Roberto Chiappi, Problem solving nelle organizzazioni

chiappi-problem_solving.jpgRoberto Chiappi, Problem solving nelle organizzazioni: idee, metodi e strumenti da Mosè a Mintzberg, Springer, 2006, pp. 208

Roberto Chiappi ha operato per tantissimi anni nel gruppo E.N.I. nei settori dell’analisi degli investimenti, nella pianificazione strategica e soprattutto nella formazione, in questo libro raccoglie oltre cento schede di strumenti e metodi utilizzati da matematici e filosofi per risolvere i molteplici problemi delle organizzazioni.

Il libro si presenta come una lunga carrellata di casi studio che vuole essere una “mappatura della genealogia filosofica e matematica dei metodi di risoluzione dei problemi organizzativi”.

L’autore mette in rilievo l’apporto che filosofia e matematica possono dare, anche in termini pratici, al problem solving e al decision making.

L’Introduzione del libro costituisce una sintetica e ben strutturata presentazione del cosiddetto problem solving.

Per parlare di risoluzione di problemi, occorre prima di tutto intendersi su cos’è un problema. L’autore lo descrive come una discrepanza tra la situazione presente e una situazione ideale desiderata. Il problem solving è allora il processo attraverso il quale si copre questa distanza, passando dalla situazione attuale a un’altra il più vicino possibile a quella ideale.

La prima riflessione è sui soggetti che devono risolvere un problema, in relazione al loro grado di competenza: gli esperti solitamente impiegano una lunga e articolata fase iniziale per inquadrare il problema all’interno di schemi a loro noti, i naif tendono a saltare questa fase iniziale salvo a perdere poi tempo procedendo per tentativi ed errori.

La seconda riflessione è sui processi che gli individui possono mettere in atto. Esperti e gruppi di lavoro specializzati affrontano i problemi attraverso i seguenti passi fondamentali: problem finding, in cui ci si rende conto di qual è il problema; problem setting in cui si definisce e si delimita il problema; problem analysis in cui lo si analizza con strumenti specifici; problem solving in cui si cerca di risolverlo; decision making in cui si scelgono le linee di azione più adeguate. L’esperto, quindi, dedica particolare attenzione al problem setting e cioè all’identificazione del problema vero e proprio, cercando di darne anche una rappresentazione e modellazione.

La terza riflessione riguarda il problema di per sé: un problema ben strutturato (sono tipici quelli della matematica) può essere affrontato con adeguati algoritmi, viceversa per un problema mal strutturato l’algoritmo risolutivo può non portare alla soluzione oppure pervenire a una soluzione del tutto errata.

Circa le attività cognitive messe in atto dai singoli individui per risolvere i problemi, Chiappi ne dà una classificazione in tredici distinte categorie. Ne riportiamo qualcuna: le attività semiotiche in cui si sostituisce un oggetto o una situazione con un simbolo (un gesto, un segnale) che lo rappresenta; le attività di classificazione, di ordinamento e quantificazione; il procedimento per tentativi ed errori con il quale l’individuo tenta una prima soluzione del problema, individua gli errori che quella soluzione produce e affina la soluzione cercando di eliminare gli errori precedenti, quindi ripete il ciclo con la nuova soluzione. Altri metodi di risoluzione appartengono al gruppo delle inferenze: inferenze per analogia, per deduzione e per induzione. L’elenco si chiude con la verifica e la falsificazione.

Una parte rilevante della capacità di risolvere problemi è legata ai metodi dell’apprendimento, di cui Chiappi riporta alcune regole ormai generalmente condivise. Anche di queste regole riportiamo un assaggio: l’apprendimento risulta più efficace quando il soggetto è motivato ad apprendere, quando ha compiti comprensibili, quando ha una conferma della positività del comportamento adottato in un’esperienza precedente, quando gli allievi partecipano attivamente al processo di apprendimento, quando è di tipo sistemico invece che sequenziale, quando non è affidato esclusivamente sul discorso verbale o scritto.

Tra le tesi presentate in questo libro citiamo la circolarità bidirezionale tra Project Management, Problem solving. Cioè significa, secondo l’autore, che si può partire con un problema e sviluppare dei progetti per risolverlo oppure si può partire con un progetto di cambiamento e avere, per realizzarlo, molteplici problemi da risolvere.

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Ci sono 3 commenti su questo articolo:

  1. L’uso del concetto di distanza per risolvere problemi risale ai babilonesi e a Pitagora. Per accorciare la distanza problema-soluzione si può usare il metodo proposto da Popper che, per prove ede errori, porta a problemi sempre più vicini alla soluzione.
    Per il problem setting e per convogliare in modo sinergico le capacità di analisi di una situazione presente si può utilizzare il brainstorming ideato da Osborn nel 1957

  2. è molto interessante pensare ad un problema come alla distanza tra la situazione attuale e la situazione ideale. Come accorciare la distanza?
    La cosa importante poi è arrivare a visualizzare il problem setting, nel presente mettere in moto le energie per avere una sguardo ampio della situazione attuale.

  3. Tra i difetti di questo libro segnalo che disegni e schemi avrebbero potuto rendere più incisive le 100 schede presentate. Manca poi un cenno al contributo delle neuroscenze al problem solving.
    Tra i pregi segnalo l’indice dei nomi basato sulle date di nascita invece che sui numeri di pagina: sfogliare il libro alla ricerca di un nome è un po’ come spostarsi avanti e indietro nel tempo.
    Il volume è stato utilizzato da Eni Corporate University per invitare gli studenti, partecipanti al master Medea dell’anno 2005-06, ad approfondire i temi ritenuti più interessanti. Le scelte, raccolte in un volumetto della Scuola Mattei, sono state: Zadeh (logica fuzzy contro logica bivalente), Archimede (il contributo della tecnologia applicata ai sistemi organizzati), S.Benedetto (il modello di organizzazione aziendale secondo la Regola), Kant (fondamenti della business ethics).