Quando vediamo un libro, chiediamoci se contiene qualche ragionamento astratto sui numeri [Hume]

cascade_of_books-alicia_martin.jpgSe ci viene alle mani qualche volume, per esempio di teologia o di metafisica scolastica, domandiamoci: contiene qualche ragionamento astratto sulla quantità o sui numeri? No. Contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto e di esistenza? No. E allora gettiamolo nel fuoco perchè non contiene che sofisticherie ed inganni. David Hume, 1711-1776.

"Come le scienze dell’uomo costituiscono l’unico fondamento per le altre scienze, così la sola base solida per le scienze dell’uomo deve essere l’esperienza e l’osservazione. E non dobbiamo sorprenderci che l’applicazione della filosofia sperimentale alla ricerca morale abbia tardato più di un secolo rispetto alla sua applicazione alle scienze naturali; si tratta infatti dello stesso tratto di tempo che separa l’origine di queste scienze: da Talete  a Socrate , infatti, la distanza temporale è quasi equivalente tra il mito Bacone e alcuni filosofi inglesi (Locke, Shaftesbury, Mandeville, Butler, etc.) che hanno iniziato a porre la scienza dell’uomo su di un nuovo livello… Questo dimostra che per quanto le altre nazioni possano rivaleggiare con noi in poesia, e superarci in alcune altre arti dilettevoli, i progressi della ragione e della filosofia non possono che essere raggiunti in una terra di tolleranza e di libertà".

"Io ho di me stesso l’immagine di un uomo, il quale dopo aver cozzato in molti scogli, ed evitato a malapena il naufragio passando in una secca, conservi ancora la temerarietà di mettersi per mare con lo stesso battello sconquassato, con l’intatta ambizione di tentare il giro del mondo nonostante queste disastrose circostanze".

"Mi si potrebbe chiedere se sono sicuramente convinto delle argomentazioni che vado propugnando con tanta fatica e se sono realmente uno di quelli scettici i quali sostengono che tutto è incerto e che in nessuna cosa possiamo giungere a un giudizio attendibile di verità o di falsità: risponderei che la domanda è del tutto superflua e che né io né nessun altro è mai stato sinceramente e a lungo di questa opinione. Per assoluta e inevitabile necessità la natura ci ha costretti a giudicare come a respirare e a sentire… Chiunque si sia preso la pena di confutare i cavilli dello scetticismo totale ha in realtà combattuto senza antagonista… la mia intenzione era soltanto quella di far constatare al lettore la verità della mia ipotesi: che tutti i nostri ragionamenti intorno alle cause e agli effetti derivino da nient’altro che dall’abitudine; e che il credere è più propriamente un atto della parte sensitiva che non della parte cogitativa della nostra natura".

"Da cose che appaiono simili ci aspettiamo effetti simili. Questa è la somma di tutte le nostre conclusioni sperimentali". (David Hume, 1711-1776. Ricerche sull’intelletto umano e sui principi della morale).

I libri non dovrebbero mai essere bruciati, ma Hume vuole mettere in guardia contro il pregiudizio metafisico e antiscientifico. E’ interessante confrontare il passo sopra citato con quello attribuito a Buddha (Non credete a una cosa perchè molti ne parlano…). Anche nelle organizzazioni capita che certe decisioni (investimenti, dismissioni, nuove strategie etc.) siano prese ignorando (o peggio manipolando) dati di fatto ed elaborazioni numeriche: in questo caso non si è fuorviati dalla metafisica, ma da altri interessi che non coincidono con quelli della sopravvivenza e della crescita dell’organizzazione.

Il secondo pensiero pone l’accento sull’insopprimibile ritardo delle scienze dell’uomo, e quindi anche dei problemi delle organizzazioni, rispetto alle scienze della natura: per Hume la ragione umana è schiava delle passioni, ma senza passioni la ragione non potrebbe esistere. La tolleranza e la libertà (filosofia anglosassone), rispetto ad altre arti dilettevoli (filosofia ed arte continentale), sono fucina di idee e stimolo alla realizzazione del cambiamento.

