Re: Pendolo al centro della Terra

Messaggioda professorkappa » 22/12/2016, 21:42

Newton, questo deficiente! Questo omuncolo che nulla ha dato alla Fisica moderna. Meno male che c'e' Pendulum a raddrizzarne le sue idee cosi antiquate.
Cosa importa che esista la forza centrifuga, esperimento banalissimo da realizzare con un secchio pieno di acqua fatto ruotare a braccio? A te newton non ti convince nonostante si siano lanciati un'infinita' di satelliti sulla base della sua teoria. No, bisogna inventarsi teorie bislacche che non stanno in piedi per cosa poi, non si sa.
La dinamica degli urti, questa sconosciuta che fa si che in uno scontro l'unico risultato sia che i pezzi si fermano e non che si possano anche muovere di velocita' diversa.
Al giorno d'oggi un PC e una connessione e ognuno e' sullo sgabello con un altoparlante a dire scempiaggini. E qualcuno gli crede pure.
Continua a scrivere. All'inizio si rizzavano i peli, ora e' pateticamente divertente. Non tanto le teorie senza senso che proponi, ma la protervia con cui difendi questa marea di letame che ti sei messo a spalare.
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Re: Pendolo al centro della Terra

Messaggioda Erasmus_First » 22/12/2016, 22:26

Avevo scritto anch'io un lungo intervento nel tentativo di far ragionare Pendulum. Ma poi ho inavvertitamente chiuso la pagina prima di inviare ed ho perso tutto.

Ma forse è meglio così.

Inutile tentare di spiegare (e anche insegnare, dato l'infimo livello e soprattutto la distorsione di conoscenze) ad un interlocutore di questa specie!
Ci ha provato prima mgrau,, poi ripetutamente Vulplasir e poi tanti altri. Niente da fare!

Ogni tanto nasce qualcuno che si convince d'aver risolto la "quadratura del cerchio con riga e compasso", o di aver inventato un vero "moto perpetuo", o di aver scoperto il superamento di qualche altra storica "vexata quaestio" ... o peggio ancora (come in questo caso) d'aver capito come funzionano le leggi della fisica senza aver capito un acca di fisica!
Consoliamoci all'idea che, in fondo, ci sta andando meglio che ai tempi medievali, quando c'era sempre qualcuno in cerca della "pietra filosofale" capace di trasformare per solo contatto un qualsiasi metallo in oro!

Mi viene in mente quel tal "ricciomarino" che scriveva in Coelestis (nella sezione "Astrofisica e Cosmologia") e si era posto l'obiettivo di "inchiappettare G" (dove G era la costante di gravitazione universale di Newton-Cavendish che egli chiamava "costante d'attrazione -G-") ... e non riusciva a digerire che in SI l'unità di misura di G – da lui stessso conosiuta come N·m^2/kg^2 – avesse il kg al denominatore!
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Sono andato a cercare gli interventi di ricciomarino in Coelestis.
Metto un paio di link per chi volesse divertirsi un po'.
Ecco il ink al post in cui è espressa esplicitamente la volontà di ricciomarino di sodomizzare G:
––> http://www.trekportal.it/coelestis/showpost.php?p=149325&postcount=169
Ed ecco il link all'intera discussione (per certi versi più spassosa d'una commedia buffa):
––> Costante d'attrazione -G-, (ricciomarino, 26.12.2007
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E se Pendulum e ricciomarino fossero la stessa persona? Immagine
Mi auguro con tutto il cuore che non sia così.
Ma mi insosospettisce il fatto che qua siamo nella sezione "Fisica applicata, Astronomia" e là eravamo nella sezione "Astrofisica e Cosmologia".
E' anche sorprententemente simile il modo di dialogare dei due personaggi con i rispettivi interlocutori.
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Re: Pendolo al centro della Terra

Messaggioda Pendulum » 22/12/2016, 22:31

"Professor" kappa

Ma dove cavolo vedi la forza centrifuga nei detriti spaziali FERMI?

Ma ti rendi conto delle idiozie che dici?

Ma dove insegni in Burundi?

Il fatto che nel febbraio del 2009 i satelliti, dopo l'urto, non sono caduti sulla Terra, dimostra che a quell'altezza la forza di gravità è ostacolata da qualcosa e questo qualcosa non può essere il moto, visto che i detriti si sono FERMATI a causa dell'impatto, quindi una mente pensante deduce che l'unica causa che impedisce la caduta di questi oggetti FERMI sia una forza che si oppone alla forza di gravità attrattiva.

