Evoluzione del calendario

calendario_sobremesa_feber-by-empubli.jpgLa divisione dell’anno si riferisce all’anno tropico (che è diviso in un numero esatto di giorni e costituisce il calendario civile), e non quello sidereo. Inizialmente però non era nota la impossibilità di dividere l’anno sidereo in un numero esatto di giorni. Dapprima si misurava l’anno dalla lunghezza dell’ombra gettata a mezzogiorno da uno gnomone (cioè l’ombra di una meridiana solare). L’incertezza di questa misura fece attribuire all’anno 365 giorni giusti. E tale, appunto, era la lunghezza dell’anno ebraico, del persiano, e dell’indiano.

Secondo il calendario di Nabonassar istituito nel 747 a.C., l’anno era denominato vago, ed era diviso in mesi e settimane. I mesi erano 12, di 30 giorni l’uno; ma in ultimo s’aggiungevano altri 5 giorni supplementari, e la stessa cosa fecero i francesi nel 1700. Ma il quarto di giorno, che veniva trascurato, spostava di 24 giorni tutte le stagioni in termine di soli 100 anni.

Ma presso gli Egiziani si cominciò a regolare l’anno con la levata eliaca di Sirio. Cioè se in un dato giorno il sole nasce contemporaneamente a Sirio, i giorni seguenti il Sole nascerà sempre dopo questa stella. Ma nei primi giorni Sirio, sebbene la più splendente di tutte le stelle, non sarà visibile pel chiarore della luce solare; soltanto quando Sirio nasce circa un’ora prima del Sole, sarà possibile osservare il momento in cui essa sorge (detta il momento della levata). Questa prima nascita anteriore al Sole e visibile si chiama la sua levata eliaca.

Siccome dopo tal levata il Nilo usciva dal suo letto, così questo fenomeno era d’interesse comune. Nel giro per altro di 1470 anni, che era chiamato il periodo sotiaco, la levata eliaca di Sirio rispondeva successivamente a tutte le date dell’anno. E pare che i primi, ad aggiunger un quarto di giorno all’anno, sieno stati i sacerdoti egiziani (aggiunta che Platone considerò come un loro mistero), e che i medesimi abbiano a ciascun giorno della settimana dato il nome di un loro Dio.

In Grecia anticamente si usava il calendario introdotto da Metone l’anno 432 a.C. Questo era lunisolare. L’anno cominciava colla neomenia prossima al solstizio estivo; e si componeva di 12 mesi, ognuno dei quali comprendeva 29 o 30 giorni alternamente. Quindi ogni due o tre anni ve n’era uno detto embolismico, nel quale si replicava il mese Possideon di 30 giorni.

L’anno mussulmano è lunare di 12 mesi, ognuno dei quali è composto di 29 o 30 giorni. Quindi esso non contiene che 354 giorni ed i mesi cadono in ogni stagione successivamente.

Roma dapprima ebbe il calendario di Romolo, nel quale l’anno era diviso in dieci mesi. Il primo dei quali fu consacrato al preteso padre di Romolo stesso, e perciò si disse Marzo. Il secondo fu dedicato a Venere, e da un’appellazione greca di questa deessa fu chiamato Aprile. Poi veniva il Maggio, così detto da Maia madre di Mercurio. Quindi Giugno intitolato a Giunone. Dopo seguivano il Quintile, ed il Sestile; il primo dei quali ricevè più tardi il nome di Iulius, in onore di Giulio Cesare nato in quel mese, ed il secondo fu dal Senato romano denominato Augustus, perchè in esso Augusto operò le sue più gloriose gesta. E finalmente Settembre, Ottobre, Novembre, Decembre, che significano settimo, ottavo, nono, decimo mese.

Ad ottenere poi il ritorno delle stagioni nelle medesime date, ogni 24 anni il Mercedoniano constava di soli 16 giorni. In questo pure i mesi venivano divisi in settimane, e queste erano distinte dal giorno del mercato detto nundinale. Ma più tardi la sottrazione de’ sei giorni al Mercedoniano fu dimenticata e trascurata dai Pontefici, e presto i mesi che in origine erano in Inverno passarono in Autunno, e quelli d’Autunno si trovarono in Estate.

Numa, a porre riparo allo spostamento delle stagioni proveniente dalle solite sei ore trascurate sino allora, riformò il calendario romuleo. Principiò dal dividere l’anno in dodici mesi, ed il primo dei due mesi aggiunti chiamò Ianuarius in onore del Dio Giano, e l’altro consacrò alle espiazioni e dedicò a Februo Dio de’ morti, e però lo nominò Februarius. Quest’ultimo mese solamente ebbe un numero pari (e perciò nefasto) di giorni: tutti gli altri ne aveano o 29 o 31. Ma ogni due anni il mese di Febbraio si divideva in due porzioni, e fra queste s’intrometteva un tredicesimo mese chiamato Mercedoniano, e composto di 22 giorni. Così il giorno appresso al 22 Febbraro, era 1 Mercedoniano, e dopo il 22 Mercedoniano, veniva il 23, … 28 Febbraro.

Così erano le cose, quando nell’anno 708 dalla fondazione di Roma, o 46 a.C., Giulio Cesare ordinò la riforma del calendario, come gli fu suggerita da Sosigene astronomo egiziano. Principiò dall’attribuire all’anno appresso una lunghezza, che ricompensasse tutte le perdite accadute fin lì. Il Gennaio ebbe 29 giorni; la prima parte di Febbraio ne ebbe 23; 23 parimente il Mercedoniano; 5 l’altra porzione di Febbraio; Marzo 31; Aprile 29; Maggio 31; Giugno 29; Quintile 31; Sestile 29; Settembre 29; Ottobre 31; Novembre 29; Mese intercalare straordinario 33; altro mese straordinario 34; Dicembre finalmente 29. E questo fu denominato l’anno della confusione. Ed affinchè non si dovesse ricorrere di nuovo ad una confusione simile, stabilì che quind’innanzi tutti i mesi fossero composti altri di 30, altri di 31 giorno, ad eccezione del mese di Febbraio, il quale avrebbe ordinariamente 28 giorni: ma ogni quattro anni ne avrebbe 29.

