Re: Me e l'università...

Messaggioda Injuria » 07/12/2017, 19:21

Questo è un fattore molto importante che ho notato, sembra che da noi la scienza sia "roba da poco" rispetto alla cultura umanistica, mentre non ci rendiamo conto che è grazie a essa che sappiamo come funzionano molte cose.

Luogo comune piuttosto ricorrente: non vedo le masse sgomitare davanti alle librerie per accaparrarsi l'ultima traduzione di Ovidio o i caffè colmi di intellettuali pronti a duellare in difesa del romanzo russo contro il romanzo francese.
Credo che sia un'idea dovuto ad un certo primato sulle lettere, arti ed architettura che però era già in declino sul finire dell'800.
Se pensiamo che l'ultimo filosofo influente italiano fu Vico e l'ultima corrente artistica il futurismo. Nemmeno in architettura l'Italia ha prodotto idee nuove d'esportazione nell'ultimo secolo, a parte singoli architetti di grido, le ultime idee originali (peraltro discutibili) le troviamo ad inizio '900 col razionalismo ed il neo-medievale che ebbero scarso successo sia in patria che all'estero. L'ultimo grande scrittore è stato Eco, grazie principalmente ad un romanzo uscito ormai quasi 40 anni fa, alla sua morte in Italia molti lo hanno etichettato come un fastidioso radical chic perdigiorno, all'estero era considerato uno dei più grandi intellettuali viventi. Arriviamo anche al paradosso che spende più il Regno Unito per gli scavi archeologici che l'Italia. Quindi questo grande rispetto per l'umanesimo in danno alla cultura tecnico-scientifica non lo vedo.
Credo che invece la scarsa diffusione della cultura scientifica ed umanistica viaggino congiuntamente. D'altronde in Italia la spesa per istruzione e consumi culturali (libri, riviste, cinema, mostre e teatri) è fra le più basse d'Europa.
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Re: Me e l'università...

Messaggioda SaO » 07/12/2017, 19:50

Injuria ha scritto:
Questo è un fattore molto importante che ho notato, sembra che da noi la scienza sia "roba da poco" rispetto alla cultura umanistica, mentre non ci rendiamo conto che è grazie a essa che sappiamo come funzionano molte cose.

Luogo comune piuttosto ricorrente: non vedo le masse sgomitare davanti alle librerie per accaparrarsi l'ultima traduzione di Ovidio o i caffè colmi di intellettuali pronti a duellare in difesa del romanzo russo contro il romanzo francese.
Credo che sia un'idea dovuto ad un certo primato sulle lettere, arti ed architettura che però era già in declino sul finire dell'800.
Se pensiamo che l'ultimo filosofo influente italiano fu Vico e l'ultima corrente artistica il futurismo. Nemmeno in architettura l'Italia ha prodotto idee nuove d'esportazione nell'ultimo secolo, a parte singoli architetti di grido, le ultime idee originali (peraltro discutibili) le troviamo ad inizio '900 col razionalismo ed il neo-medievale che ebbero scarso successo sia in patria che all'estero. L'ultimo grande scrittore è stato Eco, grazie principalmente ad un romanzo uscito ormai quasi 40 anni fa, alla sua morte in Italia molti lo hanno etichettato come un fastidioso radical chic perdigiorno, all'estero era considerato uno dei più grandi intellettuali viventi. Arriviamo anche al paradosso che spende più il Regno Unito per gli scavi archeologici che l'Italia. Quindi questo grande rispetto per l'umanesimo in danno alla cultura tecnico-scientifica non lo vedo.
Credo che invece la scarsa diffusione della cultura scientifica ed umanistica viaggino congiuntamente. D'altronde in Italia la spesa per istruzione e consumi culturali (libri, riviste, cinema, mostre e teatri) è fra le più basse d'Europa.


Si, penso che hai centrato il problema.
Nonostante ci sia una maggiore importanza data alla cultura umanistica, non solo da parte dello stato, ma probabilmente da parte di molti insegnanti, che sono intransigenti su materie di stampo classico come latino, come sostiene anche l'utente @iSte, il problema principale è il fatto che lo stato italiano investe poco nell'istruzione.

Il punto è che un'insufficienza in italiano è ritenuto molto, ma molto più grave di una in matematica, e questo succede al mio Liceo Scientifico, dove dovrebbe avere maggiore importante la seconda.
Il mio liceo sembra un classico senza greco e con più ore di matematica e fisica, l'italiano e il latino fanno sempre da padrone.
Quante volte ho sentito insegnanti dire: "eh ma siamo allo scientifico, un insufficienza in matematica può passare perché è difficile, mentre averla a italiano è al limite del analfabetismo".

Al di là di questo, lo Stato investe la minore percentuale del PIL di quasi tutta Europa nell'istruzione, peggio di noi mi sembra che ci sia la Bulgaria, e considerate che quest'ultima ha una popolazione minore, il resto, quasi tutti i paesi europei investono di più.
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Re: Me e l'università...

Messaggioda Vulplasir » 09/12/2017, 15:05

In svezia e olanda pagano tanto perché non ci va a vivere nessuno
Le poloidi sono interpretabili come traiettorie nello spazio delle fasi.
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Re: Me e l'università...

Messaggioda Delirium » 09/12/2017, 16:18

Vulplasir ha scritto:In svezia e olanda pagano tanto perché non ci va a vivere nessuno

Infatti sono tutti in fila per venire in Italia a morire di fame
"Nato spacciato, ho esordito con la mia fine." (E. Cioran)
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Re: Me e l'università...

Messaggioda axpgn » 09/12/2017, 17:56

In effetti è così, nel 2016 sono sbarcati in 180.000 ... comunque se continuate a dargli corda quando è in questa "modalità" :wink:
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Re: Me e l'università...

Messaggioda SaO » 09/12/2017, 18:24

Delirium ha scritto:
Vulplasir ha scritto:In svezia e olanda pagano tanto perché non ci va a vivere nessuno

Infatti sono tutti in fila per venire in Italia a morire di fame


Sicuramente ci sono zone più povere dell'Italia nel mondo, e a fare la fila sono proprio quelli che vengono da zone molto arretrate, e talvolta l'Italia è solo un paese di transito per loro.

Al di là di questo, in paesi come la Svezia, visto che i compensi per i dottorandi sono molto alti, ci sono persone che si pongono dubbi sull'intraprendere una carriera accademica o meno ?
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