Qualora, poi, questi detriti non si fossero fermati del tutto, a causa delle particolari modalità con cui è avvenuto l'impatto (non proprio frontale), essi di sicuro avranno perso gran parte della loro velocità di lancio, e nonostante ciò non sono caduti.

Newton invece, nel suo famoso esempio della palla di cannone sparata dalla cima di una torre, aveva ipotizzato che, affinché un corpo potesse entrare in orbita, occorresse una certa velocità, al di sotto della quale il corpo dovrebbe CADERE al suolo, ma questo NON E' ACCADUTO nello scontro tra i due satelliti nel 2009, nel qual caso, pur perdendo essi gran parte della velocità iniziale a causa dell'impatto, se non tutta, non sono caduti sulla Terra, contro le previsioni di Newton, ma hanno continuato ad orbitare attorno ad essa, spinti non si sa da cosa, e questo dimostra che c'è una controforza che non solo si oppone alla forza di gravità, impedendo la caduta al suolo dei detriti, ma che crea anche le condizioni per la nascita del pendolo, che a sua volta genera il movimento dei detriti stessi.

Del resto la teoria di Newton, secondo la quale il moto perpetuo di un corpo attorno ad un attrattore si instaura solo se il corpo minore viene lanciato alla giusta velocità, nè troppo elevata, né troppo bassa, presta il fianco alla semplice considerazione che è davvero inverosimile che i pianeti, nonché i loro satelliti naturali, siano stati spinti, non si sa da cosa, guarda caso proprio alla velocità giusta per la realizzazione dell'equilibrio perpetuo, soprattutto in ragione del fatto che ogni pianeta ha una diversa velocità, a loro volta molto diversa dalle velocità dei satelliti (la Terra viaggia a 30 km/sec attorno al Sole, la Luna ad un 1 km/sec attorno alla Terra, ed ogni pianeta gira attorno al Sole ad una velocità notevolmente diversa, da Mercurio, il più veloce, che si muove a circa 45 km/sec, a Plutone, il più lento, che si muove a 3,67 Km/Sec), e molto diverse anche dalle velocità delle stelle, che a loro volta si muovono attorno al centro delle galassie di cui fanno parte (il nostro Sole, ad esempio, si muove a circa 200 km/sec attorno al centro della via lattea, descrivendo ancora una volta un'orbita ellittica).

In sostanza, i satelliti artificiali vengono lanciati dall'uomo alla giusta velocità, ma i pianeti chi li ha spinti alla giusta velocità per non finire sul Sole e per non allontanarsi definitivamente da esso?

In verità, secondo la teoria più accreditata al momento, i pianeti si muovono perché in origine il sistema solare era una nebulosa che ruotava già su sè stessa composta da gas e polveri, che man mano si sono localmente addensate, dando vita ai pianeti, ed al Sole al centro, ed i pianeti, una volta formatisi per addensamento, hanno conservato il movimento rotatorio originario della nebulosa.

Questa teoria, però, non spiega però per quale motivo la nebulosa originaria ruotasse su sé stessa.

Ecco perché io ritengo sia molto più sensato ipotizzare, diversamente da Newton, che non ci sia stato nulla che abbia spinto i corpi celesti alla velocità volta per volta necessaria all'instaurazione dell'equilibrio dinamico perpetuo attorno all'attrattore, ma che sia proprio il corpo centrale a produrre un particolare tipo di energia - scaturente dal contrasto tra forza gravitazionale attrattiva e forza gravitazionale repulsiva, e decrescente all'aumentare della distanza da esso - che fa muovere i corpi minori attorno ad esso a diverse velocità, decrescenti con l'aumentare della distanza dal corpo centrale.

Tra l'altro la teoria di Newton si presta all'ulteriore obiezione secondo la quale è davvero difficile concepire il fenomeno della rivoluzione perpetua dei pianeti attorno al Sole alla stregua di una "caduta perpetua", come fa Newton.

Lo scienziato inglese, infatti, ritiene che, quando il corpo è lanciato alla giusta altezza ed alla giusta velocità, ruota in eterno attorno alla Terra, perché, mentre cade, la superficie della Terra si incurva anch'essa almeno tanto quanto la traiettoria del corpo lanciato, e quindi questo cadrebbe in eterno verso la Terra senza mai impattarvi.

