La Scala pentenaria e gli stili di vita

In questo articolo si vuole mostrare l’utilità delle scale pentenarie per la risoluzione di problemi di valutazione e decisione. La scala sarà poi applicata ad un test sulle abitudini alimentari e sugli stili di vita degli umani.

La Scala Pentenaria

Possiamo, per iniziare, raccogliere l’impiego dei metodi dei pesi o a punteggio e in particolare le scale pentenarie, nelle quattro famiglie rappresentate nella seguente tabella (al centro della matrice esempi di applicazione):

Valutazioni Scelte
Analisi statistiche Rilevazioni scolastiche Indicazioni terapeutiche
Voti soggettivi Balanced Scorecard Decisioni Multi criteri

La scala pentenaria è estremamente semplice e consente una facile e immediata corrispondenza tra una valutazione qualitativa e una quantitativa:

1-E) fortemente insufficiente
2-D) insufficiente
3-C) mediocre
4-B) buono
5-A) molto buono

 

 

 

 

 

Da un punto di vista statistico, considerando la distribuzione normale, la scala pentenaria ha una immediata interpretazione considerando che ogni intervallo, da E ad A vale, sulle ascisse, 1 \(\sigma\) (Sigma è lo scarto quadratico medio). Dunque:

Intervallo Probabilità
1-E 7%
2-D 24%
3-C 38%
4-B 24%
5-A 7%
Totale 100%

La scala pentenaria così semplice nella sua struttura, che permette facilmente il passaggio da semplici valutazioni qualitative a valutazioni quantitative, è stata criticata soprattutto per la sua “grana grossa” che non consente di distinguere tra la parte alta (a) e bassa (b) degli intervalli che sono piuttosto ampi. In realtà non è così perché da essa, una volta deciso se si fa riferimento alla parte (a) o (b) dell’intervallo si può passare facilmente ad una scala quantitativa decenaria.

Nella figura sottostante è riportato un esempio di scala decenaria:

 

 

 

 

 

 

 

Questo tipo di scala può essere messo facilmente in corrispondenza biunivoca con una scala pentenaria in cui si sia distinto qualitativamente tra la parte bassa e quella alta degli intervalli.

Scala pentenaria Scala decenaria
1-Eb 1
1-Ea 2
2-Db 3
2-Da 4
3-Cb 5
3-Ca 6
4-Bb 7
4-Ba 8
5-Ab 9
5-Aa 10

Vediamo ora come la scala pentenaria può essere applicata con semplicità per tradurre le considerazioni qualitative sugli stili di vita in una valutazione numerica complessiva. Va comunque detto che nelle valutazioni/decisioni a criteri multipli (come è questo caso) non basta valutare/ottimizzare una cifra di merito sintetica, seppur pesata/votata, ma bisogna talora introdurre anche elementi vincolati di accettabilità sui singoli criteri.

 

 

 

 

 

Nei problemi di scelta/decisione a criteri multipli non esiste ovviamente una unica soluzione ottimale. L’economista Vilfredo Pareto ha però permesso di identificare un insieme di soluzioni (la frontiera di Pareto) che non sono dominate da alcuna soluzione (una soluzione si dice dominata se ne esiste un’altra che, per alcuni criteri è uguale ad essa, e che, almeno per uno, è migliore di essa). Per affrontare questo tipo di problemi esistono due importanti metodi: dei pesi e dei vincoli. Il primo metodo consiste nel costruire una unica funzione oggetto pesando i singoli obiettivi. Il secondo consiste nell’identificare n-1 livelli vincolanti di accettabilità per n-1 obiettivi, ottimizzando poi l’obiettivo n. Si può dimostrare che entrambi gli approcci consentono di trovare risultati appartenenti alla frontiera di Pareto indipendentemente dal valore dei pesi e degli obiettivi scelti come vincoli.

Gli stili di vita e il Cibo dell’uomo

Questo paragrafo è liberamente tratto (ed integrato) dal lavoro del Professor Franco Berrino che si occupa di Medicina Predittiva e per la Prevenzione.

