La matematica è donna!

Credo che quest’anno sia impossibile incontrare qualcuno che non ha letto, anche solo per caso, un titolo riguardante le Medaglie Fields. Per chi ancora non lo sapesse, l’onorificenza deve il proprio nome al matematico John Charles Fields, influente membro dell’Unione matematica internazionale, che ha avuto l’idea di creare questa medaglia, come riconoscimento dei grandi lavori e per incoraggiare i giovani talenti.

La medaglia è accompagnata da una modesta ricompensa finanziaria (15.000 dollari canadesi, ovvero circa 11.000 euro) e porta su un lato un profilo di Archimede, con l’iscrizione Transire suum pectus mundoque potiri, ovvero “Elevarsi al di sopra di se stessi e conquistare il mondo”, mentre sull’altro riporta l’illustrazione di un teorema di Archimede e la scritta Congregati ex toto orbe mathematici ob scripta insignia tribuere, ovvero “I matematici riuniti da tutto il mondo hanno attribuito per dei contributi eccezionali” e sul bordo c’è il nome del vincitore e l’anno del riconoscimento. La medaglia è, ovviamente, in oro massiccio.

Attribuita per la prima volta nel 1936 e ogni quattro anni a partire dal 1950, ad un massimo di quattro matematici ogni volta, la Medaglia è stata attribuita a 52 matematici e, fino al 2014, tra di essi non compariva il nome di una donna. Per questo il 27° Congresso Internazionale dei Matematici sarà ricordato a lungo: insieme a Artur Avila, matematico franco-brasiliano e primo premiato del sud America, Manjul Bhargava, canadese e Martin Hairer, austriaco, è stata premiata la trentasettenne Maryam Mirzakhani, iraniana di origine e professoressa all’Università di Stanford negli Stati Uniti, esperta in geometria iperbolica, teoria ergodica e geometria simplettica.

Il Congresso si è svolto dal 13 al 21 agosto a Seoul, nella Corea del Sud e, dal 13 agosto, si sono susseguiti sul web articoli che la riguardavano: forse molti ricordano la foto di lei inginocchiata, con un pennarello in mano, mentre su un enorme foglio bianco fa i suoi calcoli.

Il Congresso Internazionale era davvero tinto di rosa, come ci dice Elisabetta Strickland nel dettagliato (ed emozionante) resoconto che ci presenta sul sito della Bocconi (http://matematica.unibocconi.it/articoli/icm-seoul-2014-un-congresso-internazionale-dei-matematici-tinto-di-rosa ), in quanto nella Corea del Sud il presidente della Repubblica è una donna, Park Geun-nye ed è la prima donna della storia del paese a ricoprire questo incarico.

Non solo: l’Unione Matematica Internazionale ha come presidente una donna, Ingrid Daubechies, grandissima matematica, impegnata nell’ambito della compressione delle immagini. E i più informati precisano che c’era un elevato numero di donne che avrebbe potuto essere candidati alla Medaglia, come Laure Saint-Raymond, Sophie Morel, Silvya Serfaty, Kathryn Bringmann o Maria Chudnovsky. Non ha quindi tutti i torti Timothy Gowers, medaglia Fields 1998, quando afferma che “Si dovrebbe pensare alla medaglia a Mirzakhani come la nuova normalità, non come a un curioso evento singolare”.

Maryam Mirzakhani si è aggiudicata anche il Clay Research Award nel 2014 e l’Ams Ruth Lyttle Satter Prize in Mathematics nel 2013, interessandosi ad argomenti che coinvolgono diversi campi, come la geometria, l’algebra e i sistemi dinamici. Nella sua intervista a The Guardian, il quotidiano britannico (http://www.theguardian.com/science/2014/aug/13/interview-maryam-mirzakhani-fields-medal-winner-mathematician ), Maryam racconta un po’ di sé, dicendo di aver sempre sognato, da bambina, di diventare una scrittrice: non avrebbe mai detto che si sarebbe dedicata alla matematica. Eppure, proprio l’influenza del fratello maggiore ha avuto un grande effetto sulle sue scelte, soprattutto quando le ha parlato del problema di Gauss della somma dei primi cento numeri interi: per la prima volta, è rimasta affascinata da una splendida soluzione, anche se era consapevole che all’epoca non sarebbe mai riuscita a trovarla da sola.

Ha vissuto la guerra Iran-Iraq, finita quando ha terminato le elementari e ha frequentato una scuola superiore a Teheran, femminile, anche se la preside è rimasta nei suoi ricordi perché ha cercato di offrire alle ragazze le stesse opportunità che avevano i ragazzi. La partecipazione alle Olimpiadi della Matematica ha messo in contatto Maryam con problemi più complessi: “The more I spent time on mathematics, the more excited I became”, forse perché più si conosce la matematica più se ne viene coinvolti e aumenta anche la voglia di approfondirla. Ottenere dei risultati equivale, per Maryam, a raggiungere la cima di una montagna, da dove si può avere una splendida vista, perché in fondo fare matematica per lei è come fare un’escursione dove non ci siano sentieri e dove sia difficile individuare la meta.

Eppure per la Mirzakhani non è sempre stato facile: alle medie aveva un po’ di difficoltà in matematica, forse perché non le aveva concesso realmente una chance, forse perché senza passione, la matematica può apparire inutile e fredda. In fondo: “The beauty of mathematics only shows itself to more patient followers”.

Daniela Molinari

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