Il problema è che il termine "caduta" evoca un avvicinamento: un corpo cade verso un altro se si avvicina verso di esso, ma i pianeti, durante la loro orbita, non si avvicinano soltanto al Sole, ma, superato il perielio, cominciano ad allontanarsene, fino a raggiungere l'afelio, quindi non si può dire che cadano in eterno verso il Sole, perché la fase dell'allontanamento non può considerarsi una caduta, anzi è proprio l'opposto di una caduta.

Dal canto suo Einstein nega la forza di gravità intesa come forza misteriosa che agisce tra i corpi, ipotizzando che tale forza sia la "conseguenza della curvatura dello spazio".

In altri termini ritiene che i pianeti sprofondano nel baratro spazio-temporale causato dalla massa del Sole, ma non si capisce come fa lo spazio, che è vuoto, a deformarsi, e, oltre a ciò, come faccia il vuoto a deviare la traiettoria dei pianeti.

L'esempio che solitamente si fa per spiegare la teoria di Einstein, è quello del telo teso nel quale sono poggiate due sfere di diversa grandezza, e dove si vede la sfera più piccola sprofondare nel baratro causato dalla sfera maggiore, ma il telo ha massa e, conseguentemente, riesce a deviare la traiettoria della sfera, esattamente come fa il piano inclinato di Galileo, mentre lo spazio è assolutamente privo di particelle di materia, quindi non può deviare alcunché.

Inoltre la sfera sprofonda perché sotto il telo c'è la Terra che esercita sulle due sfere una forza attrattiva, per cui la più piccola sprofonda per lo stesso principio per cui la pallina rotola sul piano inclinato, ma nello spazio non c'è alcuna forza attrattiva sottostante al reticolato spazio-temporale ipotizzato da Einstein.

A ciò si aggiunga che anche Einstein ritiene, come Newton, che i pianeti non collidano contro il Sole perché sono dotati della giusta velocità, che gli impedisce di cadere nel baratro spazio-temporale causato dal Sole (un po' come fa la pallina lanciata dal croupier sulla roulette, ma, a differenza della roulette, i pianeti non incontrano alcun attrito, per cui girano in eterno).

Il problema è che sia Newton che Einstein non formulano alcuna ipotesi in ordine alla causa che avrebbe generato il movimento dei pianeti, e soprattutto da cosa deriva la loro diversa velocità, dando per scontato che i pianeti (ma anche i loro satelliti) già si muovessero, per una qualsiasi causa, con la giusta velocità, idonea all'instaurazione dell'equilibrio perpetuo attorno all'attrattore.

Questo però lascia aperto un grosso interrogativo, essendo alquanto inverosimile che i pianeti si muovessero per puro caso proprio alla giusta velocità.

Ecco perché io sostengo che i pianeti, una volta formatisi per effetto dell'addensamento delle nubi protoplanetarie, o già durante il corso del loro addensamento, si siano messi a girare attorno al Sole per effetto del campo gravitazionale attrattivo-repulsivo generato dal Sole, secondo il principio che sta alla base del moto del pendolo, che appunto si muove da solo, in virtù dello scontro tra la forza di gravità, da un lato, e la tensione del filo, dall'altro.

Il principio del pendolo consente anche di capire perché i pianeti più vicini al Sole hanno una velocità maggiore di quelli più lontani: nel pendolo infatti l'aumento di "g" e la riduzione di "L" (lunghezza del filo) determina la riduzione del periodo del pendolo e quindi, in ultima analisi, l'aumento della sua velocità. Analogamente, nel sistema solare, più ci si avvicina al Sole, più aumenta "g" e si riduce "L", con conseguente aumento della velocità orbitale dei pianeti più vicini rispetto a quelli più lontani.

Quanto alla questione della forza centrifuga nel pendolo, che precluderebbe l'eguaglianza tra la forza di gravità, da un lato, e la tensione del filo dall'altro, come alcuni utenti del forum hanno sostenuto, va anzitutto precisato che la forza centrifuga è una forza fittizia, quindi non rileva.

Piuttosto il problema si pone per la forza centripeta, che nasce quando un corpo si muove di moto curvilineo.