Già nella Bibbia troviamo scritto quale debba essere il cibo dell’uomo. Al termine del sesto giorno della creazione Dio disse ad Adamo ed Eva: “Vi do tutte le piante con il proprio seme, tutti gli alberi da frutta con i propri semi. Così avrete il vostro cibo” (Genesi 1,23) e annunciando la terra promessa: “Il Signore tuo Dio sta per farti entrare in un paese fertile: paese di torrenti, di fonti, e di acque sotterranee che scaturiscono nella pianura e sulla montagna; paese di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni; paese di ulivi, di olio e di miele… Mangerai dunque a sazietà (Deuteronomio 8,7-10).

Quadro di Caravaggio: Cena in Emmaus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli scienziati e i medici di oggi, però abbagliati dai nuovi dogmi della biologia, non danno molta importanza alle parole della Bibbia. La Chiesa ha contribuito non poco, fin dai tempi della persecuzione di Galileo, a togliere credibilità ad una fonte storica e antropologica importantissima sulla natura dell’uomo, del suo cibo, e del suo posto nel mondo. Ma gli uomini di scienza badano poco alla storia; sono convinti che la chimica e la biologia moderna siano sufficienti a guidare le scelte alimentari dell’uomo, e mentre rincorrono affannosamente nuove tecniche per rispondere a quesiti sempre più fini sui meccanismi molecolari che sottostanno alle funzioni complesse della vita, anche per modificarli con farmaci specifici, spesso dimenticano gli esperimenti di ieri, necessariamente più grossolani, ma spesso più vicini alla realtà della vita.
Il primo grande esperimento sull’alimentazione dell’uomo è riferito proprio dalla Bibbia. Il giovane Daniele e altri rampolli di nobili famiglie di Israele erano stati fatti prigionieri da Nabucodonosor (Sovrano babilonese che regnò dal 604 al 562 a.C. e che distrusse il Tempio di Salomone), il quale voleva però che gli ebrei fossero trattati con tutti i riguardi. Ordinò quindi ad Asfenez, l’eunuco di corte, che tutti i prigionieri fossero nutriti con il cibo e il vino del re. Daniele e i suoi compagni si rifiutarono e pretesero acqua, cereali, e legumi, come erano abituati, e rassicurarono Asfenez che temeva di incorrere nell’ira del tiranno, dicendogli che facesse la prova, e che li avrebbe visti più belli e più forti degli stessi figli del re.
I popoli della terra hanno sempre saputo, da quando gli dei hanno insegnato loro a coltivare i campi, che i cereali con i legumi e occasionalmente altri semi, sono l’alimento base dell’uomo.

Fonti importanti di amminoacidi

 

 

 

 

 

 

 

