Come si diffondono le bufale su Internet

Il web e i social network sono, oramai, invasi da notizie false e cospirazioniste. Qualche tempo fa si era diffusa la notizia di un carico di arance, provenienti dall’Algeria, ripiene di sangue infetto da AIDS. Vedendo il clamore suscitato da un post palesemente falso, mi sono chiesto quali fossero i meccanismi che regolano la diffusione di una bufala. 

 

Una risposta mi è stata data da uno studio effettuato dall’equipe del professore Walter Quattrociocchi (http://arxiv.org/find/cs/1/au:+Quattrociocchi_W/0/1/0/all/0/1).

Nell’articolo del prof Quattrociocchi, viene analizzata una bufala politica, diffusasi sui social durante le elezioni politiche del 2013. La falsa notizia recitava:

“Ieri il Senato della Repubblica ha approvato con 257 voti favorevoli e 165 astenuti il disegno di legge del Senatore Cirenga che prevede la nascita del fondo per i “parlamentari in crisi” creato in vista dell’imminente fine legislatura. Questo fondo prevede lo stanziamento di 134 miliardi di euro da destinarsi a tutti i deputati che non troveranno lavoro nell’anno successivo alla fine del mandato. Questo quando in Italia i malati di SLA sono costretti a pagarsi da soli le cure. Rifletti e fai girare”

La sua struttura ricalca fedelmente la struttura dei post cospirazionisti: viene rilevata un’informazione scioccante, che lo Stato vuole nascondere, e si esorta il cittadino a diffondere la “verità” appena appresa. In questo caso, come in moltri altri, non è difficile riconoscere la falsità della notizia. Il mai esistito Senatore Cirenga è così bravo da convincere ben 257 senatori su 422 (quando attualmente il Senato italiano prevede 321 senatori) a votare una legge che destina il 10% del PIL italiano ad un fondo destinato ai deputati disoccupati.

È sorprendente che, nonostante la bufala fosse stata partorita da un noto sito satirico, si sia diffusa in maniera così perentoria tramite 35000 condivisioni. Grazie a ciò ha assunto una certa autorevolezza, che gli ha permesso di approdare su pagine politiche più “serie”. Ciò ha dato un nuovo slancio alla bufala, che si è diffusa come una epidemia tra gli internauti. Analizzando il grafico delle interazioni tra utenti e il post incriminato si possono evincere diversi risultati.

Il primo è che le persone reagiscono alle notizie false e a quelle vere essenzialmente allo stesso modo, indipendentemente dalla loro principale fonte di informazione.
Il secondo è che gli individui che si informano su fonti alternative sono più propense a diffondere notizie false. Ciò è dovuto alla totale mancanza di controllo delle fonti da parte di questi siti.
Il terzo risultato sottolineato nello studio è che le notizie complottiste sono l’uniche in grado di auto-salvaguardarsi, in quanto il cospirazionismo è applicabile ad ogni studio, idea o teoria che provi a disinnescarlo. Rifletti e fai girare.

Giacinto Maggiore

it.sciencemathweb.com

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