Tale forza centripeta, nel pendolo, fa sì che, quando esso non è fermo, ma si muove verso il basso, sia sottoposto non solo alla forza di gravità, ma anche alla forza centripeta, la quale ultima fa aumentare la tensione del filo, che quindi non è più uguale alla forza di gravità, ma a quest'ultima + la forza centripeta, e quindi questo farebbe cadere la mia teoria, nella quale ho supposto che la forza repulsiva sia uguale a quella attrattiva.

In contrario va osservato che la questione della forza centripeta si pone solo nelle oscillazioni non piccolissime, nel qual caso effettivamente il filo è sottoposto non solo alla forza peso, ma anche alla forza centripeta, la quale si aggiunge alla forza peso per effetto del movimento circolare del grave mentre si muove verso il basso, ma io ho supposto che il sistema solare fosse assimilabile ad un oscillatore armonico, che è un particolare tipo di pendolo, con oscillazioni piccolissime, (di solito inferiori ai 2 gradi), nel qual caso il movimento del pendolo è praticamente rettilineo, in quanto non c'è una vera e propria caduta verso il basso del grave, per cui può affermarsi che quest'ultimo è sottoposto solo alla forza peso e non anche alla forza centripeta o, comunque, che la forza centripeta è talmente irrisoria da poter essere trascurata.

Questo vale a maggior ragione quando il filo è molto lungo, nel qual caso la velocità del pendolo si riduce [sappiamo infatti che T = 2 ∏ √(L/g), quindi, se L aumenta, T aumenta, cioè la velocità diminuisce], e la ridotta velocità del pendolo, assieme alla notevole lunghezza del raggio, fa praticamente annullare la forza centripeta.

Infatti la accelerazione centripeta è = V^2/R, quindi aumentando R e diminuendo V, la accelerazione centripeta si annulla quasi del tutto o, comunque, diventa trascurabile, e nel pendolo cosmico il raggio R è estremamente lungo (meglio parlare in tal caso di semiasse maggiore, non di raggio).

Conseguentemente ben può affermarsi che nel particolare tipo di pendolo con oscillazioni piccolissime e con filo molto lungo, la forza peso complessiva è sempre uguale alla tensione del filo, che poi è il presupposto da cui sono partito per giungere alla mia formula, dove ho supposto che il sistema solare fosse un pendolo-oscillatore armonico [tant'è vero che ho applicato la formula del periodo dell'oscillatore armonico T = 2 ∏ √(L/g)], per cui non ho errato nel supporre che l'accelerazione di gravità attrattiva sia sempre uguale alla accelerazione di gravità repulsiva.

Ma come è possibile affermare che i pianeti non sono sottoposti a forza centripeta, assimilandoli al grave del pendolo-oscillatore armonico, quando poi l'ampiezza dell'oscillazione dei pianeti (360°) è molto più ampia di quella dell'oscillatore armonico (meno di 2°?

La risposta ancora una volta risiede nel fatto che l'ellisse descritta dai pianeti è estremamente grande, per cui se si esamina un tratto di orbita piccolo - non necessariamente infinitamente piccolo, ma piccolo (ad esempio di 50 metri, o anche 100 metri) - la curvatura della traiettoria sarà talmente piccola da essere trascurabile, quindi tale traiettoria può essere considerata approssimativamente rettilinea, o comunque non curva abbastanza da consentire il sorgere della forza centripeta.

Quindi, come un tratto piccolissimo della traiettoria del pendolo galileiano (non superiore a 2 gradi) non dà luogo a forza centripeta perché il moto del grave è approssimativamente rettilineo, così il movimento dei pianeti non dà origine a forza centripeta perché, essendo l'ellisse descritta dai pianeti estremamente grande, la curvatura dell'orbita nel breve tratto è quasi impercettibile, ergo la traiettoria dei pianeti può considerarsi approssimativamente rettilinea, e questo impedisce il sorgere della forza centripeta.

Un'altro possibile indizio dell'esistenza di un campo attrattivo repulsivo è proprio l'orbita ellittica dei pianeti.

L'ellisse infatti può essere definita (la definizione è mia) come "il luogo geometrico dei punti del piano esistenti attorno a due punti fissi detti fuochi, dove ogni punto, rispetto a quello attiguo, si avvicina il meno possibile ad un fuoco ed, al contempo, si allontana il meno possibile dall’altro fuoco”.