Il vegetarianismo risulta attestato per la prima volta come pratica consapevole, più o meno contemporaneamente in Asia ed Europa circa intorno al V° secolo a. C. Questa pratica è legata a due figure straordinarie come Buddha e Pitagora. Sembra che dei due Buddha sia stato il primo e pare che abbia associato la scelta vegetariana alla consapevolezza dell’importanza della compassione e non violenza per tutti gli esseri senzienti. L’imperatore buddhista Ashoka (304-232 a.C.) sovrano dell’impero Maruya (parti consistenti di India, Afghanistan, Iran e Bangladesh attuali), in uno dei suoi celebri editti, ordina di eliminare e poi bandire l’uso della carne nella alimentazione. Pare che Platone ricordasse con ammirazione la consuetudine vegetariana di orfici e pitagorici (più o meno coevi di Buddha). Cicerone sosteneva che per Pitagora ed Empedocle: “tutti gli esseri viventi hanno uguali diritti” (nota di chi scrive: “ma le piante non sono viventi?” Oggi però sappiamo che le piante, che non hanno organi come gli animali, sono strutturate per essere predate dagli animali in modo da diffondere su aree più vaste i propri semi). Il neoplatonico Porfirio (233-305 d.C.) attribuiva agli uomini dabbene che riflettono sopra se stessi, la convinzione che “gli animali comprendono il linguaggio degli uomini e posseggono anche una ragione”. Non per questo Porfirio ignorava la posizione contraria al vegetarianismo di aristotelici, stoici ed epicurei. Ermete Trismegisto (filosofo e religioso greco/romano leggendario. Primi secoli d.C.) invitava a “non uccidere gli animali per non costringere le loro anime ad attaccarsi ancor più ai corpi…in seguito alla violenza subita”. Il Vangelo di Marco autorizza il consumo di qualunque alimento in quanto: “tutto ciò che entra nell’uomo dall’esterno non può contaminarlo perché non gli entra nel cuore”. Non per questo gli asceti e i primi monaci rinunciarono a praticare il digiuno e ad astenersi periodicamente dalle carni. I Catari (puri? A partire da circa il 1000 d.C.) o Albigesi (derivato dalla città occitana di Albi) rifiutarono, oltre ai rapporti sessuali, anche il consumo di carni. Contro di essi si scatenò intorno al 1230 la prima crociata di cristiani contro cristiani voluta da Innocenzo III°. Durante il Rinascimento Tommaso Moro (1478-1535 d.C.) ritiene vili e insulsi i piaceri della caccia, Erasmo da Rotterdam ammira la solidarietà che si riscontra nel mondo animale, Montaigne deride la presunta superiorità dell’uomo, sostenuta solo da «miserabili».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nelle Americhe, ancora oggi, i poveri mangiano tortillas (fatte in Messico con farina di mais) e fagioli neri, in Nord Africa semola di grano (il cuscus) e ceci, in Africa nera miglio e arachidi, in Oriente riso e soia, e anche da noi lenticchie o pasta e fagioli. I cereali purché mangiati nella loro integralità, associati ai legumi e ad una certa quota di semi oleosi, verdure, e occasionalmente a cibo animale, offrono una perfetta combinazione alimentare. La giusta quantità di carboidrati garantisce una costante disponibilità di energia per la vita quotidiana, le proteine complete di tutti gli aminoacidi sono indispensabili per il ricambio delle strutture cellulari, i grassi di buona qualità, assicurano il funzionamento di complessi sistemi biofisici e biochimici che controllano l’equilibrio dell’organismo, le fibre indigeribili, nutrono migliaia di miliardi di microbi che convivono nel nostro intestino contribuendo alla nostra nutrizione e alla nostra salute, le vitamine, i sali minerali e altri molteplici componenti, da un lato sono indispensabili alla corretta attivazione di reazioni chimiche vitali, e dall’altro ci proteggono da sostanze tossiche estranee o prodotte dal nostro metabolismo.
Nei paesi ricchi occidentali, soprattutto nella seconda metà del 1900, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni, latticini), o altri prima sconosciuti come lo zucchero, le farine molto raffinate (ottenibili solo con le macchine moderne), gli oli raffinati (estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi). Ci si alimenta persino di cibi che non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare).

L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. Solo dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la prima guerra mondiale, il latte ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma per molti popoli ancora oggi il latte non è una bevanda comune ad eccezione del periodo dello svezzamento. La cultura medica giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo scorso, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo. Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, ovvero quando c’era la fame e la povertà. Si vuole solo sottolineare che la nostra ricchezza ci consentirebbe di attingere ad una varietà di alimenti sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali, sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti da trattamenti impropri, che solo il condizionamento della pubblicità riesce a farci sembrare buoni…

Quadro di Pieter Bruegel il Vecchio: Banchetto nuziale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma veniamo, auspicando un sano stile di vita, alle raccomandazioni:

  1. Mantenersi snelli per tutta la vita
    Per conoscere se il proprio peso è in un intervallo accettabile è utile calcolare l’indice di massa corporea [BMI = peso(Kg) / altezza(mt.)^2]: ad esempio una persona che è alta 1.74 mt e pesa 70 kg. ha: $BMI = 70/(1.74)^2 = 70/3.03 = 23.1$. L’indice dovrebbe rimanere verso il basso dell’intervallo indicato dalla Organizzazione mondiale della sanità: 18.5 < BMI < 24.9;
  2. Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni
    In pratica è sufficiente un impegno fisico pari a una camminata veloce per almeno mezz’ora al giorno; man mano che ci si sentirà più in forma, però sarà utile prolungare l’esercizio fisico sino ad un’ora o praticare uno sport o un lavoro impegnativo. L’uso degli ascensori, dell’auto per gli spostamenti, e il tempo passato a lavorare al computer, a guardare la televisione o lo smartphone sono i principali fattori che favoriscono la sedentarietà nelle popolazioni contemporanee;
  3. Limitare il consumo di alimenti ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate
    Sono generalmente ad alta intensità calorica i cibi industrialmente raffinati, precotti e preconfezionati, che contengono elevate quantità di zucchero e grassi, quali i cibi comunemente serviti nei fast food e nelle hamburgerie. Si noti la differenza fra “limitare” ed “evitare”. Se occasionalmente si può mangiare un cibo molto grasso o zuccherato, ma mai quotidianamente, l’uso di bevande gasate e zuccherate è invece da evitare, anche perché forniscono molte calorie senza soddisfare in alcun modo il senso di sazietà;
  4. Basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinati e legumi in ogni pasto e un’ampia varietà di verdure non amidacee e di frutta
    Sommando verdure e frutta sono raccomandate almeno cinque porzioni al giorno (per circa 600 gr.); si noti: fra le verdure non devono essere conteggiate le patate;
  5. Limitare il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate
    Le carni rosse comprendono le carni ovine, suine, e bovine, compreso il vitello. Non sono raccomandate, ma per chi è abituato a mangiarne si raccomanda di non superare i 500 grammi alla settimana. Le carni bianche (pollame, tacchino e coniglio) sono in genere da preferire. Si noti la differenza fra il termine “limitare” (per le carni rosse) ed “evitare” (per le carni conservate, comprendenti ogni forma di carne in scatola, salumi, prosciutti, wurstel), per le quali non si può dire che vi sia un limite al di sotto del quale probabilmente non vi sia rischio;
  6. Limitare il consumo di bevande alcoliche
    Non sono raccomandate, ma per chi ne consuma si raccomanda di limitarsi ad una quantità pari ad un bicchiere di vino (da 120 ml) al giorno per le donne e due per gli uomini, solamente durante i pasti. La quantità di alcol contenuta in un bicchiere di vino è circa pari a quella contenuta in una lattina di birra e in un bicchierino di un distillato o di un liquore;
  7. Limitare il consumo di sale (non più di 5gr. al giorno) e di cibi conservati sotto sale
    Evitare cibi contaminati da muffe. (in particolare cereali, legumi e carni. Fa eccezione il Gorgonzola), Assicurarsi quindi del buon stato di conservazione dei cereali e dei legumi che si acquistano, ed evitare di conservarli in ambienti caldi e umidi;
  8. Assicurarsi un apporto sufficiente di tutti i nutrienti essenziali attraverso il cibo. Di qui l’importanza della varietà. L’assunzione di supplementi e integratori alimentari (vitamine o minerali) per la prevenzione del cancro è invece sconsigliata;
  9. Non fare comunque uso di tabacco.

Applicazione, un test sulle abitudini alimentari e gli stili di vita

Movimento, alimentazione e approccio mentale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Riprendiamo la scala pentenaria ed applichiamola a ciascuno dei 9 obiettivi elencati sopra cui è stato aggiunto un 10° obiettivo che sintetizza l’approccio mentale.Scala pentenaria:
    1. fortemente insufficiente;
    2. insufficiente;
    3. mediocre;
    4. buono;
    5. molto buono.

    Criteri/Obiettivi di valutazione (10): il punteggio oscillerà tra 10 (minimo) e 50 (massimo). In rosso sono indicati gli obiettivi che contengono il consiglio di evitare.

    1. Mantenersi snelli per tutta la vita (Massa);
    2. Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni. (Attività);
    3. Limitare alimenti calorici e bevande zuccherate (Zuccheri);
    4. Cibi vegetali, cereali, legumi, frutta. (Vegetali);
    5. Limitare Carni rosse e conservate (Carni);
    6. Limitare il consumo di bevande alcoliche. (Alcol);
    7. Limitare il consumo di sale e cibi ammuffiti (Sale);
    8. Assumere cibi variati e nutrienti essenziali (Varietà);
    9. Non fare uso di tabacco (Fumo);
    10. Riposare, Socializzare, Coltivare i propri interessi, Gestire lo Stress (Mente).

