Cédric Villani, Il teorema vivente

Per rispondere alle domande che spesso gli vengono rivolte su come sia la vita di un matematico, Cédric Villani ha concepito questo splendido racconto, un romanzo che descrive “la genesi di un lavoro matematico, dal momento in cui si decide di lanciarsi nell’avventura, fino a quello in cui finalmente l’articolo che annuncia il nuovo risultato – il nuovo teorema – viene accettato per essere pubblicato su una rivista internazionale”.

Tutto ha inizio nel marzo del 2008: Cédric Villani vorrebbe dimostrare l’equazione di Boltzmann non omogenea. A partire dal confronto con matematici di sua conoscenza, l’idea diventa sempre più realtà: Clément Mouhot, che ha seguito nella sua tesi di dottorato anni prima, gli propone di usare lo smorzamento di Landau, mentre Étienne Ghys, suo collega a Lione, suggerisce il collegamento con la teoria Kolmogorov-Arnold-Moser.

Sono proprio i continui contatti con gli altri matematici a costruire la trama del nuovo teorema: una volta giunto ormai a compimento, saranno proprio le critiche, a volte anche molto pungenti, che aiuteranno il matematico a rimettere in discussione i suoi risultati e a giungere a un traguardo migliore.

In mezzo a questi incontri, la vita di Villani continua comunque indisturbata, mentre la sua mente continua a fare matematica, anche quando sembra che stia facendo altro. Eppure, come un padre qualsiasi – anche se molto eccentrico – Villani va a prendere i figli a scuola, leggendo un manga in metropolitana per ingannare il tempo, inventa favole per loro e partecipa alla loro vita in maniera attiva, tanto che i figli lo accompagnano nelle lunghe trasferte all’estero, anche quando ottiene di passare sei mesi a Princeton, all’inizio del 2009.

Per lui è un’ottima occasione: continuerà a collaborare con Mouhot a distanza – si scrivono tantissime mail, alcune delle quali sono riportate nel testo – ma potrà dedicarsi esclusivamente alla matematica, dimenticando gli incarichi amministrativi e i corsi universitari.

La consapevolezza di avere parecchio tempo a disposizione lo spinge a sottovalutare l’impegno richiesto dalla dimostrazione del teorema, tanto che è convinto di poter giungere a buon punto già dopo un paio di settimane e di poter presentare i propri risultati al seminario di fisica statistica organizzato dall’Università di Rutgers. Nemmeno il posticipo del seminario è sufficiente e Villani si ritrova a presentare una dimostrazione incompleta: non insiste sui dettagli, durante l’esposizione, ma sottolinea il significato del problema e la sua interpretazione fisica.

Pare che questo fosse il modo di procedere di Nash, l’eroe matematico di Villani: era solito annunciare dei risultati che non aveva ancora dimostrato, per poter procedere meglio con la dimostrazione, sotto pressione.

L’ambizione porta Villani a lavorare intensamente, senza risparmiarsi: l’obiettivo – che può ammettere solo a posteriori – è la vittoria della medaglia Fields, che infatti gli viene conferita nell’agosto del 2010.

Durante il suo cammino, Villani incontra numerosi ostacoli, come il rifiuto da parte della rivista “Acta Mathematica”: tutto sembra in ordine, ma l’editore della rivista considerata la più prestigiosa di tutte, ritiene che i risultati riportati nel lungo articolo non siano definitivi. Villani è disgustato e nemmeno la notizia di aver vinto il premio Fermat lo consola: il successo in un ambito non può compensarlo della frustrazione del rifiuto, “per consolarmi avrei almeno bisogno di coccole”, dichiara!

Insomma, un matematico estremamente umano, con le sue ambizioni, le sue paure di non farcela, il suo senso dell’umorismo… leggere questo romanzo è un’esperienza: Villani ci fa incontrare una matematica viva e al tempo stesso antica.

Al termine di alcuni dei capitoli, ci sono delle parti in corsivo nelle quali Villani ci racconta la storia della matematica, facendoci incontrare i grandi matematici ai quali si ispira, i suoi eroi, coloro che hanno reso questa disciplina inimitabile. Ci parla così della nascita della rivista “Acta Mathematica” e del terribile errore di Poincaré che si trasforma in una grande vittoria, ci racconta la fondazione dell’Institute for Advanced Study di Princeton, ci parla dei problemi ancora aperti e dei grandi problemi risolti e ci racconta di come sia stata istituita la medaglia Fields e a chi debba il suo nome.

Non mancano poi i riferimenti, anche nel momento della vittoria, agli amici che l’hanno accompagnato durante il cammino e che sono morti recentemente. Villani ci presenta la sua vita a 360°: la famiglia, le passioni, le sofferenze, i lutti, le vittorie, i risultati, la carriera… e nonostante i grandi risultati, resta una persona semplice, in difficoltà nel presentarsi a John Nash.

A coronamento dell’impresa, nel febbraio del 2010, giunge la telefonata di László Lovász, il presidente dell’Unione Matematica Internazionale: il comitato per la medaglia Fields ha deciso di conferirgli l’importante onorificenza.

Nel romanzo, si accelerano i tempi: il diario non è più così meticoloso, non ci sono più risultati da evidenziare e l’epilogo è datato 24 febbraio 2011: il giorno precedente l’articolo è stato finalmente accettato da “Acta Mathematica”.

Daniela Molinari

Commenti

commenti

C'è un commento su questo articolo:

  1. Splendido lavoro che consiglio a chiunque di leggere. Alcune pagine le ho dovute saltare perché contenevano dettagli tecnici troppo impegnativi rispetto al mio bagaglio di conoscenze matematiche. Il fascino del racconto e delle vicende in esso narrate è davvero coinvolgente.