L'ho dimostrato in un modo un po' rudimentale, ma a mio avviso efficace.

Forse non tutti sanno che l'ellisse può essere tracciata anche in questo modo:

Immagine

Nel disegno soprastante si vede un giardiniere intento a tracciare un’ellisse: egli a tal fine ha fissato due chiodi nel suolo e ha legato ad essi un filo di lunghezza maggiore rispetto alla distanza tra i chiodi.

Con una matita ha esercitato una pressione verso l’esterno per tendere il filo e, contemporaneamente, ha spostato la matita lateralmente per tracciare l’ellisse.

La cosa importante da notare in questo disegno è che le forze in gioco sono due:

1) la pressione verso l’esterno esercitata dal giardiniere con la matita contemporaneamente alla forza laterale per tracciare il disegno, che genera la tensione del filo.
2) la reazione vincolare generata dal filo stesso.

A causa del filo, il giardiniere è vincolato nel tracciare il disegno: egli, mentre lo fa, si allontana il meno possibile da un fuoco e, al contempo, si avvicina il meno possibile all’altro fuoco.

La reazione vincolare generata dal filo, infatti, gli impedisce di allontanarsi da un fuoco oltre quanto gli consenta il filo stesso ed, al contempo, la forza che egli imprime con la matita sul filo verso l’esterno per tenere il filo in tensione gli impedisce di avvicinarsi ulteriormente all’altro fuoco.

Quindi possiamo affermare che l’ellisse è la rappresentazione grafica del movimento della matita del giardiniere, il cui spostamento dà luogo a due movimenti contemporanei rispetto ai due fuochi, allontanandosi il meno possibile da un fuoco ed, al contempo, avvicinandosi il meno possibile all’altro fuoco.

Escludendo le forze, irrilevanti in ambito geometrico, possiamo utilizzare la menzionata proprietà dell’ellisse per dimostrare agevolmente che quest’ultima è “il luogo geometrico dei punti del piano esistenti attorno a due punti fissi detti fuochi, dove ogni punto, rispetto a quello attiguo, si avvicina il meno possibile ad un fuoco ed, al contempo, si allontana il meno possibile dall’altro fuoco." (la definizione è di Roberto Napolitano, che sarei io...).

Dalla particolare proprietà dell'ellisse sopra menzionata possiamo ipotizzare che un corpo inserito in un campo di forze attrattivo-repulsivo ha teoricamente due possibilità: o resta immobile, o si muove descrivendo un'orbita che si avvicini il meno possibile all’attrattore-repulsore e si allontani il meno possibile da esso, cioè un'ellisse.

La prima fase è quella dell’avvicinamento, a cui segue quella dell’allontanamento, seguita nuovamente dall’avvicinamento e così via, in un ciclico susseguirsi delle due fasi.

Il conflitto tra forze opposte, come già si è detto, genera energia, ma questa energia ha una diversa intensità a seconda del punto che si considera: minore è la distanza dal Sole, maggiore sarà l'intensità dell'energia presente in quel punto; maggiore è la distanza dal Sole, minore sarà l'intensità dell'energia sussistente in quel punto (questo ovviamente perché la forza di gravità è inversamente proporzionale al quadrato della distanza, e questo vale anche per la forza repulsiva), ed a mio avviso sarebbe proprio l'esistenza di diversi livelli energetici attorno al Sole a far muovere i pianeti attorno ad esso, i quali salterebbero continuamente da un livello energetico all'altro, ininterrottamente.

Nella fase di avvicinamento all’attrattore-repulsore, il corpo è attratto, tra i punti di equilibrio energeticamente più forti esistenti nel suo intorno, da quello meno forte.

In termini geometrici, il pianeta, nella fase di avvicinamento al Sole, è attratto, tra i punti più vicini al Sole esistenti nel suo intorno, da quello meno vicino.

Seguendo questo principio il pianeta si avvicina al corpo centrale il meno che sia possibile, cioè nella maniera più graduale possibile.

Questo è l’unico modo in cui il pianeta può muoversi senza violare il principio di conservazione dell’energia, che invece verrebbe violato se esso si avvicinasse al Sole muovendosi perpendicolarmente ad esso, nel qual caso la forza repulsiva risulterebbe soppressa.