    Consideriamo ora il caso di un uomo adulto, alto 1.76 mt. Pesante 90 kg (dunque massa corporea: BMI = 90/ (1.76*1.76) = 90/3.1 = 29) che non si muove molto, non ama gli zuccheri, assume svogliatamente vegetali, non ama le carni rosse, apprezza il vino e i superalcolici, detesta i cibi salati, apprezza una dieta variata, non ha mai fumato, riposa a sufficienza e coltiva i propri interessi. Nella tabella sotto sono riportati i voti, valutati su scala pentenaria, a lui attribuiti, il totale, e l’equivalente voto decimale (34/50 = 6.8).

    Num Descrizione Voti
    1 Masssa 2
    2 Attività 2
    3 Zuccheri 4
    4 Vegetali 3
    5 Carni 4
    6 Alcol 1
    7 Sale 5
    8 Varietà 4
    9 Fumo 5
    10 Mente 4
    Totale 34
    Voto (1-5) 3.4
    Voto (1-10) 6.8

    Supponiamo ora di voler dare pesi diversi, misurati anche essi su scala pentenaria, ai vari criteri/obiettivi (metodo dei pesi) per differenziare l’importanza che ad essi viene attribuita dal valutatore. Ecco come si modificano i conteggi con riferimento all’esempio in esame:

    Num Descrizione Pesi Voti Peso * Voto
    1 Massa 2 2 4
    2 Attività 2 2 4
    3 Zuccheri 2 4 8
    4 Vegetali 3 3 9
    5 Carni 3 4 12
    6 Alcol 4 1 4
    7 Sale 3 5 15
    8 Varietà 3 4 12
    9 Fumo 5 5 25
    10 Mente 4 4 16
    Totale 31 34 109
    Voto (1-5) 3.52
    Voto (1-10) 7.03

    Si può osservare che, con questo sistema di pesi soggettivi, la valutazione è leggermente migliorata: nella scala decimale si è infatti passati da un valore leggermente inferiore a 7 (6.8) ad uno leggermente superiore a 7 (7.03).
    Il “metodo dei pesi” ci ha dunque permesso di dare una importanza differenziata a ciascuno dei 10 criteri di valutazione consentendo allo stesso tempo di avere una valutazione complessiva frutto della media ponderata dei voti attribuiti ai vari obiettivi.
    In alternativa consideriamo ora il “metodo dei vincoli”: si tratta semplicemente di introdurre delle soglie minime di accettabilità per ciascun criterio. Ad esempio nelle valutazioni scolastiche (almeno quelle di una volta) non bastava avere una media alta, era necessaria (vincoli) almeno la sufficienza in tutte le materie, pena essere rimandati ad Ottobre. Nei comportamenti alimentari e negli stili di vita una alimentazione ricca di verdure può proteggere anche dai tumori dovuti al tabacco e all’inquinamento. Un forte fumatore ha un rischio fino a venti volte superiore di ammalarsi di cancro polmonare rispetto a un non fumatore. Mangiando quotidianamente verdure, può dimezzare il suo rischio, che rimane comunque molto alto. Dunque un comportamento virtuoso su un obiettivo non può mai compensare interamente un comportamento insufficiente su di un altro.
    Nel nostro esempio abbiamo introdotto un vincolo più alto (3 nella scala pentenaria) per i comportamenti da “evitare” (Massa, Zuccheri, Carni, Sale, Fumo) ed uno più basso 2, nei comportamenti da “limitare”.

    Num Descrizione Vincolo Minimo Voti Valutazione
    1 Massa 3 2 Inaccettabile
    2 Attività 2 2 Accettabile
    3 Zuccheri 3 4 Accettabile
    4 Vegetali 2 3 Accettabile
    5 Carni 3 4 Accettabile
    6 Alcol 2 1 Inaccettabile
    7 Sale 3 5 Accettabile
    8 Varietà 2 4 Accettabile
    9 Fumo 3 5 Accettabile
    10 Mente 2 4 Accettabile
    Totale 34
    Tot. Accett. 8
    Tot. Inaccet. 2

    Il nostro ipotetico soggetto si troverebbe dunque “rimandato ad Ottobre” su almeno due criteri di valutazione che hanno ottenuto voti inferiori al vincolo minimo accettabile: il sovrappeso e l’eccessivo consumo di alcol.
    Si osservi infine che il “metodo dei pesi” e quello “dei vincoli” non sono affatto incompatibili tra loro e possono essere applicati contemporaneamente sia a problemi di valutazione che di decisione.

