Saremmo stati chimici…

“Non avevamo dubbi: saremmo stati chimici, ma le nostre aspettazioni e speranze erano diverse … per me la chimica rappresentava una nuvola indefinita di potenze future, che avvolgeva il mio avvenire in nere volute lacerate da bagliori di fuoco, simile a quella che occultava il monte Sinai. Come Mosè, da quella nuvola attendevo la mia legge, l’ordine in me, attorno a me e nel mondo …

Saremmo stati chimici … Avremmo dragato il ventre del mistero con le nostre forze, col nostro ingegno: avremmo stretto Proteo alla gola, avremmo troncato le sue metamorfosi inconcludenti, da Platone ad Agostino, da Agostino a Tommaso, da Tommaso a Hegel, da Hegel a Croce. Lo avremmo costretto a parlare”.

Quanti riconosceranno in queste parole il chimico Primo Levi? Si, proprio lui, quel Primo Levi che molti conoscono quale autore del drammatico libro “Se questo è un uomo“. La tragica esperienza della deportazione e del campo di concentramento di Auschwitz, denunciata nel suo libro più famoso, ha messo spesso in secondo piano altri suoi talenti.

Il libro, dal quale è estratto il paragrafo introduttivo di questo articolo, si intitola “Il sistema periodico” e contiene ventuno racconti ognuno dei quali, tra spunti autobiografici e di fantasia, è legato ad un elemento chimico.

Un libro originale, estroso, intelligente; un esempio riuscitissimo di afflato letterario e divulgazione scientifica. Nel 2006 la Royal Institution del Regno Unito definì quest’opera il miglior libro di scienza mai scritto.

La scelta dei ventuno elementi inizia da motivazioni semplici, ordinarie, quotidiane. Si inizia con Argon per introdurre l’infanzia dell’autore nella comunità degli ebrei piemontesi e si passa via via ad altri elementi utili per descrivere le esperienze di scuola, di laboratorio e di adolescenziali amicizie. Altri elementi, come Nichel, Fosforo e Zolfo, sono utili per raccontare il mondo delle miniere e dell’industria. C’è purtroppo anche spazio per Cerio e Vanadio che rievocano lo spettro dei lager e della guerra. Poteva mancare il Carbonio? Certamente no!

La storia di un atomo di carbonio è anche la storia di tutti noi, di ciascuno di noi.

Il racconto narra il cammino di questo elemento la cui origine si perde nello spazio cosmico e nel tempo. Giace da centinaia di milioni di anni, legato a tre atomi di ossigeno e a uno di calcio, sotto forma di roccia calcarea. Un colpo di piccone lo stacca, gli dà l’avvio verso il forno a calce e uscendo dal camino prende la via dell’aria.

Viene colto dal vento e abbattuto al suolo; respirato da un falco ed espulso; catturato e mescolato nell’acqua dei mari e dei torrenti e di nuovo espulso. Unico elemento che sappia legarsi con se stesso in lunghe catene stabili che custodiscono la chiave della sostanza vivente, il suo ingresso nel mondo vivo è, tuttavia, tortuoso. Deve avere, ad esempio, la fortuna di essere condotto dal vento lungo un filare di viti e altrettanta ne deve avere per rasentare una foglia, penetrarvi ed essere inchiodato da un raggio di sole.

Qui avviene quel miracolo al quale partecipano l’anidride carbonica, la luce del Sole e il verde vegetale. Entra a far parte di una molecola ad anello, un esagono quasi regolare, e contribuisce alla creazione di una molecola di glucosio. Sta per concludere il suo lento viaggio che attraverso foglia, picciolo, tralcio e tronco lo porta verso un grappolo quasi maturo. Il destino del vino è di essere bevuto.

Una volta bevuto se ne rimane nel fegato come alimento di riserva per uno sforzo improvviso durante il quale la regolare struttura esagonale verrà spezzata. Ridiventerà glucosio e verrà trascinato dalla corrente del sangue fino ad una fibra muscolare di una coscia e qui brutalmente spaccato in due molecole di acido lattico. Solo più tardi, l’ansito dei polmoni procurerà l’ossigeno necessario ad ossidare con calma quest’ultimo.

A questo punto una nuova molecola di anidride carbonica ritornerà nell’atmosfera ripristinando la parcella di energia che il Sole aveva ceduto al tralcio, passando dallo stato di energia chimica a quello di energia meccanica e concludendo il ciclo sotto forma di calore riscaldando, impercettibilmente, l’aria smossa dalla corsa e il sangue del corridore. Così è la vita.

Domenico Signorelli

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