Nei testi sopra riportati, la mente impegnata nella soluzione di problemi, viene rappresentata con la metafora della navigazione; tale metafora, anche se con significati diversi, sarà ripresa nel 1900 dal positivista logico O. Neurath. Wittgenstein con la sua filosofia ha concluso che non esistono problemi filosofici (ma solo linguistici) e pertanto si è trovato nella situazione di colui che "salito a livelli superiori deve gettare la scala di cui si è servito" rimanendo così intrappolato; Hume al contrario ritiene che la sua posizione, agnostica più che scettica, benché indimostrabile come qualunque filosofia, sia l’unico strumento pratico che consente di affrontare con spirito critico e tollerante i problemi reali della vita.

Il quarto pensiero ricorda le difficoltà in cui ricorre lo scetticismo radicale nella soluzione pratica dei problemi. Lo scetticismo non può essere confutato mediante la ragione, e questo asserto comporterà il risveglio di Kant dal sonno dogmatico, ma esso non fornisce alcun appiglio per risolvere le situazioni problematiche (ne lo forniscono le filosofie dei nostri giorni da esso malamente derivate quali il relativismo, il post-modernismo, il pensiero debole ecc.).

David Hume è un lucidissimo critico del principio di causalità (vedi il quinto pensiero) e mette in guardia dal ritenere che successioni temporali di eventi siano necessariamente indizio di connessione causale.

Ad esempio – sostiene Hume – se, non conoscendo i meccanismi interni degli orologi, ascoltiamo un orologio A suonare sistematicamente 5 secondi prima di un orologio B potremmo sospettare che il suono di A sia "causa" dello "effetto" suono di B. In statistica questo effetto è stato chiamato, in tempi molto successivi a Hume, collinearità; è celebre l’esempio che mostrava matematicamente una forte correlazione tra consumi di whisky e calo delle vocazioni religiose.

Nelle organizzazioni il principio di causa ed effetto è fondamentale sia per impostare piani strategici sia per controllare i processi realizzativi (vedi ad esempio i diagrammi causa-effetto o diagrammi a spina di pesce utilizzati nel controllo della qualità).

Come sostiene Hume chiunque ha combattuto contro lo scetticismo totale ha combattuto senza antagonista, quello contro cui il filosofo vuole mettere in guardia, ed il consiglio è prezioso per qualunque organizzazione, è l’uso affrettato e indiscriminato della induzione per inferire da fatti particolari regole generali.

Quasi tutti i filosofi dell’inizio del Settecento, e in particolare Hobbes, Locke e Leibnitz ritenevano che le leggi matematiche, ed in particolare la geometria euclidea, fossero inerenti al progetto dell’universo. L’unica eccezione significativa fu Hume che nel suo Trattato (1739) negò l’esistenza di leggi o successioni necessarie di eventi nell’universo, sostenendo che da queste successioni gli esseri umani erano indotti a concludere che esse si sarebbero sempre ripetute nello stesso modo. La scienza è quindi puramente empirica: in particolare le leggi della geometria euclidea non sono verità fisiche necessarie.

L’influenza di Hume fu storicamente soppiantata dalla risposta data da Kant nella Critica della ragion pura, ma alcuni filosofi posteriori, tra cui Bertrand Russell, ritennero al contrario che il razionalismo di Kant e l’idealismo di Hegel potessero essere confutati con gli argomenti usati da Hume.

Assieme ad A. Smith (vedi), economista scozzese contemporaneo e amico, Hume può essere considerato un antesignano della filosofia culturale ed economica della ‘globalizzazione’; valga per tutti il seguente pensiero da lui scritto nel 1742: "Nulla è più favorevole alla nascita della civiltà e della cultura di un numero di stati indipendenti collegati dal commercio e dalla politica".

