La Fisica a caccia di fondi

Osservando la realtà dei fatti, è del tutto evidente che il difficile rapporto tra scienziati e governi rappresenta uno degli scogli maggiori nella pianificazione di progetti di grande portata. Nessuno, a priori, può prevedere se un certo finanziamento assegnato a una ricerca darà i risultati sperati e se tali risultati avranno ricadute misurabili e concrete.

Come immaginiamo un colloquio tra uno scienziato e un’assemblea cui spetta la decisione sul finanziamento? Ci può aiutare un famoso episodio che riguarda Alvin Trivelpiece, direttore dell’Ufficio per le ricerche sull’energia, a cui erano stati concessi quindici minuti per convincere il presidente Ronald Reagan a finanziare la realizzazione dell’acceleratore più grande e più costoso che fosse mai stato concepito.

I fisici coinvolti in quel progetto sapevano benissimo che, ottenere il finanziamento, avrebbe significato sancire il dominio americano sul fronte della fisica delle alte energie. Tuttavia, la domanda cruciale era: “come spiegare le cose al presidente?”

Trivelpiece, da tutti definito come persona molto pragmatica, negli anni aveva imparato bene a relazionarsi con i politici. Pensò dunque di evitare agli astanti una noiosa lezione di fisica sulle particelle fondamentali e puntò dritto al sodo. Procedette in modo molto sbrigativo sulla descrizione del nucleo atomico e anziché soffermarsi su protoni, neutroni e quark, paragonò il nucleo a una balla di fieno al cui interno si trovano palle da biliardo. Dopo aver evocato quest’immagine nella mente del presidente e dei consiglieri, in modo altrettanto spiccio, Trivelpiece cercò di convincerli che per capire dove si trovano le palle da biliardo e misurare quanto esse sono grandi, c’è bisogno di usare una pistola, anzi meglio un bel fucile per essere sicuri che i colpi penetrino bene in profondità. Alcuni colpi attraverseranno il fieno senza incontrare ostacoli, spiegò Trivelpiece, mentre altri verranno deviati dalla loro direzione a causa delle palle nascoste all’interno. Osservando il punto in cui i proiettili entrano nel fieno e il punto da cui ne fuoriescono sarà abbastanza semplice calcolare le dimensioni delle palle e dove esse sono nascoste. “Questo è in effetti ciò che facciamo con gli acceleratori di particelle”, concluse Trivelpiece.

Vari ambiti della ricerca scientifica presentano un’intrinseca incertezza e un’ovvia impossibilità predittiva circa gli sviluppi. Il vero problema è che una ricerca può essere valutata soltanto a posteriori, cioè soltanto dopo aver verificato che i risultati ottenuti hanno prodotto un certo numero di pubblicazioni e che altri membri della comunità scientifica hanno più volte citato quegli stessi studi come riferimento significativo del settore.

Il riscontro più evidente di una ricerca rimane tuttavia, agli occhi dei più, la concretizzazione pratica che porta a ricadute nella vita quotidiana, ma come si fa a prevedere se ci saranno aziende in grado di produrre brevetti sulla base di quegli esperimenti?

Verrebbe da dire che la ricerca merita di essere finanziata sempre e comunque, perché in ogni caso da essa si acquisiranno informazioni che, se anche non concretamente utilizzabili, sposteranno gli orizzonti cognitivi di una tacca più in là.

Se a questo aggiungiamo inoltre l’intervento della serendipità che spesso ha consentito di trovare casualmente ciò che neanche si stava cercando, allora la conclusione sarebbe certamente quella di sostenere la ricerca senza esitazioni.

Tuttavia, il fascino della scoperta non è sufficiente da solo a mettere tutti d’accordo riguardo alla propensione agli investimenti e soprattutto al loro ammontare. Nei periodi difficili in cui la parola d’ordine è spending review, è davvero complicato giustificare certe decisioni.

Come se non bastasse, un’altra questione contribuisce a rendere le cose più intricate: su quali basi si seleziona una ricerca da finanziare visto che sono davvero poche le considerazione che si possono fare ex ante? Le esperienze del passato invitano alla cautela e suggeriscono di evitare troppo entusiasmo per ricerche che solo apparentemente sembrano essere gravide di risposte e al contempo non stroncare a priori ricerche che non sembrano essere foriere di buoni risultati.

Da più parti si sente dire che sono allo studio modelli probabilistici e strumenti di analisi economica per cercare di pervenire a un’analisi costi-benefici che sia di supporto in tali complesse decisioni, ma la strada è stata appena imboccata.

Domenico Signorelli

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