La forza che consente al pianeta di spostarsi nel punto attiguo secondo il predetto criterio non è ottenuta dal nulla, ma dalla riduzione della forza repulsiva ed ha direzione tangenziale all'orbita.

Alla fine, quindi, avremo: forza repulsiva ridotta (radiale) + forza tangenziale = forza attrattiva.

E' lo stesso schema del pendolo oscillatore armonico, dove si ha che: componente radiale forza peso + componente tangente forza peso = tensione del filo.

Ecco il disegno:

Click sull'immagine per visualizzare l'originale

Immagine

La forza Frx (tangenziale) è fondamentale perché, grazie ad essa, si ha la conseguenza che la forza repulsiva non è più opposta a quella attrattiva, per la sovrapposizione delle forze Frx e Fry, e questo consente il formarsi del meccanismo del pendolo (dove appunto la forza peso non è opposta alla tensione del filo) e, con esso, il movimento del pianeta.

Sempre la forza Frx fa spostare il pianeta nel punto che si avvicina al Sole il meno possibile, cioè B (lo si è disegnato un po' distante da A per motivi di chiarezza, ma lo si deve immaginare come attiguo ad A), ed in B succede la stessa cosa che accade in A: nasce Frx che fa spostare la direzione della forza repulsiva, che sarà non più opposta a Fa, e così da B si passa in C, e così via.

Il principio del “minor avvicinamento possibile”, tuttavia, non è applicabile in tutta l’orbita del pianeta.

Lo spostamento verso un punto secondo il predetto criterio, infatti, incontra un limite nel fatto che un corpo non può avvicinarsi in eterno ad un altro corpo “il meno che sia possibile”, ma ad un certo momento dovrà necessariamente farlo direttamente, ossia muovendosi su una linea retta che lo congiunge al punto verso il quale si sta muovendo.

Il punto della traiettoria dei pianeti dove si verifica questa particolare situazione limite è il perielio, oltre il quale c’è un solo punto più vicino al Sole rispetto al perielio medesimo, ed è quello giacente sulla retta che unisce il pianeta col Sole.

Tuttavia il pianeta, come già si è detto, non può muoversi sulla retta che unisce il perielio col Sole, perché, per far questo, dovrebbe sopprimere del tutto la forza repulsiva, e ciò violerebbe il principio di conservazione dell’energia, quindi il pianeta, da quel punto, comincia a muoversi rispettando un criterio solo formalmente diverso, ma sostanzialmente identico, al precedente, ossia il criterio del minor allontanamento possibile dall’attrattore-repulsore.

Nella fase di allontanamento dal corpo attrattore-repulsore, il pianeta si sentirà attratto, tra i punti di equilibrio energeticamente più deboli esistenti nel suo intorno, da quello meno debole.

In termini geometrici il pianeta, nella fase di allontanamento dal Sole, è attratto, tra i punti più lontani dal Sole esistenti nel suo intorno, da quello meno lontano.

Seguendo questo principio il pianeta si allontana dal corpo centrale il meno che sia possibile.

Questo è l’unico modo in cui il pianeta può muoversi senza violare il principio di conservazione dell’energia, che invece sarebbe violato se esso si allontanasse dal Sole lungo il prolungamento dell’asse Sole-pianeta, nel qual caso verrebbe soppressa la forza attrattiva.

Tuttavia, il principio del “minor allontanamento possibile” non è applicabile in tutta l’orbita del pianeta.

L’allontanamento da un punto secondo il predetto criterio, infatti, incontra un limite nel fatto che un corpo non può allontanarsi in eterno da un altro corpo “il meno che sia possibile”, ma ad un certo momento dovrà necessariamente farlo direttamente, ossia muovendosi lungo una linea retta (che, in particolare, costituisce il prolungamento del semiasse maggiore), allontanandosi definitivamente dal corpo centrale.

Il punto della traiettoria dei pianeti dove si verifica questa particolare situazione limite è l’afelio (che si trova nel punto esattamente opposto al perielio), oltre il quale c’è un solo punto più lontano dal Sole, ed è quello esterno all’orbita, giacente sul prolungamento del semiasse maggiore.