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  1. Per David Hume i miracoli erano “talmente poco verosimili da rasentare l’incredibile”.
    Cinquanta anni prima Baruch Spinoza aveva già sostenuto, nel Trattato teologico politico, che “il miracolo, sia esso inteso come fatto contrario o come un fatto superiore alla natura, è soltanto un’assurdità. Per Spinoza la vera remunerazione della virtù “non sta in qualche ricompensa ultraterrena per un’anima immortale, poiché non esiste alcuna immortalità della persona: è soltanto un’ invenzione, usata da un clero manipolatore, per costringerci in un eterno stato di paura e di speranza, e in tal modo controllarci… La beatitudine e la salvezza consistono invece nel benessere e nella pace della mente che la conoscenza riesce ad offrirci in questa vita.”

  2. “In ogni sistema morale in cui finora mi sono imbattuto, ho sempre trovato che l’autore va avanti per un po’ ragionando nel modo più consueto, e afferma l’esistenza di un Dio, o fa delle osservazioni sulle cose umane; poi tutto a un tratto scopro con sorpresa che al posto degli abituali verbi è o non è incontro solo proposizioni che sono collegate con un deve o un non deve; si tratta di un cambiamento impercettibile, ma che ha, tuttavia, la più grande importanza. Infatti, dato che questi deve, o non deve, esprimono una nuova relazione o una nuova affermazione, è necessario che siano osservati e spiegati; e che allo stesso tempo si dia una ragione per ciò che sembra del tutto inconcepibile ovvero che questa nuova relazione possa costiture una deduzione da altre relazioni da essa completamente differenti”.
    (Trattato sulla natura umana, libro terzo, sezione prima).

  3. Interessante la presa di posizione del fisico Boltzmann (1844-1906) nei confronti del filosofo Berkeley (irlandese, nato circa 20 anni prima di Hume) cui riconosceva : “il merito di essere l’inventore della più grossa sciocchezza che abbia mai architettato un cervello umano …. E’ l’inventore dell’idealismo filosofico che nega l’esistenza del mondo materiale”.

  4. Secondo me i modelli matematici, i metodi quantitativi, la ricerca operativa, il calcolo delle probabilità possono aiutare non solo a rislvere problemi di quantità e misura, ma anche a comprendere meglio problemi qualitativi e di scelta dove sono fortemente coinvolte le emozioni e i sentimenti.
    Hume è molto critico con il razionalismo di Cartesio, con lo scientismo ingenuo (critica il principio di causalità), ma anche con l’empirismo a cui lui stesso appartiene (inaffidabilità dell’induzione). Il suo libro, Ricerche sull’intelletto umano e sui principi della morale ha pregi letterari notevoli ed è facilmente accessibile anche a persone (come me!) che non hanno una specifica preparazione filosofica. Non è Hume che sostiene che solo ciò che è scientificamente trattabile è dotato di senso (lo faranno nel 1900 i positivisti del circolo di Vienna).
    Per quanto riguarda l’amore, la passione e la sfera razionale mi pare che oggi le neuroscienze stano dando ragione a Gagio nel senso che tutto ha origine dai diversi processi che si svolgono nel cervello.

  5. La matematica e le scienze esattte o naturali sono indispensabili per risolvere i problemi di quantità e misura. Possono anche dire come l\’uomo reagisce di fronte ai problemi, ma l\’uomo non trova completa soddisfazione alla sua ricerca solo in queste risposte mentre la trova se insieme a queste risposte ascolta anche l\’arte, la poesia e la filosofia.
    Se solo ciò che è scientificamente trattabile ha senso, la libertà non ha senso. è solo una passione irrazionale? No, perché anch\’esssa se si vuole conservare e se si vuole che sia davvero tale per tutti ha bisogno delle regole, altrimenti diventa arbitrio, cioè libertà solo per il più forte,e quindi tirannia, negazione di essa. Se non si vuol ridurre l\’amore ad un puro discorso ormonale o di istinto della specie, bisogna pensare che anche questa passione abbia qualcosa di razionale.