Intelligenza Artificiale e Bufale

Il titolo del Telegraph dell’8 giugno scorso non lascia dubbi: “Computer passes ‘Turing Test’ for the first time after convincing users it is human” (un computer passa il Test di Turing per la prima volta, convincendo gli utenti di essere umano). Si nomina il Test di Turing e forse è stato un modo per ricordare la morte del grande logico, di cui il giorno prima ricorreva il 60° anniversario.

Nel 1950, Alan Turing pubblicò il noto articolo Computing Machinery and Intelligence, nel quale diede una definizione operativa di intelligenza, oggi nota come “test di Turing”: per poter dire che una macchina pensa, l’interlocutore, chiamato a conversare con la macchina per iscritto, non deve accorgersi che le risposte sono date da una macchina, ma deve essere convinto di parlare con un essere umano.

Solo nei film di fantascienza, come 2001: Odissea nello spazio, i computer hanno passato i test, mentre il programma Eliza, ideato negli anni ’60 dall’informatico Joseph Weizenbaum, che si attaccava all’ultima frase scritta dall’interlocutore trasformandola in una domanda, con piccole variazioni, fu considerato dai medici una forma autonoma di terapia, che generò nei pazienti una vera e propria dipendenza da transfer, proprio come avviene con gli psicanalisti umani.

Pare che le due macchine in questione siano state superate da “Eugene Goostman”, un programma in grado di sostenere conversazioni, messo a punto da Vladimir Veselov, Eugene Demchenko e Sergey Ulasen nel 2001 e a darne la notizia è il professor Kevin Warwick, della University of Reading, dopo che il grande evento è avvenuto alla Royal Society di Londra.

Il computer ha convinto il 33% dei giudici di essere un ragazzo di 13 anni non madrelingua inglese.

Eugene ha partecipato a numerosi Test di Turing e si è classificato secondo al Premio Loebner nel 2008 (il premio è una competizione annuale di Intelligenza Artificiale, indetta nel 1990 da Hugh Loebner, un inventore americano).

Innanzi tutto pare che il ricercatore Kevin Warwick, che ha dato la notizia, sia noto per le sue dichiarazioni spesso prive di fondamento scientifico. Ma la notizia non verrebbe sminuita se si trattasse solo di questo. Ci sono altre cose che non tornano: secondo Warwick, Eugene è stato il primo computer a superare il test di Turing, ma già il termine “superare” è un abuso, visto che ha convinto solo un terzo dei giudici.

Al di là delle percentuali – Turing non ha mai scritto una percentuale come criterio di superamento – è comunque sicuro che Eugene non sia stato il primo, visto che Rollo Carpenter, informatico britannico, lanciò, nel 1997, un’applicazione web tutt’ora attiva, che studia come mimare delle conversazioni umane.

Inventata nel 1988, l’applicazione ha partecipato a un Test di Turing durante il festival Techniche del 2011 ed è stata giudicata al 59% un essere umano, mentre gli umani partecipanti hanno raggiunto il 63%. Se a tutto questo aggiungiamo che Eugene è stato scambiato per un tredicenne ucraino, che quindi poteva permettersi errori grammaticali e non poteva rispondere a domande complesse, (in altre parole, l’essere umano imitabile era molto semplificato), abbiamo un quadro completo della situazione.

Il programma produce frasi preconfezionate e, quando non trova una risposta adeguata, si nasconde dietro al “Preferisco non parlare di questo” e gli spezzoni di conversazione pubblicati mostrano i tentativi di Eugene di cambiare argomento. Alla luce di tutto questo, non si può che concludere che i titoli altisonanti dei giorni scorsi non descrivevano la situazione nella sua realtà.

Daniela Molinari

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C'è un commento su questo articolo:

  1. Molto interessante.
    Aggiungo che la scorsa settimana a radio 3 scienza hanno riportato come esempio due domande a cui Eugene ha risposto “Preferisco non parlare di questo”. Le domande erano (cito a memoria):

    1) quante gambe ha un cammello?
    2) pesa di più una scatola di scarpe o il monte Everest?