72. Intervista a Beppe Scienza

beppe_scienza.jpgManu Monteux ha posto per la nostra rivista alcune domande al noto matematico e giornalista Beppe Scienza sui temi del risparmio gestito. Beppe Scienza, autore di diversi libri di successo e di numerosissimi articoli apparsi sulla stampa italiana, è noto da anni come voce indipendente nel mondo della finanza. Le sue battaglie contro le malefatte compiute dal mondo delle banche sono senza esclusione di colpi. Molte delle cose che dice dovrebbero essere ovvie per chi conosce un minimo di matematica, eppure…


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Professor Beppe Scienza, lei è noto da anni come voce indipendente nel mondo della finanza e per le sue battaglie contro le malefatte compiute da molti intermediari finanziari: tuttavia molte delle cose che lei dice, per chi ha un minimo di nozioni di matematica, dovrebbero essere ovvie. Per quale motivo invece non è così? Non pensa che ci sia un problema educativo, o quanto meno di scarsità di cultura finanziaria, nel nostro paese?

Beppe Scienza
Non resisto alla tentazione di riportare quanto scritto nel primo capitolo de “Il risparmio tradito”, precisamente a pag. 8: “Per investire è utile fare qualche conto, ma ancora più importante è imparare a filtrare le notizie”. Prendiamo ad esempio i titoli emessi dalle banche (certificati di deposito, obbligazioni ecc.). Da decenni hanno tassi inferiori a quelli dei titoli di Stato (Bot, Btp ecc.). Nei casi più semplici bastano davvero due conti in croce per accorgersi che rendono meno. Perché allora tantissimi risparmiatori li hanno sottoscritti ugualmente? Sicuramente per esempio perché gli impiegati delle banche gli hanno regolarmente raccontato la frottola che sono più sicuri dei titoli del Tesoro; e giornalisti economici gli hanno tenuto bordone, guardandosi bene dal denunciare pubblicamente le falsità raccontategli.

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I titoli dei suoi libri di denuncia sono eloquenti: “La pensione tradita”, “Il risparmio tradito”. Ci ricorderebbe cosa è opportuno fare col nostro trattamento di fine rapporto (TFR), visto che l’informazione istituzionale è stata molto lacunosa e, come lei ci ricorda, sono molti gli “avvoltoi”?

Beppe Scienza
In questo caso conviene fare come la larghissima maggioranza dei lavoratori interessati alla riforma del TFR, che ha mangiato la foglia e capito che gli conveniva non credere alle frottole raccontategli dai giornali, dalle radio e dalle televisioni. Si sono infatti tenuti ben stretto il TFR, guardandosi bene dal darlo in pasto all’industria della previdenza integrativa.

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E come dovremmo comportarci nei riguardi delle banche? Spesso nelle banche si lavora a budget, per cui al cliente vengono proposti prodotti da un consulente-venditore – più venditore che consulente – che sono remunerativi principalmente per la banca. Ultimamente, per esempio, vanno molto di moda i prodotti appunto della previdenza complementare (polizze vita, fondi pensione ecc.). È ancora valido il suo consiglio di declinare ogni offerta e tenersi i titoli di stato?

Beppe Scienza
Certo, tanto che consiglio di adottare una regola un po’ rozza, ma molto utile: a ogni proposta della banca rispondere di no. La sua osservazione sui budget di vendita è molto giusta e purtroppo la maggior parte dei risparmiatori non si rende ben conto che l’addetto allo sportello è un addetto alle vendite, che tanto più s’ingrazia i suoi superiori quanto più cattivi sono gli investimenti che rifila ai clienti. Di nuovo non è una regola assoluta, ma fondamentalmente è vero che il prodotto peggiore per il cliente è quello migliore per la banca o il promotore finanziario. E vale anche il viceversa: i titoli di Stato, in particolare i Buoni del tesoro indicizzati all’inflazione, vanno bene per i risparmiatori, ma vanno malissimo per la banca o il promotore che ci guadagna pochissimo.

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La rata del mutuo è oggi una nota dolente per molti italiani: concorda col consiglio di alcuni consulenti “indipendenti” di scegliere sempre il tasso fisso? Questo consiglio è valido anche in Italia, dove il costo del tasso fisso è molto superiore alla media europea?

Beppe Scienza
Sul basso livello dei cosiddetti consulenti indipendenti potremmo parlare a lungo. Entrando in merito nel problema, di per sé non si può dire se a conti fatti risulterà essere stato più conveniente un mutuo a tasso fisso o variabile. Per anni è stato meno costoso il secondo. È piuttosto un altro l’aspetto da tenere presente per un finanziamento a tasso variabile con piano di rimborso fissato all’inizio, come è di regola. È che la rata di un mutuo a tasso variabile è soggetta al rischio di forti fluttuazioni proprio nei primi anni di vita del mutuo. La cosa è nota a chiunque conosca la materia, ma mi risulta che quasi mai sia stata evidenziata dalle banche e ovviamente neppure dai giornalisti economici, che di regola sono ignoranti come scarpe.

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Leggendo i suoi articoli o sfogliando i rapporti di Mediobanca, ci si rende conto che, per quanto riguarda l’investimento azionario, è meglio il “fai da te”. Infatti la quota di fondi di investimento che fa meglio del mercato è statisticamente poco significativa, mentre i fondi che fanno peggio sono la maggioranza. Il classico della letteratura finanziaria “A Random Walk Down Wall Street”, di Burton Malkiel del 1973, è tuttora attuale? Lo consiglierebbe ancora ai risparmiatori, oltre che, malignamente, ai gestori?

Beppe Scienza
In realtà il risparmio gestito fa quasi sempre peggio di chi investe da solo anche nel reddito fisso, non solo nelle azioni. E se è vero, come è vero, che fa peggio delle medie di mercato, allora ne discende che fa mediamente peggio anche di uno che sparpagli il suo investimento su un ampio numero di titoli scelti a caso (questa è la tesi, dimostrata, di Malkiel). Questo però i gestori lo sanno benissimo. Se razzolano male spesso non è per incompetenza, ma perché i loro obiettivi divergono da quelli dei loro clienti. Non puntano a farli guadagnare, ma a produrre utili per la società che li stipendia; o per il gruppo a cui essa appartiene.

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Ci può indicare qualche regola che a suo giudizio deve adottare chi vuole a tutti i costi investire nel mercato azionario?

Beppe Scienza
Quella più semplice è servirsi degli ETF (Exchange Traded Fund) che sono titoli che replicano fedelmente e con costi bassi determinati mercati azionari.

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Per finire, è d’accordo con la citazione in capo alla voce “finanza” su Wikipedia: « Finanza: l’arte o scienza di gestire redditi e risorse per il massimo beneficio del gestore » (Ambrose Bierce, “Il dizionario del diavolo”)?

Beppe Scienza
Carina, non la conoscevo. La riporterò in un mio prossimo libro.

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