La creazione di nuova matematica in versi: «Geometry» di R. F. Dove

Introduzione

In queste poche righe propongo una lettura della poesia Geometry di Rita F. Dove, tratta dalla prima raccolta di poesie dell’autrice [D].
Nonostante non sia scritta da un “addetto ai lavori”, tale poesia contiene immagini molto significative e vivide, tali da esaltare l’attività di chiunque (studente, docente, ricercatore, appassionato) dedichi un po’ del  proprio tempo al creare Matematica.
Per questo motivo, ho recentemente proposto ai miei studenti (due seconde classi di liceo scientifico) la lettura di tale testo con l’intento di farli riappacificare con un’attività fondamentale che risulta davvero ostica: lo studio della Geometria e la soluzione di problemi geometrici di tipo dimostrativo.

1. La Poesia

Riporto qui di seguito il testo originale ed una sua possibile traduzione. Mi scuso fin da ora coi lettori avvezzi a traduzioni “fini” di testi poetici: quella che segue è una versione in italiano senza alcuna velleità letteraria, scritta da un matematico ad uso e consumo del lettore meno pratico della lingua inglese.

Geometry

I prove a theorem and the house expands:
the windows jerk free to hover near the ceiling,
the ceiling floats away with a sigh.

As the walls clear themselves of everything
but transparency, the scent of carnations
leaves with them. I am out in the open

and above the windows have hinged into butterflies
sunlight glinting where they’ve intersected.
They are going to some point true and unproven.

Geometria

Dimostro un teorema e la casa si espande:
le finestre si scuotono libere di volteggiare verso il soffitto,
il soffitto vola via con un sospiro.

Anche i muri si spogliano di tutto
diventano trasparenti, il profumo dei garofani
svanisce con loro. Sono fuori all’aperto

sopra di me finestre incernierate come farfalle
raggi di sole che brillano nelle loro intersezioni.
Volano verso un punto vero e non dimostrato.

Informazioni biografiche molto dettagliate sull’autrice possono essere reperite facilmente in rete [WIKI, Dphp]; qui mi limito a menzionare che la Dove ha vinto il premio Pulitzer per la poesia nel 1987.

2. Interpretazione del Testo

Il primo verso del testo, «I prove a theorem and the house expands», lascia interdetti e pone subito un problema interpretativo: qual è il senso della frase?
Tra Matematica e poesia c’è una stretta analogia: entrambe lavorano su simboli e con simboli, i quali vanno interpretati. La differenza sostanziale sta nel fatto che in Matematica i simboli sono evidenti e riconoscibili, mentre nella poesia si fornisce valore simbolico a parole comuni; per questo motivo, il lavoro interpretativo su testi poetici può risultare ostico tanto quanto quello su testi matematici, soprattutto se non si riesce a cogliere la giusta chiave di lettura.

Qual è il senso, quindi?
La casa che «si espande», come perfettamente intuito (dopo un attimo di riflessione) dagli studenti, è una metafora della mente che si apre alla possibilità di nuova conoscenza come conseguenza della dimostrazione, della scoperta nell’incipit. Ed il verbo ‘espandere’ denota lo stesso movimento del torace quando si respira una boccata d’aria pura o si rimane, tra lo stupito e l’estasiato, di fronte ad una bellezza
mai vista prima.
Le «finestre che si scuotono libere»sono una metafora delle idee che, nella mente aperta al formarsi di nuova conoscenza, perdono la loro staticità ed, avvertendo la possibilità di ricombinarsi tra loro in modi prima non prevedibili, si liberano dai vincoli che usualmente le trattengono per cominciare a librarsi leggere verso l’alto.
Lungo il loro percorso potrebbero incontrare l’ostacolo opposto dal soffitto, il quale simbolizza i limiti (per lo più autoimposti?) che una mente chiusa ed una conoscenza statica pongono allo svilupparsi di nuova conoscenza. Tuttavia, all’espandersi della casa/mente corrisponde la resa, «con un sospiro», del soffitto/limite. Il «sospiro», in particolare, può essere letto in vari modi: come segno definitivo di resa, di rassegnazione del soffitto/limite al destino di essere superato; oppure, come attimo di scioglimento della tensione dovuta all’attesa, prolungata ed estenuante, del realizzarsi di un evento felice (la nascita di nuova conoscenza) che però sancisce una fine (del ruolo del soffitto e della strofa); od ancora come conseguenza fisiologica della ‘espansione’ toracica sperimentata all’inizio, dovuta alla sensazione della novità.

