Beghe nei meandri dell’universo

L’ardente desiderio di uno scienziato di scoprire verità sulla natura prima sconosciute è sicuramente pari al desiderio di farsi riconoscere il merito di tali scoperte. Tale riconoscimento ha importanti ricadute sulla carriera e a volte ritorni economici considerevoli.

E’, dunque, naturale che sorgano tensioni riguardo a chi ha maggiormente contribuito alla realizzazione di una particolare scoperta. Non è affatto semplice individuare i contributi di centinaia di scienziati che a vario titolo potrebbero aver determinato l’esito delle ricerche. Un lavoro giudicato poco importante per un lungo periodo, potrebbe diventare da un giorno all’altro un elemento risolutivo. Difficilmente, in ambito scientifico, le scoperte sono risultato di un singolo sforzo, molto più spesso sono il risultato di uno sforzo congiunto nel quale è molto difficile demarcare in maniera netta i singoli valori.

Le tensioni che sorgono in merito all’attribuzione di una scoperta diventano particolarmente aspre quando il lavoro in questione è degno del premio Nobel.

Una di queste beghe è associata alla particella che sta alla base della teoria della massa e universalmente conosciuta come il bosone di Higgs. Le scaramucce sorte intorno a tale scoperta sono raccontate da Ian Sample nel libro Higgs e il suo bosone. Altri cinque fisici erano arrivati indipendentemente alla stessa teoria due dei quali, addirittura, avevano anche anticipato Higgs nella pubblicazione dei risultati. Appena il bosone di Higgs cominciò a diventare molto più che una astrusa idea, sono parallelamente emersi gli attriti sulla vera paternità della teoria.

Sample racconta che durante una conferenza sulla teoria della massa a Bruxelles, il relatore Lalit Sehgal, dell’Istituto di Fisica teorica di Aachen in Germania, cominciò a parlare del meccanismo di Higgs. Poco dopo, nel corso della sua relazione, il fisico Robert Brout, seduto in prima fila, manifestò in modo molto evidente il suo disappunto. Sehgal, cercò di porre rimedio dicendo: “Comprendo che questa teoria sia stata descritta da un certo numero di ricercatori ma, come ormai consuetudine, mi riferisco a essa con il nome più breve possibile”. La risposta non soddisfò per niente Brout che anzi, alzando ancor di più la voce, ribadì indignato: “Anche il mio nome ha cinque lettere!”.

Un altro gruppo invece, formato da Gerry Guralnik, Dick Hagen e Tom Kibble, ha sempre ricevuto scarso riconoscimento per il suo contributo alla teoria della massa. Guralnik e Hagen ritengono addirittura che alcuni fisici europei cospirassero affinché i loro nomi venissero esclusi da ogni merito e non ottenessero un posto nella storia.

Guralnik rese pubblici i propri sospetti in un articolo del 2009 nel quale denunciò il fatto che inizialmente sembrava non esserci alcun problema di riconoscimento per il proprio lavoro, ma che a partire dal 1999, quello stesso lavoro cominciò a essere sistematicamente omesso dalle fonti e dalle bibliografie contenute in estratti di importanti conferenze e articoli, anche da parte di autori che lo avevano precedentemente citato.

Robert Brout e François Englert della Libera Università di Bruxelles furono di fatto i primi a pubblicare ciò che oggi viene definito meccanismo di Higgs. Essi furono però isolati dalla comunità internazionale dei fisici delle particelle e dai nuovi ricercatori che cominciarono a occuparsi della teoria. Higgs pubblicò subito dopo, ma fu il primo a portare l’attenzione sull’esistenza di una nuova particella.

Sample sottolinea come da parte di Higgs ci sia sempre stato un certo disagio per il fatto che il suo sia l’unico nome associato alla teoria. A una conferenza, Higgs riconobbe l’imbarazzo della situazione iniziando la sua lezione in questo modo: “Contrariamente alle consuetudini di questa conferenza, voglio dapprima smentire la mia priorità per alcuni dei concetti ai quali il mio nome è comunemente associato in letteratura” e proseguì suggerendo che il meccanismo di Higgs venisse rinominato come il “meccanismo ABEGHHK’tH” dalle iniziali dei nomi di tutti coloro che avevano contribuito, cioè Anderson, Brout, Englert, Guralnik, Hagen, Higgs, Kibble, e ’t Hooft.

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