    Conclusioni

    Il lettore avrà osservato che in tutto l’articolo vi è ben poco di oggettivo (che non vuol dire poco di scientifico). La scienza, si sa, procede per tentativi ed errori e molti studi sull’alimentazione hanno poi smentito (anche senza considerare le devianze indotte da produttori di cibo e farmaci mossi unicamente da interessi economici) credenze o studi precedenti. Inoltre non solo nelle decisioni e valutazioni in condizioni di rischio/incertezza, ma anche in quelle deterministiche a criteri multipli, le valutazioni/decisioni sono sempre soggettive e dipendono dai voti, pesi e vincoli espressi dai valutatori, decisori ed esperti del settore in esame.

    Figura soggettivo e oggettivo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Secondo de Finetti non si può limitare “…la libertà di ciascuno nell’attribuire qualunque valore alla probabilità di un qualunque evento; però, valutandone più di una, egli deve evitare che siano in contraddizione tra loro”. In questa prospettiva qualunque valutazione che sia in accordo con le conoscenze scientifiche è legittima purché non violi i vincoli di non contraddittorietà. Ne deriva che, in molte situazioni, i giudizi sono soggettivi. Essi si limitano cioè a rappresentare numericamente un grado di credenza. Sia Ramsey che de Finetti ritenevano che i gradi di credenza fossero grandezze psicologiche espresse da decisori, valutatori ed esperti del settore.

    Concludiamo infine con un sorriso… e con i cibi preferiti dai diversi segni zodiacali:

    Il cibo preferito dai segni zodiacali

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Sembra, a chi scrive, che tutti i segni siano largamente insufficienti tranne forse la Vergine che viene considerata ghiotta di Pesce crudo (purché sia fresco, senza mercurio e microplastiche). Bilancia e Capricorno potrebbero forse garantirsi la sufficienza (3 nella scala pentenaria) purché nei loro piatti non si ecceda con il sale e condimenti troppo elaborati e abbondanti (è auspicabile che pasta e riso siano integrali). Anche il segno del Cancro potrebbe forse accedere alla sufficienza, se il gelato fosse poco zuccherato, se poi fosse di soia…!!

    Bibliografia

  • Franco Berrino, “Il Cibo dell’uomo”, Franco Angeli, Milano 2014;
  • Ghidini, Scarpi, “Scelta vegetariana. Storia tra Asia ed Europa”, Ponte alle Grazie, Milano;
  • La Stampa – Cultura: Gli animali siamo noi, Dicembre 2006;
  • IEO: Prevenzione, Stili di vita, Alimentazione;
  • Harvard Health Pubblications;
  • Maddalena Cipriani: Consigli per un sana alimentazione;
  • Alimentazione (Wikipedia);
  • Fondazione Umberto Veronesi, Marzo 2019: Questa la dieta che salva il cuore;
  • Farmacia Cavalieri (Omeopatia, Erboristeria, Dietetica): Consigli su una buona alimentazione;
  • Alberto Colorni, “Giochi di Ricerca Operativa”, Jackson, Milano 1988;
  • Bruno de Finetti, “Filosofia della probabilità”, Il Saggiatore, Milano 1995;
  • Vito Ozzola, “Divertimento su Temi di Ricerca Operativa”, Alinea, Firenze 2007;
  • Roberto Chiappi “Il Foglio Elettronico per il Problem Solving”, Angeli, Milano 2008;
  • Roberto Chiappi “Project Management, Problem Solving, Decision Making”, 2014;
  • Roberto Chiappi “Problem Solving, 102 nomi per 102 idee”, 2015;
  • Roberto Chiappi, “Indice di Rob: Media e peggiore”, 2018.

 

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