Le affascinanti riflessioni di Hawking

Il fine ultimo della scienza è quello di fornire una singola teoria in grado di descrivere l’intero universo, sostiene l’illustre scienziato inglese. L’universo avrebbe potuto avere qualsiasi tipo di inizio e di successivo sviluppo, ma sembra invece che esso abbia un modo di evolvere molto regolare e subordinato a determinate leggi. E’ molto difficile ideare una teoria in grado di descrivere il funzionamento dell’universo nella sua interezza.

In genere, l’approccio usato dagli scienziati è quello di scomporre il problema in varie parti e trovare varie teorie parziali, ognuna delle quali descrive e predice una certa classe limitata di osservazioni, trascurando le interazioni di altre quantità.

Può darsi che questa impostazione sia completamente sbagliata, ammonisce senza giri di parole Hawking. Se tutti gli oggetti nell’universo sono strettamente legati gli uni agli altri in una sorta di inestricabile interdipendenza, potrebbe risultare vano accostarsi a una soluzione completa esaminando isolatamente le diverse parti del problema.

Tuttavia, questo è stato il modo in cui si è proceduto in passato. Oggi, le due teorie fondamentali parziali che descrivono il nostro universo sono la teoria generale della relatività e la meccanica quantistica. L’obiettivo successivo della fisica è la ricerca di una nuova teoria che le includa entrambe. Essa si potrebbe chiamare, mutuando la stessa espressione usata da Hawking, la teoria quantistica della gravità.

Una tale teoria ancora non esiste e non è prevedibile quanto tempo ci vorrà per arrivarci, ma Hawking ci trascina in una considerazione che stupisce e disorienta, facendo notare infatti che nella ricerca di una tale teoria unificata c’è un paradosso fondamentale. Qualunque idea su qualsivoglia teoria scientifica prende l’avvio dall’assunto che l’uomo è razionale e libero di osservare l’universo traendo le conclusioni basandosi sulla logica di cui dispone. Se esistesse in realtà una teoria unificata completa, essa dovrebbe verosimilmente determinare anche le azioni degli uomini. In questo modo sarebbe la teoria stessa a determinare l’esito della nostra ricerca di una tale teoria!!

E per quale motivo essa dovrebbe stabilire che, a partire dai materiali di osservazione, noi dobbiamo pervenire alle conclusioni giuste? Non potrebbe essa predire altrettanto bene che noi dovremmo trarre le conclusione sbagliata? O nessuna conclusione? si domanda ancora Hawking. Per quanto in passato è stato certamente vero che intelligenza e scoperta scientifica hanno fornito un vantaggio competitivo ai fini della sopravvivenza, non si può essere sicuri che oggi sia ancora così. Le scoperte scientifiche potrebbero benissimo distruggere l’intero genere umano e, in ogni caso, una teoria unificata completa potrebbe non avere alcun valore in termini di possibilità di sopravvivenza o, addirittura, potrebbe non avere alcuna ricaduta sul nostro stile di vita.

Le teorie parziali in nostro possesso consentono di fare predizioni precise risultando lacunose soltanto in casi estremi, perciò viene da chiedersi da cosa nasce questo bisogno di pervenire ad una ulteriore teoria. La risposta di Hawking è che argomentazioni simili avrebbero potuto essere usate tanto contro la teoria della relatività, quanto contro la meccanica quantistica eppure queste teorie ci hanno dato sia l’energia nucleare sia la rivoluzione della microelettronica. Quindi, procedere nella ricerca di una teoria unificata completa è non soltanto un bisogno conoscitivo dell’uomo, ma anche un dovere. Anche se si arrivasse a scoprire che la teoria ultima non aggiunge e non toglie nulla a quanto già noto.

 Domenico Signorelli

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