Allora in ciascun mese si distinguevano tre giorni; il primo del mese, che dai Romani si scriveva con lettere maiuscole, erano le calende, quindi la parola calendario; il 5 le none, e il 13 le idi; a differenza dei mesi di Marzo, Maggio, Luglio, e Ottobre, nei quali le none cadevano il 7, e le idi il 15 del mese. Volle pertanto Giulio Cesare, che il giorno addizionale di Febbraio fosse frapposto fra il 24, nel quale dicevasi VI Kalendas, ed il 25, in cui si diceva V Kalendas martias, e che fosse nominato con bis sexto Kalendas. Quindi il nome di bisestile imposto all’anno, che ricorre ogni quattro, ed è composto di 366 giorni.

E qui non sarà inutile avvertire, che devesi accuratamente distinguere questo calendario giuliano dal, così detto, periodo giuliano. Premettiamo che l’anno non è esattamente divisibile pei giorni delle lunazioni; e però, i novilunii accadono successivamente in date diverse. Ma però ogni 19 anni ritornano nelle date stesse. Questo periodo di 19 anni costituisce il così detto, ciclo lunare. Si può quindi chiamare I l’anno, in cui la neomenia accade il 1°’ di Gennaro, e II quello che viene appresso, e così di seguito fino al XIX, e poi riprincipiare da capo per gli anni successivi. Allora, conosciuti i giorni delle fasi per quel ciclo, sono conosciuti per tutti gli altri. I Greci apposero agli anni successivi questi 19 numeri scritti a caratteri d’oro nei luoghi pubblici. Quindi il nome di numero aureo. Si chiama poi epatta l’età della Luna il l° di Gennaio, ossia il numero che esprime di quanti giorni al principiar dell’anno sia già passata la neomenia.

Quanto poi al Sole è da sapere, che ogni 28 anni giuliani i medesimi giorni della settimana cadono nei giorni stessi del mese. Questo periodo di 28 anni fu chiamato ciclo solare. Se a ciascun giorno del mese si apponga una delle prime lettere dell’alfabeto, basta sapere ogni anno quale lettera corrisponda alla Domenica, per conoscere che giorno è dalla lettera apposta alla data corrente. Quella lettera si chiama domenicale.

Nei tempi di Costantino e de’ seguenti imperatori si usavano le indizioni, come citazioni ai tribunali. Poscia esse servirorio a formare un periodo di 15 anni adottato dai Papi, e dai Veneziani per giunta alle date. Si crede che quest’uso abbia avuto principio nel 512; e così la prima indizione sì può riportare all’anno 3 a.C. Quindi l’indizione romana è l’anno che rimane dopo aver diviso per 15 il numero degli anni trascorsi da 3 anni avanti l’èra volgare in poi.

Or bene; il periodo giuliano è un ciclo, di cui molti autori fanno uso, proposto da Giuseppe Scaligero nel secolo decimosesto. Moltiplicando i sopraddetti tre cicli, cioè il solare, che è 28, il lunare 19, e quello d’indizione 15, si ottiene 7980. Questo numero costituisce appunto il periodo giuliano, durante il quale è impossibile che s’incontrino insieme gli stessi numeri dei tre cicli, che ne sono fattori. È dunque tutt’altra cosa dall’anno o calendario giuliano. Tornando ora a questo, è facile accorgersi che non risolve completamente il problema: dacchè come risulta dalle cose dette l’anno tropico è undici minuti, dieci secondi, e tre decimi più breve di 365 giorni e 6 ore.

Per la qual cosa dopo sedici secoli, cioè ai tempi di Gregorio XIII avvenne che le stagioni erano spostate di ben 10 giorni. A riportare il ritorno di queste alle loro antiche date, e ad ovviare per sempre a un tal disordine, furono dal medesimo Sommo Pontefice tolti 10 giorni al mese di Ottobre del 1582; in cui si disse 1, 2, 3, 4, 15, 16,….; e furono promulgate le seguenti regole, che costituiscono la riforma gregoriana.

1° Ogni anno, espresso da un numero non divisibile per 4, è di 365 giorni.

2° Ogni anno, espresso da un numero divisibile per 4, ma non per 100, è di 366 giorni.

3° Ogni anno, espresso da un numero divisibile per 100, ma non per 400 è di 365 giorni.

4° Ogni anno, espresso da un numero divisibile per 400, è di 366 giorni.

Così bisogna che passino più di 3000 anni, perchè le stagioni si spostino di un giorno. Si potrebbe ottenere che questo spostamento di un giorno accadesse solo dopo centomila anni, aggiungendo per 5a regola, che gli anni rappresentati da un numero divisibile per 4000 non avranno che 365 giorni. Il calendario gregoriano, adottato da prima da tutti i cattolici e molto più tardi anche dai protestanti, non è ancora stato ricevuto in Russia e in Grecia; e però adesso le nostre date differiscono da quelle degli scismatici, di 12 giorni.

Francesco Regnani

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C'è un commento su questo articolo:

  1. Mi corre l’obbligo di precisare che l’articolo non è mio, ma è stato tratto da un’opera di Regnani (un autore dell’800) da me trasformata in forma digitale per LiberLiber.
    (A ciascuno il suo !)