Due traduzioni di Euclide

euclide.pngDesideroso di approfondire alcune cose che avevo letto da Odifreddi circa la fortuna di Euclide nella storia, nonché di riprendere, con evidente piglio senile, certi temi che mi furono cari ai tempi della laurea (allora, oltre alla tesi, si compilavano due “tesine” supplementari, e una delle mie era sulle geometrie non euclidee), un paio di anni fa mi sono procurato le uniche due traduzioni italiane di Euclide che, a quanto ne so, siano state realizzate nel secondo dopoguerra: Attilio Frajese e Lamberto Maccioni (a cura di), Gli Elementi di Euclide, UTET, Torino 1970; Fabio Acerbi (a cura di), Euclide. Tutte le opere – Testo greco a fronte, Bompiani, Milano 2007.

Naturalmente, sia lo studioso sia chi come me, più modestamente, è semplice appassionato di queste cose, si procureranno entrambe le opere. Chi invece non ha un budget illimitato e/o non ha tempo né voglia di sciropparsi ben due traduzioni del testo di Euclide, si limiterà a una. Diciamo dunque qualcosa a suo uso e consumo circa vantaggi e svantaggi dei due libri.

Le due differenze che balzano agli occhi sono che la seconda (Eu2 d’ora in  poi) è un’opera omnia mentre la prima (Eu1 d’ora in poi) contiene solo gli Elementi, ossia il lavoro per il quale Euclide va famoso e ha il testo greco a fronte.

Non sono differenze da poco. Un altro notevole vantaggio di Eu2 è il suo avvalersi di contributi di studio e ricerca avvenuti negli anni successivi alla pubblicazione di Eu1: si tratta, cioè, di un’opera più aggiornata (il sapere avanza in fretta!). Eu2 è in effetti monumentale: oltre 2600 pagine tra opere euclidee, introduzioni, note e apparati. Assolutamente spettacolare il lavoro svolto da Acerbi, che è un fisico ma anche un polymath che spazia da gran signore nella matematica e nella lingua greca antiche. Egli si è preoccupato molto di contestualizzare l’opera euclidea, compiendo lunghi e tortuosi excursus nelle pubblicazioni matematiche verosimilmente precedenti gli Elementi: i quali, va chiarito, sono un compendio della conoscenza dell’epoca e non il contributo esclusivo del signor Euclide.

I vantaggi di Eu1 sono due. Il primo è che gli Elementi siedono da protagonisti in quest’opera. Se il lettore è interessato eminentemente agli Elementi e meno alla loro storia e al loro contesto, potrà giovarsi di Eu1. Vi troverà anche l’ulteriore vantaggio di una maggiore leggibilità.

L’erudito Acerbi, infatti, non ha fatto molti sforzi per farsi seguire dal proprio lettore, mentre Frajese e Maccioni hanno lavorato soprattutto con quello in mente. E si vede. Eu1 è scritta in modo chiaro e progressivo, ossia senza dare per scontato nulla che possa essere appreso solo più innanzi e che quindi appare a lungo oscuro (un difetto di Eu2). La stessa traduzione di Eu1 risulta più scorrevole, essendo stata pensata meno in funzione dell’aderenza al testo e più con lo scopo di agevolare il lettore nella comprensione della matematica euclidea.

Intuisco che Acerbi avrebbe da ridire su questa ultima affermazione ma, non avendo egli annotato per nulla la propria traduzione e non possedendo io gli strumenti per seguirla competentemente (i ricordi di greco antico sono al lumicino…), resto con la sensazione che leggendo gli Elementi in Eu1 si faccia prima e non si perda poi molto.

La traduzione di Eu1, d’altro canto, è ricca di note e tra queste si ritrovano molte delle analisi e dei dati che in Eu2 sono contenuti nelle introduzioni. Comunque, l’enormità dell’impresa compiuta da Acerbi, il valore che la sua opera avrà per la storia della matematica e per la cultura italiana, la ricchezza del contenuto e l’aggiornamento di cui Eu2 può fregiarsi ne fanno, secondo me, la scelta obbligata.

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