Tuttavia il pianeta non può muoversi sulla predetta retta, perché, per far questo, dovrebbe sopprimere del tutto la forza attrattiva, e ciò violerebbe il principio di conservazione dell’energia, quindi il pianeta, da quel punto, comincia a muoversi nuovamente secondo il principio, precedentemente enunciato, del minor avvicinamento possibile all’attrattore-repulsore, ed il ciclo si ripete all’infinito.

Le orbite ellittiche delle stelle delle galassie attorno al centro della galassia fa presupporre che questo principio si applichi anche alle stelle.

Si tratta ovviamente di una mia deduzione ma, assieme al fatto che la formula del periodo orbitale dei pianeti del sistema solare è proprio uguale alla formula del periodo del pendolo, fa ragionevolmente presupporre che questo campo attrattivo-repulsivo attorno ai corpi massivi esista realmente.

Lo stesso meccanismo io credo si instauri anche nell'atomo, dove gli elettroni, caricati negativamente, si muovono attorno al nucleo, caricato positivamente, senza mai scontrarsi con esso.

A tal proposito la scienza afferma che gli elettroni non cadano sul nucleo perché hanno una velocità troppo elevata, e che in ogni caso sia la velocità giusta anche per non allontanarsi definitivamente da esso.

Ma come è possibile che gli elettroni si muovono proprio alla velocità giusta per raggiungere entrambi gli scopi: non finire sul nucleo e non allontanarsi per sempre da esso?

Chi li ha spinti proprio a quella velocità?

Quanto ai pianeti, si può anche immaginare, con molta fantasia e mettendo da parte il buon senso, che si muovessero già guarda caso proprio alla giusta velocità, magari a causa di qualche esplosione o qualche altro evento traumatico (nello spazio ce ne sono tanti).

Ma gli elettroni chi li ha spinti?

Non si può certo immaginare che vagassero già per conto loro ad altissima velocità, fino a quando hanno incontrato il campo attrattivo generato dal nucleo e si sono messi a girargli attorno: sarebbe pura follia.

Ecco perché io ritengo che anche il nucleo (ed in particolare i protoni, che lo compongono), generi, a partire da una creta distanza da esso, un campo elettrico attrattivo-repulsivo, che fa girare gli elettroni attorno ad esso per lo stesso principio che fa girare i pianeti attorno al Sole, i satelliti attorno ai pianti, e le stelle attorno ai buchi neri supermassivi ubicati al centro delle galassie.

Ho realizzato anche un video esplicativo della mia teoria:

https://www.youtube.com/watch?v=uqYtqvd3cXc&feature=youtu.be
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Re: Pendolo al centro della Terra

Messaggioda professorkappa » 22/12/2016, 23:08

Guarda, un bimbo di 6 anni di un qualsiasi villaggio del Burundi sa piu fisica di te. Quando usa una fionda si accorge che il sasso che sta facendo roteare sopra la testa gli tira il braccio piu di quando lo ha sollevato da terra.
Tu invece, nella tua dabbenaggine, non fai tesoro di normali esperienze di vita e ti spieghi la realta' con una serie di teorie che vanno non solo contro principi assodati da 300 anni, ma contro il comune sentire di una persona mediamente intelligente.

I detriti si fermano se e solo se certe condizioni si verificano (non te le spiego nemmeno, vatti a guardare un libro sotto il capitolo conservazione della quantita' di moto, tanto a postarti link come fa vulplaisir e' una perdita di tempo, perche si vede che non li leggi, o se li leggi non li capisci) ; tali condizioni estremamente improbabili, Quindi i detriti, in generale, continuano a orbitare.

Non sono professore, il nomignolo e' in onore di un mio insegnante di fisica che in un pelo incarnito del suo deretano sapeva piu di 23 Penduli messi assieme.

La Forza di gravita' non e' ostacolata da nulla e tu che parli di mente pensante costituisci un ossimoro, una contraddizione in termini.

Continua a scrivere, per favore, sono attratto-repulso da questa marea di idiozie, come un pendolo che colpisce un detrito fermo.
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Re: Pendolo al centro della Terra

Messaggioda professorkappa » 22/12/2016, 23:30

Ti diro' di piu'. Se le condizioni prima dell'urto dovessero essere favorevoli e i detriti si fermassero dopo l'impatto, questi cascherebbero a picco sulla terra a dimostrazione che non c'e' assolutamente nessuna forza la fuori a contrastare la gravita'.

Me l'ha detto il bambino del Burundi che ne sa un po' piu' di te.
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