la forza forte: tre
su quattro.

L’ultima forza rimasta. la gravità, continua
però a sfuggire all’unificazione. Infatti, nel momento
in cui si usa la GUT per calcolare alcune proprietà che dovrebbero
potersi misurare sperimentalmente si ottengono valori infinitamente
grandi anziché numeri sensati.

"La difficoltà principale nel trovare
una teoria che unifichi la gravità con le altre forze è
data dal fatto che la relatività generale è una teoria
classica, ossia non incorpora il principio d'indeterminazione della
meccanica quantistica"
Stephen Hawking
LE SUPER CORDE
Nel 1984 Edward Witten, Michael Green e John Schwarz proposero però
una nuova teoria fisica, la cui potenza risiede nel concetto di
"corda".
Secondo questa teoria, se potessimo esaminare le
particelle fondamentali - come quark ed elettroni - con un "ingrandimento"
centomila miliardi di volte maggiore di quello che ci è permesso
dalle tecnologie attuali scopriremmo che esse non sono palline ma
minuscole linee o anelli sottilissimi.

La teoria afferma che le proprietà delle particelle
osservate - comprese quelle che veicolano le forze - sono il riflesso
dei vari modi in cui queste microscopiche stringhe possono vibrare,
come corde di una chitarra. Anziché produrre note musicali,
però. ciascuna delle possibili vibrazioni ci appare come
una diversa particella.
Così l’elettrone è una corda che vibra in un
certo I modo, il quark down una corda che vibra in un altro modo,
il fotone una corda che vibra in un altro modo ancora, e così
via. Le interazioni tra particelle diventano allora fusioni e scissioni
di corde.

UNA SPIEGAZIONE PER TUTTO
Tutto troppo pittoresco’? Forse, ma la sostituzione delle
particelle puntiformi con corde è ciò che ha permesso
di trovare un punto idi contatto tra la gravità e le altre
forze.
Un’eventualità che si presenta però vicino alla
più alta temperatura mai raggiunta in natura, quella del
Big Bang e non è dunque sperimentabile sulla Terra. Nondimeno,
un numero sempre maggiore di fisici e di matematici è convinto
che la teoria delle supercorde potrebbe fornire la "spiegazione
ultima" già ricercata da Einstein.
Partendo da un solo principio (cioè che tutto, a livello
microscopico non è che una combinazione di corde vibranti)
la teoria fornisce infatti una cornice di riferimento entro cui
racchiudere tutte le forze e tutta la materia.
Semplificando al massimo, potremmo affermare che le particelle
sono le note prodotte dalle vibrazioni delle microscopiche corde.
E che l’universo è la musica che con queste note è
stata composta.
Per questa ragione la teoria delle supercorde è
stata definita la migliore candidata al titolo di Teoria del tutto:
la descrizione definitiva delle proprietà fondamentali dell’universo.
Non che essa fornisca una risposta a qualsiasi interrogativo, ma
dovrebbe finalmente spiegarci perché esistono i quark o gli
elettroni e non altre particelle. In sostanza svelarci la struttura
su cui è costruito il mondo intero.
SPAZI A PIU’ DIMENSIONI
La teoria delle supercorde tuttavia ha una struttura concettuale
così profonda che siamo ancora ben lontani dall’averne
piena padronanza. La sua matematica è così complicata
che finora non se ne conoscono neppure le esatte equazioni ma solo
delle approssimazioni risolte parzialmente.
"La teoria potrà richiedere ancora
decenni o addirittura secoli per essere completamente sviluppata
e compresa" prevede Greene. Basti dire che uno dei
suoi requisiti è che l’universo abbia un numero di
dimensioni (a seconda delle formulazioni 10, 11 o 26) ben maggiore
delle tre che vediamo. Dove sono allora queste dimensioni extra?
Secondo gli scienziati sarebbero rimaste intrappolate nel finissimo
tessuto spazio-temporale dell’universo e non si sono potute
espandere, cosicché la loro i esistenza è per noi
impercettibile. Perché questo sia avvenuto è però
ancora un mistero.
Se la teoria delle supercorde è corretta, il
microscopico tessuto del nostro universo è dunque un labirinto
multidimensionale intrecciato. all’interno del quale le corde
vibrano e si attorcigliano senza posa. Lontano dall’essere
dettagli accidentali, le proprietà dei mattoni elementari
della natura sarebbero invece profondamente legate al tessuto dello
spazio-tempo.
A distanza di mezzo secolo, il sogno di Einstein di
una teoria unitaria sembra oggi vicino a realizzarsi.
Approfondimento: "La
teoria del tutto" di Spethen Hawking (Presentazione
Power Point)
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