Nella seconda strofa, il processo di disgregazione dei vecchi limiti si fa più evidente e profondo.
Non solo il soffitto ha ceduto alla potenza creativa, ma anche i quadri, le mensole, i parati, il mobilio. . . Tutto sparisce dalla vista perché «i muri si spogliano di tutto»; financo il «profumo dei garofani», che è possibile immaginare raccolti in un vaso poggiato sul tavolo dove è stata scoperta la dimostrazione, «svanisce».

Oltre a perdere ogni loro orpello, i muri «diventano trasparenti», si dissolvono in modo che si ha l’impressione di trovarsi «fuori all’aperto». Anche nell’improvviso divenire permeabili alla vista delle pareti è possibile rintracciare l’evoluzione della mente/casa rispetto alla situzione iniziale. In una casa, usualmente, le finestre sono l’unico modo di vedere fuori da essa; allo stesso modo, le idee rappresentano l’unico
modo per la mente di riguardare ciò che è esterno ad essa. Proprio come le finestre, quando le idee sono ferme, ognuna al proprio posto, tutto ciò he esse riescono ad offrire è una visione parziale dell’esterno, la quale può essere ampliata fino ad un certo punto ma non è mai completa a trecentosessanta gradi come quella offerta da muri diventati trasparenti. Producendo una nuova dimostrazione, la mente non solo
espande le proprie conoscenze, ma riesce anche ad avere una visione più completa di tutto ciò che ha intorno.
La frase «Sono fuori all’aperto» in chiusura di strofa e la pausa forzata che ne consegue creano una sensazione di ‘suspense’. La casa è scomparsa e ci si trova all’esterno, ma in che tipo di ambiente? In un posto luminoso o cupo? Accogliente od inospitale? Tranquillo oppure pieno di insidie?

La tensione accumulata alla fine della seconda strofa si scioglie nella terza.
Il posto all’aperto in cui ci si trova immersi è accogliente e luminoso: ciò si intuisce dal fatto che esso è popolato da «farfalle» dietro le quali «raggi di sole brillano». D’altra parte, non poteva essere altrimenti: la costruzione di nuova conoscenza conduce sempre in luoghi migliori. . . Oddio, forse le farfalle sono di una specie un po’ inusuale ed esotica: infatti, sono le ante delle finestre, ormai libere da qualsiasi vincolo, ad essersi «incernierate» per formarle! Ma poco male: esse volano comunque e risplendono della luce della conoscenza, mentre si muovono nell’aria.
Si vede in queste righe un processo inverso a quello descritto sopra: invero, alla disgregazione dei limiti proposto nella seconda strofa qui è opposto il movimento agregante delle ante delle finestre, le quali (come previsto all’inizio) si sono ricombinate in forme non immaginabili prima ed i nuovi legami creati «brillano» dei «raggi di sole», della luminosità della nuova conoscenza.
Le nuove idee create dall’associarsi delle vecchie hanno una forma leggera, ma non effimera, e «volano verso un punto vero e non dimostrato». Quel che rimane da fare è seguirle, accettando il loro invito ad andare verso nuove verità e, contemporaneamente, la sfida di provare ciò che viene intuito «vero» ma che ancora è «non dimostrato». E tale sfida va accettata, senza esitare neanche un istante, per rinnovare la scoperta, per abbattere ulteriori limiti e per raggiungere luoghi della mente sempre migliori in quel ciclico processo di (ri)costruzione e (re)invenzione infinito che è il Sapere.

Riferimenti bibliografici

[D] R. F. Dove (1980), The Yellow House on the Corner, Carnegie-Mellon University Press .
[Dphp] R. F. Dove, personal homepage @ University of Virginia .
[WIKI] Aa. Vv (2019), Rita Dove @ Wikipedia .

Prof. GUGLIELMO DI MEGLIO
LICEO SCIENTIFICO “G. MERCALLI”
VIA A. D'ISERNIA 34
80122 NAPOLI
ITALY
E-MAIL: dimeglio.g@liceomercalli.it

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